A cura della Conferenza dei Rettori delle Università Pontificie Romane

 

PASSIONE PER LA SAPIENZA

Giovanni Paolo II incontra le Università Pontificie Romane

 

Urbaniana University Press

 Ottobre 2003

 ISBN 88-401-5100-1

 [pp. 144, fuori commercio]


Il 29 ottobre 2003 è stata consegnata al Santo Padre nel corso di un’udienza privata l’opera con la quale le Università Pontificie Romane e gli Istituti Accademici Pontifici appartenenti alla Conferenza dei Rettori hanno inteso celebrare la ricorrenza del venticinquesimo anno di pontificato di Giovanni Paolo II.

Il volume, corredato da foto, raccoglie i testi dei discorsi tenuti dal Papa nel corso delle sue numerose visite alle Università Romane, in un’edizione di pregio in grande formato con copertina in cartoncino pergamenato e rifiniture dorate.

 


      Beatissimo Padre, 

 È con profonda gioia e gratitudine che le Università Pontificie Romane e gli altri Istituti Accademici Pontifici appartenenti alla Conferenza dei Rettori dedicano a Lei questo libro in occasione del XXV di Pontificato di Vostra Santità. In esso si può come percorrere la storia degli incontri da Lei avuti con noi, con le autorità accademiche, i docenti, gli studenti, il personale dei nostri istituti. I primi incontri datano dei suoi primi anni di Pontificato, gli ultimi sono di qualche mese fa. In questo volume abbiamo raccolto alcuni discorsi da Lei rivolti in occasione della sue numerose visite o delle udienze concesseci in varie occasioni. Esso rappresenta perciò una memoria viva e sempre attuale. In questi anni Lei ci ha parlato molte volte e ha affidato ad ognuna delle nostre istituzioni accademiche dei compiti precisi e specifici, che, mentre ci caratterizzano nella nostra diversità, radicano tutti noi nell’unico spirito della nostra Chiesa cattolica, apostolica, romana. Per questo abbiamo scelto come titolo Passione per la sapienza, espressione usata da Vostra Santità e che vorremmo diventasse programma del compito che la Chiesa ci ha affidato.

   Oggi, Padre Santo, le Università Pontificie Romane rappresentano uno specchio di quella cattolicità della nostra Chiesa, madre davvero di tutti. Negli ultimi anni il numero degli studenti che frequentano i nostri istituti è sensibilmente aumentato. Abbiamo avuto una media di circa 22.000 studenti ogni anno. Essi provengono veramente da tutte le terre in cui l’unico Vangelo di Gesù Cristo è giunto, e rappresentano nazioni, popoli, etnie, gruppi diversi, ed esprimono come in un bel mosaico le varie componenti della nostra Chiesa: sacerdoti, religiosi e religiose, seminaristi, laici. Essi si trovano a vivere insieme e a respirare in questa Roma degli Apostoli Pietro e Paolo quello spirito universale, che la caratterizza da sempre. Ciò è per noi una sfida culturale, spirituale, umana: come rappresentare proprio qui, attorno alla cattedra di Pietro, la forza della nostra fede e del nostro patrimonio teologico e culturale insieme alla capacità di parlare un Vangelo, che raggiunga le culture dei popoli senza diminuire il suo valore e il suo contenuto? Come esprimere quel ricco patrimonio di riflessione filosofica e teologica ricevuto dalla tradizione e come, nello steso tempo, inserirsi attivamente nelle nuove sfide culturali del mondo globalizzato, contribuendo in maniera originale alla formulazione di un pensiero, che non violi la sacralità della persona umana e i valori, con i quali il cristianesimo ha contribuito alla sua crescita? Nei discorsi che Lei ci ha rivolto, Padre Santo, noi possiamo trovare la eco profonda di questo patrimonio custodito come un tesoro prezioso dalla nostra Chiesa.

   Proprio all’inizio del mio mandato di Rettore Lei incontrò alla Pontificia Università Urbaniana i rettori della Università Pontificie Romane, con i rappresentanti dei docenti e degli studenti dei diversi Atenei Romani, in occasione del solenne Atto Accademico per la presentazione dell’Enciclica Fides et Ratio, curato dalla Conferenza dei Rettori. Fu un momento di grande unità di noi tutti intorno a Lei, pastore supremo della nostra Chiesa. In un momento in cui siamo chiamati a ripensare, di fronte alle sfide della modernità, le forme di trasmissione del sapere, Lei ci invitò a riflettere su uno degli  snodi del nostro insegnamento e della nostra ricerca: il rapporto tra filosofia e teologia. Ci disse: “Ho ribadito, nell’Enciclica, non solo la necessità ma l’urgenza di una ripresa di quel dialogo tra la filosofia e la teologia che, quando è stato ben realizzato, ha manifestato indubbi vantaggi sia per l’una che per l’altra…In un momento in cui sembra emergere il dato della frammentarietà del sapere, è importante che la teologia per prima trovi forme che permettano l’identificazione dell’unità fondamentale che collega fra loro i vari cammini di ricerca, mostrandone la meta ultima nella verità rivelata da Dio in Gesù Cristo. In quest’ottica, da una filosofia aperta al mistero e alla sua rivelazione la stessa teologia potrà essere sostenuta nel far comprendere che l’intelligenza dei contenuti di fede favorisce la dignità dell’uomo e la sua ragione”.  Lo studio filosofico teologico è alla base degli studi che preparano numerosi giovani al sacerdozio in ogni parte del mondo. Le Università Pontificie Romane possono essere una palestra di ricerca per rispondere in modo adeguato alla domanda che Lei ci ha posto attraverso l’Enciclica Fides et ratio e il ricco magistero che ci ha trasmesso in questi XXV anni di pontificato. Sentiamo questo compito in modo urgente in un mondo che sembra dissolvere i valori della convivenza, della pace, del reciproco rispetto, della difesa della vita umana dalla nascita alla morte.

   Perciò, mentre le offriamo questo volume, in cui potrà trovare le Sue parole e i volti di coloro che Ella ha incontrato, assicuriamo il nostro fedele impegno perché i giovani a noi affidati possano gustare negli anni della formazione romana quell’amore per il Cristo e per la Chiesa, che non solo dà solidità culturale, ma anche avvia tutti sulla strada della santità, consapevoli che anche per noi non esiste altro programma per il millennio da poco cominciato che il Cristo, come Lei ci ha ricordato nella Novo millennio ineunte: “Non si tratta, allora, di inventare un «nuovo programma». Il programma c’è già: è quello di sempre, raccolto dal Vangelo e dalla viva Tradizione. Esso si incentra, in ultima analisi, in Cristo stesso, da conoscere, amare, imitare, per vivere in lui la vita trinitaria, e trasformare con lui la storia fino al suo compimento nella Gerusalemme celeste”.

  

Mons. Ambrogio Spreafico

Presidente della Conferenza dei Rettori

delle Università Pontificie Romane