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Questo il testo del discorso
rivolto dal Papa ai partecipanti
al Congresso sul tema
«Portare Cristo all’Uomo».
Carissimi Fratelli e Sorelle,
La
gioia dell’odierno incontro è offuscata dal doloroso
evento della subitanea scomparsa del Pro-Prefetto della
Congregazione di Propagandar Fide, il caro Fratello
nell’Episcopato Monsignor Dermot Ryan, rapito ieri
improvvisamente alla stima ed all’affetto di tutti
noi. La morte lo ha colto nel pieno svolgimento delle
sue non lievi mansioni quale responsabile di un
importante Dicastero della Curia Romana. Il pensiero va
in questo momento al generoso servizio da lui reso alla
Chiesa. Nell’esprimere il commosso omaggio della mia
gratitudine verso Monsignor Ryan per la disponibilità e
dedizione con cui egli si era accinto al nuovo impegno
ecclesiale a cui lo avevo chiamato, elevo a Dio la mia
preghiera perché voglia accogliere nella pace del
premio eterno questo suo servo generoso e fedele.
Aggiungo una particolare preghiera di suffragio per
l’anima della mamma di Mons. Simon Lourdusamy, che si
è piamente spenta stamane nella pace del Signore.
Una
delle ultime iniziative di Mons. Dermot Ryan era stata
la promozione dì questo Congresso Internazionale,
voluto come opportuna occasione per approfondire, a
vent’anni dalla celebrazione del Concilio Vaticano Il,
una ulteriore riflessione su due suoi importanti
Documenti: il Decreto Ad Gentes e la Dichiarazione
Nostra Aetate.
Nel
rivolgere a voi tutti qui presenti un cordiale saluto,
desidero esprimere il mio vivo compiacimento a quanti
hanno lavorato alla realizzazione dell’iniziativa:
alla Sacra Congregazione per l’Evangelizzazione dei
Popoli che, per il tramite della Pontificia Università
Urbaniana, ha curato la realizzazione del Congresso; ai
membri dei tre Segretariati —
per l’unione dei Cristiani, per i non Cristiani
e per i non Credenti —
che hanno offerto la loro piena e generosa
collaborazione; alle numerose Pontificie Commissioni e
al Pontificio Istituto d’Islamologia, per gli
apprezzati contributi; ai numerosissimi Docenti che,
in rappresentanza delle Pontificie Università e Facoltà
Romane, in spirito di profonda comunione, sono
intervenuti con particolari comunicazioni; ai
partecipanti provenienti da fuori Roma ed, in
particolare, ai rappresentanti degli Istituti affiliati
alla Pontificia Università Urbaniana, che con i loro
interventi hanno portato arricchimento alle tematiche
congressuali.
Unità
nella diversità
Mi
piace vedere in questo vostro incontro, che ha veramente
le caratteristiche della cattolicità, una testimonianza
di quell’unità nella diversità che Sant’Agostino,
commentando il Salmo 44, scorgeva significata nella
veste preziosa della Chiesa-Regina, presentata al
Re-Cristo. Ed il motivo che vi ha riunito è pure
cattolico: riflettere sui documenti di un Concilio
Ecumenico, al quale la Chiesa sparsa nel mondo guarda
come a luminoso punto di riferimento, da cui trarre gli
orientamenti per il suo cammino nella storia. In attesa
del prossimo Sinodo Straordinario dei Vescovi che, a
vent’anni da quello storico evento, ne farà rivivere
lo spirito, chiarendo le nuove problematiche alla luce
degli insegnamenti in esso maturati, è giusto ed
opportuno che, a diversi livelli ed in diverse maniere,
se ne curi un’adeguata preparazione. Il vostro
Congresso sta in questa linea.
2.
Il tema generale in esso affrontato prende lo spunto e
il motivo ispiratore dalle parole con cui esordivo
nell’Enciclica Redemptor Hominis: «
Il Redentore dell’uomo, Gesù Cristo, è il
centro dell’universo e della storia ».
Questa
Realtà, trascendente e incarnata ad un tempo, si
impone, infatti, alla Chiesa stessa e a tutti i
Cristiani, interpella ogni credente di animo onesto, è
metro di giudizio per rapporto alla storia dell’intera
umanità, è il principio della creazione e della ricapitolazione
di tutte le cose in Cristo. Compito della Chiesa di oggi
è recare il lieto annuncio di questo mistero all’uomo
moderno.
Oggi
l’uomo è percorso da un’inquietudine esistenziale
che manifesta, in forme e tonalità diverse, il suo
bisogno di salvezza, di liberazione, di pace. Egli
attraverso gli incontri significativi della sua vita,
impara a conoscere il valore delle dimensioni
costitutive del proprio essere, prime fra tutte quelle
della religione, della famiglia e del popolo a cui
appartiene. Di tali incontri, tuttavia, prima o poi,
egli si accorge, in termini drammatici, di non possedere
ancora il significato ultimo, capace di renderli
definitivamente buoni, veri, belli. E sperimenta allora
la strutturale incapacità di placare la sua esigenza
di infinito.
Egli
è posto così di fronte ad un tremendo Aut-Aut:
domandare a un Altro che s’affacci all’orizzonte
della sua esistenza per svelarne e renderne possibile il
pieno avveramento, o ritrarsi in sé, in una solitudine
esistenziale in cui è negata la positività stessa
dell’essere.
Il grido
di domanda, o la bestemmia: ecco ciò che egli resta!
Cristo
è la via per ogni uomo
Ed
ecco perché fin dall’inizio del mio Pontificato ho
levato l’appello: «
Aprite le porte a Cristo ».
Il Verbo del Padre s’è unito in certo modo ad
ogni uomo, penetrando in maniera unica nel mistero del
suo cuore. Cristo è divenuto così la via per ciascun
uomo. Su questa via che conduce da Cristo all’uomo, la
Chiesa non può essere fermata da nessuno.
E,
in realtà, mai come nel periodo post-conciliare la
Chiesa è andata prendendo sempre più chiara coscienza
della propria missione evangelizzatrice: s’è
scoperta per natura sua «
missionaria ».
3.
La Pontificia Università Urbaniana è sorta, ha operato
ed opera al servizio di tale missione. Nella visita che
feci all’Ateneo, il 19 ottobre 1980, dissi fra
l’altro che la missionarietà ne costituiva appunto
una «nota caratterizzante »,
assieme alla «ecclesialità »
e « romanità », e
ricordo di aver lasciato allora la consegna di « vivere in una continua tensione missionaria ».
Orbene,
il Congresso or ora celebrato, si presenta come una
fedele risposta a tale mandato. L’Università s’è
posta ancora una volta in ascolto del grido di
implorazione che dall’angoscia esistenziale
dell’uomo sale verso l’Unico che può darvi risposta
risolutiva, ed ha voluto questo incontro internazionale,
nel quale esplorare le strade migliori per «
portare Cristo all’uomo ».
Tra le strade possibili, quelle più adatte
alle esigenze dell’uomo moderno sono apparse strada
del dialogo, quella della testimonianza ed, infine,
quella della solidarietà.
Impegnati
in un dialogo salvifico con tutti coloro che credono
La
situazione concreta, in cui l’uomo contemporaneo si
trova a vivere, immerso com’è in un mondo segnato, da
una parte, dal pluralismo ideologico e, dall’altra,
dal fenomeno dell’ateismo di massa, esige
innanzitutto l’adozione coraggiosa e leale della
metodologia del dialogo. Quanti portano il Nome di
Cristo devono sentirsi, oggi, impegnati in un dialogo
salvifico con tutti coloro, che, in un modo o
nell’altro, sono sensibili al richiamo della coscienza
religiosa e, tra questi, soprattutto —
come il Concilio già ha raccomandato —
con i
seguaci della Religione Ebraica e quelli della
Religione Islamica, i
quali credono in un unico Dio.
Questo
impegno deve indurre i Cristiani a prendere coscienza
della loro identità, a convergere generosamente verso
l’unità, a rinnovarsi nel cuore e nelle strutture,
perché la testimonianza, ad essi richiesta, sia ogni
giorno più autentica.
Da
questo compito di testimonianza i Cristiani tutti e la
Chiesa non possono ritrarsi, per quanto numerose e
dolorose possano essere le forme di indifferenza e anche
di violenza, ad essi contrapposte, giacché ad ogni
uomo, creatura di Dio, li vincola una insopprimibile
solidarietà. Non ha forse detto il Concilio che «
nulla vi è di genuinamente umano che non trovi
eco nel cuore »
dei discepoli di Cristo giacché la Chiesa «
si sente realmente e intimamente solidale con il
genere umano e la sua storia »
(cfr. GS, 11.
1)?
4.
Numerosi spunti sono emersi dal Congresso, che non
mancheranno di suscitare feconde riflessioni fra gli
studiosi ed utili applicazioni sul piano pratico
dell’impegno pastorale. Penso, ad esempio, al tema del
rapporto tra la «
specificità » cristiana e l’illuminazione universale del Verbo, o tra
l’urgenza missionaria della Chiesa e l’accoglienza
dei valori positivi delle culture. Penso, in
particolare, al tema fondamentale della traduzione
dell’Annuncio in termini di cultura, con i connessi
aspetti di ordine teologico e filosofico, oltre che di
ordine pratico.
Nell’incoraggiare
ciascuno a proseguire, secondo la propria specifica
competenza, nell’esame dei nodi ancora irrisolti in
questi e simili problemi, mi preme ricordare che
quest’ampia tematica non può essere adeguatamente
affrontata, senza tener conto, alla luce delle
permanenti indicazioni del Magistero, della stessa
Rivelazione, contenuta sia nella Sacra Scrittura che
nella Tradizione. La Rivelazione, infatti, è il
permanente ed autorevole documento della «
traduzione » della Parola divina in termini di linguaggio umano; e l’intera
Tradizione della Chiesa è l’attestato e la guida
illuminante di come l’Annuncio salvifico si sia via
via « incarnato
» nelle
diverse culture.
5.
Il vostro Congresso, dunque, si chiude, carissimi,
lasciando a ciascuno l’impegno di un ulteriore
cammino. Sono lieto di rivolgervi una parola di plauso
per il lavoro che avete svolto e per il modo in cui
l’avete svolto. Mi è caro sottolineare l’esemplare «
dialogicità »,
con cui ciascuno ha posto in comune pensieri ed
esperienze; la generosa « testimonianza » di
fraternità, che ha visto cooperare fra loro
rappresentanti delle più diverse culture; la «
solidarietà »
carica d’avvenire, che ha stimolato maestri e
discepoli nell’ascolto e nell’impegno per
l’evangelizzazione del mondo. La spontaneità, con cui
tutto ciò è avvenuto in questi giorni sul Gianicolo,
è come una risposta ai « segni dei tempi » che
la Chiesa scruta in quest’ora della sua storia.
Nell’accomiatarmi
da voi, desidero affidare il vostro lavoro alla Vergine
Santissima, la prima missionaria che, in maniera
esemplare cd efficace, « ha portato Cristo all’uomo » nella pienezza dei tempi. Voglia Essa rimanervi accanto sempre
e guidarvi con la sua materna protezione. Nel suo nome
vi benedico tutti di cuore. |