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Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli -
Pontificia Università Urbaniana
Convegno Internazionale
40° anniversario del Decreto
Conciliare Ad Gentes
SALUTO AL CONVEGNO
S. Em.za Rev.ma Card. Crescenzio Sepe
Signori Cardinali,
Cari Fratelli nell 'Episcopato e nel
Sacerdozio,
Fratelli e Sorelle tutti.
È con vivo piacere che, a nome della
Congregazione per l'Evangelizzazione dei Popoli e della
Pontificia Università Urbaniana, accolgo voi tutti,
partecipanti a questo Convegno Internazionale per
commemorare i 40 anni dalla promulgazione del Decreto
Conciliare "Ad Gentes".
Per diversi motivi, non ultimo la nomina
del nuovo Rettore della nostra Università nella persona
di Mons. Spreafico, si è dovuto ritardare questo
Convegno, atteso da tanti studiosi di missiologia,
membri di Ordini, di Istituti e di Movimenti ecclesiali,
che svolgono attività missionaria e, soprattutto, dai
nostri missionari e missionarie che annunciano il
Vangelo nelle diverse parti del mondo e che esprimono
continuamente il desiderio di essere aiutati
spiritualmente a svolgere con entusiasmo la loro
vocazione di testimoni di Cristo "ad gentes".
Il nostro Convegno vuoI essere, pertanto,
un atto di omaggio a questi nostri eroici missionari che
spendono la loro vita, spesso in condizioni difficili e
pericolose, come ho potuto constatare nei miei viaggi
pastorali nei territori di missione, perché Cristo sia
annunciato e tutti gli uomini ricevano la salvezza.
Il nostro ringraziamento va al Signore,
che ha ispirato i Padri conciliari a riflettere sul
senso missionario, che è fondamentale per la vita della
Chiesa, e va anche agli stessi Padri che hanno discusso,
con impegno, ed hanno approvato il testo conciliare.
A questo proposito, vorrei riportarvi la
testimonianza di un Vescovo missionario, pubblicata nel
volume di P. Gheddo "Concilio e Terzo Mondo". Si tratta
di S.E. Mons. Carlo Cavallera, missionario della
Consolata e Vescovo, prima di Nyeri
e, poi, di Marsabit, in Kenya. Dice il
Presule: "Nell 'aula conciliare c'era una strenua
battaglia tra noi missionari ed altri Vescovi che
volevano liquidare in fretta i problemi delle Missioni,
facendone un 'appendice di qualche altro tema. Ma noi
insistemmo per avere un documento a parte, convinti che
il futuro della Chiesa si giocasse soprattutto nelle
Missioni del Terzo Mondo. E poi la Chiesa è o non è
missionaria?" (EMI, 1964, p.25).
Il confronto fu "vinto" dai Vescovi
missionari.
La redazione del documento fu laboriosa.
Subì ben 7 stesure. Fu approvata il 7
dicembre 1965, il giorno precedente la
chiusura del Concilio, ed ottenne il numero più alto dei
consensi: 2.394 voti favorevoli e 5 non placet,
divenendo il documento con la più cospicua votazione
favorevole di tutto il Concilio Vaticano IL
Ma della storia del Decreto e della sua
ricchezza teologica e pastorale, vi parlerà, tra poco,
il nostro , Professor Gianfrancesco Colzani.
Non posso, tuttavia, non sottolineare
alcune "originalità" contenute nel Decreto come, per
esempio, nel Capitolo 111, dove si parla dell' apertura
missionaria delle Chiese particolari e si insiste sulla
responsabilità dei laici nell'azione missionaria (nn.19-22/i);
oppure quando, nel Capitolo V, si danno orientamenti
molto chiari e precisi circa l'organizzazione dell'
attività missionaria, nonché sui compiti del Dicastero
missionario e delle Conferenze Episcopali (nn. 28-34).
Ancora più interessanti sono le
"sorgenti" profonde della missione della Chiesa e dell'
attività missionaria, individuate nel Decreto. Tali
"sorgenti", infatti, sono illustrate nel nostro
Documento alla luce della vita trinitaria, come
prolungamento delle divine comunicazioni. Nella Trinità,
la carità del Padre è l'inesauribile "sorgente d'amore",
da cui nasce la nuova e definitiva missione del Figlio,
che si realizza nello Spirito Santo.
Ma 1"'Ad Gentes" definisce bene anche due
specifici ambiti ecclesiologici: i Vescovi e i Laici.
Il dovere missionario ricade innanzi
tutto sui Vescovi, in quanto capi delle comunità
ecclesiali e membri del corpo episcopale: "Tutti i
Vescovi, in quanto membri del corpo episcopale che
succede al collegio apostolico, sono stati consacrati
non soltanto per una diocesi, ma per la salvezza di
tutto il mondo. Il comando di Cristo di predicare il
Vangelo ad ogni creatura riguarda innanzi tutto e
immediatamente loro, con Pietro e sotto Pietro" (n.38).
Le Conferenze Episcopali vengono chiamate in causa per
regolare tutte le questioni che si riferiscono alla
cooperazione missionaria.
Il dovere missionario dei "Laici"
è una delle novità del Decreto, che recita: "Tutti i
battezzati sono chiamati a rendere testimonianza a
Cristo, di fronte alle genti" (n.6). E ancora: "1
cristiani, avendo doni differenti, devono collaborare
alla causa del Vangelo secondo le possibilità e il
carisma" (n. 28). E, infine, "Tutti i fedeli,
come membra di Cristo vivente, hanno l'obbligo di
cooperare all'espansione e alla dilatazione del suo
corpo" (n. 36). Di fatto, tutto il numero 41 tratta
del dovere missionario dei laici.
In realtà, l'impegno missionario dei
laici, specialmente dal Concilio in poi, è una delle
novità più sorprendenti e una delle ricchezze più
consolanti dell'attività missionaria "ad gentes".
Movimenti laicali, gruppi di famiglia, volontari, ecc.,
costituiscono oggi uno strumento provvidenziale e in
continua crescita della missione, soprattutto nelle aree
di prima evangelizzazione.
Sappiamo, inoltre, che dal Decreto
Conciliare sono scaturiti dei meravigliosi testi del
Magistero petrino e dei Vescovi, che hanno arricchito e
dato impulso all'azione missionaria nel mondo. Mi
riferisco, in particolare, alla "Evangelii Nuntiandi",
di Paolo VI, e alla "Redemptoris Missio", che Giovanni
Paolo II pubblicò a 25 anni dall' "Ad Gentes".
Oggi, nel commemorare i 40 anni di questo
Decreto Conciliare, vogliamo metterei nel solco
teologico, spirituale e pastorale di questi
"insegnamenti missionari", per proseguire, con nuovo
entusiasmo e passione, sulla strada indicataci da
Cristo, della missione della Chiesa, che "è per natura
missionaria" (n.2).
È questo il mio augurio! |