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Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli -
Pontificia Università Urbaniana
Convegno Internazionale
40° anniversario del Decreto
Conciliare Ad Gentes
IL CAMMINO MAGISTERIALE
DEL DECRETO AD GENTES
P. J. Castellano Cervera ocd
Introduzione
Il Decreto Ad Gentes
del Concilio del Vaticano II non è un documento minore.
E non è neanche un documento isolato. Esso respira con
la comunione ad altri documenti conciliari nei quali il
riferimento alla Chiesa missionaria è costante, dalla
Sacrosanctum Conci/ium alla Lumen gentium
alla Gaudium et speso La dovremo chiamare Ad
Gentes divinitus, includendo la terza parola del
Decreto che indica la fonte della missione che è opera
di Dio e per cogliere l'unità della fonte e dei
destinatari da Dio alle genti...
Ed è un documento fecondo,
il solo n. primo che rivendica il bisogno permanente ed
urgente della missio ad gentes, come compito e
stato della Chiesa lo ha reso attuale e lo ha immesso
nel dinamismo della Chiesa postconciliare, fino ai
nostri giorni. L'onda lunga dell' Ad Gentes dura ancora,
magari come un fiume che ha una sorgente e che man mano
si arricchisce con altri affluenti, come è il caso dei
documenti ai quali ha dato vita e altri che ad esso si
ispirano, come avremo modo di vedere.
E' un documento attuale,
specialmente per la rinnovata teologia della missione
che propone nel primo capitolo con una dinamica
trinitaria ed ecclesiale della missione ad gentes,
sempre attuale, anzi da riproporre per la scelta
metodologia del risalire all'amore fontale del Padre, di
affermare la missione universale e necessaria del
Figlio, l'azione costante dello Spirito Santo, il grande
missionario, il tessitore della parola e della storia.
Tale prospettiva trinitaria ha approfondito lo stesso
dinamismo ecclesiale della Lumen Gentium ed in
parte lo ha superato, nel dinamismo della descrizione di
una Chiesa mistero di comunione e di missione, aperta al
mondo che deve vedere il Cristo-Messia, come lo dice
molte bene il n. 8 citando una delle antifone maggiori
dell' Avvento, come "Exspectatio gentium et Salvator
earum". Un Cristo quindi ancora atteso per la maggior
parte dell' umanità.
Non è un documento minore
per le altre tematiche che ha svolto, come quella
dell'ordinata
impiantazione della Chiesa,
la plantatio Ecclesiae, diversa dall' ordinaria missione
della Chiesa, dalla nuova evangelizzazione, dal dialogo
ecumenico e dallo stesso dialogo interreligioso, anche
se connesso alcune di queste realtà. Con un riferimento
esemplare alla dinamica stessa della missione
apostolica. Il progetto missionario della Plantatio
ecclesiae è costituito dalla testimonianza
evangelizzazione, la catechesi, il compimento ordinato
dell'iniziazione cristiana, secondo le
dinamiche della Chiesa
primitiva ma anche dei grandi evangelizzatori e teologi
della missione nel secolo XVI e XVII in America e in
Asia, e le intuizioni felici di un grande come il Cardo
Charles Martiale Lavigerie nel secolo XIX in Aftica,
premessa necessaria per fondazione delle chiese nella
loro completezza: con il clero indigeno, la vita
religiosa locale, anche contemplati va, l' apostolato
dei laici: una chiesa viva e vigorosa che si espande e
cresce in estensione ed in profondità.
E' permanente la apologia
della vocazione missionaria come tale, che ridona
universalità a tutte le vocazioni del popolo di Dio, ma
che può manifestarsi come una chiamata specifica, come
un carisma, una vocazione permanente, di tutte le
chiese, quelle giovani e quelle vecchie.
Una chiamata ad essere
discepoli e missionari del Vangelo. Tema ripreso
attualmente dalla Conferenza Generale del Celam, ma che
anche dimensione viva sopratutto in alcune Chiese
generose in vocazioni che diventano missionarie al di là
delle loro chiese particolari o delle congregazioni
religiose che le hanno fatto nascere e crescere con la
forza dinamica dello Spirito Santo.
Un Decreto che si presenta
anche concreto, con la concretezza che richiede la
missione, in generosità di persone e di mezzi, di aiuti
e di cooperazione. Con tutta una serie di risvolti
pratici che vi sono connessi all'estensione concreta e
radicata, incarnata della missione, come nella stessa
vita di Gesù e nei primordi della missione della Chiesa.
In questo modo il realismo della missione, anche con le
concrete dimensioni dell' organizzazione e della
cooperazione missionaria, come una realtà che mantiene
viva l'essenza della Chiesa, sacramento universale di
salvezza, la communio ecclesiarum l'unità dell'
impulso missionario che viene dal primato di Pietro, la
coesione fra le Chiese particolari. . .
Non ha l'autorevolezza di
una Costituzione conciliare, e per questo rimane anche
limitato il suo influsso e la sua autorità alla forma di
un Decreto più aperto all'evoluzione dottrinale e
pratica.
Molti semi fecondi e vitali
che in quel ormai lontano 1965 erano prospettive di
futuro a lungo termine ed oggi sono frutti di vita di
una Chiesa missionaria.
Per cogliere la vigente
permanenza del Decreto Ad gentes, siamo invitati a
compiere una serie di approcci sistematici, almeno per
summa capita, sia del periodo trascorso sia dei
documenti che dell' AG sono nati come rami di un albero
o lo hanno fortificato e reso più forte e fecondo, come
come nel caso di alcuni documenti noti come continuità
ed approfondimento.
1. Una visione panoramica
della storia e dei risvolti delle quattro decadi passate
A quarant' anni dalla
promulgazione del Decreto Ad Gentes, esso rimane una
sorgente di vita e di storia. Un fiume che ha percorso
fecondando le terre delle chiese giovani, nonostante le
crisi che in certo modo ha subito la missione stessa in
certi momenti della nostra storia recente per diverse
ragioni. Ricordiamone alcune
La crisi stessa del concetto
di missione; un certo rigetto istintivo, proprio dei
momenti di mutazione storica dei metodi della missione e
dei missionari, il cosi detto colonialismo missionario,
la crisi delle vocazioni nelle diocesi e nella vita
consacrata, nei paesi che per secoli hanno favorito la
missione; la stanchezza dei missionari che non hanno
ricevuto un ricambio, lo sconforto davanti ai fenomeni
di povertà crescente e di disagio sociale nelle Chiese
giovani, per l'ingiustizia delle strutture sociali e le
accresciute dipendenze economiche; le penose situazioni
sociali e politiche, perfino lo scandalo di cristiani
che hanno combattuto gli uni contro gli altri in alcuni
paesi; l'incremento di movimenti religiosi alternativi
che hanno minato la stessa serietà ed i frutti della
missione: espansione dell 'Islam in certe regioni, fino
a mettere in pericolo la possibilità
dell'evangelizzazione, l'incremento delle sette di
ambiguo valore evangelico... La chiusura delle frontiere
in alcune aree alla piena manifestazione della libertà
religiosa e della piena vita ecclesiale.. .
Perfino il dubbio che in
certi ambienti si è diffuso circa lo stesso fondamento
della missione - cioè la messa in dubbio dello stesso
impianto teologico del primo capitolo del Decreto Ad
Gentes, e cioè che Cristo sia stato e continui ad
essere, veramente, l'unico Salvatore del mondo. Tesi
affermata con forza dalla Dominus Iesus e prima
ancora dalla Redemptoris missio, contro tutte le
tendenze contrarie in una ambigua rivalorizzazione delle
religioni. Un tema che, certamente, non ha sfuggito alla
teologia del nostro Decreto che ha saputo parlare con il
linguaggio dei Padri della praeparatio evangelica e dei
semi del Verbo diffusi in tutta la terra senza. Ma una
realtà che in armonia con la visione del Concilio sia
nel nostro Decreto sia in documenti come la Lumen
Gentium, la Gaudium et spes e la Nostra
aetate, chiede di essere messa in contatto con la
dimensione salvifica universale di Cristo e della sua
economia di salvezza nella Chiesa.
Tutte queste problematiche
non hanno diminuito l'impegno, anzi lo hanno reso
particolarmente vivo e fecondo, anche al rilancio dell'
ideale missionario evangelico con il ministero ed i
viaggi dei Papi - ricordiamo quelli di Papa Paolo VI - e
quelli, quasi il "giro del mondo" delle nazioni
missionarie di Giovanni Paolo II.
Tutto possiamo considerarlo
come un magistero ed un ministero che nasce dal seme di
questo Decreto conciliare e ne prolunga il dinamismo,
puntualizza errori o tendenze minimaliste, rilancia con
generosità la dimensione missionaria della Chiesa.
Un analisi della situazione
, che non tocca a me fare in questo momento, potrebbe
subito fornire dati concreti, benché sempre parziali
all'osservazione umana, del cambiamento, dello sviluppo
dello slancio della Chiesa missionaria lungo questi
quarant'anni, che non sono stati un quarantennio di
arido cammino nel deserto.
Certamente, la missione si è
resa più ardua per le sue esigenze, le novità di alcuni
problemi come quelli dell'inculturazione, l'intreccio
delle dipendenze economiche e politiche. Ma le chiese
giovani sono in espansione, in numero di pastori, di
sacerdoti. La vita religiosa è certamente in auge,
abbiamo un laicato e catechisti meglio formati...
La geografia della missione
è più estesa, con promettenti campi aperti allo sviluppo
della propagazione del Vangelo. Una sufficienza, che non
è sufficienza assoluta ne pretende esserlo delle chiese
giovani, specialmente se si contempla il panorama delle
nazioni che ancora non conoscono il Vangelo, e se si
crede che la missione della Chiesa, dopo venti secoli è
ancora come all'inizio di un mondo nuovo.
Oggi però siamo
all'inversione di tendenza. Ad una iniziale ma generosa
collaborazione per la missione ad gentes a partire dalle
chiese di vecchia cristianità oggi siamo arrivati
all'inizio di una cooperazione delle chiese finora
oggetto della missione e ora in certi casi pioniere
delle missioni.
Il terzo millennio si è
aperto con la consapevolezza che pur nella complessità
dei problemi, forse più gravi che ai tempi del Concilio,
la Chiesa possiede molte più energie, nel cuore stesso
della Chiesa missionaria. . .
Giovanni Paolo II ha fatto
una sintesi di elementi negativi e positivi
nell'Introduzione della Redemptoris missio, in modo da
contestualizzare il testo e la sua originalità. In senso
positivo ricorda tutta una serie di dati incoraggianti.
Ma non nasconde il rallentamento dell' opera
missionaria, e le difficoltà interne ed esterne che
hanno indebolito lo slancio della evangelizzazione dei
non cristiani.
Sulle onde di questa breve
presentazione iniziale che mi sembrava necessana per
contestualizzare il discorso torniamo al nostro
argomenti che è il percorso di influsso del Decreto Ad
Gentes nel magistero della Chiesa.
Un magistero che riprende
l'Ad Gentes come fonte, panorama e pentagramma di altri
documenti magisteriali che allargano, propongono,
puntualizzano ed attualizzano la dottrina e le
prospettive pratiche.
E riferendo mi al magistero
della Chiesa devo mettere in risalto specialmente i
documenti pontifici più importanti, senza dimenticare
tutta l'opera dottrinale, pastorale di promozione e di
attenzione della Congregazione per l'Evangelizzazione
dei Popolo, dei suoi Prefetti e dei suoi Segretari, dei
grandi viaggi apostolici dei Papa, già nominati ma anche
della presenza viva dei responsabili del Dicastero, del
molteplice aiuto prestato all'opera evangelizzatrice,
della rilevanza sempre viva delle Pontificie Opere
Missionarie e della Giornata missionaria mondiale come
momento aggregante dell' interesse per quella che è
stata definita l' Opus maximum... salus ammarum.
2. Una visione panoramica
dei documenti missionari maggiori del Magistero
Una visione schematica del
cammino magisteri aIe dei contenuti del Decreto ad
Gentes suscita subito la nostra attenzione e può essere
orientata nel divenire di questi quattro decadi su una
specie di tetragramma magisteriale.
La linea piu chiara ed
esplicita più rigoroso, universale che è costituito dai
due documenti pontifici fondamentali, il primo la
Evangelii Nuntiandi di Paolo VI del 1975, nel decimo
anniversario del Decreto Ad Gentes. Un secondo,
l'Enciclica missionaria di Giovanni Paolo II,
Redemptoris missio del 1990, a venticinque anni
della promulgazione dello stesso Decreto. Come si vede
questi due documenti si ispirano e prolungano il Decreto
sull' attività missionaria della Chiesa.
Quelli collaterali sono
tutta una serie di documenti che in parte sono ispirati
dal Decreto, specialmente per alcuni continenti, mi
riferisco alle Esortazioni apostoli che postsinodali,
frutto dei Sinodi degli anni novanta, in una vertiginosa
intensità, come sono Ecclesia in Aftica, in Asia, in
America, In Oceania ed anche, per quanto concerne certe
tematiche, Ecclesia in Europa, frutto della seconda
Assemblea speciale del Sinodo dei Vescovi.
Finalmente il Decreto
Ad Gentes, come memoria perenne di una dimensione
essenziale della Chiesa, la sua missionarietà ha un suo
discreto ma costante influsso anche nelle Esortazioni
postsinodali che si riferiscono alle vocazioni del
popolo di Dio in Christifideles laici, Pastores dabo
vobis, Vita consecrata, Pastores gregis...
Ovviamente ci riferiamo a documenti maggiori ed
espliciti dove il segno del nostro Decreto è in qualche
modo determinante. Ai quali, quasi come sintesi occorre
aggiungere la linea missionaria della Lettera
Novo millennio ineunte.
Senza entrare in altero
documenti della Santa Sede occorre finalmente ricordare
almeno due di grande importanza, la Dichiarazione
Dominus Iesus e l'istruzione sull'annuncio del Vangelo e
il dialogo del dialogo interreligioso, documento comune
dei due dicasteri per l'Evangelizzazione dei Popoli ed
Dialogo interreligioso (1991),.
Ovviamente non e questo il
momento di una esposizione di una tematica cosi vasta ma
di fare memoria esplicita dell'influsso della lettera e
dello spirito, delle tematiche e delle realtà che
riprendono, attualizzano e arricchiscono nel dinamismo
della storia e del mondo quanto in "nuce", in seme,
troviamo nel documento conciliare.
Facciamo quindi un percorso
sintetico ed ordinato di questa messe di documenti
sottolineando l'influsso del nostro Decreto.
3. Due grandi documenti
missionari. Evangelii Nuntiandi e Redemptoris missio
La Evangelii nuntiandi
L'esortazione apostolica di
Paolo VI, frutto del Sinodo sull'Evangelizzazione, con
una tematica che va anche al di là della missione ad
gentes per porsi nella prospettiva dell'
evangelizzazione nel mondo contemporaneo, dove la
missione ad gentes è inclusiva ma non esclusiva. Ma
pubblicata nel decimo anniversario della fine del
Vaticano II (n. 2 e finale) è in parte una
commemorazione anche del nostro Decreto.
Numericamente le citazioni
letterali o tematiche del Decreto Ad Gentes non
sono rilevanti, una quindicina, ma le tematiche proposte
sono di grande importanza come una riaffermazione delle
tesi fondamentali del Decreto.
Fra questi emergono quattro
tematiche fondamentali.
L'affermazione costantemente
ripetuta della natura missionaria della Chiesa, come
enunciata nel n. l dell' Ad Gentes
Il bisogno di una chiesa
evangelizzata ed evangelizzatrice (n. 15, AG 5.11-12)
La tematica dei semi del
Verbo in un contesto di grande valorizzazione del senso
delle religioni (n. 53: AG 8)
Il bellissimo commento al n.
75 sullo Spirito Santo e la missione, che prolunga ed
approfondisce il prezioso testo pneumatologico
ecclesiale di AG 4.
L'importanza dell'unità dei
cristiani per la testimonianza della missione n. 77 (AG
6)
Il diritto e dovere della
Chiesa ad evangelizzare n. 80 (AG 7).
Ma le tematiche
missionarie che scaturiscono dal Decreto, come sappiamo,
sono ben più ampie. Ricordiamone alcune quasi come
prolungamento della teologia della missione del capitolo
primo del Decreto abbiamo Tutta la parte che riguarda la
teologia della evangelizzazione ( nn. 616), come
prolungamento del cap. secondo i numeri che indicano
tutta la complessità dell'evangelizzazione (nn. 17-24)
il contenuto dell'evangelizzazione ecc. Notevole
l'affermazione del n. 59 che descrive una chiesa
interamente missionaria ed evangelizzatrice sulla scia
del n. 1 del Decreto Ad Gentes.
C'è nella Esortazione
apostolica la parte settima che in parte prolunga e
propone con particolare slancio quella che possiamo
chiamare una più esplicita spiritualità missionaria che
si ispira all' azione dello Spirito Santo nella Chiesa
espressa già inizialmente nel n. 4 ma ampiamente
sviluppata con un testo pneumatologico di grande valore
anche letterario che è il n. 75, al soffio dello Spirito
Santo, in un momento della vita della Chiesa - gli anni
settanta riconosciuto dagli specialisti della storia
della spiritualità contemporanea come l'irruzione dello
Spirito nella vita della chiesa, come teologia,
liturgia, esperienza. Forse uno dei capitoli più
importanti ed una delle dimensioni più valide dell'
azione missionaria, scandito dei titoli dei seguenti
numeri quasi come
.una sintesi della
spiritualità missionaria più autentica: Testimoni
autentici (n. 76), artefici di unità ( n. 77), servitori
della verità (78), animati dall'amore (79), col fervore
dei santi ( 80) che sarà ripreso dalla
Redemptoris missio.
L'Enciclica Redemptoris
missio
L'Enciclica misionaria di
Givanni Paolo II è più legata al nostro Decreto, per
varie regioni. Commemora le nozze d'argento della
promulgazione del Decreto. E' più esplicitamente
dedicata alla missio ad gentes e non piu genericamente
alla evangelizzazione..
Cita più abbondantemente il
Decreto, quasi una quarantina di volte, anche se di
preferenza si tratta sempre di numero che riguardano in
modo speciale la dimensione teologica della missione, il
dovere dei vescovi, l'organizzazione missionaria in
quanto processo della plantatio Ecclesiae, la
cooperazione e per ultimo, come la Evangelii
nuntiandi la spiritualità missionaria.
In certo modo la Redemptoris
Mission è una specie di Decreto Ad gentes, riletto e
rifatto alla luce delle istanze di una nuova situazione
ecclesiale, dove bisogna di nuovo riafIermare la
teologia della missione. La rilettura in fondo è ricca e
aperta. Si afferma la necessità della missino, l'unicità
di Cristo unico Salvatore, il senso genuino, da molti
travisato del Regno, come Regno di Dio presente nella
Chiesa. Si ripropone una ottima teologia pneumatologica
della missione, ancora sulla scia di AG n. 4, si
aggiorna tutta la tematica della cooperazione
missionaria un ampio capito dell' Ad Gentes y si mette
in luce di nuovo seguendo e ampliando la Evangelii
Nuntiandi, certamente senza superarla, la questione
della spiritualità missionaria. Viene messo in luce
esplicitamente il bisogno di ampliarne gli orizzonti con
uno sguardo vero il Sud e verso l'Oriente, in realtà il
Continente Africano e quello immenso asiatico, quello
delle religioni tradizionali e quello della grandi
religioni dell' interiorità e della meditazione. Sulla
scia del Decreto sono evidenziate e sviluppate tematiche
ora in campo più esplicitamente missionario la pace, la
libertà, le culture e l'inculturazione. Si insiste sulla
dimensione missionaria di ogni sacerdote diocesano, la
cooperazione spirituale con la preghiera ed il
sacrificio. . .
La parte quinta continua a
proporre le grandi linee già espresse nel Decreto sulle
vie ed il processo della missione: testimonianza, primo
annuncio, conversione e battesimo, formazione delle
chiese particolari o locali e l'accoglienza del fatto
nuovo, delle comunità ecclesiali di base delle quali
aveva già trattato la Evangelii Nuntiandi. Nuova
e più ampia e la dimensione del dialogo, della
cooperazione missionaria a tutti i livelli... Ma è
sempre sulla falsa riga dell' Ad Gentes che il discorso
di aggiorna e si approfondisce in sintonia con i nuovi
problemi e le nuove tendenze. Si apprezza un tono più
propositivo, meno pesante e più leggero di quello che
viene fuori dal lento processo conciliare, un linguaggio
più pieno di coraggio e di speranza, più fortemente
impulsivo sotto il segno del dono, della gratuità. Si
forgiano espressioni che traducono in piccole sintesi
teologiche, pastorali, spirituali la dottrina anteriore.
L'attività missionaria è appena agli inizi Siamo agli
inizi della missione; non possiamo tacere; la prima
forma dell' evangelizzazione è la testimonianza. La
gioia di donare e la grazia di ricevere; Dio prepara una
nuova primavera per il Vangelo. . . Lasciarsi condurre
dallo Spirito, vivere il mistero di Cristo inviato, il
vero missionario è il santo.
Anche questo tono da alle
tematiche missionarie dell' Ad Gentes la forza della
speranza e lo slancio della gioia missionaria. Un nuovo
linguaggio per esprimere una dottrina perenne.
E' normale che in qualche
modo, questi due documenti nell'avvenire del cammmo
magisteriale del Decreto abbiamo in qualche modo
soppiantato il riferimento alla teologia e all'azione
missionaria, e che in futuro siano più citati questi
documenti che pure sono ftutto del Vaticano II, che non
lo stesso documento Ad Gentes. Lo vedremo subito nella
serie di documenti posteriori nei quali si sente l'onda
lunga del Documento conciliare.
4. I documenti dei Sinodi
continentali
Ci riferiamo in primo luogo
ad un ftutto maturo che in parte preparato dai documenti
anteriori e dal genio missionario di Papa Giovanni Paolo
II, Papa viaggiatore e Maestro, amante dell' incontro
sinodale e della comunione ecclesiale, di una specie di
verifica continentale della vita della Chiesa e dei suoi
problemi.
Mi riferisco a la serie di
Sinodi continentali degli anni novanta che costituiscono
una forte esperienza ecclesiale, con una forte
attenzione alla dimensione missionaria. Il fÌ11tto
dottrinale di questi Sinodi è raccolto nelle Esortazioni
postsinodali.
Certamente non possiamo solo
fare la verifica dell'influsso del Ad Gentes per le
volte che VIene citato esplicitamente, ma per gli
approfondimenti e messe a punto delle tematiche
missionarie. Come curiosità documentale ricordiamo che
nella Esortazione Ecclesia in Africa viene citato otto
volte: in Ecclesia in Asia cinque volte, ma scompare
nelle altre Esortazioni Ecclesia in America, Ecclesia in
Oceania, Ecclesia in Europa. Spesso a vantaggio di un
riferimento a Evangelii Nuntiandi e a Redemptoris
missio, documento più vicino ed aggiornato
Ma le tematiche missionarie,
ancora qui onda lunga della natura missionaria della
Chiesa,
affermata dal Decreto è
determinante.
Esempi... .
- Dialogo e inculturazione
- Agenti e strutture dell'
evangelizzazione
- Dimensione dello sviluppo
umano e sociale che comporta anche oggi in modo
particolare
la missione, difesa dei
diritti, promozione della pace, aiuto ed educazione per
lo sviluppo. . .
- la educazione per la
promozione umana
- la vita cristiana come
annuncio
- la dimensione della
presenza delle istituzioni cattolico come testimonianza
della carità anche fra i non cristiani. . .
5. Le esortazioni dei
Sinodi sulle diverse vocazioni dei membri del popolo di
Dio
Possiamo ancora cogliere
l'influsso di Ad gentes divinitus in testo
magisteriali sinodali che segnano profondamente la vita
della Chiesa negli ultimi decenni e che sono quelli
dedicati alle diverse vocazioni del popolo di Dio.
La presenza esplicita o
implicita del Decreto conciliare sulle missioni o di
quelli che sono stati proposti progressivamente segnano
la dimensione missionarie delle diverse vocazioni del
popolo di Dio.
Vediamo brevemente questo
influsso nelle quattro esortazioni fondamentali di
Giovanni Paolo II.
Dalle tre citazioni che si
fanno in Christifideles laici (1988), la più importante
senza dubbio è quella che qualifica l'intero numero 35,
con riferimento a AG n. 21 e che riguarda sia l'indole
missionaria della Chiesa che mette in luce la necessità
non solo della nuova evangelizzazione ma anche della
prima, la missio ad gentes, sia la vocazione missionaria
dei fedeli laici, sia la situazione attuale che richiede
un grande passo avanti, una nuova tappa storica del suo
dinamismo missionario. E conseguentemente una formazione
dei laici nelle giovani chiese come espressione compiuta
della plantatio Ecclesiae, uno slancio coraggioso di
nuovi evangelizzatori, una fioritura a partire dalla
famiglia di vocazioni specificamente missionarie di
sacerdoti, religiosi, religiose, laici.
E' il grande paragrafo
missionario della Esortazione Apostolica... permanente
influsso dell' AG e giàa anticipazione di alcune
prospettive della Redemptoris
missio.
L'Esortazione Pastores
dabo vobis non solo ha presente in tanti paragrafi
la prospettiva della formazione dei giovani sacerdoti
delle giovani chiese missionarie, ma sotto l'influsso
dei Padri sinodali mette in luce come lo ha fatto una
proposizione che si ispira all' Ag Gentes mette in luce
la dimensione necessariamente missionaria di ogni
sacerdote. Ci riferiamo qui, tanto per citare qualche
testo concreto al n. 18 che illustra la figura del
sacerdote uomo della missione e del dialogo con tutti
gli uomini, e dove si afferma che per la natura stessa
del loro ministero debbono essere penetrati ed animati
da un rifondo spirito missionario, da uno spirito
cattolico che li abitua a guardare oltre i confini della
propria diocesi, nazione e rito, pronti a predicare
ovunque il Vangelo, come insegna la OT n.20. Ugualmente
il tema dell'anelito e dinamismo missionario ricorre,
come specifica spiritualità e formazione spirituale del
sacerdozio la chiamata ad essere pronti a portare il
Vangelo fino ai confini del mondo. E citando questa
volta la RMi, n. 67, appena pubblicata due anni prima,
si parla della generosa risposta che devono dare i
sacerdoti delle diocesi con piu abbondanza di clero per
venire incontro alle necessità missionarie, previo il
consenso o l'invito del proprio ordinario" in quelle
regioni, missioni o opere che soffiano di scarsezza di
clero".
Analogo discorso merita
anche l'Esortazione Via consacrata, della quale
ricorrerà presto il decimo anniversario della
pubblicazione. Documento magistrale che, in modo
speciale nella terza parte, dal titolo Servitium
caritatis, non solo mette in luce l' intronseca
dimensione apostolica e missionari della vita consacrata
e delle società di vista apostolica, ma in modo
specifico in due numero fondamentali - nn. 77-78 - in un
discorso ancor più ampio che riguarda l'evangelizzazione
il Papa parla in modo specifico della prima
evangelizzazione: annunziare Cristo al mondo. Un
paragrafo dove si dice fra l'altro: Nasce da qui, dalla
constatazione di tanti che ancora non conoscono l'amore
di Cristo, lo slancio missionario ad gentes che ogni
cristiano consapevole condivide con la Chiesa, per sua
natura missionaria. E' slancio avvertito soprattutto dai
membri degli Istituti di vita contemplativa che di vita
attiva. Le persone consacrate infatti hanno il compito
di rendere presente anche tra i non cristiani il Cristo
povero, casto ed obbediente. Restando intimamente fedeli
alloro carisma, esse in virtù della più intima
consacrazione a Dio, non possono non sentirisi
coinvoloti in una speciale collaborazione con l'attività
missionaria della Chiesa". Qui vengono citati due numeri
significativi dell' AG 18 e 40, sull' implatanzione
della vita consacrata e contemplativa nelle chiese
giovani. E a testimonianza di questo anelito sono qui
citati i dei patroni della missioni, Teresa del Bambino
Gesù con il suo motto detto a Gesù "amarti e farti
amare" e l'esortazione di Francesco Saverio e la sua
esortazione dal lontano Oriente ad essere coinvolti
nella vocazione missionaria, insieme, dice l'Esortazione
ad altre simili testimonianze di innumerevoli anime
sante, manifestano l'insopprimibile tensione missionaria
che distingue e qualifica la vita consacrata". Nè è una
illustrazione della attività missionaria passata e
presente quanto scrive il Papa nel n. 78 sotto il titolo
Presenti in ogni angolo della terra dove si afferma a
proposito delle persone consacrate: la storia
missionaria della Chiesa testimonia il grande contributo
da essi dato all' evangelizzazione dei popoli, dalle
antiche famiglie monastiche fino alle più recenti
fondazioni impegnate in maniera esclusiva nella missione
ad gentes, dagli istituti di vita attiva a quelli dediti
alla contemplazione, innumerevoli persone hanno speso le
loro energie in questa attività primaria della chiesa,
essenziale e mai conclusa, periòe rivolta alle
moltitudine crescente di coloro che non conoscono
Cristo". Si esorta a superare certi impasse conosciuti
negli ultimi tempi e si ricorda lo slogan missionario
della RM "la fede si rafforza donando la" . . . Da
questa visione della vita consacrata l'Esortazione passa
a stimolare lo slancio missionario ad gentes non
solo per i religiosi sacerdoti, ma anche per le donne, i
religiosi-fratelli, i membro degli istituti secolari, le
monache contemplative... Ancora qui si cita AG n. 18
sulla compiutezza della impiantatio Ecc/esiae
anche con la vita contemplativa come una specie di
pienezza della presenza viva della Chiesa nelle giovani
chiese. Il Papa, finalmente, fa un appello alla
generosità delle comunità religiose in favore di un
consistente numero di missionari e missionarie e di un
aiuto degli Istituti religiosi alle diocesi più povere.
E' interessante questa
specie di ritornello missionario, di memoria del testo
conciliare, di continuo kairos che ricorda una
dimensione della Chiesa, una dimensione di ogni
vocazione nella Chiesa.
Finalmente occorre ricordare
l'Esortazione Pastores gregis sul ministero
episcopale. Citiamo specialmente il n. 65 che ha come
titolo la missionarietà del ministero episcopale. Anche
qui ancora viene citato un numero che ha avuto una
grande eco in tanti documenti il n. 38 dell' AG sulla
responsabilità missionaria dei Vescovi. Un paragrafo
ricco di suggerimenti:
La dimensione missionaria
del ministero episcopale in quanto membri del Collegio
"In quanto
membri del Collegio episcopale, i Vescovi sono
consacrati non solo per una
Diocesi, ma per la salvezza
di tutti gli uomini.274 Questa dottrina esposta nel
Concilio Vaticano II è stata richiamata dai Padri
sinodali per mettere in evidenza il fatto che ogni
Vescovo dev'essere consapevole dell'indole missionaria
del proprio ministero pastorale. Tutta la sua azione
pastorale, dunque, deve essere caratterizzata da uno
spirito missionario, per suscitare e conservare
nell'animo dei fedeli l'ardore per la diffusione del
Vangelo. Per questo è compito del Vescovo suscitare,
promuovere e dirigere nella propria Diocesi attività e
iniziative missionarie, anche sotto l'aspetto
economico.275
La dimensione missionaria di
ogni dicocesi
Non meno importante, poi,
come è stato affermato nel Sinodo, è incoraggiare la
dimensione missionaria nella propria Chiesa particolare
promovendo, a seconda delle diverse situazioni, valori
fondamentali come il riconoscimento del prossimo, il
rispetto della diversità culturale e una sana
interazione tra le differenti culture. Il carattere
sempre più multi culturale delle città e delle società,
d'altra parte, soprattutto come conseguenza delle
migrazioni internazionali, stabilisce nuove situazioni
dalle quali emerge una particolare sfida missionaria.
I rapporti con la vita
consacrata missionaria
Nell'Aula sino dal e vi sono
stati anche interventi che hanno posto in evidenza
alcune questioni relative ai rapporti tra i Vescovi
diocesani e le Congregazioni religiose missionarie,
sottolineando la necessità al riguardo di una più
approfondita riflessione. Al tempo stesso, è stato
riconosciuto il grande contributo di esperienza che una
Chiesa particolare può ricevere dalle stesse
Congregazioni di vita consacrata per mantenere viva tra
i fedeli la dimensione missionaria.
La missione come motivo di
speranza
In questo suo zelo il
Vescovo si mostri servo e testimone della speranza. La
missione, infatti, è senza dubbio l'indice esatto della
fede in Cristo e nel suo amore per noi: 276 l'uomo di
tutti i tempi è da essa sospinto ad una vita nuova,
animata dalla speranza. Annunciando Cristo risorto,
infatti, i cristiani presentano Colui che inaugura una
nuova era della storia e proclamano al mondo la buona
notizia di una salvezza integrale e universale, che
contiene in sé la caparra di un mondo nuovo, in cui il
dolore e l'ingiustizia faranno posto alla gioia e alla
bellezza. All'inizio di un nuovo millennio, poi, quando
si è acuita la coscienza dell'universalità della
salvezza e si sperimenta che l'annuncio del Vangelo deve
essere ogni giorno rinnovato, dall'Assemblea sinodale
giunge l'invito a non diminuire l'impegno missionario,
anzi ad ampliarlo in una sempre più profonda
cooperazione missionaria.
Dei risvolti concreti di
questa dimensione missionaria si fa ecco anche il
Direttorio per il ministero pastorale dei vescovi.
Apostolorum successores, nn. 7, 209 della Chiesa
missionaria, del vescovo 12,17,40,119, 165, 185, del
Vescovo emerito 230, della vita consacrata 98 e 104 dei
seminaristi che devono essere formati nello Spirito
missionario. In tutti questi numeri torna ad essere
fonte citata il nostro Decreto.
6. Due importanti testi
della Santa Sede che attingono ancora al Decreto Ad
Gentes
Non possiamo qui tralasciare
per la loro importanza due testi della Santa Sede, che
anche se non si tratta di testi del Papa sono stati
approvati da Lui e confermano ancora la validità delle
grandi affermazioni del nostro testo conciliare.
Il primo è il documento o
Istruzione, pubblicato insieme dal Pontificio Consiglio
per il Dialogo interreligioso e la Congregazione per l'Evangelizzaione
dei popoli dal titolo Dialogo e annuncio. Non entriamo
nel merito del documento. Pubblicato il 15 maggio 1991,
solennità di Pentecoste, mette in luce alcuni aspetti
del rapporto intrinseco fra Dialogo e missione, Nostra
aetate et ad gentes, subito
dopo
la
pubblicazione della RM.
Anche qui insieme con la
citazione preponderante della EN e della appena
pubblicata RM si ricorda su diverse tematiche correlate
sul necessario annuncio di Cristo ben sette volte il
nostro documento, sia sul riconoscimento della presenza
dei semi del Verbo nelle religioni, sul riconoscimento
degli elementi di grazia esistenti nelle religioni, ma
senza dimenticare i testi forti che ricordano Cristo
come Salvatore del mondo, verso il quale sono
indirizzati tutti gli uomini, dato che Egli è il
Salvatore e Redentore Universale. Ricorda pure i
principi della testimonianza evangelica, della
solidarietà del dialogo e della collaborazione come
premessa all'annuncio.
In questo modo si mostra una
sostanziale unità nella dottrina conciliare fra i testi
della LG, della NAe, della AG, della DH... Che in se
sono coerenti e che non devono essere né forzati né
estrapolatie tanto meno contrapposti.
Ricordiamo, finalmente
l'Istruzione Dominus Iesus, del 6 agosto 2000,
anno del Grande Giubileo.
Sappiamo che in sostanza
questo documento èe nato dalla necessità di offrire una
risposta autorevole e definitiva davanti a teorie false
o tentennanti, circa la missione universale di salvezza
di Cristo, in modo abbastanza vicino attraverso la
contestazione di alcune tesi di P. Jacques Dupuis, ma
contestualmente a tante espressioni minimaliste che o
travisavano il mistero di cristo in contronto con le
religioni o suggerivano diverse economie di salvezza
rispetto alle diverse religioni, ma sempre con una
interpretazione minimalista dell'universalità della
salvezza dell'unico Cristo e dell'unica economia
trinitaria del padre di Cristo e dello Spirito, che ha
una particolare dimensione visbile nella mediazione di
cristo e nella sua salvezza come vero Dio e vero uomo.
Già il n. 2 dell'Istruzione,
raccogliendo l'ereditò dei documenti conciliati Nae et
AG, e gli altro documenti già citati EN e RM metteva in
luce la continuità magisteriale della natura missionaria
della Chiesa e dell' annuncio necessario di Cristo a
tutti come Salvatore. Viene anche citato il Documento
appena ricordato sul Dialogo e Annuncio, con la logica
di un magistero che riafferma nella continuità una
dottrina chiara, tradizionale rinnovata.
Nel sesto capitolo nei
paragrafi 20 e ss. Sotto il titolo La chiesa e le
religioni in relazione
con la salvezza, ricorrono
quattro citazioni dell' AG.
la prima AG 2 sulla sorgente
trinitaria della missione e della stessa Chiesa...
La seconda AG 7 sul mistero
della salvezza che Dio concede anche per le vie che a
Lui solo conosce, con una certa apofaticità circa una
salvezza opera da Dio al di là di una visibilità
ecclesiale...
La terza citazione AG Il il
tema dei semina Verbi presenti nelle altre religioni,
una visione che la RM sviluppa e precisa in dimensione
psneumatologica (semi del Verbo e soffio dello Spirito
Santo) come quanto lo Spirito opera negli uomini e nella
storia dei peopoli, nelle culture e nelle religioni. . .
"
Finalmente una quarta
citazione, ancora dell' AG n. 7 sulla missino ad gentes
che anche nella necessaria complementari età ed
interazione, bene intesa con il dialogo interreligioso,
conserva integra, oggi, come sempre, la sua forza e la
sua necessità. . ."
Conclusione
In questo modo la memoria
della Chiesa, non ha dimenticato il nostro ottimo
Decreto, lo ha ribadito e lo ha riproposto coerentemente
nei documenti dottrinali, pastorali, nei Sinodi
continentali, nei Sinodi sulle diverse vocazioni della
Chiesa.
Ricordiamo finalmente che
proprio papa Benedetto XVI all'indomani dell' inizio del
suo ministero petrino, il 25 aprile 2005, durante la sua
visita alla Basilica ostiense dove ha impartito
una sua bella esortazione
alla vita missionaria della Chiesa, con lo sguardo fisso
nell' Apostolo missionarioa per eccellenza Paolo ha
ricordato ancora il nostro Decreto, ridonande lustro e
attualità alla sua dottrina, quando affermava:
"Voglia il Signore
alimentare anche in me un simile amore, perché non mi
dia pace di fronte alle urgenze dell' annuncio
evangelico nel mondo di oggi. La Chiesa è per sua natura
missionaria, suo compito primario è l' evangelizzazione.
Il Concilio Ecumenico Vaticano II ha dedicato
all'attività missionaria il Decreto denominato, appunto,
"Ad gentes", che ricorda come "gli Apostoli
seguendo l'esempio di Cristo, «predicarono la parola
della verità e generarono le Chiese» (S. Aug., Enarr.
in Ps. 44,23: PL 36,508) e che "è compito dei
loro successori dare continuità a quest' opera, perché
«la parola di Dio corra e sia glorificata» (2 Ts
3,1) e il Regno di Dio sia annunciato e stabilito in
tutta la terra" (n. 1).
E' con questo bel testo di
Benedetto XVI che noi chiudiamo idealmente la memoria
grata del Decreto Ad gentes divinitus, con la speranza
che continui, come la corsa della Parola di Dio che si
moltiplica e si diffonda, la sua corsa anche, nella
teologia, sempre aggiornata dalla grazia dello Spirito,
nella vita, nella generosa cooperazione, nella generosa
organizzazione e nello slancio di una spiritualità
missionaria, affinché si adempia quanto il Decreto,
rifacendosi alla conclusione della Lumen Gentium
ripropone come conclusione ricordando la Beata Vergine
Maria, Regina degli apostoli e affidandosi alla sua
intercessione: " affinché le genti siano quanto prima
condotte alla conoscenza della verità e la gloria di Dio
che rifulge sul volto di Cristo brilli in tutti per
l'azione dello Spirito Santo.
P. J. Castellano Cervera ocd.
Roma 9 marzo
2006 |