PONTIFICIA
UNIVERSITA’ URBANIANA
INAUGURAZIONE ANNO ACCADEMICO 2006-2007
DISCORSO DEL RETTORE MAGNIFICO
MONS. AMBROGIO SPREAFICO
Eminenza, eccellenze, Signori ambasciatori e
rappresentanti del corpo diplomatico, cari
docenti e studenti, amici tutti, ringrazio
innanzitutto il cardinale Ivan Dias, per le
parole che ci ha rivolto nella Celebrazione
Eucaristica e in apertura di questo atto
accademico. Eminenza, dopo una lunga e grande
esperienza ecclesiale in tante parti del mondo e
in India, il Santo Padre Benedetto XVI l’ha
chiamata a presiedere la Congregazione per
l’Evangelizzazione dei Popoli e quindi ad
assumere anche l’incarico di Gran Cancelliere di
questa università, che è davvero un’immagine di
grande universalità, in cui sono rappresentati
più di 100 paesi, i sei collegi di Propaganda
insieme a numerosi altri di religiosi e
religiose, che ci onorano della loro presenza,
oltre a un buon numero di laici che hanno scelto
questa istituzione accademica per perfezionare i
loro studi superiori. Lo scorso anno accademico
l’università ha avuto circa 1350 iscritti, ma
con gli studenti dei nostri 89 Istituti
Aggregati e Affiliati siamo una realtà di circa
12.000 studenti. È continuata anche lo scorso
anno, e speriamo si rafforzi nel futuro, la
collaborazione con la John Carrol University,
che ha iniziato un programma di studi romani
all’interno della Facoltà di Filosofia.
Quest’anno saranno con noi 21 studenti,
coordinati dalla prof.ssa Casciani, che
ringrazio. Ringrazio i decani, i presidi e i
direttori di istituto, il Segretario Generale e
il personale per il buon legame stabilito con
gli studenti e con i responsabili della loro
formazione, che ci permette di comunicare non
solo il sapere, cosa ovviamente primaria e
indispensabile in una istituzione accademica, ma
anche quella umanità e cordialità che dovrebbe
contraddistinguere la vita cristiana.
L’anno accademico trascorso è stato ricco di
cambiamenti: quello del Rettore, dopo la
elezione di Mons. Cavallotto a vescovo di
Fossano e Cuneo, e successivamente del Gran
Cancelliere con l’elezione ad Arcivescovo di
Napoli del Cardinale Crescenzio Sepe e la nomina
a Prefetto della Congregazione per
l’Evangelizzazione dei Popoli del Card. Ivan
Dias. Vorrei ringraziare il Cardinale Sepe per
l’attenzione con cui ha seguito in questi cinque
anni la vita dell’Università. Tra i segni di
attenzione, per la prima volta siamo stati in
grado di stipulare contratti speciali con alcuni
docenti che permetteranno loro di dedicarsi a
tempo pieno all’Università pur non avendo ancora
un incarico stabile. Gli auguriamo un proficuo
ministero episcopale a Napoli. Lo stesso augurio
rivolgiamo a Mons. Cavallotto. Grazie per
essersi speso per molti anni all’Università
Urbaniana sia come docente che come Decano della
facoltà di Missiologia e poi Rettore. Infine un
grazie particolare va a quei docenti che in
questi ultimi anni hanno concluso il loro
insegnamento come docenti stabili presso l’Urbaniana:
- il prof. Velasio De Paolis, docente di Norme
Generali nella Facoltà di Diritto Canonico per
15 anni, Decano della Facoltà dal 1998 al 2001,
nominato alla fine del 2003 Segretario del
Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica; -
il prof. Erich Schmid, dal 1966 docente di
Teologia Morale, decano della Facoltà di
Teologia per ben 4 mandati e Rettore dal 1994 al
1997; - il prof. Celestino Noce, docente di
Patristica per 23 anni e decano della Facoltà di
Teologia dal 1995 al 1998. Grazie per il vostro
contributo al progresso della scienza teologica,
per la vostra dedizione e impegno, per il vostro
amore per l’Urbaniana.
Con il nuovo anno si è potuto portare a
termine la preparazione del Convegno
Internazionale a 40 anni dal Decreto conciliare
sull’attività missionaria Ad Gentes. Il Convegno
ha voluto gettare uno sguardo sulla situazione e
sul significato della missio ad gentes
nei vari continenti. L’Università nelle sue
varie componenti è stata impegnata nella seconda
parte dell’anno accademico per dare inizio alla
implementazione del processo di Bologna,
seguendo le indicazioni e le richieste della
Congregazione per l’Educazione Cattolica. Come
primo passo è stato impostato l’adeguamento dei
crediti formativi secondo i parametri dell’ECTS,
ma le singole facoltà saranno chiamate a
ripensare l’equilibro tra attività didattica,
studio, ricerca, senza snaturare la qualità
dello studio né i contenuti richiesti nelle
varie facoltà. Gli studenti che terminano i vari
cicli di studio potranno ricevere il Supplemento
al Diploma, che li metterà in rete con il
sistema universitario europeo. Nello stesso
tempo si è avviata la procedura per l’autovalutazione
dell’Università, che proseguirà gradualmente a
partire da questo anno accademico.
All’interno delle prospettive di ricerca e di
confronto ho chiesto alle diverse facoltà di
programmare per il prossimo anno accademico
momenti di studio, in forma di seminario o di
convegno, per affrontare temi dell’attuale
dibattito culturale e teologico, tenendo
presente le aree di eccellenza della nostra
istituzione, che, a partire dall’approfondimento
del dato rivelato, si deve interrogare sui
problemi della missione, dell’annuncio
evangelico e del rapporto della Chiesa con le
culture e le altre religioni. La lezione
magistrale tenuta da Benedetto XVI
all’università di Regensburg nel suo recente
viaggio in Germania è una sfida alla riflessione
sul problema del rapporto tra fede e cultura,
tra messaggio rivelato e ragione, è un forte
invito al dialogo con le culture e le religioni,
aspetto privilegiato della nostra ricerca
accademica. Proprio in questa luce, non mi pare
secondario esaminare, soprattutto attraverso le
fonti storiche in possesso dell’Archivio storico
della Congregazione per l’Evangelizzazione dei
Popoli, i documenti relativi allo sviluppo della
missione della Chiesa, per individuarne i
contenuti e le sfide che essa ha dovuto e dovrà
affrontare nell’incontro con le varie culture,
senza dover rinunciare a trasmettere interamente
il messaggio evangelico, confessando l’unicità e
la singolarità salvifica di Gesù Cristo. La
tradizione è sempre fonte di grande sapienza.
Senza una visione storica è più difficile
comprendere lo sviluppo del pensiero. Stiamo per
questo studiando la possibilità di avviare un
indirizzo di studi interfacoltà che preveda la
possibilità di condurre ricerche nel campo della
storia della missione, senza escludere di dare
vita presto a un Istituto per la storia della
missione. Ci troviamo infatti in un momento
storico, in cui vengono poste alla Chiesa nuove
domande. Si è assistito alla progressiva
scristianizzazione del continente europeo,
intaccato dal relativismo e dall’individualismo,
che tendono a relegare la vita religiosa nella
sfera del privato e a privarla di ogni
responsabilità davanti alle scelte degli
individui e delle collettività. Di fronte al
crescente individualismo, qual è la proposta
della Chiesa che è per sua natura un soggetto
comunitario? Ha ancora qualcosa da dire? Come?
Non sarebbe necessario riscoprire e riproporre
non solo nell’annuncio, ma anche nella ricerca
accademica, il valore e il senso della
ekklesìa, quel corpo mistico di Cristo che
il Concilio ha definito “sacramento dell’unità
del genere umano”?
L’Europa è solo un esempio del processo di
frammentazione di valori e del sapere, che non è
estraneo ad altri continenti. Infatti una
ragione assolutizzata nel soggetto o
nell’oggetto di indagine, che non dialoga con la
fede, mostra tutti i suoi limiti. In questo
senso come Università siamo chiamati a operare
perché la fede diventi cultura, modo di essere e
di vivere. L’insegnamento accademico non può non
tener conto delle sfide di oggi e delle domande
che salgono dalle nostre società, così diverse
talvolta, ma percorse da tante istanze comuni.
La globalizzazione ha messo in discussione mondi
dalle tradizioni antiche e comunque radicate. Ad
esempio le culture tradizionali dei paesi
africani sembrano oggi in difficoltà. Le guerre,
le calamità naturali, lo sfruttamento economico,
l’instabilità politica sono causa di
frammentazione culturale, oltre a non permettere
un adeguato sviluppo, una sufficiente
istruzione, un minimo di condizione umana
vivibile, e riescono a mettere in crisi valori e
istituzioni che forse erano in passato più
forti. In Asia, a parte qualche rara eccezione,
davvero il cristianesimo sembra ancora agli
inizi, soprattutto nelle sua penetrazione nella
cultura, nel modo di pensare e di essere dei
popoli. Qui talvolta ci confrontiamo con culture
antiche e millenarie, come quelle dell’India o
della Cina, che appaiono ancora distanti dal
Vangelo.
Che fare come Università? Innanzitutto
occorre sviluppare meglio quanto già abbiamo.
Siamo finalmente riusciti a dare un volto più
maturo al Centro Studi Cinesi, inserendolo nei
nuovi statuti da poco approvati. È una sfida che
vogliamo raccogliere davanti a un paese che sta
penetrando, soprattutto a livello economico,
all’interno di molti paesi europei e non. Ma la
Cina era anche portatrice di una cultura
millenaria, non del tutto refrattaria ai valori
cristiani. In collaborazione con altre
istituzioni ecclesiastiche, che hanno continuato
ad offrire alla Chiesa il risultato della loro
ricerca e della loro presenza in quel paese,
vorremmo come università metterci al servizio di
questa sfida. Non possiamo dimenticare di avere
tra noi un numero sempre più consistente di
studenti cinesi.
Sono convinto che occorra fare più ricerca,
non limitarsi a insegnare o apprendere nozioni.
È necessario riflettere di più insieme come
Facoltà e come Università sui nodi dell’incontro
tra fede e ragione, a partire dal patrimonio
scritturistico, filosofico, teologico, giuridico
della Chiesa. L’Universalità non può essere solo
uno slogan, ma va rappresentata nel vissuto
della vita accademica. Ci si incultura perché si
ragiona insieme a partire dal patrimonio di fede
della Chiesa, non perché si canta in modo
diverso e ci si veste diversamente. Il problema
dell’inculturazione non riguarda il vestito, ma
la pelle, la carne, il nostro essere
profondamente credenti in Gesù Cristo morto e
risorto dentro la storia. La nostra casa
editrice, apprezzata sempre più all’esterno,
dovrebbe diventare di più un luogo di
pubblicazione delle nostre ricerche e una
palestra di confronto, come del resto la rivista
Euntes docete. Dedicheremo uno dei
prossimi numeri all’Enciclica Deus Caritas
est, questo testo così sorprendente che ci
offre un orientamento prezioso del pensare e del
vivere in un mondo dove la gratuità dell’amore
cristiano sembra una debolezza e un’ingenuità. È
necessario crescere nella ricerca, individuando
delle aree di eccellenza, non avendo paura di
comunicare all’esterno la nostra immagine e il
nostro sapere. Solo così saremo una realtà a cui
si guarda con attenzione, capace di attirare
l’interesse di chi ancora non ci conosce, e
interna al dibattito e alla crescita culturale.
Bisogna offrire pensiero a una società
semplificata, che rifugge dalla complessità e
tende a uniformare tutto con slogan e
pregiudizi. La cultura è innanzitutto conoscenza
e confronto con l’altro e con la diversità, non
chiusura nel proprio particolare, a meno che si
voglia rimanere estranei e ai margini della vita
e della storia o scegliere la via della
contrapposizione e dello scontro, che non è
certo quella del cristiano.
Cari amici, sono certo della vostra
collaborazione. Vi ringrazio tutti, a partire
dal Vicerettore, il Prof. Luigi Sabbarese, che
si è assunto alcuni compiti importanti
all’interno delle varie commissioni, i decani e
i presidi, che sono il perno della crescita
delle Facoltà e degli istituti, i docenti,
soprattutto coloro che per la prima volta sono
con noi. Non voglio dimenticare chi ha compiti
di direzione di un settore dell’Università, come
il Segretario Generale, don Roberto Cherubini,
l’Economo, P. Pino Noto, il Direttore degli
Istituti Affiliati, Prof. Giuseppe Iuliano, il
Direttore della Biblioteca, P. Marek Rostkowski,
il Direttore dell’UUP, il prof. Gaspare Mura, e
il Direttore della rivista Euntes Docete,
il prof. Iuvenal Ilunga Muya, insieme a tutto il
personale. Infine mi rivolgo a voi studenti.
Siete una parte preziosa dell’Università. Siate
ambiziosi nello studio. Non accontentatevi del
poco, del minimo. Cercate di penetrare
all’interno della scienza filosofica e teologica
per farla vostra e poterla in futuro comunicare
con sapienza agli altri. Nessuno di noi è qui
per se stesso. Siamo tutti qui per gli altri,
fosse chi ci ha mandato, chi ci paga la borsa di
studio, chi usufruisce o usufruirà del nostro
sapere. Grazie per essere qui, per aver posto
assieme ai vostri superiori, che vi prego di
salutare a nome nostro, la vostra fiducia nell’Urbaniana.
Cercheremo, in uno spirito di collaborazione, di
non deludere le vostre aspettative.
Grazie al Gran Cancelliere e attraverso di
lui alla Congregazione per l’Evangelizzazione
dei Popoli, per il sostegno umano e finanziario
perché l’Università sia in grado di contribuire
al meglio a servire la Chiesa universale e
particolarmente quella missionaria. Ci ritenga,
Eminenza, suoi collaboratori.