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Il Santo Padre visita nel pomeriggio, il Pontificio Collegio Urbano di
Propaganda Fide e la Pontificia Università Urbaniana,
che sorgono sul Gianicolo. Dopo aver visitato gli
edifici del grande complesso universitario, il Santo
Padre si incontra
nell’Aula Magna dell’Università, con le autorità, il corpo accademico
e gli studenti ai quali rivolge il seguente discorso.
Venerabili Fratelli e cari Figli!
1.
Debbo dirvi anzitutto, con grande sincerità, la mia
profonda gioia per questa mia visita alla Pontificia
Università Urbaniana, visita che fa seguito a quelle
precedenti, da me compiute alle Pontificie Università
San Tommaso d’Aquino, Gregoriana e Lateranense.
In
tali visite ho potuto incontrarmi con i Dirigenti, i
Docenti e gli Alunni, ai quali ho potuto manifestare la
sincera stima, il profondo affetto e la trepida
sollecitudine, che la Chiesa e il Papa nutrono per i
Centri culturali, che hanno sede nella Città Eterna, e
che sono vere fucine di scienza e di formazione umana,
cristiana e sacerdotale.
Oggi,
nella significativa circostanza della «
Giornata Missionaria Mondiale »,
mi trovo qui, nella sede della Pontificia
Università Urbaniana, che prende nome dal mio
Predecessore Urbano VIII, il quale con la Lettera
Apostolica Immortalis Dei Filius erigeva canonicamente,
il primo agosto del 1627, il Pontificio Seminario
Urbano, nel quale pii e dotti chierici secolari venivano
educati e formati per essere inviati in qualsiasi parte
del mondo al fine di propagare la fede cattolica, anche
a costo della vita.
Mi trovo
qui, in questo Ateneo, che accoglie oggi, in felice
unione ed in emblematica concordia, studenti che
provengono da tutte le parti del mondo, portano a Roma
le molteplici ricchezze delle culture dei loro Popoli e
il traboccante entusiasmo della loro giovinezza donata a
Cristo ed alla Chiesa, e ritorneranno nelle loro lontane
Nazioni per rendere partecipi i loro fratelli del
magnifico e misterioso dono della fede.
Mi
piace ricordare che il primo maggio 1931 il mio Predecessore
Pio XI inaugurava personalmente la nuova sede del
Collegio, qui sul Gianicolo; mentre il primo ottobre
1962 Giovanni XXIII, con il Motu Proprio Fidei
Propagandae, conferiva all’Ateneo il titolo di «Università»,
e nel corso della visita da Lui compiuta a questa
sede, pronunciava quelle splendide parole, che desidero
fare anche mie: « Le nostre due dimore del Vaticano e del Gianicolo si guardano
di fronte, si guardano, si parlano, si intendono; una
stessa ispirazione, una stessa preghiera per la
redenzione in Cristo del mondo intero ».
2.
Carissimi Superiori, Docenti, Alunni! In questo nostro
incontro vorrei brevemente presentare alla vostra
considerazione le note specifiche, che debbono
caratterizzare la vita di questa Pontificia Università
Urbaniana.
La
prima deve essere quella della ecclesialità. Voi
appartenete alla Chiesa, siete la Chiesa; specialmente
voi, studenti, vi formate nello studio severo, nella
ordinata disciplina, nella preghiera continua, per
lavorare affinché la Chiesa si dilati sempre più nel
mondo, manifestando con sempre maggiore efficacia la sua
essenziale ed intrinseca cattolicità. La vostra vita è
collegata ed unita a quella di tutta la Chiesa: alle
Chiese giovani che vi attendono con ansia per ricevere
da voi luce, conforto, speranza; a quei membri della
Chiesa che hanno compiuto non pochi sacrifici per poter
contribuire, anche economicamente, alla vostra
preparazione ed alla vostra formazione; a quelle Chiese
più antiche, che sperano da voi una nuova forza ed una
giovanile energia, che si diffonda in tutta l’articolazione
della Chiesa universale.
L’amore alla Chiesa —
Corpo mistico del Cristo, Sposa del Cristo,
Popolo di Dio, Edificio di Dio —
deve essere profondamente radicato nel vostro
cuore. Riascoltiamo e meditiamo le note e commosse
parole del grande vescovo e martire di Cartagine, san Cipriano:
« Habere non potest Deum patrem qui Ecclesiam non habet matrem »;
e, parlando dell’unità della ‘Chiesa,
aggiunge: «
hanc unitatem qui non tenet, non tenet Dei
legem, non tenet Patris et Filii fidem, vitam non tenet
et salutem» (De Catholicae Ecclesiae unitate, 6: CSEL,
3, 1, 214).
La vostra vita culturale, che si sviluppa
attraverso seri e metodici corsi accademici, come pure
la vostra formazione spirituale in preparazione al
Sacerdozio debbono essere animate dalla dimensione
ecclesiale.
La Teologia, che è il cuore degli studi propri
di questa Università, è una scienza ecclesiale;
cresce nella Chiesa, parla della Chiesa, si sviluppa
alla luce del Magistero della Chiesa. «
In doctrina catholica investiganda et docenda — ho affermato nella Costituzione Apostolica Sapientia
Christiana — fidelitas
erga Ecclesiae Magisterium semper eluceat. In docendi
munere explendo, praesertim in cyclo institutionali, ea
imprimis tradantur, quae ad patrimonium acquisitum
Ecclesiae pertinent. Probabiles
et personales opiniones, quae ex novis investigationibus
oriantur, nonnisi ut tales modeste proponantur» (Pars 1a,
art.
70).
Ciò comporta uno studio accurato, una ricerca
appassionata, una grande serietà scientifica,
l’impegno congiunto della specifica preparazione dei
Docenti e del lavoro personale degli Alunni. Quella sete
di verità e di assoluto, che è tipica dell’uomo di
ogni tempo e di ogni civiltà, e che si riscontra in
maniera singolare nelle concezioni religiose ed in
tante altre tradizioni ancestrali dei vostri Popoli,
deve essere un continuo stimolo per lo studio sempre più
approfondito delle varie discipline teologiche, evitando
le facili suggestioni della superficialità e del
conformismo.
Ma
lo studio, avulso dalla vita spirituale, non può
plasmare i veri teologi, tanto meno gli autentici
apostoli del Cristo. Per questo, la formazione
spirituale — basata
e radicata sulla fede viva, sulla serena speranza e
sulla operosa carità —- deve essere la mèta delle varie fasi della vita di questa
Università e dei Collegi, che nel. l’Urbe vi ospitano
con tanto amore. E tale formazione deve essere
tipicamente «
ecclesiale »,
perché voi vi preparate a diventare operai
fedeli, che portino degni frutti nella vigna del
Signore, quale è la Chiesa.
La
preghiera assidua —
sia personale che comunitaria —
vi aiuterà ad approfondire la dottrina teologica
ed a vivere i misteri della rivelazione cristiana.
3.
Un’altra nota, che caratterizza questa Università è
la sua romanità. Tutti voi, figli carissimi, siete
felici di poter completare i vostri studi a Roma, in
questa città resa sacra dalla fede e dal sangue degli
Apostoli Pietro e Paolo e di tanti martiri, che ci hanno
lasciato, come tesoro e come impegno, l’esempio
luminoso della loro testimonianza a Cristo; in questa
città che, non senza divina disposizione, è il
centro della cattolicità, la sede del Successore di
Pietro, e verso la quale sono orientati il cuore e la
fede di milioni di credenti.
Tra
i vostri condiscepoli e i vostri professori voi trovate
persone di ogni nazione, di lingue diverse, ma tutti
uniti dalla e nella stessa fede; potete vivere qui a
Roma l’esperienza esaltante della unità e della
cattolicità della Chiesa; unità e cattolicità, nelle
quali dovrete continuamente formare le vostre singole
Chiese particolari. «
Quanto più una Chiesa particolare —
ha scritto Paolo VI —
è unita con solidi legami di comunione alla
Chiesa universale — nella carità e nella fedeltà, nell’apertura al magistero
di Pietro, nell’unità della «
Lex orandi »
che è anche «
Lex credendi »,
nella sollecitudine dell’unità con tutte le
altre Chiese, che costituiscono l’universalità —tanto
più questa stessa Chiesa.., sarà veramente
evangelizzatrice, cioè capace di attingere al
patrimonio universale a profitto del suo popolo, come
pure di comunicare alla Chiesa universale l’esperienza
e la vita dello stesso popolo a beneficio di tutti »
(Es. Ap. Evangelii Nuntiandi, 64).
4. Sì! Figli carissimi! Ogni ‘Chiesa
particolare deve essere «
evangelizzatrice »,
deve cioè vivere in una continua tensione
missionaria. E proprio la missionarietà è la terza
caratteristica della Pontificia Università Urbaniana,
in quanto essa è aperta a molti gruppi culturali
diversi.
La vostra Università è —
possiamo ben dirlo —
quasi un segno concreto e visibile della
universalità della Chiesa, che accoglie in sé, nella
propria unità la diversità dei popoli tutti. Università
e diversità che Sant’Agostino, commentando il salmo
44, scorge nella veste preziosa della Chiesa-Regina, la
quale viene presentata al Re-Cristo: « Vestitus reginae huius quis est? Et
pretiosus est, et varius est: sacramenta doctrinae in
liguis omnibus variis. Alia lingua Afra, alia
Syra, alia Graeca, alia Hebraea, alia illa et illa:
faciunt istae linguae varietatem vestis reginae huius.
Quomodo autem omnis varietas vestis in unitate
concordat, sic et omnes lingua ead unam fidem. In veste
varietas sit, scissura non sit. Ecce varietatem
intelleximus de diversitate linguarum et vestem
intelleximus propter unitatem... Eamdem quippe
sapientiam, eamdem doctrinam et disciplinam omnes
linguae praedicant »
(Enarr. in PS. 44, 24: PL 36, 509).
In modo del tutto particolare emerge in questa
sede, sempre vivo ed attuale, il problema del rapporto
tra messaggio cristiano e culture diverse. La forza del
Vangelo deve penetrare nel cuore stesso delle varie
culture e delle diverse tradizioni. In tale contesto —
come ho ricordato nella Esortazione Apostolica
sulla catechesi —
sono da tener presenti due princìpi: «
Da una parte, il Messaggio evangelico non è
puramente e semplicemente isolabile dalla cultura, nella
quale esso si è da principio inserito (l’universo
biblico e, più concretamente, l’ambiente culturale,
in cui è vissuto Gesù di Nazareth), e neppure è
isolabile, senza un grave depauperamento, dalle culture,
in cui si è già espresso nel corso dei secoli...;
dall’altra parte, la forza del Vangelo è dappertutto
trasformatrice e rigeneratrice. Allorché essa penetra
una cultura, chi si meraviglierebbe ne rettifica non
pochi elementi? Non ci sarebbe catechesi, se fosse il
Vangelo a dover alterarsi al contatto delle culture »
(Catechesi Tradendae, 53).
E
nel mio recente viaggio in Africa, rivolgendomi ai
Confratelli nell’Episcopato del Kenya, dicevo loro: «
L’acculturazione o inculturazione, che voi a
ragione promovete sarà realmente un riflesso
dell’Incarnazione del Verbo, quando una cultura,
trasformata e rigenerata dal Vangelo, produce dalla
sua propria tradizione espressioni originali di vita, di
celebrazione, di pensiero cristiano. Rispettando,
presentando e favorendo i propri valori e la ricca
eredità culturale del vostro popolo, voi sarete in
grado di guidarlo verso una migliore comprensione del
mistero di Cristo, che deve essere vissuto nelle nobili,
concrete e quotidiane esperienze della vita africana ».
La
facoltà di Teologia, con le sue varie discipline,
l’Istituto Missionario scientifico e l’Istituto di
Catechesi Missionaria, canonicamente eretto alcuni
mesi or sono, dovranno approfondire, con rigore
scientifico, il problema dell’acculturazione del
Vangelo e dovranno formare adeguatamente i futuri
Araldi, che in tutte le Nazioni sappiano diffondere il
messaggio di Cristo, senza adulterarlo o svuotarlo, ma
portandolo nel cuore stesso della vita e delle
tradizioni ci vari Popoli, per elevarli a Cristo, via
verità e vita dell’uomo (cf. Gv 14,6).
Per
far questo, occorre prendere con coraggio il largo,
verso mare sconfinato dell’evangelizzazione, sulla
barca di Pietro, che è la Chiesa. «
Nec... vilis est navis —
ci avverte Sant’Ambrogio —quae
ducitur in altum. Cur enim navi seligitur —
si chiede il santo Dottore —
in qua Christus sedeat, turba doceatur, nisi quia
navis Ecclesia est, quae pleno Dominicae crucis velo
sancti Spiritus flatu hoc bene, navigat mundo? »
(De Virginitate, 18: PL 16, 297).
Affido voi tutti a Maria
Santissima, la Stella dell’Evangelizzazione, e nel
riconfermarvi il mio plauso, il mio incoraggiamento ed
mio affetto, vi imparto di cuore la mia Apostolica
Benedizione.
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