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EVENTI


Scheda libro

 

Dizionario di letteratura cristiana antica

di S. Döpp e W. Geerlings

 

Edizione italiana a cura di Celestino Noce

(coedizione Urbaniana University Press e Città Nuova)

 

Venerdì 19 maggio, ore 17,00

Auditorium Pontificia Università Urbaniana

Via Urbano VIII, 16 - Roma


S.E.R. Card. Crescenzio Sepe

Prefetto Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli

 

Presentazione

Dizionario di Letteratura cristiana antica

La pubblicazione in italiano del Lexikon der antiken christlichen Literatur curato, nell’edizione tedesca, da Siegmar Döpp e Wilhelm Geerlings e in quella italiana da Celestino Noce, professore di patrologia nella Pontificia Università Urbaniana, ed edito dall’Urbaniana University Press e Città Nuova editrice, merita questa presentazione da parte degli illustri studiosi qui convenuti, perché si tratta di un evento insieme culturale ed ecclesiale.

Lascerò a questi specialisti il compito di entrare negli aspetti anche tecnici e specifici di questa importante pubblicazione che, come è detto nella Presentazione, “intende idealmente porsi sulla scia della celebre Patrologia dell’Altaner, manuale più volte riveduto ed edito nel secolo da poco concluso (1980), sulle cui pagine si sono formate generazioni di teologi e di cultori della letteratura cristiana antica”. Così come lascerò a loro di chiarire la distinzione tra la “letteratura cristiana antica”, che abbraccia anche opere letterarie e persino quelle di matrice eretica, e la patristica propriamente detta. La mancanza di una completa ortodossia o di una santità di vita, che impedì loro di ottenere la piena approvazione ecclesiastica, distingue infatti dai Padri altri scrittori ecclesiastici antichi, quali Tertulliano, Origene, Clemente Alessandrino, ecc., le cui opere fanno appunto parte di quel ricco patrimonio che costituisce in senso largo la “letteratura cristiana antica”, presentata in modo completo e aggiornato anche nella bibliografia da questo Dizionario.

Intendo invece soffermarmi in modo specifico sull’importanza dello studio dei Padri, non solo per la formazione teologica degli studiosi, ma per la formazione di tutti i sacerdoti e i cultori di scienze religiose, religiosi e laici, a motivo del grande magistero non solo teologico ma anche culturale e autenticamente missionario che i Padri ancora ci offrono. Negli ultimi anni, per merito anche di importanti case editrici cattoliche, si assiste ad un sempre più esteso interesse per i Padri della Chiesa, a motivo soprattutto dell’autorità che la Chiesa attribuisce loro, e grande è stato il contributo dato da centri di studi superiori (università, istituti specializzati ecc...) e da singoli studiosi italiani alla conoscenza della vita e delle opere degli scrittori cristiani dei primi secoli e all'approfondimento del loro pensiero e della storia della chiesa antica.

Gli scritti dei Padri sono intimamente legati alla dottrina della Chiesa ed alla sua tradizione. E' noto infatti come la definizione ormai classica di Padri della Chiesa è quella di “scrittori ecclesiastici della antichità cristiana, che si sono distinti per pietà e dottrina, e sono riconosciuti dalla Chiesa come testimoni della tradizione divina”. Secondo il Decretum Gelasianum le caratteristiche dei Padri sono l'antichità, la santità della vita, la dottrina ortodossa, l'approvazione della Chiesa. Da ciò deriva, massimamente, la loro importanza. I più antichi concili, per definire formule dogmatiche, si sono sempre rifatti alle sentenze dei Padri. Ed è ormai teologicamente acquisita la regola sul valore del “consenso dei Padri” formulata da san Vincenzo di Lérins (V secolo) nel suo Commonitorium (n. 28): “Qualsiasi cosa tutti o molti Padri abbiano affermato con un medesimo significato, manifestamente, frequentemente, con continuità, come in un concilio consenziente di maestri, questo si deve ritenere come indubitato, certo e definito”. Il consenso unanime dei Padri costituisce dottrina inconfutabile della Chiesa in materia di fede e di costumi, rappresenta cioè un’autorità irrefragabile, perché coincide con il magistero ecclesiastico che è infallibile. Ecco perché quei Padri che, approbante Ecclesia, hanno impugnato particolari eresie, valgono essi stessi come autorità dogmatiche, come S. Cirillo d’Alessandria per quanto riguarda la cristologia e S. Agostino per quanto riguarda la dottrina della grazia.  Il valore dottrinale degli scritti dei Padri è pertanto intimamente legato al valore che la Chiesa cattolica attribuisce alla tradizione come “trasmissione orale di tutte le verità rivelate da Cristo agli apostoli o loro suggerite dallo Spirito Santo, mediante il magistero sempre vivo e infallibile della Chiesa, assistita dallo Spirito di verità”. Ecco perché tra gli organi di trasmissione del deposito delle verità rivelate, la Chiesa pone appunto, oltre al Magistero vivo e alla Sacra Scrittura, l'autorità dei Padri, il cui studio e la cui lettura non possono non tener conto di questa incomparabile funzione e di questo eccezionale valore.

Da ciò segue anche un altro punto dottrinalmente importante: che cioè gli scritti dei Padri, insieme al Magistero (Concili, ecc.) e alla Scrittura, sono uno dei principali “luoghi teologici”, ossia principio, fondamento e riferimento di ogni argomentazione teologica. I Padri, come testimoni della fede approvati dal Magistero, hanno avuto ed hanno una preminente autorità teologica, che diviene decisiva, in materia dogmatica, come si è detto, quando il loro consenso sia anche solo moralmente unanime.

Tuttavia, se formalmente si sogliono distinguere i Padri, come organi della tradizione, dalla Scrittura, non li si deve assolutamente considerare come separati da questa, come invece sostiene qualche teologo. Anzi, si può senz'altro affermare che la riscoperta dei Padri che si è andata accentuando prima e dopo il Vaticano II, è legata proprio al rifiorire degli studi scritturisti e dell'ermeneutica biblica, in quanto gli scritti dei Padri traggono il loro valore proprio dall'essere tutti impregnati di Sacra Scrittura, e autorizzati interpreti di essa.

Se noi oggi possediamo maggiori strumenti filologici ed esegetici per studiare le Scritture, i Padri sono più “formati” di noi dalla Scrittura, e i loro scritti ci si presentano quali meditazioni che penetrano con intelligenza e ispirazione il testo sacro. La comprensione delle Scritture che ci offrono i Padri, nel suo senso letterale, allegorico, mistagogico, mistico, non ha confronti nella storia della letteratura cristiana, e fa sembrare che essi non abbiano avuto altro oggetto di riflessione teologica che la penetrazione del messaggio del Vangelo tramite lo stesso Vangelo. E' per questo che l'ermeneutica scritturistica offertaci  dai Padri si è sempre rivelata di attualità, che è l'attualità stessa del Vangelo, e fonte di ispirazione teologica, spirituale e missionaria in ogni epoca della storia della Chiesa.

E’ per questo anche che i Padri sono oggi il primo e più importante punto di riferimento, dopo la Scrittura, per il dialogo ecumenico. Dietrich Bonhoeffer, una delle più significative figure del protestantesimo contemporaneo, ebbe a scrivere: “Ora leggo con molto interesse alcuni Padri della Chiesa. In parte sono molto più attuali dei riformatori e offrono, al tempo stesso, una base per il dialogo tra cattolici ed evangelici”.

Ma la meditazione della Parola di Dio deve diventare efficace nella attualità della “parola in atto”, nel kerygma, ossia nell'“annuncio” del Vangelo che deve farsi vita di comunione con Dio. Anche in ciò, possiamo trovare nei Padri forse il più grande esempio ed un prezioso ausilio di una autentica predicazione ed evangelizzazione cristiana. Sant'Ildefonso di Toledo, nel De virginitate perpetua S. Mariae, ci ha dato una sintesi molto chiara di come, secondo l'insegnamento dei Padri, chi annuncia la parola deve farsi esso stesso compenetrare dalla parola, affinché questa risulti efficace: “in modo da sapere prima di parlare, di capire prima di rispondere, di aver riflettuto in cuore prima di aver buttato fuori dalla bocca. Per conoscere la pietà di questa verità e per poterla asserire, considera, scruta, osserva, capisci, pensa, mettici attenzione, persuaditi, abbi pazienza, impara”.

Negli scritti dei Padri si trovano fuse in maniera mirabile dottrina e spiritualità, filosofia e ascetica, teologia e mistica. E per questa altissima sintesi, cui aveva aspirato con inquietudine il mondo culturale pagano, i Padri occupano un posto unico anche nella storia del pensiero dell’umanità, come un vertice di sapienza. Non si può sottacere il posto che i loro scritti occupano nella storia della cultura, come patrimonio dell’umanità intera, credente e non credente, sebbene la loro sapienza non sia di impronta umana ma divina, e la loro filosofia sia, secondo un detto di Agostino, “amore di Dio”.

Gli scritti dei Padri si indirizzano a tutti gli uomini che amano la vera cultura, anche ai non credenti. Ma certamente  è soprattutto ai cristiani che sono destinate le loro opere, per formarli a quella “cultura cristiana” che è sapienza e alimento dello spirito, e che oggi come sempre va perseguita con impegno e amore. Sapienza che così veniva definita da Teodoreto di Ciro: “La virtù e la sapienza costituiscono un valore stabile e duraturo. Esse hanno la meglio sulle incursioni dei predoni, sulle lingue dei calunniatori e sulla violenza dei dardi dei nemici... Il tempo, da parte sua, lungi dal diminuire la loro efficacia, reca ad esse incremento. La loro materia, inoltre, è l'amore di Dio. Non può, infatti, accadere che intenda perfettamente la filosofia chi non sia fervido amante di Dio: si chiama filosofia, anzi, proprio questo amore della sapienza. Dio, infatti, è ed è chiamato la Sapienza”.

Infine un’ultima riflessione sull’importanza missionaria dello studio dei Padri. I Padri sono i testimoni di una Chiesa che non aveva ancora conosciuto le sue interne lacerazioni. I Padri, soprattutto, come ci mostra magistralmente S. Cipriano di Cartagine  nel suo celebre libro “Sull'unità della Chiesa cattolica”, letto pubblicamente durante il sinodo del 251, sottolineano con forza il principio dell’unità della Chiesa, derivante dall’origine comune in Cristo, dalla comunione degli apostoli e dalle Scritture. E’ in questo contesto che S. Cipriano eleva la persona di Pietro e la cattedra di Pietro a simbolo dell’unità dell’episcopato e della Chiesa. I Padri sapevano bene infatti che nessuna evangelizzazione e nessuna missione può essere efficace, se essa non procede dalla fonte viva dell’unità, unità di dottrina, unità di fede, unità di carità. Rinsaldare i vincoli dell’unità significa espandere in modo proporzionale la diffusione del Vangelo. Nella ricchezza delle voci del Dizionario si assiste così ad un’inarrestabile opera di evangelizzazione, che coinvolge i nuovi popoli fuori dai confini dell’Impero Romano, le nuove popolazioni barbariche insediatesi nei confini dell’Impero, che fa nascere nuove comunità cristiane che “sviluppano al loro interno un originale patrimonio linguistico e dottrinale”, divenendo così modello di inculturazione della fede anche oggi; “e tutto questo prima in oriente, con l'originale e rilevante apporto dei padri della Siria orientale, della Persia, della Georgia, dell'Armenia, dell'Egitto, della Nubia e, poi, in occidente, con il contributo delle cristianità latino‑barbariche sorte entro i confini dell'antico impero romano e gradualmente resesi autonome, come quelle della Gallia, della Spagna, dell'Irlanda ecc.”.

C’è da augurarsi allora che sempre di più vengano conosciute nella Chiesa, da parte di tutti i credenti, le opere dei Padri, e che esse, per la ricchezza di cultura filosofica e teologica che contengono, e per l’alta ispirazione missionaria che le anima, possano costituire un’indispensabile punto di riferimento nell’insegnamento svolto in tutte le facoltà della Pontifica Università Urbaniana.


 

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