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Beatissimo
Padre,
È con profonda gioia e gratitudine che le Università
Pontificie Romane e gli altri Istituti Accademici
Pontifici appartenenti alla Conferenza dei Rettori
dedicano a Lei questo libro in occasione del XXV di
Pontificato di Vostra Santità. In esso si può come
percorrere la storia degli incontri da Lei avuti con
noi, con le autorità accademiche, i docenti, gli
studenti, il personale dei nostri istituti. I primi
incontri datano dei suoi primi anni di Pontificato, gli
ultimi sono di qualche mese fa. In questo volume abbiamo
raccolto alcuni discorsi da Lei rivolti in occasione
della sue numerose visite o delle udienze concesseci in
varie occasioni. Esso rappresenta perciò una memoria
viva e sempre attuale. In questi anni Lei ci ha parlato
molte volte e ha affidato ad ognuna delle nostre
istituzioni accademiche dei compiti precisi e specifici,
che, mentre ci caratterizzano nella nostra diversità,
radicano tutti noi nell’unico spirito della nostra
Chiesa cattolica, apostolica, romana. Per questo abbiamo
scelto come titolo Passione
per la sapienza, espressione usata da Vostra Santità
e che vorremmo diventasse programma del compito che la
Chiesa ci ha affidato.
Oggi, Padre Santo, le Università Pontificie
Romane rappresentano uno specchio di quella cattolicità
della nostra Chiesa, madre davvero di tutti. Negli
ultimi anni il numero degli studenti che frequentano i
nostri istituti è sensibilmente aumentato. Abbiamo
avuto una media di circa 22.000 studenti ogni anno. Essi
provengono veramente da tutte le terre in cui l’unico
Vangelo di Gesù Cristo è giunto, e rappresentano
nazioni, popoli, etnie, gruppi diversi, ed esprimono
come in un bel mosaico le varie componenti della nostra
Chiesa: sacerdoti, religiosi e religiose, seminaristi,
laici. Essi si trovano a vivere insieme e a respirare in
questa Roma degli Apostoli Pietro e Paolo quello spirito
universale, che la caratterizza da sempre. Ciò è per
noi una sfida culturale, spirituale, umana: come
rappresentare proprio qui, attorno alla cattedra di
Pietro, la forza della nostra fede e del nostro
patrimonio teologico e culturale insieme alla capacità
di parlare un Vangelo, che raggiunga le culture dei
popoli senza diminuire il suo valore e il suo contenuto?
Come esprimere quel ricco patrimonio di riflessione
filosofica e teologica ricevuto dalla tradizione e come,
nello steso tempo, inserirsi attivamente nelle nuove
sfide culturali del mondo globalizzato, contribuendo in
maniera originale alla formulazione di un pensiero, che
non violi la sacralità della persona umana e i valori,
con i quali il cristianesimo ha contribuito alla sua
crescita? Nei discorsi che Lei ci ha rivolto, Padre
Santo, noi possiamo trovare la eco profonda di questo
patrimonio custodito come un tesoro prezioso dalla
nostra Chiesa.
Proprio all’inizio del mio mandato di Rettore Lei
incontrò alla Pontificia Università Urbaniana i
rettori della Università Pontificie Romane, con i
rappresentanti dei docenti e degli studenti dei diversi
Atenei Romani, in occasione del solenne Atto Accademico
per la presentazione dell’Enciclica Fides
et Ratio, curato dalla Conferenza dei Rettori. Fu un
momento di grande unità di noi tutti intorno a Lei,
pastore supremo della nostra Chiesa. In un momento in
cui siamo chiamati a ripensare, di fronte alle sfide
della modernità, le forme di trasmissione del sapere,
Lei ci invitò a riflettere su uno degli
snodi del nostro insegnamento e della nostra
ricerca: il rapporto tra filosofia e teologia. Ci disse:
“Ho ribadito, nell’Enciclica, non solo la necessità
ma l’urgenza di una ripresa di quel dialogo tra la
filosofia e la teologia che, quando è stato ben
realizzato, ha manifestato indubbi vantaggi sia per
l’una che per l’altra…In un momento in cui sembra
emergere il dato della frammentarietà del sapere, è
importante che la teologia per prima trovi forme che
permettano l’identificazione dell’unità
fondamentale che collega fra loro i vari cammini di
ricerca, mostrandone la meta ultima nella verità
rivelata da Dio in Gesù Cristo. In quest’ottica, da
una filosofia aperta al mistero e alla sua rivelazione
la stessa teologia potrà essere sostenuta nel far
comprendere che l’intelligenza dei contenuti di fede
favorisce la dignità dell’uomo e la sua ragione”.
Lo studio filosofico teologico è alla base degli
studi che preparano numerosi giovani al sacerdozio in
ogni parte del mondo. Le Università Pontificie Romane
possono essere una palestra di ricerca per rispondere in
modo adeguato alla domanda che Lei ci ha posto
attraverso l’Enciclica Fides
et ratio e il ricco magistero che ci ha trasmesso in
questi XXV anni di pontificato. Sentiamo questo compito
in modo urgente in un mondo che sembra dissolvere i
valori della convivenza, della pace, del reciproco
rispetto, della difesa della vita umana dalla nascita
alla morte.
Perciò, mentre le offriamo questo volume, in cui potrà
trovare le Sue parole e i volti di coloro che Ella ha
incontrato, assicuriamo il nostro fedele impegno perché
i giovani a noi affidati possano gustare negli anni
della formazione romana quell’amore per il Cristo e
per la Chiesa, che non solo dà solidità culturale, ma
anche avvia tutti sulla strada della santità,
consapevoli che anche per noi non esiste altro programma
per il millennio da poco cominciato che il Cristo, come
Lei ci ha ricordato nella Novo
millennio ineunte: “Non si tratta, allora, di
inventare un «nuovo programma». Il programma c’è già:
è quello di sempre, raccolto dal Vangelo e dalla viva
Tradizione. Esso si incentra, in ultima analisi, in
Cristo stesso, da conoscere, amare, imitare, per vivere
in lui la vita trinitaria, e trasformare con lui la
storia fino al suo compimento nella Gerusalemme
celeste”.
Mons.
Ambrogio Spreafico
Presidente
della Conferenza dei Rettori
delle
Università Pontificie Romane
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