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Laurea Honoris Causa
In Missiologia
A sua Beatitudine
Chrysostomos II
Pontificia Università
Urbaniana
14 giugno 2007
Saluto del Rettore Magnifico MONS. AMBROGIO SPREAFICO
Laudatio
del Decano della Facoltà di Missiologia
PROF. ALBERTO TREVISIOL
Lectio Magistralis di Sua Beatitudine l'Arcivescovo di
Nuova Giustiziana e di tutta Cipro CHRYSOSTOMOS II
SALUTO
del
Rettore Magnifico
MONS. AMBROGIO SPREAFICO
Eminenze, Eccellenze, Rappresentanti del Corpo
Diplomatico, cari Docenti
e Studenti dell’ Università Urbaniana, signore e
signori, è con gioia che
accogliamo in questa nostra antica istituzione
accademica Sua Beatitudine
Chrysostomos II, Arcivescovo di Nuova Giustiniana e di
tutta Cipro assieme
alla delegazione che lo accompagna, le loro Eminenze i
Metropoliti Georgios,
Chrysostomos, Nikiforos, e il Rev.do Archimandrita
Ignatios Sotiriadis.
Saluto con loro e ringrazio l’ambasciatore di Cipro
presso la Santa Sede, S.
Ecc. Georgios Poulides, che ha seguito con noi la
preparazione dell’Atto Accademico
che stiamo per celebrare.
Vostra Beatitudine è qui a Roma per un evento storico: è
la prima volta
che un Primate della Chiesa Apostolica di Cipro visita
la Chiesa Apostolica
di Roma incontrando il Santo Padre Benedetto XVI, che,
come dice
Sant’Ignazio, presiede alla carità. Siamo perciò
particolarmente lieti di accoglierLa
oggi, alla vigilia di questo storico incontro. Lei viene
da una delle
Chiese più antiche della cristianità. Da lì, per opera
degli Apostoli il vangelo
prese decisamente la strada dell’annuncio ai pagani. Fu
Barnaba, l’apostolo
di Cipro, che introdusse Paolo nella comunità di
Antiochia, la quale designò
ambedue per la missione nella vostra isola. Ella,
Beatitudine, in un certo senso
ripercorre oggi i passi dell’apostolo Paolo, quando
lasciando Antiochia
con Barnaba iniziò la sua missione per comunicare il
vangelo alle genti proprio
dalla vostra isola e poi giunse fino a Roma, dove si
incontrò con l’Apostolo
Pietro. In questi giorni siamo testimoni con la Sua
visita di un segno
ulteriore e altamente significativo di quell’unità per
la quale il nostro Signore
pregò così intensamente e nella quale la nostra Chiesa,
sotto la guida paterna
del Papa Benedetto XVI, crede profondamente. La ricerca
dell’unità è
stato uno dei compiti fondamentali a cui Vostra
Beatitudine ha dedicato le
Sue energie, insieme allo zelo per la diffusione della
Parola di Dio e al soste-
gno delle missioni ortodosse soprattutto in terra
d’Africa. Conosciamo il suo
amore per le terre di missione, che considera come
l’espressione più genuina
della vocazione cristiana.
Tuttavia Lei ci testimonia che la missione autentica non
conduce allo
scontro. Nella situazione complessa dell’isola di Cipro,
Ella ha voluto sottolineare
la necessità di vivere un’identità non contrapposta, ma
in dialogo, che,
pur non rinunciando alle sue radici e alla sua cultura,
si impegna a misurarsi
con chi è portatore di altra cultura. Così ebbe modo di
affermare proprio il
giorno della Sua intronizzazione come Arcivescovo:
“Siamo concordi che la
nostra educazione oggi deve condurre a una
responsabilità spirituale e a considerarsi
cittadini del mondo ... La cultura e lo sviluppo della
propria identità
non significano nazionalismo e neanche narcisismo
nazionale, significa
invece coltivazione dei valori della tradizione, solida
conoscenza della storia
e, in genere, conoscenza di se stessi ... La Chiesa ...
ha trattato gli uomini di
altra razza come vicini e fratelli e ha difeso i diritti
anche dei suoi persecutori”.
Queste parole, Beatitudine, esprimono una grande
saggezza soprattutto in
questo tempo di facili contrapposizioni e conflitti.
Sentiamo perciò la Sua presenza tra noi, in questa
Università che accoglie
studenti provenienti da più di cento paesi e che ha una
rete di novanta
istituti affiliati in ogni parte del mondo, come
un’occasione preziosa per approfondire
la nostra particolarità di Università con un respiro
missionario,
ecumenico e universale. Il Suo paese è entrato
recentemente nell’Unione Europea.
In questo continente di così antica cristianità, che
sembra perdere la
forza e i valori radicati in una cultura impregnata di
cristianesimo, la condivisione
più profonda della nostra fede potrà far emergere le
energie migliori
per aiutare gli uomini e le donne dei nostri paesi a
ritrovare quell’anima cristiana
che tanto ha contribuito a far crescere in umanità e
sapienza l’intera
Europa. La vostra isola collocata nel cuore del
Mediterraneo è anche un ponte
verso il sud del mondo e verso oriente, terre che per
cause diverse soffrono
per la povertà o per la mancanza di pace; penso al
Libano tanto vicino alle
preoccupazioni della vostra Chiesa. Vorremmo che la
Laurea Honoris Causa
in Missiologia, che oggi Le conferiamo, sottolinei il
Suo e il nostro comune
impegno per rendere il mondo migliore, i poveri meno
poveri, i ricchi più solidali,
i nemici più fratelli, e nello stesso tempo sia un segno
della missione
che ci attende all’inizio del terzo millennio, perché la
Parola del nostro uni-
co Signore e Maestro, Gesù Cristo, si diffonda fino agli
estremi confini della
terra e contribuisca a rendere il mondo più umano. Quel
mandato apostolico,
che cominciò a realizzarsi nell’isola di Cipro
all’inizio del cristianesimo, possa
oggi permetterci di raggiungere tutti gli uomini e le
donne. Per questo siamo
lieti di poter conferire proprio a Lei per la prima
volta in questa università
una Laurea Honoris Causa. Il nostro legame originario
con la Congregazione
per l’Evangelizzazione dei Popoli, qui rappresentata dal
Prefetto e Gran Cancelliere
dell’Università, il Cardinale Ivan Dias, che saluto con
riconoscenza,
esprime questo comune intento e motiva la laurea che
stiamo per conferirLe.
Lei da oggi, Beatitudine, sarà parte di questa Alma
Mater, la Pontificia Università
Urbaniana, del suo spirito e del suo impegno culturale e
missionario
che percorre il mondo intero.
LAUDATIO
del Decano della Facoltà di Missiologia
PROF. ALBERTO TREVISIOL
Indirizzo
Beatitudine Crisostomo II Arcivescovo di Nuova
Giustiniana e di tutta
Cipro,
con trepida commozione e grandissima gioia, la nostra
secolare istituzione
conferisce oggi e per la prima volta nella sua lunga
storia, a Vostra Beatitudine
la laurea honoris causa in Missiologia. È per noi un
onore poterLa
iscrivere tra i membri della comunità accademica della
Facoltà di Missiologia
che già annovera due dottorandi provenienti dalle
venerate Chiese Ortodosse:
uno dall’ augusto Patriarcato di Mosca e l’altro dalla
santa Chiesa di
Tessalonica.
Il mandato del Risorto di annunciare il Vangelo a tutto
il mondo fonda
i vincoli della profonda fraternità con cui lo Spirito
Santo ci unisce e vivifica,
costituendoci tutti testimoni dell’unico Kyrios.
È questo dato della esperienza cristiana che rende
agevole il compito di
illustrare le ragioni che hanno sostenuto l’unanimità
del Consiglio di Facoltà
di Missiologia e del Senato Accademico nell’ accogliere
la proposta del Magnifico
Rettore di candidare Vostra Beatitudine alla Laurea
Horis Causa che
l’Univerisà Urbaniana intende conferirLe.
Con questo atto Noi riconosciamo in primo luogo i legami
storici della
missione perenne della Chiesa con le sue origini. Vostra
Beatitudine, infatti,
quale arcivescovo di Nuova Giustiniana e di tutta Cipro
presiede alla Chiesa
che nacque dagli albori della Missione Cristiana. La
missione è Cipriota
perché a Cipro sono legati i corifei della medesima:
Paolo che iniziò il suo
ministero recandosi a Cipro verso l’anno 47 e Barnaba
che di Cipro era
originario (Atti, 11, 1-12), di quella comunità fu
Pastore e testimone nel mar-
tirio e in Cipro è venerata la sua tomba, fondamento
indiscusso della apostolicità
e dell’autocefalia di questa santa Chiesa, già sancita
dall’inizio del V
secolo dal Concilio Ecumenico di Efeso, nel 431, con il
noto canone 8 che riconosceva
l’autonomia canonica della Chiesa di Cipro nella piena
comunione
con la Chiesa Universale.
Dati biografici dell’Eletto
Illustri Presenti,
Alla Venerata persona di Sua Beatitudine si addice
quanto il testo degli
Atti indica a proposito di Paolo e Barnaba, che vengono
messi a parte per una
grande Missione (Atti 13,2). Infatti non si può non
scorgere negli eventi della
sua vita una scelta privilegiata dello Spirito che lo
vuole Apostolo del
Signore Gesù.
Nato a Tala di Pafos, il 10 aprile 1941, dopo le scuole
medie divenne
novizio nel monastero di San Neofito, continuando a
studiare presso il ginnasio
di Pafos dove si è diplomato nel 1963. Nello stesso anno
fu ordinato diacono
dal Vescovo Giorgio. Servì quindi il suo monastero come
Eforo e nel
1968 si iscrisse alla Facoltà di Teologia
dell’Università di Atene ottenendone
la laurea nel 1972. Il 19 ottobre dello stesso anno fu
eletto Egumeno del Monastero
di San Neofito e nel mese seguente, fu ordinato
Presbitero e creato
Archiamandrita dall’indimenticabile Arcivescovo Makarios
III.
Resse il suo monastero con sapiente paternità fino al 25
febbraio 1978
quando fu eletto per acclamazione Vescovo Metropolita di
Pafos ricevendo il
giorno seguente l’ordinazione episcopale a cui seguì
l’immediata intronizzazione.
Come Metropolita di Pafos e successore degli Apostoli
rivelò subito
una passione per il Vangelo lavorando duramente e con
molto zelo per la diffusione
della parola evangelica nella Metropoli e per la sua
crescita spirituale,
senza tralasciare un’amorosa sollecitudine per le
necessità economiche e
sociali del popolo di Dio a Lui affidato. Vicino ai
poveri, ai profughi e agli
anziani, ha lavorato particolarmente per i giovani per i
quali ha fondato il
Centro giovanile della Sacra Metroipoli di Pafos e
l’Unione dei Giovani
Cristiani, che mirano all’educazione e alla
socializzazione della gioventù secondo
i valori e i principi della fede e della tradizione
cristiana.
Al Pastore vigile e buono della santa Chiesa di Pafos,
il Santo Sinodo,
in seguito alla infermità che colpì il Beato Arcivescovo
predecessore Crisostomo
I, aggiunse il compito di guidare i fedeli della sede
Arcivescovile fino
a quando la Chiesa di Cipro non ritenne di provvedere
alla sua sostituzione.
Sua Beatitudine Crisostomo II fu chiamato alla
successione. Il 12 novembre,
mentre il grido gioioso dei fedeli lo acclamava “axios”
e si riverberava
nella basilica di San Giovanni, alla presenza del
Patriarca Bartolomeo I,
di altri Eminentissimi Metropoliti e Vescovi ortodossi e
di una rappresentanza
della Chiesa di Roma, Crisostomo II saliva al tronos
aureo quale arcivescovo
di Nuova Giustiniana e di tutta Cipro ed era insignito
degli antichi
privilegi di indossare la tunica purpurea, reggere lo
scettro e firmare con
l’inchiostro rosso imperiale.
Lo splendore di questa divina liturgia non velava al
Pastore i compiti e
le responsabilità del suo alto ufficio. Lo rivelano le
Parole del discorso di
intronizzazione e l’azione costante del suo ministero
che illustrano la dimensione
apostolica, sociale e missionaria del suo episcopato.
Apostolo di Gesù Cristo
Grazie allo zelo di Sua Beatitudine Crisostomo II, la
Chiesa ortodossa
di Cipro è particolarmente impegnata nell’attività
missionaria specie nel continente
africano. Nel pieno rispetto della giurisdizione del
Patriarcato ortodosso
di Alessandria e di tutta l’Africa, la chiesa di Cipro è
stata sempre
vicina alle sue iniziative missionarie, fondando
missioni in diversi paesi africani,
costruendo chiese, scuole, seminari e sostenendo tante
iniziative di promozione
umana. A sottolineare tale vicinanza basti qui ricordare
il fatto che
il Patriarca di Alessandria Petros VII che ha retto la
Chiesa Africana dal 1977
al 2004, quand’è prematuramente deceduto, era nato a
Cipro.
Oggi il Vangelo di Cristo è proclamato da ministri e
fedeli ortodossi in
Uganda, Kenya, Tanzania, Zimbabwe, Congo, Gana, Nigeria,
Camerum e
diversi Vescovi e sacerdoti provengono dalla santa
Chiesa di Cipro, mentre il
nobile clero e popolo cipriota ha sempre generosamente
corrisposto
all’appello del suo Arcivescovo e Primate a sostenere il
Patriarcato di Alessandria
nella sua attività missionaria.
Merita di essere sottolineato in questo contesto il
fatto che la Chiesa ortodossa
di Cipro, impegnata nell’evangelizzazione dei popoli,
continua ad
ispirarsi al metodo missionario dei santi fratelli greci
Cirillo e Metodio incentrato
sulla primaria esigenza dell’annuncio, cioè l’inculturazione.
Dall’opera
dei fratelli di Salonicco si evince che la rivelazione
si annuncia in modo adeguato
e si fa pienamente comprensibile quando Cristo parla la
lingua dei popoli,
e questi possono leggere la Scrittura e cantare la
divina liturgia nella
lingua e con le espressioni proprie del loro genio
culturale tanto da rinnovare
i prodigi della Pentecoste. Anche dalla missione
ortodossa in Africa emerge
chiaramente che l’atmosfera mistagogica della liturgia
ortodossa rende vivo,
per i popoli africani, il mistero della Incarnazione del
Verbo e della theosisdeificazione
dell’uomo, influendo decisamente sulla profonda
trasformazione
del cuore umano e aprendo il cammino ad una vera
conversione.
È certamente degno della laurea in Missiologia il
Venerato Pastore della
Chiesa di Cipro che ha sostenuto e dato incremento ad
una attività missionaria
ortodossa capace di far scrivere all’attuale Metropolita
della Nigeria
Alessandro Gianniris che “la visione di un’Ortodossia
nativa, non è solo legittima,
ma impellente affinchè la Chiesa sia frutto … degli
stessi campi africani
… che incontri le diverse culture africane. Che le
incontri, le conosca, le
studi profondamente e, alla fine, le sposi. La Chiesa
deve continuare ininterrottamente
nel tempo, l’incarnazione. Deve assumere tutto e
trasfigurarlo.
Deve trasformare tutto a Chiesa e a Cristo: gli uomini,
i popoli, le culture”.
Il vibrante anelito racchiuso in queste parole si
accorda alla tradizionale
metodologia missionaria dell’Ortodossia che ha sempre
assunto una posizione
di rispetto verso le culture nelle quali il Vangelo si
diffonde, ritenendo
che ogni popolo è chiamato ad usare la sua identità per
fare propria la Buona
Novella. Pervasa dal significato cosmico
dell’Incarnazione del Logos, la missione
ortodossa mira alla epifania del Cristo presente nel
cuore di tutti i popoli
e che si rivela pienamente nella luce della Tradizione
Cristiana. La
Tradizione, infatti, non è altro che il Vangelo
trasmesso attraverso la comunità
credente alle generazioni successive mediante la memoria
della storia della
salvezza nell’epoca neotestamentaria e l’anticipazione
del Regno di Dio nei
segni vitali dei valori evangelici. Tradizione significa
fedeltà e continuità: è
dunque viva e si rinnova grazie agli elementi di fede e
di vita della comunità
ecclesiale di ogni epoca. Nella prospettiva ortodossa,
la cultura è l’elemento
primario che aiuta il Vangelo a penetrare nella vita e
nella società. Rappresenta
il Cosmo con le braccia aperte che sta ricevendo lo
Spirito Santo (come nell’icona
bizantina della Pentecoste). Tale dimensione
pneumatologica della
missione ortodossa si fonda sul modello della divina
liturgia tanto da potersi
considerare come una missione basata sulla Chiesa locale
e sulla Sinaxis liturgica
che diviene anche scopo e segno escatologico della
missione stessa.
La Chiesa di ogni popolo che glorifica Dio con la
propria voce, aggiunge il
suo contributo alla sinfonia celeste e all’inno
dossologico comune. La liturgia
celebrata in molte e diverse lingue si trasforma in
anticipazione escatologica,
ed è segno dell’aspirazione Ortodossa di tendere alla
completezza futura di
“ogni cosa” in Cristo.
Con questo atto accademico oggi riconosciamo che l’apostolicità
della
Santa Chiesa di Cipro presente nella persona di Sua
beatitudine Crisostomo
II e il suo personale impegno nella proclamazione del
Vangelo che Sua Beatitudine
considera l’espressione più genuina della vocazione
cristiana, come
il sostegno che Sua Beatitudine da allo zelo di tanti
missionari ciprioti corroborandoli
con la profondità del senso della missione ortodossa,
apporta al dinamismo
missionario di tutte le Chiese un contributo
fondamentale e
altamente spirituale.
Ponte con l’Europa
A tutti gli Illustri presenti è nota l’augusta antichità
della civiltà cipriota.
Alcuni cilindri babilonesi ne testimoniano le relazioni
commerciali con la
Mesopotamia fin dalla metà del III millennio a.C. Il suo
nome compare nelle
iscrizioni del Faraone d’Egitto Tuthmosis III (1470) e
un re di Cipro scrisse
una lettera ad Amenophis IV (1385). Più tardi a Cipro
immigrarono
colonie fenicie e greche che fondarono Salamina e Pafo.
I Greci le dettero il
nome di Kipros, che appare già in Omero e i Fenici la
chiamarono Kittim, nome
adottato dalla Bibbia (gen.10,4; Num. 24,24 …). Le
successive vicende
storiche dell’isola felice per la sua fertilità e
ricchezza, pur nella molteplice
varietà degli eventi a volte dolorosi che le
caratterizzarono, indicano tuttavia
che dall’isola promana un’attrattiva profonda che induce
i popoli ad incontrarsi
in essa e a trovarvi vie di convivenza.
Anche la missione cristiana, che portò la fede del
Vangelo in Cipro, assunse
un decisivo carattere dialogico e percorse le strade
della diversità che
la condussero oltre la mera inculturazione e
contestualizzazione della fede fino
ad adattarsi al mondo esistente. Il risultato fu che,
fino a tempi recenti, la
chiesa e la società si compenetrarono e permearono a
vicenda. La chiesa svolse
un ruolo di stabilizzazione e di emancipazione che
assume oggi una valenza
profetica e innesta l’esperienza della Chiesa di Cipro
nel bisogno di unità
che sentono i popoli dell’Europa e nel loro necessario
cammino di accoglienza
della molteplicità di lingue, religioni e tradizioni che
non solo non impediscono
questa unità, ma la arricchiscono di singolare bellezza.
Erede ed espressione della storia particolare di Cipro,
il Santo Primate
Crisostomo II, sollecito propugnatore della giustizia e
della verità, si è fatto
ponte tra le diversità ed esempio di possibile
comprensione ed integrazione
tra le differenze. Difensore strenuo dei diritti umani e
in modo particolare di
quello alla libertà religiosa, nel suo discorso di
intronizzazione quale arcivescovo
di Nuova Giustiniana sosteneva che non è la voce del
muezzim che disturba
i cristiani, ma la mancanza di rispetto per i diritti
degli altri che
impedisce la via ad un dialogo sincero con tutti.
Sua Beatitudine Crisostomo II ha percorso le strade
d’Europa per rappresentare
la Chiesa di Cipro in numerosi incontri di dialogo
interortodosso
ed ecumenico, in convegni interecclesiali e culturali.
Ovunque la sua voce risuona
ferma e pacificatrice e le sue parole trovano eco nei
mezzi di comunicazione
sociale e ascolto nelle persone di buona volontà. Ma è
soprattutto trai
i fedeli della sua santa Chiesa che trova risonanza la
guida del Venerato Maestro.
Sul suo esempio, il popolo cipriota, profondamente
radicato nella tradizione
orientale bizantina, è riuscito, malgrado le
vicissitudini socio-politiche,
a coesistere pacificamente con altri popoli e a volgere
lo sguardo verso il futuro
che l’Arcivescovo così indica: “… Oggi Cipro è membro
dell’Unione
Europea e tutti noi siamo dei testimoni del carattere
multiculturale della
nostra società. Siamo concordi che la nostra educazione
oggi deve condurre
alla responsabilità spirituale ed al cittadino mondiale.
La nostra educazione,
però, non può degradare l’identità della grande
maggioranza del popolo
cipriota che è greca. La coltura e lo sviluppo della
propria identità non
significano nazionalismo e neanche narcisismo nazionale.
Significa, invece,
coltivazione dei valori della tradizione, solida
conoscenza della storia e, in
genere, conoscenza di se stessi”.
La stessa visione ha ispirato l’ attività missionaria
della Chiesa di Cipro
che ha saputo collaborare con le gerarchie cattoliche e
con i missionari di altre
denominazioni cristiane per una comune testimonianza di
Cristo nella
evangelizzazione delle genti. Sono questi gli
atteggiamenti della mente e del
cuore di cui ha bisogno l’umanità iniziata ormai alle
sfide della globalizzazione
e della post-modernità. E non possono essere che questi
gli elementi
fondanti la nuova unità dell’Europa.
Cantore della Comunione
Illustri Presenti, L’occasione che ci permette di
conferire questa laurea
honoris causa in Missiologia è la presenza di Sua
Beatitudine Crisostomo II
in Roma per lo storico incontro ufficiale del Primate
della Chiesa di Cipro
con il Papa Benedetto XVI. Non è la prima volta che il
santo Arcivescovo visita
la Sede Romana avendo Egli già partecipato ai funerali
del Venerabile
servo di Dio Giovanni Paolo II e partecipato alla
celebrazione d’inizio del
Ministero Petrino del Santo Padre.
L’odierno evento palesa la passione per la koinonia che
anima ed ispira
Sua Beatitudine Crisostomo II. Formatosi nello spirito
della vita monastica
di cui la comunione è anima, seppe praticarla
concretamente collaborando
per molti anni con il Predecessore Sua Beatitudine
Crisostomo I. Dalla Sede
di Pafos la espresse e alimentò partecipando a molte
intronizzazioni di Primati
di altre Chiese, fino all’incontro con il Vescovo di
Roma. La Sua Persona
porta comunione perché la fede che da essa traspare
rivela il volto
dell’unico Costruttore e Signore dell’edificio della
Santa Chiesa, di cui i fedeli
sono le pietre vive che la costituiscono grazie alla
coesione creata dalla
comunione. E’ questo il vincolo che unisce tutti i
fedeli in Cristo e crea il clima
spirituale della carità e fraternità cristiana. La forza
dell’unità e della comunione
cantata già da Ignazio d’Antiochia e riproposta da
innumerevoli
testi dei Padri, ha il suo centro in Cristo Gesù e la
sua fonte nell’ Eucaristia.
Essa diventa il sacramento dell’unità che unisce i
fedeli tra loro e con il
proprio vescovo e, tramite il proprio vescovo, con tutti
gli altri vescovi e con
la cristianità intera in modo da rendere interamente
visibile il corpo di Cristo.
Ignazio d’Antiochia diceva: “Dov’è Gesù Cristo, ivi è la
chiesa” (Smir. VIII),
e Ireneo di Lione: “Dov’è lo Spirito d Dio, li è la
Chiesa e ogni grazia” (Ad.
He. III, 24,2). Sua Beatitudine Crisostomo II, non solo
è per noi oggi dono di
grazia nella Chiesa, ma nel suo coraggio di promuovere
la comunione e l’unità
noi scorgiamo una profonda azione missionaria perché
l’unità stessa è stata
posta dal Signore Gesù come condizione dell’efficacia
della missione.
L’unità è necessaria per garantire la verità del Vangelo
che viene predicato
poichè il Signore dice: “…siano anch’essi in noi una
cosa sola, perché il
mondo creda che tu mi hai mandato” (Gv. 17, 21).
Conclusione
Beatitudine, l’auspicio che tutti i Presenti portano in
cuore si trasforma
in preghiera: Che Dio benedica, per intercessione della
Beata Teotokos, la
Santissima Chiesa apostolica di Cipro e il suo Popolo
fedele e conservi
Vostra Beatitudine e il Santo Sinodo nella vostra
diakonia missionaria.
LECTIO MAGISTRALIS DI SUA
BEATITUDINE L'ARCIVESCOVO DI NUOVA GIUSTINIANA E DI
TUTTA CIPRO CHRYSOSTOMOS II
Città del Vaticano 14 giugno
2007
Mi sento particolarmente
commosso di potermi rivolgere a Voi, da questa augusta
tribuna della rinomata Pontificia Università Urbaniana,
dopo il grande onore di aver appena ricevuto, il titolo
di Dottore honoris causa dall'Università medesima.
Vorrei esprimere la mia profonda gratitudine al
Magnifico Rettore ed al Senato dell'Università per
quest’onore che mi è stato conferito e che sento essere
rivolto anche a tutta la Chiesa di Cipro, madre amata
del popolo cristiano della nostra isola.
Con umiltà ho accettato
quest'onore, quale rappresentante di questa istituzione
bimillenaria, che fu servita egregiamente da personalità
dotte e prestigiose, come ne fu il caso recente dell'
Arcivescovo Makarios III. Quest’onore, è quindi rivolto
più a loro, i miei illustri predecessori di beata
memoria, che alla mia persona, meno degna di loro.
Come piccolo
antidoron di questo grande pregio che mi è stato
rivolto, vorrei tentare di comunicarvi l'esperienza
ortodossa, nel quale ambito la Vostra Università ha
sempre dimostrato spiccato interesse, con la
presentazione in breve dell' argomento
"La Divina Liturgia, come Strumento di
Missione" .
Come ben noto, con "Divina
Liturgia" viene definita la cerimonia sacra nella quale,
per volontà espressa del Salvatore nostro Gesù Cristo, e
in conformità con la tradizione apostolica, viene
celebrato il sacramento dell'Eucaristia. In altri
termini, si tratta della totalità delle invocazioni
sacre e delle orazioni con le quali è offerta a Dio, dai
Cristiani, l'adorazione in spirito e nella verità.
Il Nuovo Testamento ci
insegna che l'Eucaristia è la maniera con la quale si
manifesta la presenza di Cristo, ormai asceso al Suo
Regno fra i Suoi discepoli e, al tempo presente, fra i
fedeli. Matteo ha serbato per noi le parole stesse di
Gesù:"Io vi dico che da ora non berrò più di questo
frutto della vita fino al giorno in cui lo berrò nuovo
con voi nel Regno del Padre mio"(Matt. 26,29).
Naturalmente, il Cristo viene glorificato e riveste la
Sua gloria che precede l'inizio dei Tempi, subito dopo
la Sua Risurrezione, "Mi è stato dato ogni potere in
cielo e in terra" (Matt. 28,18). Ma i legami col Suo
Corpo, la Chiesa, non vengono interrotti. Gesù Cristo
continua ad accompagnare i Suoi discepoli, fino alla
fine dei secoli. Egli stesso lo conferma: "Ecco, io sono
con voi .tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Matt.
28,20). Allo stesso tempo, Egli presiede accanto al
Padre nei Cieli! anticipandoli e precedendoli. Questa
realtà invisibile diventa visibile con l'Eucaristia. Le
parole di Cristo sono chiare, "quando lo berrò di nuovo
con voi", e ci insegnano la comunione dei fedeli con
Lui, nell'Eucaristia.
Allo stesso tempo, Paolo
stabilisce che l'Eucaristia è "anàmnesis (memoria)" ed
"annunzio" della morte di Cristo (Cor. I, Il, 24- 26).
Memoria significa quello che è sempre presente, davanti
a Dio o agli uomini.. Annunzio sarebbe la professione
forte di atti e cose divine.
Con la Divina Liturgia, al
centro della quale si trova l'Eucaristia, riportiamo
alla nostra memoria tutti i doni di Dio all'Umanità, in
particolare l'incarnazione del Suo Verbo, l'Ultima Cena,
la Crocifissione, la Sepoltura, la Risurrezione e tutto
quello che fu e sarà fatto per noi. Ed è nostra
convinzione che il fatto stesso della celebrazione
dell'Eucaristia come sacramento, che riassume tutta la
Storia, dagli inizi alla fine dei tempi e che connette
la Storia non solo con gli atti degli uomini, ma anche
con l'intervento salvifico di Dio, costituisce la grande
verità, che, a dispetto di ogni previsione contraria,
rende inevitabile la vittoria della Chiesa ed il Suo
trionfo, cosicché "le Porte degli Inferi non prevarranno
su di Essa" (conf. Matt. 16,18).
L'Eucaristia è considerata
ed invero è la fonte ed il centro della vita spirituale
in Cristo, la rivelazione della Chiesa come Corpo di
Cristo e come comunione dello Spirito Santo. La
congregazione dei fedeli, per la celebrazione della
Divina Liturgia, non verrebbe così interpretata in
quanto rituale liturgico, ma soprattutto come attesa e
pregustazione del nuovo mondo del Regno di Dio.
Per gli Ortodossi, quindi,
la Divina Liturgia costituisce la grande e vivente
immagine del Mistero della Salvezza; del fatto stesso
della Salvezza, ma anche del percorso storico della
Salvezza. I fedeli vivono e partecipano ognuno nella
misura della propria intuizione catartica e divinizzante
e della propria capacità partecipatoria, al Regno del
Padre, del Figlio e dello Spirito Santo. In questa
certezza e plenitudine sacramentale, i fedeli
indirizzano con la preghiera le loro richieste per cose
materiali e spirituali: la pace del mondo intero, la
stabilità delle Chiese locali, la fertilità delle terre,
la ricapitolazione e la salvezza di tutti in Cristo. La
Divina Liturgia, in quanto congregazione dei fedeli
sottolinea, in modo pratico, che la salvezza e la
divinizzazione degli uomini, non può essere compiuta
come gesto individuale, ma come sforzo comune di
fratelli che lottano insieme. Fratelli “attenti
all'insegnamento... ed alla comunione ed allo
spezzamento del pane ed alle preghiere (Pr. 2,42).
Invero, a nessun sacerdote, nemmeno al Patriarca
Ecumenico stesso, è concesso celebrare la Divina
Liturgia da solo, senza la presenza di almeno un fedele.
La caratteristica
fondamentale della Divina Liturgia per gli Ortodossi è
che Essa non è “seguita" ma “vissuta" dai fedeli. Il
fedele non si limita a “guardare" oppure “ascoltare", ma
è tenuto ad “essere presente" e “partecipare" alla Cena;
ad Essa ogni membro della congregazione partecipa in
prima persona e tutti “vi accorrono" al nome di Cristo.
Nel mistero di questo raduno, i fedeli diventano “membri
dalla parte" (Cor. I 12,27) del corpo di Cristo e
incontrano i propri fratelli. I fedeli non sono
spettatori, ma atleti. Sono i “commensali beati" alla
tavola del regno di Dio.
La missione della Chiesa
però verrebbe meno e non sarebbe conforme al
comandamento basilare del suo Capo, del nostro Signore
Gesù Cristo, se il suo interessamento si limitasse alle
comunità Cristiane esistenti e se, celebrando la Divina
Liturgia, prendesse cura della salvezza e della
santificazione soltanto di esse. La Chiesa è
perennemente in espansione, in quanto “cattolica" e mira
ad incorporare tutti. Suo scopo è di mettere in atto il
comandamento di Cristo ai suoi discepoli “andate dunque
e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome
del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando
loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato" (Matt.28,
19-20). D'altronde, come le sarebbe possibile applicare
il comandamento del Vangelo "chi ha due tuniche, ne dia
una a chi non ne ha" (Luc. 3,11), se limitasse la sua
carità alla donazione di beni materiali, e si
dimostrasse avara nella donazione della vera fede ed il
modo di vita cristiano, che sono superiori ai beni
materiali?
L'azione missionaria, cioè
l'azione predicativa e tutte le attività relative della
Chiesa al riguardo di chi ne è fuori, costituisce una
delle sue caratteristiche "congenite". In Oriente,
l'azione missionaria non ha mai cessato dopo l'opera
degli Apostoli. A titolo indicativo, vorrei sottolineare
l'attività di San Giovanni Crisostomo verso la Persia,
anche dal luogo del suo esilio, o quella di San Fotio,
verso i paesi Slavi, nel IX secolo, tramite l'opera dei
Santi Cirillo e Metodio. Oggigiorno, l'attività
missionaria del Patriarcato Ecumenico è indirizzata
principalmente ai Paesi dell' Asia, quella del
Patriarcato di Alessandria verso l'Africa mentre altre
Chiese, fra cui la Chiesa di Cipro, prestano man forte
con donazioni materiali e con l'invio di personale
adatto.
Metodi e mezzi adatti all'
azione missionaria di sicuro ce ne sono tanti. Mi limito
però a presentare la celebrazione della Divina Liturgia
sotto questo aspetto particolare.
La relazione fra Divina
Liturgia e Missione non è superficiale né casuale. Se è
vero che lo scopo dell' azione missionaria è di fondare
nuove comunità eucaristiche, allora la Divina Liturgia
deve essere allo stesso tempo meta e causa. La
partecipazione attiva dei fedeli alla Divina Liturgia
conferisce loro i doni della Grazia e dello Spirito. Lo
scopo principale della Missione è di assicurare questa
partecipazione attiva alla Divina Liturgia. E d'altro
canto, sono questi doni dello Spirito a convalidare
l'azione missionaria.
La congregazione liturgica
che ricostituisce la vita e l'opera di Gesù Cristo non è
che l'espressione, nel tempo e nello spazio, di Egli
stesso e del suo operato salvifico. Chi dunque,
partecipa ad essa, sta invero compiendo il comandamento
di Cristo, "andate dunque e ammaestrate tutte le
nazioni.. .insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi
ho comandato". In altre parole, l'atto liturgico diventa
esso stesso portatore dell' azione missionaria.
Mi chinerò, per primo, sui
riferimenti del testo proprio della Divina Liturgia, sul
significato più profondamente simbolico della sua
celebrazione e che si riferisce all' azione missionaria.
Successivamente mi
soffermerò sull' attrazione che i testi, i ministranti,
i luoghi ed i tempi della celebrazione della Divina
Liturgia tendono ad esercitare sui non Cristiani.
In merito alla parte
iniziale della mia dissertazione, direi che, il ruolo
della Divina Liturgia è quello dell' Apostolo Filippo II,
il quale annunzia e proclama a tutti dall' alto della
sua voce" Abbiamo trovato il Messia". Questa sua
dichiarazione, viene accompagnata da un invito che è
indirizzato a tutti coloro lontani dalla Chiesa, a
coloro che non credono ancora a coloro che sono
diffidenti o che vacillano di fronte alla vita, alla
verità, alla speranza che essa porta all'intero
Universo, "Provate e vedete" e ad ognuno separatamente
"vieni e vedi" (Gio. l, 47).
Le nostre due più note
Liturgie, quelle di San Giovanni Crisostomo e di San
Basilio il Grande, sono divise in due parti distinte: la
Liturgia dei Catecumeni e la Liturgia dei Fedeli. La
Liturgia dei Catecumeni che comprende orazioni speciali
e preghiere in loro favore, può essere seguita anche dai
non battezzati. In essa viene chiaramente espressa la
cura e la preoccupazione della Chiesa per l'azione
missionaria. L'orazione "che il Signore... li istruisca
con la Parola della verità, riveli loro il Vangelo della
giustizia, unisca loro alla Sua Chiesa apostolica e
cattolica" esprime attraverso la Divina Liturgia, "ut
unum sint" la cura ansiosa ed il desiderio affinché
"tutti siano salvati e vengano all'intendimento della
verità".
La Divina Liturgia dei
Presantificati, celebrata dalla Chiesa Ortodossa ogni
Mercoledì e Venerdì, è particolarmente ricca di frasi,
di orazioni e preghiere di grande valore missionario.
Come ben noto, nella Chiesa del primo millennio, veniva
intensificata la preparazione dei Catecumeni durante il
periodo della Quaresima, affinché fosse possibile
battezzarli nella notte del Sabato Santo. Ancora oggi la
Chiesa prega durante la Liturgia dei Presantificati per
loro e per l'azione missionaria tutta.
Le Antifone, la parte della
Divina Liturgia che segue l'annunzio "Benedetto sia il
Regno..." e la Grande Synaptè, un tempo composti da
interi salmi del Vecchio Testamento, e che oggi
contengono pochi versi salmici ed un inno di conclusione
(efimnio), simboleggiano l'era precristiana e l'attesa
ansiosa dei Profeti per la venuta di Cristo. Tale
simbolismo è oggi, oserei dire, particolarmente adatto
alla situazione del mondo "non cristiano" che cerca
disperatamente la verità di Cristo; questo è un tratto
missionario della Divina Liturgia.
Nella seconda parte della
mia presentazione, desidero esaminare più
approfonditamente la relazione fra Divina Liturgia e
opera missionaria.
La Divina Liturgia
costituisce un'istruzione pratica della dottrina e
dell'insegnamento di Gesù Cristo; essa costituisce allo
stesso tempo l'opera e la meta della Missione. La
Liturgia ortodossa è il vissuto mistico e l'espressione
della convinzione profonda "che il Cristo è e sarà
sempre fra noi" . E' il concretizzarsi della Sua
presenza, il compimento della Sua promessa, "Perché dove
sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a
loro" (Matt. 18,20). L'insegnamento sulla persona di
Cristo, sulla Santissima Trinità, sulla fine dei tempi,
sono espressi nella Divina Liturgia che incoraggia
l'uomo ad arrivare all'unità della fede e della
preghiera.
La Divina Liturgia ci
insegna ad allargare i nostri orizzonti e la nostra
visione, a parlare la lingua dell' amore e a coesistere
con gli altri nell' amore, nonostante le differenze o i
contrasti. Il motto di Paolo ai Galati, che "Non c'è più
Giudeo né Greco; non c'è più schiavo né libero: non c'è
più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo
Gesù" (GaI. 3,28), ma che "tutti siamo uno in Cristo",
costituisce la forza motrice dell' azione missionaria e
trova piena realizzazione nella Divina Liturgia. In
essa, "Parti e Medi ed Elamiti" (Pr. 2,9), ma ancora
Africani e Asiatici, bianchi e nativi delle Americhe,
Etiopici e Indiani, tutti inneggiano a Dio e sono
partecipi allo stesso calice della vita, unendosi nel
corpo e nel sangue con Cristo e fra loro.
L'abbraccio della pace
(caduto ai giorni nostri in disuso e praticato soltanto
fra sacerdoti), vuole essere nella Divina Liturgia un
percorso che conduce dall'inimicizia al perdono e alla
riconciliazione.
Nella Chiesa Ortodossa
ognuno adora Dio nella propria lingua. Questo
costituisce una peculiarità che, l'ha contraddistinta
per parecchi secoli dalle altre Chiese e, allo stesso
tempo, ha enormemente facilitato il Suo lavoro
missionario. Infatti là dove non esisteva la lingua
scritta, la Chiesa Ortodossa ha escogitato un alfabeto
apposito; l'ha donato ai popoli traducendo nelle lingue
locali i propri libri liturgici. La Chiesa Ortodossa è
stata sempre convinta che Dio non abbia bisogno di
essere adorato in una lingua specifica. "L'orecchio
volenteroso ascolta tutto", dice Salomone (Sap. 1, lO).
La Chiesa Ortodossa non ha mai voluto fare uno, delle
tante nazioni degli uomini, benché "Dio fece tutti di un
solo sangue" (Pr. 17, 26), bensì si pregia di una
tradizione ininterrotta nel rispetto delle particolarità
nazionali.
Un tratto basilare, della
Divina Liturgia e della Missione, è la glorificazione di
Dio. Tramite l'opera missionaria viene attuato il motto
profetico, per cui tutti i popoli inneggeranno a Dio;
ciascun popolo ha però il diritto di adorare Dio nella
propria lingua. Ogni Chiesa locale diventa dunque una
voce nella polifonia dello Spirito.
Lo spirito dell' Ortodossia,
che impregna lo sforzo missionario della Chiesa
Ortodossa, ha lasciato la propria traccia anche sui
dettagli della Divina Liturgia. Sin dai tempi del grande
Patriarca Fotio, la Chiesa benedice le differenze e le
particolarità storiche e locali, nella materia, la
forma, il colore e la tecnica delle immagini sacre,
della Croce, dei vasi sacri e degli oggetti liturgici,
nella convinzione che la diversità nella
rappresentazione del Signore, non sovverte la fede
comune che "Cristo è venuto al mondo nella carne" . A
dispetto delle qualsiasi variazioni liturgiche, in
funzione del momento storico o del luogo, "il pane
comune si trasforma in corpo di Cristo e il vino comune
serve da riscatto di sangue per la nostra salvezza" .
Questo risulta essere molto
utile allo sforzo missionario, che in Africa Cristo
possa essere rappresentato sotto tratti Bantu, in Cina
nel modo cinese ed in Giappone in quello nipponico. Lo
stesso dicasi per la rappresentazione della Vergine e
dei Santi, che formano la "Chiesa dei primogeniti, i
registrati nel Cielo" .
Un' attenzione particolare
dovrebbe essere rivolta alla melodia che "riveste" la
parola nella celebrazione ortodossa. San Gregorio di
Nissa dice che la melodia mira a formare e rivelare "lo
spirito nelle parole" (PG44, 444D). La stupenda melodia
bizantina, con le sue otto scale, porta all' estasi i
fedeli e seduce anche chi si trova lontano dalla Chiesa.
Si racconta come la stessa melodia ed il fasto della
Divina Liturgia nella Cattedrale della Sapienza Divina
di Costantinopoli, sedusse gli inviati del sovrano della
Russia e condusse alla conversione della nazione russa
all'Ortodossia, nel X secolo. Ancora, oggi, i missionari
ortodossi spesso riferiscono che la Liturgia ortodossa,
con la sua melodia, i paramenti sacri dei suoi ministri
e perfino l'architettura delle sue chiese, arriva ad
esercitare una forte impressione sui popoli che
predicano Gesù Cristo.
L'iconografia della chiesa
ortodossa, con Gesù Cristo raffigurato nella cupola da
Pantokrator, la Madonna nell' abside, raffigurata da
Platytera, che unisce il cielo alla Terra, i Santi
all'altezza più o meno della congregazione, esprime la
ricerca eterna dell' anima umana. Le nazioni "che non
hanno conosciuto Cristo" cercano cosa possa riempire il
loro vuoto interno e che darà loro risposte ai grandi
quesiti avvicinando Dio. Un Dio che sia irraggiungibile
nella sua maestà le lascia indifferenti. Il tempio
cristiano e "ciò che viene celebrato in esso", sono la
risposta alla loro ricerca.
Sia i nostri fratelli che
non hanno conosciuto il battistero, che quelli travolti
"dalle preoccupazioni, dalla ricchezza e dai piaceri
della vita e che non giungono a maturazione" (Luc. 8,14)
i quali si sono resi immemori della loro identità
cristiana, e che sono travagliati dall' angoscia e dall'
ansia per un domani incerto, che anelano "l'acqua della
vita" e "l'elisir della gioventù" dei miti, possono
vivere nella Divina Liturgia "il creato nuovo" e sentire
nel profondo del loro essere il motto del Salmista "la
tua giovinezza sarà rinnovata come l'aquila" (Sal.
102,5). Verso questo mondo, spogliato dal senso della
sacralità e spinto all' agnosticismo laico, la Chiesa
lancia il Suo messaggio: l'Uomo deve vivere col Sacro ed
il Divino. Questo può essere raggiunto tramite la Divina
Liturgia: una prassi mistica allo stesso tempo umana e
sovrannaturale. Un atto nel quale l'elemento mistico
prevale senza però negare l'aspetto umano. Un atto che
coinvolge il senso dell' eternità, il sorpasso della
morte e l'esperienza personale della Risurrezione. E'
proprio l' avvenimento della morte e della Risurrezione
che viene drammatizzato in ogni Divina Liturgia; i
fedeli, partecipi alla morte di Cristo, si ritrovano in
tal modo partecipi anche alla Sua Risurrezione. Ed è
questo il fatto ed il messaggio che la Chiesa offre a
chi le sta lontano, a chi respinge l'idea della morte ed
allo stesso tempo respinge anche la certezza della
Risurrezione in Cristo, il cui cammino è sbarrato dai
vari ostacoli che oscurano il corso della sua vita.
Desidero concludere, e temo
di aver abusato del vostro tempo, con una osservazione:
è invero, anche se attualmente, permane una
dissacrazione e secolarizzazione della vita soprattutto
nelle società occidentali, che si assista ad un ingente
aumento di giovani alla partecipazione alla Divina
Liturgia ortodossa. Questo rivela che la spiritualità
ortodossa, che ancora conserva il rapporto diretto nella
relazione tra il fedele e la grazia di Dio, contiene una
Verità che il fedele sente ed interiorizza, come gioia e
sollievo, come riposo e sicurezza. Questo è il messaggio
che la Chiesa Ortodossa invia al Mondo, tramite la
Divina Liturgia e la Missione.
Permettetemi di ringraziarVi del grande onore che mi è
stato rivolto e prego il Signore che guidi i Vostri
passi "verso ogni opera buona" e che questa sacra
Istituzione spirituale si rafforzi e raggiunga nuove
vette di fama.
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