S.E.R. Card.
Crescenzio
Sepe
Prefetto Congregazione per
l’Evangelizzazione dei Popoli
Presentazione
Dizionario di Letteratura cristiana antica
La pubblicazione in
italiano del Lexikon der antiken christlichen
Literatur curato, nell’edizione tedesca, da
Siegmar Döpp e Wilhelm Geerlings e in quella
italiana da Celestino Noce, professore di patrologia
nella Pontificia Università Urbaniana, ed edito
dall’Urbaniana University Press e Città Nuova
editrice, merita questa presentazione da parte degli
illustri studiosi qui convenuti, perché si tratta di
un evento insieme culturale ed ecclesiale.
Lascerò a questi
specialisti il compito di entrare negli aspetti
anche tecnici e specifici di questa importante
pubblicazione che, come è detto nella
Presentazione, “intende idealmente porsi sulla
scia della celebre Patrologia dell’Altaner,
manuale più volte riveduto ed edito nel secolo da
poco concluso (1980), sulle cui pagine si sono
formate generazioni di teologi e di cultori della
letteratura cristiana antica”. Così come lascerò a
loro di chiarire la distinzione tra la “letteratura
cristiana antica”, che abbraccia anche opere
letterarie e persino quelle di matrice eretica, e la
patristica propriamente detta. La mancanza di una
completa ortodossia o di una santità di vita, che
impedì loro di ottenere la piena approvazione
ecclesiastica, distingue infatti dai Padri altri
scrittori ecclesiastici antichi, quali Tertulliano,
Origene, Clemente Alessandrino, ecc., le cui opere
fanno appunto parte di quel ricco patrimonio che
costituisce in senso largo la “letteratura cristiana
antica”, presentata in modo completo e aggiornato
anche nella bibliografia da questo Dizionario.
Intendo invece
soffermarmi in modo specifico sull’importanza dello
studio dei Padri, non solo per la formazione
teologica degli studiosi, ma per la formazione di
tutti i sacerdoti e i cultori di scienze religiose,
religiosi e laici, a motivo del grande magistero non
solo teologico ma anche culturale e autenticamente
missionario che i Padri ancora ci offrono. Negli
ultimi anni, per merito anche di importanti case
editrici cattoliche, si assiste ad un sempre più
esteso interesse per i Padri della Chiesa, a motivo
soprattutto dell’autorità che la Chiesa attribuisce
loro, e grande è stato il contributo dato da centri
di studi superiori (università, istituti
specializzati ecc...) e da singoli studiosi italiani
alla conoscenza della vita e delle opere degli
scrittori cristiani dei primi secoli e
all'approfondimento del loro pensiero e della storia
della chiesa antica.
Gli scritti dei Padri
sono intimamente legati alla dottrina della Chiesa
ed alla sua tradizione. E' noto infatti come la
definizione ormai classica di Padri della Chiesa è
quella di “scrittori ecclesiastici della antichità
cristiana, che si sono distinti per pietà e
dottrina, e sono riconosciuti dalla Chiesa come
testimoni della tradizione divina”. Secondo il
Decretum Gelasianum le caratteristiche dei Padri
sono l'antichità, la santità della vita, la dottrina
ortodossa, l'approvazione della Chiesa. Da ciò
deriva, massimamente, la loro importanza. I più
antichi concili, per definire formule dogmatiche, si
sono sempre rifatti alle sentenze dei Padri. Ed è
ormai teologicamente acquisita la regola sul valore
del “consenso dei Padri” formulata da san Vincenzo
di Lérins (V secolo) nel suo Commonitorium
(n. 28): “Qualsiasi cosa tutti o molti Padri abbiano
affermato con un medesimo significato,
manifestamente, frequentemente, con continuità, come
in un concilio consenziente di maestri, questo si
deve ritenere come indubitato, certo e definito”. Il
consenso unanime dei Padri costituisce dottrina
inconfutabile della Chiesa in materia di fede e di
costumi, rappresenta cioè un’autorità irrefragabile,
perché coincide con il magistero ecclesiastico che è
infallibile. Ecco perché quei Padri che, approbante
Ecclesia, hanno impugnato particolari eresie,
valgono essi stessi come autorità dogmatiche, come
S. Cirillo d’Alessandria per quanto riguarda la
cristologia e S. Agostino per quanto riguarda la
dottrina della grazia. Il valore dottrinale degli
scritti dei Padri è pertanto intimamente legato al
valore che la Chiesa cattolica attribuisce alla
tradizione come “trasmissione orale di tutte le
verità rivelate da Cristo agli apostoli o loro
suggerite dallo Spirito Santo, mediante il magistero
sempre vivo e infallibile della Chiesa, assistita
dallo Spirito di verità”. Ecco perché tra gli organi
di trasmissione del deposito delle verità rivelate,
la Chiesa pone appunto, oltre al Magistero vivo e
alla Sacra Scrittura, l'autorità dei Padri, il cui
studio e la cui lettura non possono non tener conto
di questa incomparabile funzione e di questo
eccezionale valore.
Da ciò segue anche un
altro punto dottrinalmente importante: che cioè gli
scritti dei Padri, insieme al Magistero (Concili,
ecc.) e alla Scrittura, sono uno dei principali
“luoghi teologici”, ossia principio, fondamento e
riferimento di ogni argomentazione teologica. I
Padri, come testimoni della fede approvati dal
Magistero, hanno avuto ed hanno una preminente
autorità teologica, che diviene decisiva, in materia
dogmatica, come si è detto, quando il loro consenso
sia anche solo moralmente unanime.
Tuttavia, se formalmente si sogliono distinguere i
Padri, come organi della tradizione, dalla
Scrittura, non li si deve assolutamente considerare
come separati da questa, come invece sostiene
qualche teologo. Anzi, si può senz'altro affermare
che la riscoperta dei Padri che si è andata
accentuando prima e dopo il Vaticano II, è legata
proprio al rifiorire degli studi scritturisti e
dell'ermeneutica biblica, in quanto gli scritti dei
Padri traggono il loro valore proprio dall'essere
tutti impregnati di Sacra Scrittura, e autorizzati
interpreti di essa.
Se noi oggi possediamo
maggiori strumenti filologici ed esegetici per
studiare le Scritture, i Padri sono più “formati” di
noi dalla Scrittura, e i loro scritti ci si
presentano quali meditazioni che penetrano con
intelligenza e ispirazione il testo sacro. La
comprensione delle Scritture che ci offrono i Padri,
nel suo senso letterale, allegorico, mistagogico,
mistico, non ha confronti nella storia della
letteratura cristiana, e fa sembrare che essi non
abbiano avuto altro oggetto di riflessione teologica
che la penetrazione del messaggio del Vangelo
tramite lo stesso Vangelo. E' per questo che
l'ermeneutica scritturistica offertaci dai Padri si
è sempre rivelata di attualità, che è l'attualità
stessa del Vangelo, e fonte di ispirazione
teologica, spirituale e missionaria in ogni epoca
della storia della Chiesa.
E’ per questo anche che
i Padri sono oggi il primo e più importante punto di
riferimento, dopo la Scrittura, per il dialogo
ecumenico. Dietrich Bonhoeffer, una delle più
significative figure del protestantesimo
contemporaneo, ebbe a scrivere: “Ora leggo con molto
interesse alcuni Padri della Chiesa. In parte sono
molto più attuali dei riformatori e offrono, al
tempo stesso, una base per il dialogo tra cattolici
ed evangelici”.
Ma la meditazione della
Parola di Dio deve diventare efficace nella
attualità della “parola in atto”, nel kerygma, ossia
nell'“annuncio” del Vangelo che deve farsi vita di
comunione con Dio. Anche in ciò, possiamo trovare
nei Padri forse il più grande esempio ed un prezioso
ausilio di una autentica predicazione ed
evangelizzazione cristiana. Sant'Ildefonso di
Toledo, nel De virginitate perpetua S. Mariae,
ci ha dato una sintesi molto chiara di come, secondo
l'insegnamento dei Padri, chi annuncia la parola
deve farsi esso stesso compenetrare dalla parola,
affinché questa risulti efficace: “in modo da sapere
prima di parlare, di capire prima di rispondere, di
aver riflettuto in cuore prima di aver buttato fuori
dalla bocca. Per conoscere la pietà di questa verità
e per poterla asserire, considera, scruta, osserva,
capisci, pensa, mettici attenzione, persuaditi, abbi
pazienza, impara”.
Negli scritti dei Padri
si trovano fuse in maniera mirabile dottrina e
spiritualità, filosofia e ascetica, teologia e
mistica. E per questa altissima sintesi, cui aveva
aspirato con inquietudine il mondo culturale pagano,
i Padri occupano un posto unico anche nella storia
del pensiero dell’umanità, come un vertice di
sapienza. Non si può sottacere il posto che i loro
scritti occupano nella storia della cultura, come
patrimonio dell’umanità intera, credente e non
credente, sebbene la loro sapienza non sia di
impronta umana ma divina, e la loro filosofia sia,
secondo un detto di Agostino, “amore di Dio”.
Gli scritti dei Padri si
indirizzano a tutti gli uomini che amano la vera
cultura, anche ai non credenti. Ma certamente è
soprattutto ai cristiani che sono destinate le loro
opere, per formarli a quella “cultura cristiana” che
è sapienza e alimento dello spirito, e che oggi come
sempre va perseguita con impegno e amore. Sapienza
che così veniva definita da Teodoreto di Ciro: “La
virtù e la sapienza costituiscono un valore stabile
e duraturo. Esse hanno la meglio sulle incursioni
dei predoni, sulle lingue dei calunniatori e sulla
violenza dei dardi dei nemici... Il tempo, da parte
sua, lungi dal diminuire la loro efficacia, reca ad
esse incremento. La loro materia, inoltre, è l'amore
di Dio. Non può, infatti, accadere che intenda
perfettamente la filosofia chi non sia fervido
amante di Dio: si chiama filosofia, anzi, proprio
questo amore della sapienza. Dio, infatti, è ed è
chiamato la Sapienza”.
Infine un’ultima
riflessione sull’importanza missionaria dello studio
dei Padri. I Padri sono i testimoni di una Chiesa
che non aveva ancora conosciuto le sue interne
lacerazioni. I Padri, soprattutto, come ci mostra
magistralmente S. Cipriano di Cartagine nel suo
celebre libro “Sull'unità della Chiesa cattolica”,
letto pubblicamente durante il sinodo del 251,
sottolineano con forza il principio dell’unità della
Chiesa, derivante dall’origine comune in Cristo,
dalla comunione degli apostoli e dalle Scritture. E’
in questo contesto che S. Cipriano eleva la persona
di Pietro e la cattedra di Pietro a simbolo
dell’unità dell’episcopato e della Chiesa. I Padri
sapevano bene infatti che nessuna evangelizzazione e
nessuna missione può essere efficace, se essa non
procede dalla fonte viva dell’unità, unità di
dottrina, unità di fede, unità di carità. Rinsaldare
i vincoli dell’unità significa espandere in modo
proporzionale la diffusione del Vangelo. Nella
ricchezza delle voci del Dizionario si
assiste così ad un’inarrestabile opera di
evangelizzazione, che coinvolge i nuovi popoli fuori
dai confini dell’Impero Romano, le nuove popolazioni
barbariche insediatesi nei confini dell’Impero, che
fa nascere nuove comunità cristiane che “sviluppano
al loro interno un originale patrimonio linguistico
e dottrinale”, divenendo così modello di
inculturazione della fede anche oggi; “e tutto
questo prima in oriente, con l'originale e rilevante
apporto dei padri della Siria orientale, della
Persia, della Georgia, dell'Armenia, dell'Egitto,
della Nubia e, poi, in occidente, con il contributo
delle cristianità latino‑barbariche sorte entro i
confini dell'antico impero romano e gradualmente
resesi autonome, come quelle della Gallia, della
Spagna, dell'Irlanda ecc.”.
C’è
da augurarsi allora che sempre di più vengano
conosciute nella Chiesa, da parte di tutti i
credenti, le opere dei Padri, e che esse, per la
ricchezza di cultura filosofica e teologica che
contengono, e per l’alta ispirazione missionaria che
le anima, possano costituire un’indispensabile punto
di riferimento nell’insegnamento svolto in tutte le
facoltà della Pontifica Università Urbaniana.
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