Prof. Manuel
Nin, OSB
Rettore Pontificio Collegio Greco di
Roma
Gli autori orientali nel Dizionario
Introduzione.
Negli ultimi decenni del XX secolo abbiamo assistito
al fatto –oserei dire alla presa di coscienza- che
l’espressione “cristianesimo Orientale-cristianesimo
Occidentale” oppure “Chiesa Orientale-Chiesa
occidentale” così al singolare non riflette le
realtà né teologiche né ecclesiali né letterarie del
cristianesimo in quanto tale. Ambedue le espressioni
vanno messe al plurale per indicare le diversità
teologiche, ecclesiali e letterarie dell’Occidente e
direi di più dell’Oriente: bizantino, copto,
siro-orientale, siro-occidentale, armeno, etiopico,
maronita…; diversità che vanno molto al di là delle
semplici “varianti” o “diversità” rituali. Spesso le
Chiese orientali vengono chiamate semplicemente come
“rito” –bizantino, copto, siriaco…-, e questa
accezione è valida soltanto se riflette tutto il
contenuto liturgico e teologico ed ecclesiologico
che è vissuto in una Chiesa specifica e concreta.
Quindi il termine “rito” adoperato come sinonimo di
realtà ecclesiale non come semplice sinonimo di
variante liturgica.
Queste diversità si manifestano, appunto, sia dal
punto di vista teologico –punto di vista teologico
visto sia come controversia (ricordiamo le grandi
controversie dei IV-VI secc.), visto anche come
diversità di scuola teologica (accenno alla teologia
alessandrina, a quella antiochena, a quella latina
occidentale…). Le diversità si manifestano anche dal
punto di vista ecclesiale (le Chiese di tradizione
bizantina si svilupperanno da un ceppo antiocheno
verso quello costantinopolitano; le Chiese copta ed
etiopica rimarranno di tradizione patriarcale
alessandrina; la Chiesa siro orientale con un forte
sviluppo oggi diremmo missionario verso l’India, la
Cina, la Mongolia, che pur rimanendo antiochena alla
radice, si svilupperà per conto proprio dopo il
taglio geografico che suppone la sconfitta sotto
Giuliano l’Apostata nel 362-363. Le diversità
accennate si manifestano infine anche dal punto di
vista letterario: una grande letteratura in lingua
latina –e non solo- in Occidente; un blocco di
lingua greca –importantissimo- in Oriente, ma non
solo, anzi troviamo, sempre in Oriente, una
produzione letteraria notevolissima, abbondante ed
originale in lingua siriaca, copta, armena… per
citarne alcune.
Il Dizionario che si presenta questa sera
raccoglie questa diversità a cui accennavo in modo
molto chiaro, soprattutto per quanto riguarda gli
autori orientali non greci. Ed è su questa
angolatura che vorrei fare la mia presentazione. Non
farò un elenco di autori o di temi o di voci –c’è un
buon indice nel dizionario- ma vorrei metterne in
luce alcuni che sono uno dei pregi del presente
dizionario.
Non toccherò in questa presentazione i
grandi padri Orientali Greci, da quelli della fine
del I secolo come Clemente di Roma, la Didaché
oppure il corpus di lettere di Ignazio di
Antiochia, passando per Origene –lunga voce curata
da H.J. Voght e presentata in modo molto sistematico
per quanto riguarda la figura, le opere, la dottrina
nonché le diverse fasi della controversia attorno al
grande Padre alessandrino, fino ai Capadoci, a
Giovanni Crisostomo, a Teodoro di Mopsuestia e
quindi Massimo il Confessore. Mi soffermerò
soprattutto nel fatto dell’apertura del Dizionario
verso i cristianesimi orientali non greci, sia in
quanto autori, opere anonime e temi di ambito
teologico.
Letteratura siriaca del IV secolo.
Per quanto riguarda gli autori di ambito
siriaco, il Dizionario indica in modo molto chiaro
ambedue le tradizioni, sia quella siro-orientale
–una volta chiamata nestoriana-, sia quella
siro-occidentale –chiamata monofisita o giacobita.
In quanto gli autori, sempre di area siriaca, prima
delle grandi divisioni segnate dai concili di Efeso
431 e Calcedonia 451, il Dizionario contiene una
trentina di voci con autori come Afraate, Liber
Graduum, Efrem il Siro –corredata la voce di
questo autore con due altre voci su l’Efrem Greco e
l’Efrem Latino, in quanto la produzione letteraria
di Efrem ci è stata tramandata anche in greco e in
latino, oltre che in armeno, e di alcune opere
abbiamo soltanto le suddette traduzioni. Sempre
nell’ambito dei primi quattro secoli, la voce sulle
Odi di Salomone che presenta l’opera ed anche
la problematica che si profila dietro questo testo;
le voci ancora sulle versioni bibliche della
Peshitta e del Diatessaron, due versioni
bibliche del II-III secoli, usate nella liturgia
delle Chiese siriache. Altri autori di questo
periodo trattati come Giovanni il Solitario (di
Apamea), Marutha di Maipherkat… completano questo
periodo iniziale della letteratura siriaca.
Letteratura siro-orientale.
Il concilio di Efeso del 431 segnerà
chiaramente il taglio teologico ed ecclesiale con le
Chiese Orientali –non presenti al concilio, e che
geograficamente si trovano situate nella Mesopotamia,
nell’India e con uno slancio missionario che la
porterà verso la Cina e la Mongolia, dove la Chiesa
siro-orientale arriverà e metterà radici ecclesiali
e culturali ben salde; tra le testimonianze –oggi
purtroppo soltanto archeologiche o letterarie-
abbiamo la famosa stele di Xi’an, monumento allo
stesso tempo e archeologico e letterario, Di questa
tradizione ecclesiale siro-orientale –evito
volutamente di chiamarla nestoriana- il Dizionario
ha ben 35 voci che comprendono i grandi teologi di
questa scuola: Abramo di Kashkar, Abramo di Nathpar,
Narsai di Edessa, Babai, Dadisho Qatraya, Isacco di
Ninive, Giovanni di Dalyatha, Martirio; ho detto
grandi teologi che sono la maggioranza di loro anche
monaci; infatti in questa tradizione ecclesiale il
collegamento monasteri-scuole teologiche è molto
diretto. I monasteri saranno, lungo i V-VIII secoli,
luoghi di sviluppo e di controversia teologica.
Il
dizionario raccoglie ancora –e lo fa anche per le
altre tradizioni orientali- alcune voci sui grandi
“catolikos” –capo, patriarca- di questa Chiesa, in
quanto ebbero un ruolo fondamentale come vescovi e
come teologi impegnati nelle vicende delle loro
Chiese. Tra altri, troviamo voci su:Aba I, Babai,
Enanisho, Ishoyahb.
Letteratura siro-occidentale.
Nel V secolo il concilio di Calcedonia del
451 segnerà un’altra grande divisione tra le Chiese
cristiane. Le tradizioni ecclesiali che rifiutano la
dichiarazione cristologica del concilio del 451,
verranno chiamate chiese monofisite –miafisite se
volete; per quanto riguarda il ramo ecclesiale di
lingua siriaca preferisco chiamarlo siro-occidentale.
Questa tradizione è presente nel dizionario con le
voci di autori –spesso monaci-teologi oppure
vescovi-teologi allo steso tempo: Balai, Rabulla,
Filosseno di Mabbug, Giacomo di Sarug, Giacomo
Baradeo, Severo di Antiochia; per quest’ultimo, come
anche per altri autori, si tratta di un autore di
lingua greca benché anticalcedoniano, le cui opere,
specialmente le 125 “Omelie Cattedrali” ci sono
state tramandate soltanto nella versione siriaca, e
si tratta di un notevole “corpus” omiletico
tenuto tra il 512 ed il 518 –gli anni del
patriarcato antiocheno di Severo- importantissimo a
livello teologico, cristologico, ecclesiologico,
esegetico e non di meno monastico –a causa del
rapporto stretto di Severo con i centri monastici
antiocheno, la maggioranza di loro di lingua siriaca.
Letteratura copta.
Per quanto riguarda la letteratura copta –e
sotto questa voce si intende gli autori e le opere
sorti nell’Egitto cristiano dal II-III secoli fino
ai secoli VIII-IX-, il dizionario si sofferma su
alcune voci, una decina, collegate con delle figure
–patriarchi di Alessandria o monaci egiziani- che
hanno avuto un rilievo importante nello sviluppo
della letteratura e della Chiesa copta; come
letteratura appunto già nel III secolo, e come
Chiesa, soprattutto dopo lo schieramento
cristologico anticalcedoniano.
Le
prime figure del monacato egiziano, legato sia alla
tradizione greca che copta, vengono presentate
nelle voci: Antonio, Pacomio, Orsiesi. Più
prettamente in ambito copto troviamo le figure di
Teodoro di Tabennisi, Rufo di Shotep, personaggi
importanti sia come monaci sia anche a livello
letterario; i monasteri infatti saranno lungo i
secoli V-VII i centri di diffusione della
letteratura in lingua copta, letteratura inoltre non
già di traduzione come si trova nei secoli III-IV,
ma letteratura originale: commenti esegetici,
esortazioni monastiche, omelie…
Letteratura armena.
L’armena è un’altra Chiesa cristiana –e
quindi anche una letteratura cristiana- presente nel
nostro testo. Oltre alle voci attinenti le grandi
figure del IV secolo: Gregorio l’Illuminatore,
vescovo “padre” della Chiesa armena, Mesrop ed
altri; il dizionario accenna ad alcune figure che
segnano lo sviluppo della Chiesa armena –alcuni
“catolikos”- nei secoli VI-VII, oppure lo sviluppo
della letteratura e della filosofia armene
nell’opera di Anania di Shirak, Davide Armeno,
Eliseo Vartapet. La letteratura armena in modo
speciale, ma anche le altre letterature orientali
non greche, ha questo doppio ambito: quello di una
letteratura originale, e quello di una letteratura
di traduzione –traduzione di testi greci, siriaci-
di cui non abbiamo molte delle volte il testo
originale.
Monachesimo orientale.
Un altro capitolo importante è quello delle
voci sui monaci ed il monachesimo –quello latino,
greco e orientale non greco, cioè siriaco e copto,
di cui qualcosa ho già accennato; monachesimo o
movimenti monastici ben rappresentati con delle voci
che ci situano di fronte a questo fatto nato nel
seno delle Chiese cristiane, specialmente quelle
Orientali, e non unicamente in quella egiziana.
Spesso, facendo una storia del monachesimo cristiano
in genere, si tende ad affermare che esso sarebbe
nato in Egitto, attorno alla grande figura di Sant’Antonio
–ed in qualche modo anche quella di San Pacomio-, e
quindi grazie alla diffusione della Vita Antonii
scritta da Sant’Atanasio e tradotta in diverse
lingue già nello stesso IV secolo, il fenomeno
monastico si sarebbe sparso attraverso il
cristianesimo mediterraneo orientale ed occidentale.
Senza niente togliere dall’importanza e
dall’influsso avuto dalla vita di Sant’Antonio,
vorrei subito premettere la mia convinzione che il
fenomeno monastico –o se volete la nascita e la
crescita del fenomeno ascetico monastico cristiano-
va oltre l’Egitto e Antonio, ed inizia prima di
Antonio e contemporaneamente a lui, non soltanto in
Egitto, ma anche in Messopotamia, Siria, Palestina.
Quindi non si tratterebbe tanto di parlare del
monachesimo siriaco e copto in un rapporto di
figliolanza / dipendenza verso l’Egitto monastico
del IV secolo, ma di un rapporto di fratellanza.
Inoltre lo studio del fenomeno monastico, o ascetico
monastico, in ambito siriaco ed in ambito copto, ci
mette subito di fronte ad un fatto che non troviamo,
almeno così evidente, in ambito monastico greco /
bizantino oppure anche latino, cioè la grande
quantità di letteratura monastica (Regole, Lettere,
Trattati), letteratura legata a dei nomi di cui
tante volte, la maggior parte delle volte, non
sappiamo niente o quasi niente a livello biografico,
cronologico, geografico. Forse l’esempio più
evidente è Giovanni il Solitario (di Apamea) un
autore monastico siriaco, della seconda metà del V
secolo, autore di un corpus di quasi un
centinaio di opere, la cui vita ci rimane nel buio;
lo stesso si potrebbe dire anche di Isacco di Ninive
o di altri autori.
A
livello dell’Occidente nel Dizionario le voci
Giovanni Cassiano e Benedetto situano il monacato
nella Gallia e nell’Italia dei IV-VI secc. Per
quanto riguarda l’Oriente, metto in evidenza le voci
Pacomio, Antonio il Grande, Ammona, Arsenio, Evagrio
Pontico, testi come la Historia Monachorum in
Aegypto nell’Egitto del IV secolo; Isaia di
Scete ed Isidoro di Pelusio nel V secolo sempre in
ambito egiziano; anche notevole la voce Macario /
Simeone, corpus di opere messe sotto di
Macario e di Simeone di Mesopotamia. Barsanufio e
Giovanni di Gaza, Doroteo, nel deserto di Gaza dei
VI-VII secoli. Le voci di due autori omonimi che
hanno avuto il pregio di raccogliere una tradizione
ed una dottrina monastiche già stabilite,
consolidate e, allo stesso tempo diventare un canale
di tradizione; penso ai due Giovanni, il Climaco
(VI-VII secc.) autore della Scala Paradisi, e
l’altro Giovanni, il Mosco (VI-VII secc.) autore del
Prato Spirituale. Queste ultime opere, ed anche le
precedenti, ebbero un grande successo in ambito
latino soprattutto nel Medioevo. Nel 1540 troviamo
una versione stampata della Scala Paradisi di
Giovanni Climaco nel Messico e che sarebbe il primo
testo stampato in quelle terre. La tradizione
monastica siriaca è ben rappresentata con diverse
voci; cito altri due famosi omonimi: Simeone Stilita
il Vecchio (IV-V secc.) e Simeone Stilita il Giovane
(VI sec.).
Voci diverse.
Oltre agli ambiti ecclesiali accennati,
vorrei segnalare alcune voci più generali assai
utili, ad esempio voci come “lingue dei Padri” voce
che indica e presenta le principali lingue orientali
ed occidentali, con una buona bibliografia per
ognuna di esse. Sempre a livello bibliografico,
vengono indicati gli strumenti per ognuna delle
lingue e le storie della letteratura pe ognuna delle
lingue in questione. Accenno ancora alla voce
“liturgia” che contiene la presentazione delle
diverse liturgie cristiane di Oriente ed Occidente,
con un quadro sinottico molto utile per le diverse
famiglie liturgiche, in cui si fa vedere in modo
chiaro l’origine ed il collegamento “patriarcale”
–Alessandria ed Antiochia- delle diverse liturgie
occidentali ed orientali. In Oriente attorno ad
Alessandria si svilupperanno le liturgie copta ed
etiopica; mentre che da Antiochia ne verranno fuori
tre rami: siro-orientale, siro-occidentale e
bizantino –per quest’ultimo con lo sviluppo
posteriore e complementare che ebbe luogo a
Costantinopoli a partire dal V secolo.
Conclusione.
Oltre all’utilità e completezza del
contenuto delle voci, sia quelle di autore sia
quelle tematiche, ognuna di esse contiene una
sufficiente bibliografia sia per quanto riguarda le
edizioni delle opere di ogni autore, sia anche per
gli studi più classici e più recenti.
Non soltanto per la letteratura cristiana
antica latina e greca, ma anche per quelle orientali
non greche, il Dizionario che si presenta questa
sera diventa uno strumento molto utile per una prima
indagine / approccio alle figure, alle opere, ai
movimenti delle Chiese cristiane antiche.
P.
Manuel Nin osb
Pontificio Collegio Greco
Roma
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