Intervento di
Paolo Siniscalco, professore emerito di Storia del Cristianesimo
Università “ di Roma “La Sapienza “
1. Il Dizionario di Letteratura cristiana antica che qui si
vuole presentare è la traduzione italiana delle più recente edizione tedesca
del Lexikon der antiken christlichen Literatur a cura di S. Döpp e W.
Geerlings, precisamente della terza edizione tedesca (2002) che, rispetto alle
due precedenti (del 1998 e del 1999), risulta rielaborata e ampliata : per il
latino comprende gli autori fino a Beda il Venerabile (+ 735); per il greco fino
a Fozio [893/94]; inoltre considera scrittori non solo di lingua greca e latina,
ma anche delle antiche Chiese Orientali - come i padri della Siria, della
Persia, della Georgia, dell’Armenia, dell’ Egitto, della Nubia – e delle
cristianità latino-barbariche. Anche la bibliografia è stata relativamente
aggiornata e arricchita. A sua volta l’edizione italiana è stata rivista,
aggiornando, tra l’altro la bibliografia, fino al 2004 e integrandola con il
riferimento a studi pubblicati in Italia, tenendo quindi conto del contributo
dato da centri di studi superiori e da singoli studiosi italiani alla
conoscenza degli scrittori cristiani dei primi secoli.
2. Il Lexikon der antiken christlichen Literatur ha nobili
ascendenze ponendosi nel solco della celebre Patrologia dell’ Altaner,
un manuale su cui si sono formate intere generazioni di teologi e cultori della
letteratura cristiana antica. Per chi non è troppo familiare con questi studi,
è necessario forse spiegare questa’ultima espressione. La Patrologia
dell’Altaner presentava gli autori cristiani antichi entro grandi ambiti
disposti cronologicamente (dall’inizio al Concilio di Nicea dal 325 al Concilio
di Calcedonia; dal 451 alla fine della letteratura patristica) al cui interno
gli autori erano menzionati secondo i generi letterari messi in opera
(letteratura apologetica, antieretica, agiografica, storiografica, ecc.) o - là
dove fosse opportuno - per aree geografiche. Il Lexikon (e la nuova
traduzione italiana), come dice il suo stesso titolo, ha preferito disporre
gli scrittori in ordine alfabetico per renderne la consultazione più spedita ed
immediata, ma soprattutto ha preferito affidare le singole, numerosissime voci
a una schiera nutrita di specialisti – oltre 120 –, tutti appartenenti alla
scuola tedesca, che hanno compiuto il proprio lavoro sotto la direzione di S.
Döpp e W. Geerlings. In questo senso ha una forma e contenuti assolutamente
nuovi rispetto alla vecchia e ‘gloriosa’ Patrologia dell’ Altaner, pur
conservandone la ricchezza e, sia pure con qualche variazione, lo schema (di
ciascun autore si dice della vita, delle opere e della dottrina che ne
scaturisce e se ne indica la bibliografia).
3. In proposito si deve osservare che in una pagina della Premessa
(la XV nell’edizione italiana), sotto il titolo significativo: Storia di
un manuale, opportunamente si danno i riferimenti bibliografici, per dire
così completi, di quell’opera che, per brevità, si suole definire l’Altaner.
La sua storia infatti comincia con nel 1903 con il Grundriss der
Patrologie mit besonderer Berücksichtigung der Dogmengeschichte di G.
Rauschen (Freiburg 1903). Poi, come spesso è accadeva per le opere
tedesche, esso è fu aggiornato, con un titolo qualche po’ diverso, da J.
Wittig (G. Rauschen- J.Wittig, Grundriss der Patrologie mit
besondererBeücksichtigung des Lehrgehalts der Väterschriften(1921).
Nell’edizione del 1926 i medesimi autori mutarono ancora il titolo:
Grundriss der Patrologie. Die Schriften der Kirchenväter und ihr Lehrgehalt).
Cinque anni dopo, nel 1931, nel frontespizio dell’opera si legge: G. Rauschen.
Patrologie. Die Schriften der Kirchenväter und ihr Lehrgehalt
neubearbeitet von B. Altaner Nel 1938 apparve la Patrologie con il
solo nome dell’Altaner quale autore. Nel 1950 sempre Berthold Altaner precisò
nuovamente il titolo: Patrologie. Leben, Schriften und Lehre der
Kirchenväter. Nel 1959 poi l’Altaner affidò ad Alfred Stuiber il compito
di rivedere e aggiornare il volume che dal 1966 uscì con la doppia indicazione
di B. Altaner-A. Stuiber. Lungo una linea ideale continua, posta in evidenza
anche dalla Casa Editrice, la Herder, che per decenni ha pubblicato le
edizioni in lingua tedesca, dal 1903 si sono così susseguite ben 20
edizioni – la XX e ultima risale al 1980 – di un manuale prezioso e davvero
fortunato, tradotto in parecchie lingue Nel 1998, nella veste nuova e per forma
e per contenuti, come si diceva, è stato pubblicato, ancora dalla Herder
(Freiburg im Breisgau-Bsel-Wien), il Lexicon qui presentato e ora, nel
2006 il corrispondente Dizionario in lingua italiana.
4. È forse conveniente fare qualche osservazione sui titoli di un’opera
così a lungo aggiornata e rinnovata: non si tratta infatti di una questione
semplicemente formale . Il titolo del libro del Rauschen suonava: Compendio
della Patrologia con particolare riguardo alla storia dei dogma. L’opera
rivista e aggiornata dal Wittig - nel 1921 – conservava la prima parte del
titolo, ma mutava la seconda: Compendio di Patrologia con particolare
riguardo al contenuto dottrinale degli scritti dei Padri. Con la revisione
dell’Altaner nel 1931 il titolo cambiava di nuovo, divenendo: Gli scritti
dei Padri e il loro contenuto dottrinale. Nel 1938, quando ormai l’Altaner
figurava come unico autore, il volume portava il titolo semplice di
Patrologia e nella successive edizioni (1950;1951; 1955; 1958; 1960), esso
era precisato: Patrologia. Vita, opere e dottrina dei Padri della Chiesa.
Se ben vedo, dall’indicazione di un ambito esclusivamente
dottrinale - come quello della storia dei dogmi - si passava gradualmente a
designare un orizzonte di carattere storico-dottrinale. Infine nel 1998 l’opera
curata da Siegmar Döpp e da Wilhelm Geerlings, ha optato per l’indicazione di
Dizionario di (o) della Letteratura cristiana antica,
mantenuto nella traduzione italiana. Dicevo che, a mio parere, è ben più di una
questione formale. Il mutamento del titolo infatti riflette lo sviluppo che gli
studi relativi ai Padri della Chiesa hanno seguito nel secolo da poco terminato.
L’orizzonte si è ampliato; si è sempre meglio percepito la necessità di
adottare un’ottica interdisciplinare che va oltre la considerazione delle
tematiche specificamente teologiche. Non vi è dubbio che queste ultime hanno un
rilievo fondamentale nel tessuto delle opere patristiche, ma per meglio
intenderne la portata e il significato è necessario considerarle entro un
ambito più ampio che tenga anche conto degli ambienti culturali e letterari nei
quali ciascuna opera ha avuto la propria genesi e, naturalmente del carattere
che ciascuna ha. Il procedere degli studi ha posto in luce che, se per la loro
stessa natura continua ad essere fondamentale esaminare i testi patristici per
gli elementi teologici e dogmatici che esprimono, è altrettanto importante
contestualizzarli nel tempo e nell’ambiente in cui hanno avuto origine e, non
meno, considerarli dal punto di vista letterario, retorico, linguistico. In
altre parole si è avvertita sempre meglio la vastità - ma anche l’interesse e il
fascino - di una ricerca complessa. Si pensi, per non fare che qualche esempio,
all’importanza della lingua per intendere i nostri testi. Tertulliano, tra gli
scrittori cristiani, è un caso evidente di quanto si sta dicendo e la traduzione
delle sue opere dall’originale latino ad altre lingue, con le difficoltà che
comporta, ne è una prova. D’altra parte, come comprendere a fondo il suo
pensiero teologico senza capire la terminologia che usa? E qui si valuta tutta
l’importanza di possedere strumenti adatti, da monografie a lessici, da
dizionari linguistici e no a Indices verborum, a commenti di singole
opere. In questo campo il lavoro compiuto è molto, ma molto resta ancora da
fare. Si pensi al dominio retorico e alle sue varie partizioni, dall’
inventio alla dispositivo all’elocutio e alla parte che
hanno nelle opere cristiane antiche. Come afferrare la ricchezza delle
Confessioni di Agostino nelle sue sfaccettature anche dottrinali, senza
porre attenzione agli elementi retorici, in particolare all’ elocutio ,
ossia al mettere in parole il discorso, che è memoria, ricordo invocazione a
Dio, supplica e quant’altro? Anche la valutazione letteraria insomma giova, e
non poco, alla comprensione più generale delle opere cristiane. Esse esprimono
l’ideale di una forma, per quanto iniziale e implicita possa essere, sono
manifestazioni di un atto di stile. Si è parlato da parte di alcuni critici
della messa in opera di una prosa d’arte che riflette propriamente la
spiritualità cristiana e che è profondamente diversa dalla prosa d’arte di
autori contemporanei pagani. Così per Cipriano di Cartagine. Certo è necessario
distinguere le prospettive: la prospettiva della critica letteraria non si deve
confondere con quella dottrinale o con quella storica, che pure esaminano il
medesimo oggetto. E’ vero, ciascuna è distinta e tuttavia ciascuna è solidale
con le altre, nel senso che i risultati raggiunti al termine di un percorso di
ricerca non è raro che riescano ad illuminare gli esiti conseguiti al termine
di altri cammini.
5. Rimane se mai da chiedersi come un singolo studioso possa far fronte a
tante esigenze. Per cui, come accade sempre più frequentemente, si impone la
necessità di un confronto di risultati messi in luce da diverse competenze, si
impone la necessità di collaborare fra studiosi specialisti in branche varie
del sapere, di mettere cioè in atto quella interdisciplinarità, e in ogni modo
quella collaborazione che nel campo delle ricerche umanistiche e
cristianistiche è molto importante, se non indispensabile. Ma proprio di questo
il nostro Dizionario è un esempio significativo.
6. Il quale nelle voci dedicate agli autori maggiori dedica attenzione
alle linee maestre del loro pensiero, dà rilievo all’importanza che esso ha
avuto per la dogmatica posteriore e mette pure in luce l’influsso che ha
esercitato sui contemporanei. Inoltre, come si legge nella Premessa
dell’edizione italiana (p. X), sono presi considerazione non solo tutti i
contenuti della letteratura cristiana, ma anche tutti i fenomeni letterari del
mondo antico, aggiungendo oltre alle notizie concernenti i singoli autori,
tematiche che intendono dare a tutta la materia una visione articolata e
esauriente. Un proposito del resto già reso manifestato nella Prefazione
alla prima edizione del Lexikon (p. VII), ove si legge:”Mancano modelli
precedenti di una trattazione della letteratura cristiana che sia impostata
sulla storia dei fenomeni e dei generi letterari. In questa situazione è parso
opportuno ai curatori affiancare alle voci di carattere prosopografico quelle
concernenti le problematiche relative ai generi letterari, scuole, lingue”.
(un’affermazione questa – sia permesso rilevarlo - solo parzialmente vera, se
si pensi alla Geschichte der altchristlichen Literatur dello Jordan,
Leipzig 1911, che aveva l’intento di rappresentare la storia delle singole
forme letterarie seguite dai cristiani). In ogni modo importa sottolineare la
novità del Dizionario, rispetto all’impostazione dell’ Altaner per il
fatto di disporre, come si diceva, le voci in ordine alfabetico e per
l’apertura all’orizzonte letterario ed ai fenomeni che questi portano con sé.
Un ’impresa editoriale, quella di cui si parla che appare del tutto fortunata
nei paesi di lingua tedesca per il numero di edizioni a cui è giunta nel giro
di pochi anni, fortuna che, naturalmente si augura di eguale misura anche per
l’edizione italiana, la quale - occorre rilevarlo – si presenta in una veste
tipografica netta ed elegante, su due colonne, con caratteri tipografici
distinti e chiari (ben diversi da quelli minuti e fini delle ultime edizioni
della Patrologie dell’Altaner- Stuiber), sia per il testo che per la
bibliografia, che facilitano la lettura di ogni voce.
7. Se è lecito fare un solo rilievo, che vale già per l’edizione
originale, direi che, a mio giudizio, è un peccato sia stata del tutto
tralasciata quell’ Introduzione che nei volumi più recenti dell’Altaner
occupava poco meno di 40 fitte pagine. Un’Introduzione assai utile,
sul concetto e il valore della Patrologia (e/o della Letteratura
cristiana Antica), sulla sua storia, sulle edizioni, sulle collezioni
patristiche, sugli strumenti di lavoro oggi a disposizione, anche per discipline
affini. Poteva essere un’occasione e per aggiornare la bibliografia intorno ad
argomenti di grande importanza per la storia dei primi secoli della nostra èra e
per fare anche il punto su una materia, che, come si è detto qui rapidamente, ha
subito nell’ultimo secolo e particolarmente negli ultimi 50 anni mutamenti ed
approfondimenti notevoli. Una minima osservazione riguarda la tavola delle
“Abbreviazioni bibliografiche”(cf. pp. XXI s. dell’ediz.italiana). Perché
elencarle in numero relativamente limitato e rimandare per le altre S.
Schwertner, Internationales Abkürzungungverzeichnis für Theologie und
Grenzgebiet( Berlin-New York 1992, 2. ed.) , che si trova solo nelle
biblioteche specializzate? La tavola non poteva contenere un numero maggiore,
anche se, si intende, non esauriente, di
abbreviazioni?
8. Due ultime considerazioni, prima di terminare. La prima. Il nuovo
strumento si annovera in una schiera molto nutrita di manuali, compendi, storie
della letteratura cristiana antica oltre che a lessici e dizionari specializzati
e sussidi specifici(se ne veda un elenco sommario completo alle pp.XXIII-XXIV
dell’ediz.italiana). Proprio in queste settimane è uscita in Italia la seconda
edizione del primo volume del Dizionario patristico e di antichità cristiane
notevolmente ampliato e naturalmente aggiornato per la bibliografia rispetto
alla prima edizione pubblicata oltre 20 anni fa. Gli strumenti dunque non
mancano. Ad essi si aggiunge ora anche il Dizionario di cui si sta
parlando. E senza dubbio esso porterà anche in Italia un contributo non
piccolo alla conoscenza dei Padri proprio, per il suo essere chiaro, maneggevole
e scientificamente affidabile.
Una seconda considerazione è di carattere più generale è provocata da una
domanda che nasce spontanea:Perché oggi gli scrittori cristiani antichi sono
più studiati e, sia pure in cerchie limitate, più conosciuti e apprezzati?
Perché le collane che ne pubblicano gli scritti nelle lingue originali e in
traduzioni moderne sono numerose e giungono a moltiplicare i loro volumi? (è
degli scorsi mesi di febbraio 2006 l’uscita del 500° volume delle “Sources
Chrétiennes”). Che cosa dei Padri interessa, quali le domande che l’uomo
di oggi pone ai loro scritti e quali sono le loro risposte? Interrogativi
legittimi che anche la pubblicazione del nostro Dizionario ci invita a
fare.
Certo la risposta dovrebbe essere molto articolata ed ampia. Qui vorrei
attirare l’attenzione su due soli aspetti. Il primo riguarda lo stato degli
studi. Il secondo il significato della letteratura cristiana antica e, più in
generale della storia del cristianesimo, oggi.
Ormai da decenni le ricerche nei campi cui si è fatto cenno hanno
profondamente mutato una prospettiva che da secoli era cristallizzata, una
prospettiva che potremmo definire ‘classicistica’. Era acriticamente acquisito
che il periodo d’oro dell’Antichità fosse rappresentato dal IV secolo a.C. per i
Greci e dal I secolo a.C. e dal I d. C. per i Romani per quanto riguarda la
letteratura e le arti. Un pregiudizio questo nato in epoca umanistica a cui
non mancava una valenza ideologica. Ne discendeva che i periodi successivi,
quelli in cui aveva avuto origine e si era sviluppata la letteratura cristiana e
di lingua greca e di lingua latina appartenevano ad età di decadenza. Il
graduale superamento di una tale visione storiografica ha permesso e facilitato
la ‘scoperta’ del patrimonio imponente consegnato da quell’epoca che oggi si
suole denominare tardo-antica ai tempi successivi, non solo nel campo delle
istituzioni civili e giuridiche, ma ugualmente in quello della letteratura e
delle arti. Così pure gli autori cristiani antichi sono stati posti al
centro di un rinnovato interesse anche sul piano letterario. Ora l’anima di
questi testi è religiosa e trova il suo centro essenziale nella rivelazione
biblica, vetero- e neotestamentaria; gli autori che li compongono sono
consapevoli di essere rappresentanti di una verità divina che è loro compito
conservare e trasmettere fedelmente alla comunità cui appartengono e di cui
spesso sono ‘pastori’.
E qui appare il secondo aspetto del quale dicevo. I Padri della Chiesa
destano interesse nell’uomo di oggi - mi riferisco in primo luogo all’Europa -
per il motivo che essi ci fanno presente in modo fondatamente certo quale
siano le radici giudaiche e cristiane della nostra storia, accanto a quelle
greche e romane prima e a quelle dei popoli del Nord e dell’Est poi. E non è
poco, in un tempo come il nostro nel quale le sfide maggiori ruotano intorno
all’esigenza di meglio capire ‘chi siamo’ o, se si vuole, si incentrano sul
bisogno di identità. Un tempo, d’altra parte, in cui almeno all’interno
dell’Occidente si cerca con operazioni ambigue di deformare e infirmare la
storia cristiana, confondendo elementi di pura fantasia con altri ben fondati
storicamente, mentre all’esterno il cristianesimo si trova a confrontarsi
sempre più dappresso con il mondo islamico ed ha quindi necessità di sapere
cogliere e vivere gli elementi basilari che lo caratterizzano. Anche per questo
i Padri della Chiesa hanno qualche fortuna e ben più dovrebbero averne. I
Padri che, quanto
a cultura, hanno mostrato una straordinaria capacità di discernimento,
cogliendo gli elementi positivi dei mondi in cui vissero e ugualmente
trasmettendo a quegli stessi mondi il proprio messaggio. I Padri che, al
credente, danno testimonianza di un’epoca unitaria, senza la dolorose fratture
venute in età successive e quindi dimostrano chiaramente quale sia il disegno
originario della Chiesa voluta dal Signore e costituiscono un anello
irrinunciabile di quella Tradizione (con il T maiuscolo) che, come di recente ha
sottolineato Benedetto XVI (nell’udienza di mercoledì 26 aprile 2006), è il
“fiume vivo che ci collega alle origini, il fiume vivo nel quale sempre le
origini sono vive”.
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