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Commento all’Intenzione Missionaria indicata dal Santo Padre§ a cura di Mons. Ambrogio Spreafico, Rettore Magnifico
della Pontificia Università Urbaniana
INTENZIONE MISSIONARIA - Aprile 2006:
“Perché la
Chiesa in Cina possa svolgere in serenità e piena
libertà la sua missione evangelizzatrice”. “Andate in
tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura”.
Così parlò Ges&ug! rave; ai discepoli dopo la
resurrezione. È il mandato missionario che ha animato la
vita della Chiesa fin dagli inizi. Per questo il Decreto
Conciliare “Ad Gentes” dice al numero 2: “La Chiesa che
vive nel tempo per sua natura è missionaria, in quanto è
dalla missione del Figlio e dalla missione dello Spirito
Santo che essa, secondo il piano di Dio Padre, deriva la
propria origine”.
Tuttavia la missione della Chiesa non rifiuta ciò che
c’è di buono e di vero nelle culture dei popoli, per cui
nutre un grande rispetto. Lo stesso Decreto Conciliare
afferma al numero 8: “L’attività missionaria è anche
intimamente congiunta con la natura umana e con le sue
aspirazioni… Cristo e la Chiesa, che a Lui con la sua
predicazione evangelica rende testimonianza, superano i
particolarismi di razza e di nazionalità, sicché a
nessuno e in nessun luogo possono apparire estranei”.
La storia della evangelizzazione in Cina mostra questa
attenzione della Chiesa alla grande cultura cinese.
Basta pensare a Matteo Ricci e al grande rispetto che
egli ebbe per quel paese che gli appariva enorme e così
lontano dalla cultura occidentale da cui proveniva. Egli
riuscì a mostrare proprio quello che l’annuncio del
Vangelo di Cristo vuole significare per ogni condizione
umana e per ogni popolo: una parola che aiuta lo
sviluppo integrale dell’uomo, che non si può privare in
alcun modo del suo bisogno di trascendenza, di ricerca
di Dio. Il Decreto “Ad Gentes” dice: “(I cristiani),
perché possano dare utilmente questa testimonianza,
debbono stringere rapporti di stima e di amore con
questi uomini, e dimostrarsi membra vive di quel gruppo
umano, in mezzo a cui vivono, e prendere parte,
attraverso il complesso delle relazioni e degli affari
dell’umana esistenza, alla vita culturale e sociale.
Così deb! bono conoscere bene le tradizioni nazionali e
religiose degli altri, lieti e pronti a rispettare quei
germi del Verbo, che in essi nascondono” (n. 11). Papa
Benedetto XVI parla nella sua enciclica “Deus Caritas
est” di “umanesimo cristiano”. Con l’annuncio del
Vangelo di Cristo morto e risorto, la Chiesa non solo
non contraddice le aspirazioni più profonde dell’essere
umano, ma le porta a compimento in quello scambio
profondo che si stabilisce tra Dio e l’uomo nuovo, Gesù
Cristo, per mezzo dello Spirito Santo.
L’esigenza di poter “svolgere in serenità e piena
libertà la sua missione”, per cui la Chiesa intera si
unisce nella preghiera, non è che la risposta al mandato
del Signore, che è per la Chiesa un’esigenza
irrinunciabile. D’altra parte oggi la Chiesa si presenta
al mondo libera da condizionamenti politici, che nel
passato possono avere reso la sua azione
evangelizzatrice problematica agli occhi dei popoli. La
sua presenza si muove con il solo intento di comunicare
ciò che essa ritiene contenga il vero bene dell’uomo, il
messaggio di Gesù Cristo. E, se la Chiesa chiede
libertà, è anche consapevole che la parola che comunica
è un dono che viene da Dio e non potrà mai essere
imposta. La conversione infatti è una risposta libera
alla chiamata del Signore.
A Roma studiano oggi diversi sacerdoti cinesi. Essi sono
la risposta a quella preoccupazione che il Dicastero di
Propaganda Fide ebbe già fin dall’inizio, quando
nell’Istruzione del 1659 insisteva sulla necessità di
avere un clero autoctono. È questo clero che, proprio
per la sua cultura di origine, meglio di tutti
interpreterà all’interno della Cina il mandato
missionario che Gesù ha affidato alla Chiesa di tutti i
tempi. Preghiamo allora perché nella grande Cina la
Chiesa sempre di più possa svolgere liberamente il suo
compito ovunque e possano cessare le ostilità nei
confronti di Vescovi e preti. Questa maggiore libertà
non potrà che giovare al bene stesso della Cina e alla
sua crescita umana e spirituale, di cui ogni uomo ha
bisogno. La Chiesa nutre sincero amore per tutti i
popoli, quindi anche per il grande popolo cinese. È
questo amore che la spinge verso di esso perch&eacut! e;
continui a ricevere quel Vangelo che oggi è giunto solo
a pochi.
Mons. Ambrogio Spreafico
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