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EVENTI


Scheda libro

 

Dizionario di letteratura cristiana antica

di S. Döpp e W. Geerlings

 

Edizione italiana a cura di Celestino Noce

(coedizione Urbaniana University Press e Città Nuova)

 

Venerdì 19 maggio, ore 17,00

Auditorium Pontificia Università Urbaniana

Via Urbano VIII, 16 - Roma


Prof. Manuel Nin, OSB

Rettore Pontificio Collegio Greco di Roma

 

Gli autori orientali nel Dizionario

Introduzione.

Negli ultimi decenni del XX secolo abbiamo assistito al fatto –oserei dire alla presa di coscienza- che l’espressione “cristianesimo Orientale-cristianesimo Occidentale” oppure “Chiesa Orientale-Chiesa occidentale” così al singolare non riflette le realtà né teologiche né ecclesiali né letterarie del cristianesimo in quanto tale. Ambedue le espressioni vanno messe al plurale per indicare le diversità teologiche, ecclesiali e letterarie dell’Occidente e direi di più dell’Oriente: bizantino, copto, siro-orientale, siro-occidentale, armeno, etiopico, maronita…; diversità che vanno molto al di là delle semplici “varianti” o “diversità” rituali. Spesso le Chiese orientali vengono chiamate semplicemente come “rito” –bizantino, copto, siriaco…-, e questa accezione è valida soltanto se riflette tutto il contenuto liturgico e teologico ed ecclesiologico che è vissuto in una Chiesa specifica e concreta. Quindi il termine “rito” adoperato come sinonimo di realtà ecclesiale non come semplice sinonimo di variante liturgica.

 

Queste diversità si manifestano, appunto, sia dal punto di vista teologico –punto di vista teologico visto sia come controversia (ricordiamo le grandi controversie dei IV-VI secc.), visto anche come diversità di scuola teologica (accenno alla teologia alessandrina, a quella antiochena, a quella latina occidentale…). Le diversità si manifestano anche dal punto di vista ecclesiale (le Chiese di tradizione bizantina si svilupperanno da un ceppo antiocheno verso quello costantinopolitano; le Chiese copta ed etiopica rimarranno di tradizione patriarcale alessandrina; la Chiesa siro orientale con un forte sviluppo oggi diremmo missionario verso l’India, la Cina, la Mongolia, che pur rimanendo antiochena alla radice, si svilupperà per conto proprio dopo il taglio geografico che suppone la sconfitta sotto Giuliano l’Apostata nel 362-363. Le diversità accennate si manifestano infine anche dal punto di vista letterario: una grande letteratura in lingua latina –e non solo- in Occidente; un blocco di lingua greca –importantissimo- in Oriente, ma non solo, anzi troviamo, sempre in Oriente, una produzione letteraria notevolissima, abbondante ed originale in lingua siriaca, copta, armena… per citarne alcune.

 

         Il Dizionario che si presenta questa sera raccoglie questa diversità a cui accennavo in modo molto chiaro, soprattutto per quanto riguarda gli autori orientali non greci. Ed è su questa angolatura che vorrei fare la mia presentazione. Non farò un elenco di autori o di temi o di voci –c’è un buon indice nel dizionario- ma vorrei metterne in luce alcuni che sono uno dei pregi del presente dizionario.

 

         Non toccherò in questa presentazione i grandi padri Orientali Greci, da quelli della fine del I secolo come Clemente di Roma, la Didaché oppure il corpus di lettere di Ignazio di Antiochia, passando per Origene –lunga voce curata da H.J. Voght e presentata in modo molto sistematico per quanto riguarda la figura, le opere, la dottrina nonché le diverse fasi della controversia attorno al grande Padre alessandrino, fino ai Capadoci, a Giovanni Crisostomo, a Teodoro di Mopsuestia e quindi Massimo il Confessore. Mi soffermerò soprattutto nel fatto dell’apertura del Dizionario verso i cristianesimi orientali non greci, sia in quanto autori, opere anonime e temi di ambito teologico.

 

Letteratura siriaca del IV secolo.

         Per quanto riguarda gli autori di ambito siriaco, il Dizionario indica in modo molto chiaro ambedue le tradizioni, sia quella siro-orientale –una volta chiamata nestoriana-, sia quella siro-occidentale –chiamata monofisita o giacobita. In quanto gli autori, sempre di area siriaca, prima delle grandi divisioni segnate dai concili di Efeso 431 e Calcedonia 451, il Dizionario contiene una trentina di voci con autori come Afraate, Liber Graduum, Efrem il Siro –corredata la voce di questo autore con due altre voci su l’Efrem Greco e l’Efrem Latino, in quanto la produzione letteraria di Efrem ci è stata tramandata anche in greco e in latino, oltre che in armeno, e di alcune opere abbiamo soltanto le suddette traduzioni. Sempre nell’ambito dei primi quattro secoli, la voce sulle Odi di Salomone che presenta l’opera ed anche la problematica che si profila dietro questo testo; le voci ancora sulle versioni bibliche della Peshitta e del Diatessaron, due versioni bibliche del II-III secoli, usate nella liturgia delle Chiese siriache. Altri autori di questo periodo trattati come Giovanni il Solitario (di Apamea), Marutha di Maipherkat… completano questo periodo iniziale della letteratura siriaca.

 

Letteratura siro-orientale.

         Il concilio di Efeso del 431 segnerà chiaramente il taglio teologico ed ecclesiale con le Chiese Orientali –non presenti al concilio, e che geograficamente si trovano situate nella Mesopotamia, nell’India e con uno slancio missionario che la porterà verso la Cina e la Mongolia, dove la Chiesa siro-orientale arriverà e metterà radici ecclesiali e culturali ben salde; tra le testimonianze –oggi purtroppo soltanto archeologiche o letterarie- abbiamo la famosa stele di Xi’an, monumento allo stesso tempo e archeologico e letterario, Di questa tradizione ecclesiale siro-orientale –evito volutamente di chiamarla nestoriana- il Dizionario ha ben 35 voci che comprendono i grandi teologi di questa scuola: Abramo di Kashkar, Abramo di Nathpar, Narsai di Edessa, Babai, Dadisho Qatraya, Isacco di Ninive, Giovanni di Dalyatha, Martirio; ho detto grandi teologi che sono la maggioranza di loro anche monaci; infatti in questa tradizione ecclesiale il collegamento monasteri-scuole teologiche è molto diretto. I monasteri saranno, lungo i V-VIII secoli, luoghi di sviluppo e di controversia teologica.

Il dizionario raccoglie ancora –e lo fa anche per le altre tradizioni orientali- alcune voci sui grandi “catolikos” –capo, patriarca- di questa Chiesa, in quanto ebbero un ruolo fondamentale come vescovi e come teologi impegnati nelle vicende delle loro Chiese. Tra altri, troviamo voci su:Aba I, Babai, Enanisho, Ishoyahb.

 

Letteratura siro-occidentale.

         Nel V secolo il concilio di Calcedonia del 451 segnerà un’altra grande divisione tra le Chiese cristiane. Le tradizioni ecclesiali che rifiutano la dichiarazione cristologica del concilio del 451, verranno chiamate chiese monofisite –miafisite se volete; per quanto riguarda il ramo ecclesiale di lingua siriaca preferisco chiamarlo siro-occidentale. Questa tradizione è presente nel dizionario con le voci di autori –spesso monaci-teologi oppure vescovi-teologi allo steso tempo: Balai, Rabulla, Filosseno di Mabbug, Giacomo di Sarug, Giacomo Baradeo, Severo di Antiochia; per quest’ultimo, come anche per altri autori, si tratta di un autore di lingua greca benché anticalcedoniano, le cui opere, specialmente le 125 “Omelie Cattedrali” ci sono state tramandate soltanto nella versione siriaca, e si tratta di un notevole “corpus” omiletico tenuto tra il 512 ed il 518 –gli anni del patriarcato antiocheno di Severo- importantissimo a livello teologico, cristologico, ecclesiologico, esegetico e non di meno monastico –a causa del rapporto stretto di Severo con i centri monastici antiocheno, la maggioranza di loro di lingua siriaca.

 

Letteratura copta.

         Per quanto riguarda la letteratura copta –e sotto questa voce si intende gli autori e le opere sorti nell’Egitto cristiano dal II-III secoli fino ai secoli VIII-IX-, il dizionario si sofferma su alcune voci, una decina, collegate con delle figure –patriarchi di Alessandria o monaci egiziani- che hanno avuto un rilievo importante nello sviluppo della letteratura e della Chiesa copta; come letteratura appunto già nel III secolo, e come Chiesa, soprattutto dopo lo schieramento cristologico anticalcedoniano.

 

Le prime figure del monacato egiziano, legato sia alla tradizione greca che copta,  vengono presentate nelle voci: Antonio, Pacomio, Orsiesi. Più prettamente in ambito copto troviamo le figure di Teodoro di Tabennisi, Rufo di Shotep, personaggi importanti sia come monaci sia anche a livello letterario; i monasteri infatti saranno lungo i secoli V-VII i centri di diffusione della letteratura in lingua copta, letteratura inoltre non già di traduzione come si trova nei secoli III-IV, ma letteratura originale: commenti esegetici, esortazioni monastiche, omelie…

 

Letteratura armena.

         L’armena è un’altra Chiesa cristiana –e quindi anche una letteratura cristiana- presente nel nostro testo. Oltre alle voci attinenti le grandi figure del IV secolo: Gregorio l’Illuminatore, vescovo “padre” della Chiesa armena, Mesrop ed altri; il dizionario accenna ad alcune figure che segnano lo sviluppo della Chiesa armena –alcuni “catolikos”- nei secoli VI-VII, oppure lo sviluppo della letteratura e della filosofia armene nell’opera di Anania di Shirak, Davide Armeno, Eliseo Vartapet. La letteratura armena in modo speciale, ma anche le altre letterature orientali non greche, ha questo doppio ambito: quello di una letteratura originale, e quello di una letteratura di traduzione –traduzione di testi greci, siriaci- di cui non abbiamo molte delle volte il testo originale.

 

Monachesimo orientale.

         Un altro capitolo importante è quello delle voci sui monaci ed il monachesimo –quello latino, greco e orientale non greco, cioè siriaco e copto, di cui qualcosa ho già accennato; monachesimo o movimenti monastici ben rappresentati con delle voci che ci situano di fronte a questo fatto nato nel seno delle Chiese cristiane, specialmente quelle Orientali, e non unicamente in quella egiziana.

 

Spesso, facendo una storia del monachesimo cristiano in genere, si tende ad affermare che esso sarebbe nato in Egitto, attorno alla grande figura di Sant’Antonio –ed in qualche modo anche quella di San Pacomio-, e quindi grazie alla diffusione della Vita Antonii scritta da Sant’Atanasio e tradotta in diverse lingue già nello stesso IV secolo, il fenomeno monastico si sarebbe sparso attraverso il cristianesimo mediterraneo orientale ed occidentale. Senza niente togliere dall’importanza e dall’influsso avuto dalla vita di Sant’Antonio, vorrei subito premettere la mia convinzione che il fenomeno monastico –o se volete la nascita e la crescita del fenomeno ascetico monastico cristiano- va oltre l’Egitto e Antonio, ed inizia prima di Antonio e contemporaneamente a lui, non soltanto in Egitto, ma anche in Messopotamia, Siria, Palestina. Quindi non si tratterebbe tanto di parlare del monachesimo siriaco e copto in un rapporto di figliolanza / dipendenza verso l’Egitto monastico del IV secolo, ma di un rapporto di fratellanza.

 

Inoltre lo studio del fenomeno monastico, o ascetico monastico, in ambito siriaco ed in ambito copto, ci mette subito di fronte ad un fatto che non troviamo, almeno così evidente, in ambito monastico greco / bizantino oppure anche latino, cioè la grande quantità di letteratura monastica (Regole, Lettere, Trattati), letteratura legata a dei nomi di cui tante volte, la maggior parte delle volte, non sappiamo niente o quasi niente a livello biografico, cronologico, geografico. Forse l’esempio più evidente è Giovanni il Solitario (di Apamea) un autore monastico siriaco, della seconda metà del V secolo, autore di un corpus di quasi un centinaio di opere, la cui vita ci rimane nel buio; lo stesso si potrebbe dire anche di Isacco di Ninive o di altri autori.

 

A livello dell’Occidente nel Dizionario le voci Giovanni Cassiano e Benedetto situano il monacato nella Gallia e nell’Italia dei IV-VI secc. Per quanto riguarda l’Oriente, metto in evidenza le voci Pacomio, Antonio il Grande, Ammona, Arsenio, Evagrio Pontico, testi come la Historia Monachorum in Aegypto  nell’Egitto del IV secolo; Isaia di Scete ed Isidoro di Pelusio nel V secolo sempre in ambito egiziano; anche notevole la voce Macario / Simeone, corpus di opere messe sotto di Macario e di Simeone di Mesopotamia. Barsanufio e Giovanni di Gaza, Doroteo, nel deserto di Gaza dei VI-VII secoli. Le voci di due autori omonimi che hanno avuto il pregio di raccogliere una tradizione ed una dottrina monastiche già stabilite, consolidate e, allo stesso tempo diventare un canale di tradizione; penso ai due Giovanni, il Climaco (VI-VII secc.) autore della Scala Paradisi, e l’altro Giovanni, il Mosco (VI-VII secc.) autore del Prato Spirituale. Queste ultime opere, ed anche le precedenti, ebbero un grande successo in ambito latino soprattutto nel Medioevo. Nel 1540 troviamo una versione stampata della Scala Paradisi di Giovanni Climaco nel Messico e che sarebbe il primo testo stampato in quelle terre. La tradizione monastica siriaca è ben rappresentata con diverse voci; cito altri due famosi omonimi: Simeone Stilita il Vecchio (IV-V secc.) e Simeone Stilita il Giovane (VI sec.).

 

Voci diverse.

         Oltre agli ambiti ecclesiali accennati, vorrei segnalare alcune voci più generali assai utili, ad esempio voci come “lingue dei Padri” voce che indica e presenta le principali lingue orientali ed occidentali, con una buona bibliografia per ognuna di esse. Sempre a livello bibliografico, vengono indicati gli strumenti per ognuna delle lingue e le storie della letteratura pe ognuna delle lingue in questione. Accenno ancora alla voce “liturgia” che contiene la presentazione delle diverse liturgie cristiane di Oriente ed Occidente, con un quadro sinottico molto utile per le diverse famiglie liturgiche, in cui si fa vedere in modo chiaro l’origine ed il collegamento “patriarcale” –Alessandria ed Antiochia- delle diverse liturgie occidentali ed orientali. In Oriente attorno ad Alessandria si svilupperanno le liturgie copta ed etiopica; mentre che da Antiochia ne verranno fuori tre rami: siro-orientale, siro-occidentale e bizantino –per quest’ultimo con lo sviluppo posteriore e complementare che ebbe luogo a Costantinopoli a partire dal V secolo.

 

Conclusione.

         Oltre all’utilità e completezza del contenuto delle voci, sia quelle di autore sia quelle tematiche, ognuna di esse contiene una sufficiente bibliografia sia per quanto riguarda le edizioni delle opere di ogni autore, sia anche per gli studi più classici e più recenti.

 

         Non soltanto per la letteratura cristiana antica latina e greca, ma anche per quelle orientali non greche, il Dizionario che si presenta questa sera diventa uno strumento molto utile per una prima indagine / approccio alle figure, alle opere, ai movimenti delle Chiese cristiane antiche.

 

P. Manuel Nin osb

Pontificio Collegio Greco

Roma


 

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