|
Pubblicazione della prima raccolta dei documenti
delle Chiese africane: “The African Enchiridion”
Roma - “L’idea di scrivere
“The African Enchiridion” è nata da un processo graduale
e difficile che è iniziato alla fine del 1997, nel corso
dei miei studi accademici a Roma, ed è maturato dopo
lunghe riflessioni e ricerche preliminari” dice p. Oseni
Ogunu, curatore dell’African Enchiridion, il cui secondo
volume uscirà ad aprile. Secondo il sacerdote nigeriano,
“la decisione di portare avanti il lavoro deriva dalla
consapevolezza, diffusa in tutta l’Africa della
necessità, di rendere facilmente accessibile e meglio
conosciuti la mole di documenti e testi prodotti dalle
Chiese africane e dalla sua diaspora”.
“Vi sono state diverse
difficoltà nella preparazione dell’ Enchiridion” afferma
p. Ogunu. “In primi luogo, nella ricerca del materiale
gli ostacoli maggiori sono stati: la mancanza di archivi
completi e aggiornati di diverse Conferenze Episcopali e
diocesi; la povertà della circolazione delle
informazioni che rende impossibile comunicare con
diverse regioni africane; la difficoltà di trovare i
documenti precedenti il Concilio Vaticano II; gli
avvenimenti politici e sociali, come ad esempio le
guerre civili, che in alcuni Paesi hanno comportato la
distruzione di uffici e documenti delle diocesi e delle
Conferenze Episcopali o comunque non hanno permesso la
raccolta di documenti dei quali si conosce l’esistenza”.
“Esiste inoltre un problema
relativo alle date, che avrebbero facilitato
rintracciare e raccogliere i documenti” prosegue il
sacerdote. “Alcuni documenti infatti non hanno data. In
altri, la data non è chiara o non completa (c’è solo il
mese o l’anno). In alcuni casi, la data non è leggibile
oppure ne esiste più di una nello stesso testo. In altri
casi ancora, la data indica solo il periodo durante il
quale si è tenuta un’assemblea e in quale occasione il
documento è stato presentato (per esempio, 4-6 aprile
1991: Concistoro dei Cardinali). Perciò ho dovuto
lasciare la data così come appare o scegliere una
probabile data per la presentazione del documento
stesso”.
Grazie al lavoro svolto, p.
Ogunu ha maturato una profonda conoscenza del pensiero
della Chiesa in Africa, ma avverte che “è un compito
quasi impossibile riassumere in poche righe l’evoluzione
del pensiero della Chiesa africana, che attraversa un
periodo di diversi decenni. Detto questo possiamo
riassumere alcuni punti fondamentali. In primo luogo,
constatiamo l’adozione evidente della teologia
dell’incarnazione, fin dalla metà degli anni ’70, con il
progressivo abbandono della teologia dell’adattamento.
Da allora, e in modo più esplicito dagli anni ’80, il
discorso dell’inculturazione è stato gradualmente
chiarificato e approfondito nel pensiero dell’Episcopato
africano. Le tematiche relative al matrimonio e alla
liturgia hanno avuto un’attenzione speciale nel discorso
dell’inculturazione. La Chiesa africana, inoltre,
promuove lo sviluppo della teologia africana,
considerata fond! amentale per lo sviluppo della
cristianità e delle società locali.”.
“La questione dello sviluppo
e della giustizia sociale è sempre presente nel pensiero
della Chiesa africana, ma è sempre più vista in rapporto
con la famiglia e le problematiche che concernono la
vita umana” continua p. Ogunu. “Per questo la Chiesa
africana è diventata molto esplicita ed energica nel
domandare di risolvere alcune necessita fondamentali
della popolazione (servizi sanitari, povertà,
educazione, mancanza di cibo ed acqua) invece di
ricorrere all’aborto, per affrontare le questioni
relative alla famiglia”.
“La Chiesa africana ha dato
considerevole importanza al miglioramento della
condizioni sanitarie e continua a svolgere un ruolo
fondamentale in questa area. Esiste però una
sottovalutazione delle malattie di origine psicologica.
C’è quindi un richiamo per formare ministri della Chiesa
dal punto di vista teologico e psicologico. Si assiste a
livello di piccole comunità e diocesi (ad esempio in
Tanzania, Zimbabwe e Nigeria) alla sperimentazione di
diverse iniziative per la formazione di operatori
pastorali in grado di affrontare questi problemi. Gli
agenti dell’evangelizzazione devono quindi avere una
visione integrale della persone umana” conclude p. Ogunu.
Agenzia Fides |