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Pubblicazione del nuovo numero della rivista
Redemptoris Missio.
Rivista di pastorale e formazione missionaria
pubblicata dall’ISCSM

Sommario
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EDITORIALE di L. Meddi . |
2 |
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DOSSIER |
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Eros e Agape in un’antropologia
personalistica
di Kipoy Pombo |
6 |
Eros – Agape: una riflessione
antropologica
di Maria Flavia Nannini |
21 |
“Amerai con tutto il cuore”: L’agapè
come amore divino
e umano secondo santa Teresa di Lisieux
di François-Marie Léthel. |
26 |
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Il rapporto Carità e Giustizia di
Salvatore Ferdinandi |
33 |
Carità e Giustizia Desiderio di Dio e
libertà dell’uomo
di Marco Bonarini |
47 |
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SPECIALE |
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Dal CCC al suo Compendio di Ramón
Peralta |
56 |
Una catechesi dialogica e propositiva
Indicazioni a partire dal Compendio del
CCC
di Luciano Meddi |
76 |
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NOTE |
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Cristianesimo e Religioni: quale
dialogo?
di Carmelo Dotolo |
91 |
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SUSSIDI MISSIONARI |
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Deus Caritas est: una sintesi |
102 |
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Editoriale
Il presente numero della rivista è dedicato
prevalentemente alla accoglienzadi due documenti ecclesiali di grande
importanza. La recente prima enciclica di Benedetto XVI Deus caritas est e alla
pubblicazione (2005) del Compendio del Catechismo della Chiesa Cattolica
L’analisi della enciclica segue un andamento
lineare. Alcune indagini riguardano la dimensione antropologica. Lo scopo
dell’intervento del Prof. K.Pombo è quello di fare un breve studio sul tema del
rapporto eros e agape nell’ambito dell’antropologia filosofica personalistica e
capirne gli
intrecci inscindibili. Nell’attuale riflessione teologica e spirituale è ancora
presente una certa sottolineatura unilaterale della theologia crucis che ha
condotto a pensare l’amore come solo agape, in radicale opposizione all’eros.
Sull’esempio di Anders Nygren l’A. sviluppa quattro dimensioni dell’amore:
come amore di Dio per l’uomo; come amore dell’uomo per Dio;
come amore dell’uomo per il prossimo; come amore dell’uomo per se
stesso.
Una particolare analisi viene realizzata
dalla Prof.ssa M.F. Nannini. L’esperta
in psicologia e dinamica familiare mette in evidenza come l’enciclica
permette una migliore e reciproca comprensione tra scienza teologica e
scienze umane. Il linguaggio utilizzato dal Papa aiuta a comprendere che
tutte le dimensioni della esperienza umana, se ben indirizzate e guidate,
esprimono aspetti dell’unico mistero di salvezza.
Da altro punto di vista l’enciclica viene riletta alla luce della teologia
spirituale.
Secondo la riflessione di F.-M. Lethél essa sembra dare nuovo sostegno
alla “Scienza dell’amore” mettendo nel cuore di Dio l’intero cammino
dell’amore: eros e agape (n.10). L’autore vuole sottolineare come questa
tematica
sia stata meravigliosamente illustrata e come verificata nella “teologia
vissuta” di Teresa di Lisieux. Colpisce la visione di Teresa dell’unità
dell’amore “nella creazione e nella salvezza”. Tutta è straordinariamente
cristocentrica, unificata in Gesù, nell’Amore di Gesù.
Due interventi sottolineano la seconda parte del testo pontificio dedicato
alla dimensione sociale dell’amore. Il Prof. Salvatore Ferdinandi mette in
evidenza l’importanza della enciclica per la Dottrina Sociale della Chiesa.
Affronta il tema del rapporto carità e giustizia mettendo in evidenza che la
critica marxista al cristianesimo, pur contenendo aspetti di verità, viene su
perata dalla storia e dal magistero contemporaneo. Il Papa afferma due
principi concreti fondamentali: compito centrale della politica è
l’instaurazione
del giusto ordine della società e dello Stato e che l’amore sarà sempre
necessario anche nella società più giusta. Per capire la relazione tra il
necessario impegno per la giustizia e il servizio della carità l’enciclica fa
riferimento
alla forza purificatrice della fede che viene all’uomo dalla forza
dall’abbraccio del Dio giusto. Tre scelte concrete vengono indicate nella
seconda parte dell’enciclica: la scelta di abitare, frequentare, vivere il
territorio;
la scelta di curare la relazione in famiglia, nella comunità e nel tessuto
sociale; la scelta di animare attraverso la pedagogia dei fatti e la
spiritualità
della carità.
L’ultima indagine è affidata al dott. Marco Bonarini esperto “Funzione Vita
Cristiana” delle ACLI nazionali. Se è facile riconoscere che ogni uomo
vive in relazione con gli altri, è però la Bibbia che ci indica una attenzione
tutta particolare alla qualità della relazione che intratteniamo con i fratelli,
sintetizzata nella figura della giustizia. Essa esprime il desiderio di Dio per
ciascuno di noi: vivere relazioni di qualità con chi quotidianamente incontriamo
e nei confronti dei quali abbiamo una qualche responsabilità. Per
questo la carità non può essere ridotta alla semplice distribuzione di beni
ma si amplia fino alla politica in senso largo, là dove essa si prende cura
dell’uomo che è strutturalmente in relazione con i fratelli e con Dio. Di
fronte al fatto, tuttavia, che i rapporti personali, sociali e internazionali
sono
ancora guidati da un evidente senso di ingiustizia la chiesa vuole realizzare
una “purificazione” dei principi sociali con la sua dottrina sociale. È
in questo modo che Carità e giustizia si potranno incontrare.
***
Due articoli sono dedicati alla comprensione del Compendio. R. Peralta
descrive l’itinerario che ha portato alla pubblicazione del CCC e del Compendio.
Ricordando la funzione del “catechismo” nella storia della chiesa
nel periodo post-tridentino e la lunga ricerca di elaborazione di un catechismo
universale tra il Vaticano I e Vaticano II, e nello stesso post-concilio,
l’autore sottolinea che si dovrà aspettare la celebrazione del Sinodo
straordinario del 1985 perché Giovanni Paolo II Pontefice prenda la decisione
di dotare la Chiesa universale di un documento che contenga le verità
di fede in cui essa crede. Il Catechismo della Chiesa Cattolica con la
conferma della distribuzione quadripartita, simbolo della fede, sacramenti,
comandamenti e orazione domenicale, ritorna al modello di catechesi propria
dei Padri della Chiesa ed evita una visione parziale del credo professato
dalla comunità ecclesiale e rimanda alle fonti dell’atto di fede che si
esprime nell’unità del credere, celebrare, vivere ed orare.
Ma saranno gli esiti del Congresso Catechistico Internazionale di Roma
(2002) a sostenere la necessità della redazione di un Compendio dello stesso
Catechismo. Testo che dovrà costituire una sorta di ‘vademecum’, che
consenta alle persone, credenti e non, di abbracciare, in un sguardo d’insieme,
l’intero panorama della fede cattolica.
Nel secondo contributo Luciano Meddi riflette sulle condizioni e possibilità
di utilizzo del testo. Nella sua stessa organizzazione e formulazione il
Compendio viene a chiedere alla catechesi contemporanea tre conversioni.
Da un versante esso spinge a considerare l’importanza di formulazioni brevi
e inculturate del messaggio cristiano. Compito, questo, davvero difficile:
una vera sfida per il futuro della Nuova Evangelizzazione soprattutto in un
contesto di modernità e post-modernità. La ripresa della modalità della
“domanda-risposta” mette in luce l’irreversibilità del carattere dialogico
della comunicazione catechistica. Infine a tener conto della necessaria
pluralità
dei linguaggi umani nella comunicazione della fede e in modo particolare
la comunicazione simbolica. Tutto lascia intravedere che si apra un
nuovo rilancio del valore e della importanza della mediazione catechistica.
***
Carmelo Dotolo offre una riflessione su un tema molto importante per l’azione
missionaria: come intendere e vivere il dialogo tra cristianesimo e le
religioni? Emerge, infatti, l’evidente difficoltà per la teologia di definire i
contorni della relazione. Infatti la necessità del dialogo è motivata e
tematizzata
diversamente dagli autori. Ricostruendo il dibattito egli sottolinea la
necessità di passare da una teologia delle religioni ad una più complessa
analisi teologica del pluralismo religioso e al suo interno la comprensione
della priorità del cristianesimo rispetto alle altre religioni che mentre
rispetti
il loro valore non concluda “che tutto è affidato all’arbitrio del mercato
(religioso) postmoderno”. Il pensiero dell’autore, dopo aver discusso
in che modo si possa attribuire anche al cristianesimo il significato di
“religione”,
conclude che la questione si potrà risolvere solo nell’opzione di
presentare la singolarità di Gesù a partire dalla riscoperta centralità della
kenosis e quindi al relativo kerigma pre-pasquale.
[l.m..]
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