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Uno strumento per comprendere «chi siamo»

Tradotto in italiano il “Dizionario di Letteratura Cristiana antica”

Paolo Siniscalco

 

In questi ultimi decenni si sono moltiplicati gli strumenti utili e affidabili per meglio conoscere aspetti, forme ed espressioni della più antica letteratura cristiana quella che, a cominciare dalla fi­ne del I secolo d.C., segue immediata­mente gli scritti del Nuovo Testamento. Sono testimonianze storiche di grande rilievo la cui conoscenza si rivela essen­ziale per la storia del Cristianesimo e della Chiesa. Occorre aggiungere che molto spesso tali strumenti sono noti so­lamente ad una cerchia assai ristretta di persone, a prescindere dagli specialisti, mentre una più larga cerchia, anche di persone colte, li ignora del tutto, mo­strandosi impreparata culturalmente in un dominio sul quale si fonda una parte essenziale della nostra tradizione e della nostra storia.

E non è lacuna di poco conto in un tempo come il nostro nel quale le sfide maggiori ruotano intorno all’esigenza di meglio capire «chi siamo» o, se si vuole, si incentrano sul bisogno di identità. Un tempo in cui almeno all’interno dell’Oc­cidente, con operazioni ambigue, si cer­ca di deformare la tradizione cristiana confondendo elementi di pura fantasia con altri ben fondati storicamente, men­tre all’esterno più urgente si fa il con­fronto con il mondo islamico. Tutto ciò comporta la necessità di sapere cogliere gli elementi basilari che caratterizzano il Cristianesimo, e non solo per i credenti. Si ha a che fare insomma con una sfida culturale di grande rilievo.

Tra le più recenti pubblicazioni si può segnalare il Dizionario di Letteratura Cristiana antica (Urbaniana University Press-Città Nuova, Roma 2006, pp. 914, euro 140). Si tratta della traduzione ita­liana della più recente edizione tedesca, la terza (2002), dopo le due precedenti (1998 e 1999), del Lexikon der antiken christlichen Literatur a cura di Siegnar Döpp e Willhelm Geerlings, professori rispettivamente dell’Università di Göttin­gen e dell’Università di Bochum. Il volu­me per il campo latino comprende gli autori fino a Beda il Venerabile (+ 735), per il greco fino a Fozio (893/94); consi­dera inoltre anche scrittori delle antiche Chiese Orientali e delle cristianità latino­barbariche.

L’edizione italiana, curata da Celesti­no Noce, ordinario di Patrologia presso la Pontificia Università Urbaniana, è sta­ta rielaborata e ampliata, aggiornando, tra l’altro la bibliografia, fino al 2004, e integrandola con il riferimento a studi pubblicati in Italia. Per una prima, rapi­da consultazione della materia l’opera è senz’altro pregevole.

È interessante notare che il Lexikon der antiken christlichen Literatur ha delle nobili ascendenze, intendendo por­si nella scia della Patrologia di Berthold Altaner, la cui storia, si può dire, co­mincia nel 1903 con un manuale di pa­trologia dovuto a G. Rauschen. Negli anni successivi, come spesso accadeva per le opere tedesche, quel primo ma­nuale fu rivisto nel 1926 da J. Wittig poi rielaborato nel 1931 da B. Altaner, il quale nel 1959 affidò ad A. Stuiber il compito di aggiornare ancora una volta il volume. Lungo una linea unitaria la Herder, che per decenni ha pubblicato le edizioni in lingua tedesca, si sono così susseguite ben 20 edizioni - l’ultima, la nona dell’ultima serie, risale al 1980 ­di un manuale prezioso e davvero fortu­nato, tradotto in parecchie lingue, ben noto a intere generazioni di teologi e di cultori della Letteratura cristiana antica.

Il Lexikon der antiken christlichen Literatur è il discendente più giovane di quella medesima «famiglia», ma presen­ta, come naturalmente il Dizionario, più di una novità. La Patrologia dell’Altaner faceva conoscere gli autori cristiani anti­chi entro grandi ambiti disposti cronolo­gicamente. All’interno poi di ogni parti­zione essi erano menzionati secondo i generi letterari messi in opera (letteratu­ra apologetica, antieretica, agiografica, storiografica, ecc.) o - là dove fosse opportuno - per aree geografiche. Il Lexikon (come naturalmente il Diziona­rio) ha preferito ordinare gli scrittori in ordine alfabetico per renderne la consul­tazione più spedita ed immediata, ma soprattutto ha affidato la redazione delle singole, numerosissime voci a una schie­ra nutrita di specialisti - oltre 120 ­

tutti appartenenti alla scuola tedesca. In questo senso ha una forma e contenuti assolutamente nuovi rispetto alla vec­chia e «gloriosa» Patrologia dell’Altaner, pur conservandone la ricchezza e, sia pure con qualche variazione lo schema (di ciascun autore, almeno dei maggiori, si dice della vita, delle opere e della dot­trina che ne scaturisce e se ne indica la bibliografia).

È interessante notare pure il muta­mento di prospettiva, che è riflesso nel titolo; mutamento che già si poteva rile­vare nei diversi titoli attribuiti ai Manua­li di Patrologia, ai quali abbiamo accen­nato, lungo l’arco di cento anni. Il Com­pendio di Patrologia del Rauschen, se­condo il titolo stesso, aveva avuto parti­colare riguardo per la storia dei dogmi, quello curato dal Wittig per contenuto dottrinale degli scritti dei Padri. Nel 1938 l’Altaner aveva preferito più sem­plicemente il titolo di Patrologia, che nel 1950 precisava, aggiungendo le paro­le: Vita, scritti e dottrina dei Padri del­la Chiesa. Infine nel 1998 l’opera curata da S. Dopp e da W. Geerlings, come si detto, ha assunto per titolo quello Dizio­nario di Letteratura cristiana antica.

 

Dunque il frontespizio titolo delle ope­re che si sono susseguite ha mutato pa­recchie volte la dicitura, e non per sem­plici motivi formali. Se ben vedo, dal­l’indicazione di un ambito esclusivamen­te dottrinale - come quello della storia dei dogmi - si è passati gradualmente a privilegiare un orizzonte di carattere storico-dottrinale. E il mutamento del ti­tolo mi sembra sia stato il riflesso che gli studi relativi ai Padri della Chiesa hanno seguito nel XX secolo.

L’orizzonte si è ampliato; si è sempre meglio percepita la necessità di adottare un’ottica interdisciplinare che andasse oltre la considerazione delle tematiche specificamente dottrinali e teologiche. Non vi è dubbio che queste hanno un ri­lievo fondamentale nel tessuto delle ope­re patristiche, ma, per meglio intender­ne la portata e il significato, è necessa­rio considerarle entro una visuale piùampia che tenga anche conto degli am­bienti culturali e letterari nei quali cia­scuna opera ha avuto la propria genesi e, naturalmente del carattere proprio a ciascuna di esse.

Il procedere della ricerca ha posto in luce che se, per la loro stessa natura, continua ad essere fondamentale esami­nare i testi patristici per gli elementi dogmatici e teologici che esprimono, è altrettanto importante contestualizzarli nel tempo e nell’ambiente in cui hanno avuto origine e, non meno, considerarli dal punto di vista letterario , retorico, linguistico. Giacché essi esprimono un pensiero mediante parole e sistemi se­mantici che sono da riconoscere e valu­tare.

In altre parole si è avvertita sempre meglio la vastità - ma anche l’interesse e il fascino - di una ricerca complessa. Certo è necessario distinguere le pro­spettive: la prospettiva della critica lette­raria non deve confondersi con quella dottrinale o con quella storica, che pure esaminano il medesimo oggetto. È vero, ciascuna è distinta e tuttavia ciascuna è solidale con le altre, nel senso che i ri­sultati raggiunti al termine di un percor­so di ricerca non è raro che riescano ad illuminare gli esiti conseguiti al termine di altri cammini.

 

Il Dizionario di cui si parla si pone appunto in questa più ampia prospetti­va. Nella Premessa dell’edizione italiana, vi si legge che in esso «sono presi in considerazione» non solo tutti i contenu­ti della letteratura cristiana, ma anche «tutti i fenomeni letterari del mondo an­tico» e, «oltre alle notizie concernenti i singoli autori, sono aggiunte perciò voci tematiche che intendono dare a tutta la materia una visione articolata e esau­riente». Un proposito del resto già reso manifesto nella Prefazione alla prima edizione del Lexikon (p. VII), ove si os­serva che «Mancano modelli precedenti di una trattazione della letteratura cri­stiana che sia impostata sulla storia dei fenomeni e dei generi letterari (una af­fermazione solo parzialmente vera, se si pensi alla Geschichte der altchristlichen Literatur, Leipzig 1911 dello Jordan che aveva l’intento di rappresentare la storia delle singole forme letterarie seguite nel­le loro opere dai cristiani). E quindi par­so opportuno ai curatori affiancare alle voci di carattere prosopografico altre vo­ci, concernenti le problematiche relative ai generi letterari, alle scuole, alle lin­gue».

Se è lecito fare un’osservazione, che vale già per l’edizione tedesca originale, direi che, a mio giudizio, è un peccato non avere ricuperato, almeno parzial­mente l’Introduzione, posta a capo dei volumi più recenti dell’Altaner. Un’In­troduzione concernente il concetto e il valore della Patrologia (e della Lettera­tura cristiana Antica), la sua storia, le edizioni, le collezioni patristiche, gli strumenti di lavoro a disposizione anche in discipline affini. Poteva essere un’oc­casione non solo per aggiornare la bi­bliografia intorno ad argomenti di gran­de importanza per la storia dei primi se­coli, ma anche per fare il punto su ma­terie, che, come si è detto, hanno subito nell’ultimo secolo e, particolarmente ne­gli ultimi 50 anni, mutamenti ed appro­fondimenti notevoli.

Il Lexikon si è rivelato in ogni modo

un’impresa editoriale del tutto fortunata nei Paesi di lingua tedesca; una fortuna che, naturalmente ci si augura si ripeta per l’edizione italiana, la quale - occor­re notarlo - si presenta in una veste ti­pografica netta ed elegante, con caratte­ri tipografici distinti e chiari (ben diversi da quelli minuti e fini delle ultime edi­zioni della Patrologia dell’Altaner-Stui­ber) che facilitano la lettura di ogni voce e dei relativi riferimenti bibliografici.

 

(Osservatore Romano – Terza Pagina 12-13 giugno 2006)

 

 
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