Cenni storici


La Biblioteca della Pontificia Università Urbaniana, nel suo assetto attuale, in realtà è costituita da due biblioteche: dalla Biblioteca del Collegio Urbano, chiamata Biblioteca Universitaria, e dalla Pontificia Biblioteca Missionaria, trasferita dalla sede della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli di Piazza di Spagna. Sono state unite nel 1979 nella nuova sede. Dal punto di vista cronologico, la Biblioteca Universitaria è stata fondata 300 anni prima di quella Missionaria, precisamente cinque anni dopo la fondazione della Congregazione de Propaganda Fide, il 1° agosto 1627, insieme con il Collegio Urbano. La natura del Collegio era finalizzata al sostenere lo studio come mezzo indispensabile per la formazione dei futuri missionari. A tal fine uno degli strumenti assolutamente necessari era la biblioteca. Secondo i documenti la Biblioteca del Collegio di Propaganda ebbe, quale fondo iniziale, un regalo del Collegio Gregoriano nel 1643. Col tempo divenne così tanto importante, che il papa Clemente IX il 5 dicembre 1667 emanò un breve Conservazioni et manutenzioni librorum bibliothecae Collegi de Propaganda Fide col quale proibì, sotto pena di scomunica, la sottrazione dei libri.

I libri via via donati alla Congregazione de Propaganda Fide, costituirono il fondo originario della Biblioteca del Collegio. Da allora, nel tempo, si sono raccolti ivi libri rari ed atlanti preziosi. Molti volumi sono di provenienza della celebre Tipografia Poliglotta della Sacra Congregazione, fondata, prima della nascita del Collegio Urbano, per l’apostolato missionario. L’apostolato della stampa, infatti, fin dall’inizio, fu considerato come mezzo importante per la comunicazione della Fede.

Negli ultimi anni della Rivoluzione Francese, la biblioteca insieme con la Congregazione de Propaganda Fide visse le vicende più dure della sua storia. Nel 1798 il palazzo di Propaganda a Piazza di Spagna venne sequestrato e custodito dai francesi. I nuovi padroni considerarono come inutile le pubblicazioni nelle lingue orientali, orgoglio della Stamperia di Propaganda, e le destinarono alla distruzione come maculatura. Una parte della Biblioteca insieme con l’Archivio vennero trasferiti in Francia. Non pochi incunaboli, libri rari e manoscritti sparirono. Subito dopo il ritiro delle truppe francesi da Roma, la Congregazione cominciò a ricomprare le proprietà messe all’asta dai francesi, specialmente a riacquistare preziosi codici e manoscritti, libri, mobili, ecc.

Con l’occasione dell'Anno Santo del 1925, il Sommo Pontefice Pio XI diede l’impulso per una Mostra missionaria in Vaticano. Il Santo Padre voleva che nell’Esposizione venisse riunito il maggior numero possibile di pubblicazioni riguardanti il ministero missionario e le missioni cattoliche, sia del passato che di quel momento storico compresa tutta la produzione libraria suscitata da esse o ad esse ispirata in qualsiasi maniera. In seguito, i libri raccolti per quell’evento (tavole geografiche, grammatiche e vocabolari delle lingue indigene, catechismi, storie sacre, commenti teologici, e libri riguardanti la storia della religione, la topografia, l’etnografia dei paesi di attività missionaria) vennero donati alla Congregazione de Propaganda Fide e costituirono la Pontificia Biblioteca Missionaria.

La nuova Biblioteca venne sottomessa all'autorità della Sacra Congregazione "de Propaganda Fide", con il fine di mettere in stretto contatto l'Archivio della Congregazione e la Biblioteca Missionaria, per promuovere in questo modo e facilitare così la ricerca scientifica. Primo Bibliotecario fu nominato il Padre Roberto Streit O.M.I. responsabile della sezione libraria dell’Esposizione Missionaria.