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EVENTI


Scheda libro

 

Dizionario di letteratura cristiana antica

di S. Döpp e W. Geerlings

 

Edizione italiana a cura di Celestino Noce

(coedizione Urbaniana University Press e Città Nuova)

 

Venerdì 19 maggio, ore 17,00

Auditorium Pontificia Università Urbaniana

Via Urbano VIII, 16 - Roma


Intervento di

Paolo Siniscalco, professore  emerito di Storia del Cristianesimo 

Università “ di Roma “La Sapienza “

 

  1.  Il  Dizionario di Letteratura cristiana antica che qui si vuole presentare è la traduzione italiana delle più recente edizione tedesca  del  Lexikon der antiken christlichen Literatur a cura di S. Döpp e W. Geerlings, precisamente della terza  edizione tedesca (2002) che, rispetto alle due precedenti  (del 1998 e del 1999), risulta rielaborata e ampliata : per il latino comprende gli autori fino a Beda il Venerabile (+ 735); per il greco fino a Fozio [893/94]; inoltre considera scrittori non solo di lingua greca e latina, ma anche delle antiche Chiese Orientali -  come i padri della Siria, della Persia, della Georgia, dell’Armenia, dell’ Egitto, della Nubia – e delle cristianità latino-barbariche. Anche la bibliografia è stata relativamente aggiornata e arricchita.  A sua volta l’edizione italiana  è stata rivista, aggiornando, tra l’altro  la bibliografia, fino al 2004 e  integrandola  con il riferimento a studi pubblicati in Italia, tenendo quindi  conto del contributo  dato da centri di studi superiori e da singoli studiosi italiani alla conoscenza  degli scrittori cristiani dei primi secoli.

 

  2.  Il Lexikon der antiken christlichen Literatur ha nobili ascendenze ponendosi nel solco  della celebre Patrologia  dell’ Altaner, un manuale su cui si sono formate intere generazioni di  teologi e cultori della letteratura cristiana antica. Per chi non  è troppo familiare con questi studi, è necessario forse spiegare questa’ultima  espressione. La Patrologia dell’Altaner presentava gli autori cristiani antichi entro grandi ambiti  disposti cronologicamente (dall’inizio al Concilio di Nicea dal 325 al Concilio di Calcedonia; dal 451 alla fine della letteratura patristica) al cui interno gli autori erano menzionati  secondo i generi letterari  messi in opera (letteratura apologetica, antieretica, agiografica, storiografica, ecc.) o - là dove fosse opportuno - per aree geografiche.  Il Lexikon (e la nuova traduzione italiana), come dice il suo stesso titolo,  ha preferito  disporre  gli scrittori in ordine alfabetico per renderne la consultazione più spedita ed immediata, ma soprattutto ha preferito affidare le singole,  numerosissime voci a una schiera nutrita di specialisti – oltre 120 –, tutti appartenenti alla scuola tedesca, che hanno compiuto il proprio lavoro sotto la direzione di S. Döpp e W. Geerlings. In questo senso  ha una forma e  contenuti  assolutamente nuovi rispetto alla vecchia e ‘gloriosa’  Patrologia dell’ Altaner, pur conservandone la ricchezza e, sia pure con qualche variazione,  lo schema (di ciascun autore  si dice della vita, delle opere e della dottrina che ne scaturisce e se ne indica la bibliografia).   

 

  3.  In proposito si deve osservare che in una pagina della Premessa (la XV nell’edizione italiana),  sotto il  titolo significativo: Storia di un manuale,  opportunamente  si danno i riferimenti bibliografici, per dire così completi,  di quell’opera che, per brevità,  si suole definire l’Altaner.  La sua storia infatti comincia  con nel 1903 con  il  Grundriss der Patrologie mit besonderer Berücksichtigung der Dogmengeschichte di  G. Rauschen (Freiburg 1903).  Poi, come spesso è accadeva per le  opere tedesche, esso è fu  aggiornato,  con un titolo qualche po’ diverso,  da J. Wittig (G. Rauschen- J.Wittig, Grundriss der Patrologie mit besondererBeücksichtigung des Lehrgehalts der Väterschriften(1921). Nell’edizione del 1926 i medesimi autori  mutarono ancora il titolo:  Grundriss der Patrologie.  Die Schriften der Kirchenväter und ihr Lehrgehalt).  Cinque anni dopo, nel 1931, nel frontespizio dell’opera si legge: G. Rauschen. Patrologie.  Die Schriften der Kirchenväter und ihr Lehrgehalt neubearbeitet von B. Altaner  Nel 1938  apparve la  Patrologie con il solo nome dell’Altaner quale autore. Nel 1950 sempre Berthold Altaner precisò nuovamente il titolo: Patrologie. Leben, Schriften und Lehre der Kirchenväter. Nel 1959  poi l’Altaner affidò ad Alfred Stuiber il compito di rivedere e aggiornare il volume che dal 1966 uscì con la doppia indicazione di B. Altaner-A. Stuiber. Lungo una linea ideale  continua, posta in evidenza anche dalla Casa Editrice,  la Herder, che per decenni ha  pubblicato le edizioni in lingua tedesca,  dal 1903  si sono così  susseguite  ben 20 edizioni – la XX  e ultima risale al 1980 – di un manuale prezioso e davvero fortunato, tradotto in parecchie lingue  Nel 1998, nella veste nuova e per forma e per contenuti, come si diceva, è stato pubblicato, ancora dalla Herder (Freiburg im Breisgau-Bsel-Wien),  il Lexicon  qui presentato e ora, nel 2006 il corrispondente Dizionario in lingua italiana.

 

  4.  È forse conveniente  fare qualche  osservazione sui titoli di un’opera così a lungo aggiornata e rinnovata: non si tratta infatti di una questione semplicemente formale .  Il titolo del libro del Rauschen suonava: Compendio della Patrologia con particolare riguardo alla storia dei dogma. L’opera rivista e aggiornata dal Wittig - nel 1921 – conservava la prima parte del titolo, ma  mutava la seconda: Compendio di Patrologia con particolare riguardo al contenuto dottrinale degli scritti dei Padri. Con  la revisione dell’Altaner nel 1931 il titolo cambiava di nuovo,  divenendo: Gli scritti dei Padri e il loro contenuto dottrinale.  Nel 1938, quando ormai l’Altaner figurava come unico autore, il volume portava il titolo semplice di Patrologia e  nella successive edizioni (1950;1951; 1955; 1958; 1960), esso era precisato: Patrologia. Vita,  opere e dottrina dei Padri della Chiesa.

  Se ben vedo,  dall’indicazione di un ambito esclusivamente dottrinale - come quello della storia dei dogmi - si passava gradualmente a designare un orizzonte di carattere storico-dottrinale.  Infine nel 1998 l’opera curata da Siegmar Döpp e da Wilhelm Geerlings, ha optato per l’indicazione di Dizionario di (o) della  Letteratura cristiana antica, mantenuto nella traduzione italiana. Dicevo che, a mio parere, è ben più di una questione formale.  Il mutamento del titolo infatti riflette lo sviluppo che gli studi relativi ai Padri della Chiesa hanno seguito nel secolo da poco terminato. L’orizzonte  si è ampliato; si è sempre meglio percepito la necessità di adottare un’ottica interdisciplinare che va  oltre la considerazione  delle tematiche specificamente teologiche. Non vi è dubbio che queste ultime hanno un rilievo fondamentale nel tessuto delle opere patristiche, ma per meglio intenderne la portata e il significato  è necessario considerarle entro un ambito più ampio che tenga anche conto degli ambienti culturali e letterari nei quali ciascuna opera ha avuto la propria genesi e, naturalmente del carattere che ciascuna  ha. Il procedere degli studi ha posto in luce che, se per la loro stessa natura continua ad essere fondamentale esaminare i testi patristici per gli elementi teologici e dogmatici che esprimono, è altrettanto importante contestualizzarli nel tempo e nell’ambiente in cui hanno avuto origine e, non meno, considerarli dal punto di vista letterario, retorico, linguistico.  In altre parole si è avvertita sempre meglio la vastità - ma anche l’interesse e il fascino - di una ricerca complessa.  Si pensi, per non fare che qualche esempio, all’importanza della lingua per intendere i nostri testi. Tertulliano, tra gli scrittori cristiani, è un caso evidente di quanto si sta dicendo e la traduzione delle sue opere  dall’originale latino ad altre lingue, con le difficoltà che comporta, ne è una prova.  D’altra parte, come comprendere a fondo il suo pensiero teologico senza capire la terminologia che usa?  E qui si valuta tutta l’importanza di possedere strumenti adatti, da monografie a lessici, da dizionari linguistici e no  a  Indices verborum, a commenti di singole opere. In questo campo il lavoro compiuto è molto, ma molto resta ancora da fare.  Si pensi al dominio retorico e alle sue varie partizioni, dall’ inventio  alla dispositivo  all’elocutio e alla parte che hanno nelle opere cristiane antiche.  Come afferrare la ricchezza delle Confessioni di Agostino nelle sue sfaccettature anche dottrinali,  senza porre attenzione agli elementi retorici, in particolare all’ elocutio , ossia al  mettere in parole il discorso,  che è memoria, ricordo invocazione a Dio, supplica e quant’altro?  Anche la valutazione letteraria insomma  giova, e non poco,  alla comprensione più generale delle opere cristiane. Esse esprimono l’ideale di una forma, per quanto iniziale e implicita possa essere, sono manifestazioni di un atto di stile.  Si è parlato da parte di alcuni critici della messa in opera di una prosa d’arte che riflette propriamente la spiritualità cristiana e che è profondamente diversa dalla prosa d’arte di autori contemporanei pagani. Così per Cipriano di Cartagine. Certo è necessario distinguere le prospettive:  la prospettiva della critica letteraria non si deve confondere con quella dottrinale o con quella storica, che pure esaminano il medesimo oggetto.  E’ vero,  ciascuna è distinta e tuttavia ciascuna è solidale con le altre, nel senso che i risultati raggiunti al termine di un percorso di ricerca non è raro che riescano ad illuminare  gli esiti conseguiti al termine di altri cammini. 

 

  5.  Rimane se mai da chiedersi come un singolo studioso possa far fronte a tante esigenze. Per cui, come accade sempre più frequentemente, si impone la necessità di un confronto di risultati messi in luce da diverse competenze, si impone la necessità di collaborare fra studiosi  specialisti in branche varie del sapere, di mettere cioè  in atto  quella interdisciplinarità, e in ogni modo quella collaborazione  che nel campo delle ricerche umanistiche  e cristianistiche è molto importante, se non indispensabile. Ma proprio di questo il nostro Dizionario è un esempio significativo.  

 

  6.  Il quale nelle  voci dedicate agli autori maggiori dedica attenzione alle  linee maestre del loro pensiero,  dà  rilievo all’importanza che esso  ha avuto per la dogmatica posteriore e mette  pure  in luce l’influsso che ha esercitato sui contemporanei.  Inoltre,  come si legge nella Premessa dell’edizione italiana (p. X),  sono presi  considerazione non solo tutti i contenuti della letteratura cristiana, ma anche tutti i fenomeni letterari del mondo antico, aggiungendo oltre alle notizie concernenti i singoli autori,  tematiche che intendono  dare a tutta la materia una visione articolata e esauriente.  Un proposito del resto già reso manifestato nella Prefazione alla prima edizione del Lexikon (p. VII), ove si legge:”Mancano modelli precedenti di una trattazione della letteratura cristiana che sia impostata sulla storia dei fenomeni e dei generi letterari.  In questa situazione è parso opportuno ai curatori affiancare alle voci di carattere prosopografico quelle concernenti  le problematiche relative ai generi letterari, scuole, lingue”.  (un’affermazione questa – sia permesso rilevarlo -  solo parzialmente vera, se si pensi alla  Geschichte der altchristlichen Literatur dello Jordan,  Leipzig  1911,  che aveva l’intento  di rappresentare la storia delle singole forme letterarie  seguite dai cristiani). In ogni modo importa sottolineare  la novità del Dizionario, rispetto all’impostazione dell’ Altaner per il fatto di disporre, come si diceva,  le voci in ordine alfabetico e per  l’apertura all’orizzonte letterario ed ai fenomeni che questi portano con sé.

Un ’impresa editoriale, quella di cui si parla che appare del tutto fortunata  nei paesi di lingua tedesca  per il numero di edizioni a cui è giunta nel giro di  pochi anni, fortuna che, naturalmente  si augura di eguale misura anche per l’edizione italiana, la quale -  occorre rilevarlo – si presenta in una veste tipografica netta ed elegante, su due colonne,  con caratteri tipografici distinti e chiari (ben diversi da quelli  minuti e fini delle ultime edizioni della Patrologie dell’Altaner- Stuiber), sia per il testo che per la bibliografia, che  facilitano la lettura di ogni voce. 

  7.  Se è lecito fare  un solo  rilievo, che vale già per l’edizione originale,  direi che, a mio giudizio,  è un peccato  sia stata del tutto tralasciata quell’ Introduzione che nei volumi più recenti dell’Altaner occupava  poco meno di 40 fitte  pagine.  Un’Introduzione  assai utile, sul concetto e il valore della Patrologia (e/o della Letteratura cristiana Antica), sulla sua  storia,  sulle edizioni, sulle collezioni patristiche, sugli strumenti di lavoro oggi a disposizione, anche per discipline affini.  Poteva essere un’occasione e per aggiornare la bibliografia intorno ad argomenti di grande importanza per la storia dei primi secoli della nostra èra e per fare anche il punto su una materia, che, come si è detto qui rapidamente, ha subito nell’ultimo secolo e particolarmente negli ultimi 50 anni  mutamenti ed approfondimenti notevoli.  Una minima osservazione  riguarda la tavola delle “Abbreviazioni bibliografiche”(cf. pp. XXI s. dell’ediz.italiana).  Perché elencarle in  numero relativamente limitato  e rimandare per le altre S.  Schwertner, Internationales Abkürzungungverzeichnis für Theologie und Grenzgebiet(  Berlin-New York 1992, 2. ed.) , che si trova solo nelle biblioteche specializzate?  La tavola non poteva contenere un numero maggiore, anche se, si intende, non esauriente, di abbreviazioni? 

 

  8.  Due ultime considerazioni, prima di terminare. La  prima. Il nuovo strumento  si annovera in una schiera molto nutrita di manuali, compendi, storie della letteratura cristiana antica oltre che a lessici e dizionari specializzati e sussidi specifici(se ne veda un elenco sommario completo alle pp.XXIII-XXIV dell’ediz.italiana). Proprio  in queste settimane è uscita in Italia la seconda edizione del primo volume del Dizionario patristico e di antichità cristiane notevolmente ampliato e naturalmente aggiornato per la bibliografia rispetto alla prima edizione pubblicata oltre 20 anni fa.  Gli strumenti dunque non mancano.  Ad essi  si aggiunge ora anche il Dizionario di cui si sta parlando.  E senza dubbio esso porterà anche in Italia un contributo non piccolo alla conoscenza dei Padri proprio, per il suo essere chiaro, maneggevole e scientificamente affidabile.

  Una seconda considerazione è di carattere più generale è provocata da una domanda che nasce spontanea:Perché oggi gli scrittori cristiani antichi  sono  più studiati e, sia pure in cerchie limitate, più conosciuti e apprezzati?  Perché le collane che ne pubblicano gli scritti nelle  lingue originali e in traduzioni moderne sono numerose e giungono a moltiplicare i loro volumi? (è degli scorsi  mesi di febbraio 2006 l’uscita del 500° volume delle “Sources Chrétiennes”).  Che cosa dei Padri  interessa, quali le domande che l’uomo di oggi pone ai loro scritti e quali sono le loro risposte?  Interrogativi legittimi che anche la pubblicazione del nostro Dizionario ci invita a fare.

Certo la risposta dovrebbe essere molto articolata ed ampia. Qui vorrei attirare  l’attenzione su due soli aspetti. Il primo riguarda lo stato degli studi. Il secondo il significato della letteratura cristiana antica e, più in generale della storia  del cristianesimo, oggi.

  Ormai da decenni le ricerche nei campi cui si è fatto cenno hanno profondamente mutato una prospettiva  che da secoli era cristallizzata, una prospettiva che potremmo definire ‘classicistica’.  Era acriticamente acquisito che il periodo d’oro dell’Antichità fosse rappresentato dal IV secolo a.C. per i Greci e dal I secolo a.C. e dal I d. C. per i Romani per quanto riguarda la letteratura e le arti. Un  pregiudizio questo  nato in epoca umanistica a  cui non mancava una valenza ideologica.  Ne discendeva che i periodi successivi, quelli in cui aveva avuto origine e si era sviluppata la letteratura cristiana e di lingua greca e di lingua latina  appartenevano ad età di decadenza.  Il graduale superamento di una tale visione storiografica  ha permesso e facilitato la ‘scoperta’ del patrimonio imponente consegnato da quell’epoca che oggi si suole denominare tardo-antica  ai tempi successivi, non solo nel campo delle istituzioni civili e giuridiche, ma ugualmente  in quello della letteratura e delle arti. Così pure  gli autori cristiani antichi  sono stati  posti al centro di un rinnovato interesse anche  sul piano letterario. Ora l’anima di questi testi è religiosa e trova il suo centro  essenziale nella rivelazione biblica, vetero- e neotestamentaria; gli autori che li compongono sono consapevoli di essere rappresentanti di una verità divina che è loro compito conservare  e trasmettere fedelmente alla comunità cui appartengono e di cui spesso sono ‘pastori’.

  E qui appare il secondo aspetto del quale dicevo. I Padri della Chiesa destano interesse nell’uomo di oggi - mi riferisco in primo luogo all’Europa - per il motivo che essi ci fanno presente in modo fondatamente certo  quale siano  le radici giudaiche e cristiane della nostra storia, accanto a quelle greche e romane prima e a quelle dei popoli del Nord e dell’Est  poi.  E non è poco,  in un tempo come il nostro nel quale le sfide maggiori ruotano intorno all’esigenza di meglio capire  ‘chi siamo’ o, se si vuole, si incentrano sul bisogno di identità.  Un tempo, d’altra parte, in cui almeno all’interno dell’Occidente si  cerca con operazioni ambigue di  deformare  e infirmare la storia  cristiana,  confondendo elementi di pura fantasia con altri ben fondati storicamente,  mentre all’esterno il cristianesimo si trova a confrontarsi sempre più dappresso con il mondo islamico ed ha quindi necessità di sapere cogliere e vivere gli elementi basilari che lo caratterizzano.  Anche per questo i Padri della Chiesa hanno qualche fortuna e ben più dovrebbero averne.  I Padri che,  quanto a cultura,  hanno mostrato una straordinaria capacità di discernimento, cogliendo gli elementi positivi dei mondi in cui vissero e ugualmente  trasmettendo a quegli stessi mondi il proprio messaggio.  I Padri che,  al credente,  danno testimonianza di un’epoca unitaria, senza la dolorose fratture venute in età successive  e quindi dimostrano chiaramente  quale sia il disegno originario della Chiesa voluta dal Signore e  costituiscono un anello irrinunciabile di quella Tradizione (con il T maiuscolo) che, come di recente ha sottolineato  Benedetto XVI (nell’udienza di mercoledì 26 aprile 2006),  è il “fiume vivo che ci collega alle origini, il fiume vivo nel quale sempre le origini sono vive”.


 

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