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Nell’Aula Magna della Pontificia Università Urbaniana durante la visita
compiuta nel pomeriggio, alla presenza di numerosi
Cardinali. Arcivescovi, Vescovi, docenti, studenti,
personale tecnico e amministrativo, Giovanni Paolo II
presiede al solenne atto accademico durante il quale
viene illustrata la recente Enciclica « Redemptoris
Missio ». Successivamente
il Papa si reca a far visita al Pontificio Collegio
Urbano « de Propaganda Fide » e al Centro Internazionale
di Animazione Missionaria. Questo il testo del discorso
pronunciato da Giovanni Paolo II durante la cerimonia
svoltasi nell’Aula Magna della Pontificia Università
Urbaniana.
1. Saluto e ringrazio il Signor Cardinale Jozef
Tomko, Gran Cancelliere di questa Università, Prefetto
della Congregazione per Evangelizzazione dei Popoli, per
le parole rivoltemi e per tutto che egli compie per
animare l’attività missionaria della Chiesa. sua
natura la Chiesa è missionaria finché vive nel tempo,
avendo ricevuto dal Signore il compito di illuminare
tutti gli uomini, annunci do il Vangelo ad ogni
creatura.
Saluto e ringrazio il Rettore Magnifico
dell’Università Urbaniana, i Signori Cardinali ed i
Vescovi presenti, i componenti del Corpo accademico, i
rettori formatori e studenti dei cinque Collegi
dipendenti, del Collegio Urbano, i moderatori degli
Istituti Missionari, i cooperatori ed il personale di
ciascuna comunità.
Un grazie particolare va a Monsignor Saraiva
Martins, che ci ha ricordato i contenuti
dell’Enciclica Redemptoris Missio.
A tutti sia pace nel Signore risorto, che ci
comunica la sua vita e ci rende partecipi della sua
missione.
2. La motivazione principale dell’invito
rivoltomi per questa visita è —
come avete dichiarato —
un ringraziamento per la Lettera Enciclica «
Redemptoris Missio ».
Essa vuole ribadire la validità permanente, e
perciò anche attuale, del mandato missionario, che
Cristo ha affidato alla Chiesa. Esso costituisce un
ineludibile dovere per quanti vogliono servire il
cammino del Vangelo. L’avvento del terzo millennio,
inoltre, suscita oggi ancor più urgenti appelli per un
impegno di tutta la Cristianità. Come ogni tappa
della storia pone la Chiesa davanti alla responsabilità
della missione che Gesù risorto le ha affidato così
nel nostro tempo non potrà indebolirsi l’anelito di
far conoscere il Cristo, ma piuttosto con nuovo
slancio e rinnovata fiducia. nella parola del Signore,
ci si dovrà preoccupare dell’attività missionaria.
Il mondo contemporaneo per ritrovare le vie della
verità e della giustizia, della solidarietà e della
pace, ha bisogno urgente di Cristo, oggi come ieri.
L’Enciclica, però, non è soltanto un appello
all’azione missionaria, ma altresì un invito per
una nuova e approfondita considerazione delle
convinzioni di fede che devono guidare chiunque desideri
servire l’evangelizzazione. Di qui l’opportunità a
considerare soprattutto la dottrina teologica che fonda
ed anima il dovere missionario del popolo di Dio. Alla
luce della teologia è possibile discernere anche i
rischi presenti in alcune teorie oggi diffuse, che potrebbero
oscurare o svigorire la missione ad gentes. E’ mio
vivo desiderio che gli studiosi delle discipline
teologiche approfondiscano ed espongano i diversi
aspetti della missione, affinché siano dissipati dubbi
ed ambiguità, e si ritrovino le opportune chiarezze,
senza negare né rifiutare le istanze dei nuovi
problemi.
Ovviamente
per voi, docenti ed educatori di questa Università, sarà
un impegno singolare orientare su tali argomenti la
ricerca scientifica e la formazione degli studenti,
esprimendo chiaramente quello spirito di solidarietà
che vi unisce alla Santa Sede ed alla Congregazione
per l’Evangelizzazione dei Popoli.
3.
Vi sono ben noti oramai i temi dottrinali della «
Redemptoris Missio »,
e la consapevolezza che alla base di ogni
iniziativa della Chiesa c’è la fede in Gesù Cristo,
unico Salvatore di tutti, inviato dal Padre come luce
delle genti e immagine dell’invisibile Dio. Da lui
venne mandato nel mondo lo Spirito Santo. Ora, da questa
fede trinitaria scaturisce l’anelito e la grazia di
predicare l’avvento del Regno di Dio e di ricondurre a
Lui ogni creatura. La Chiesa è ben consapevole
d’essere un popolo adunato nell’unità del Padre,
del Figlio e dello Spirito Santo (cfr. Cost. Dogm.
Lumen Gentium, 4) e di dover proclamare a tutti i popoli
questa Rivelazione del Dio vero, affinché tale
conoscenza doni salvezza.
Dio si è rivelato a noi così, e da questa «
economia trinitaria »si
può riconoscere il disegno salvifico che ci riguarda ed
associa il nostro ministero all’azione libera e
gratuita, con cui Dio comunica se stesso all’uomo. La
confessione della fede trinitaria è inscindibile dalla
vera conoscenza e dalla confessione del Cristo e dello
Spirito. L’evento di Cristo, come il dono del suo
Spirito, s’iscrivono nel mistero trinitario, rivelato
e comunicato nella storia della salvezza.
4. Dal mistero trinitario si comprende, inoltre,
il senso della fondazione cristologica della missione.
Solo riconoscendo Gesù Cristo come Salvatore unico e
universale perché Verbo del Padre, fattosi carne, gli
uomini potranno entrare in comunione con Dio. Lo potranno
solo per mezzo di Cristo, sotto l’azione dello
Spirito. Tale mediazione, unica e universale, lungi
dall’essere ostacolo al cammino verso Dio, è la sola
via stabilita da Dio stesso. Di ciò il Cristo ha piena
coscienza, essendo egli, ed egli solo, la « definitiva autorivelazione di Dio » (cfr. Redemptoris Missio, 5).
Voi conoscete quali tappe l’Enciclica richiami
per sottolineare lo stretto legame tra l’opera e la
parola di Cristo e l’avvento del suo Regno, mentre
l’identità di Gesù si definisce nel singolare
rapporto con Dio, che egli chiama col termine di «
abbà »,
Padre (Mc 14, 36).
Inoltre è nella luce della Pasqua che si disvela
pienamente il mistero di Gesù. La passione e la
Croce, percepite dapprima come scandalo, aprono ai
discepoli l’intelligenza per capire le Scritture (cfr.
Lc 24, 32, 45), disvelano il loro significato di
redenzione universale e di compimento della signoria
escatologica di Dio. L’anno cristologico della lettera
ai Filippesi (Fu 2, 6-11) può delineare finalmente
tutto il cammino di Cristo Redentore: dal suo essere
uguale a Dio all’assumere la condizione di servo, fino
alla morte di croce, per poi venire esaltato con un nome
che è al di sopra di ogni altro nome.
Questa singolarità esprime il significato unico
e universale, per cui egli, presente nella storia, è
anche il centro e il fine della storia stessa (cfr.
Redemptoris Missio, 6).
Chi è chiamato ad evangelizzare deve avere
presenti costantemente tutti questi aspetti e momenti
del mistero di Gesù, senza suscitare opposizioni o
divisioni tra di essi, altrimenti la vera fede in
Cristo, predicata dalla Chiesa universale, sarà
offuscata e messa in pericolo. La varietà degli
approcci cristologici di ieri e di oggi non può
compromettere il carattere singolare di Gesù.
Ovviamente è lecito ed opportuno considerare ed
approfondire i vari aspetti del mistero di Cristo, ma
non si potrà perdere di vista la sua unità. Egli,
infatti, manifesta chiaramente e testimonia la piena
coscienza che egli possiede di sé e rivela «
in parole ed in opere »
(Lc 24, 19) di essere «
l’immagine dell’invisibile Dio, generato
prima di ogni creatura »(Col. 1, 15).
5. Chiaro, così, il motivo per cui occorreva
richiamare l’attenzione circa alcune deviazioni che,
toccando l’autentica fede in Cristo, possono essere
cariche di negative conseguente per tutta l’attività
missionaria.
Solo nella fedeltà al dato rivelato anche il
vasto campo dell’approfondimento di rapporti tra
fede cristiana e varie religioni ha senso e prospettiva.
Il problema ovviamente si pone in termini particolari
ogni volta che si tratta di inculturare il messaggio e
la vita cristiana in società e tradizioni non
influenzate dal Vangelo: lavoro che appare arduo e
lungo. Non gioverebbe però il confronto ed il dialogo
con le culture in ordine alla fede nel Cristo se non
avvenisse nella piena comunione con la Chiesa universale
e la sua tradizione cattolica. Non è certo consentito
di respingere od ignorare, come talvolta si fa, quanto
hanno detto i grandi concili cristologici dei primi secoli.
Quanto è stato proclamato come fede della Chiesa, resta
tale per sempre e non può essere cancellato.
In questo contesto la «
Redemptoris Missio» mette in guardia dall’introdurre
una qualsiasi separazione tra il Verbo e Gesù Cristo »
(n.
6), o dal disgiungere il Regno di Dio da Cristo.
Gesù ha inaugurato in terra il Regno dei Cieli (cfr.
Lumen Gentium, 3). Tale Regno « non è un concetto, una dottrina, un programma soggetto a
libera elaborazione, ma è innanzitutto una persona che
ha il volto e il nome di Gesù di Nazareth, immagine del
Dio invisibile » (n. 18). Altrettanto si dica per coloro che non parlano più
esplicitamente della divinità di Cristo, o per quanti
tentano di mettere sullo stesso piano la rivelazione
di Dio in Cristo e le scritture o tradizioni di altre
religioni. Un teocentrismo che non riconosce Cristo
nella sua piena identità sarebbe inaccettabile per la
fede cattolica.
Non si temano le difficoltà dell’uomo ad
accogliere il Cristo e la sua parola. L’azione dello
Spirito, che in ogni tempo e luogo ha preparato in
tutti gli animi e nelle genti l’incontro col Dio vero,
opera ancor oggi nel cuore degli uomini, nelle culture e
nelle religioni.
6. Il compito di tutti è quello di discernere ed
assecondare la presenza e l’opera dello Spirito. A ciò
devono essere sensibili specialmente le comunità
cristiane che vivono, talvolta come minoranze, in mezzo
a moltitudini di diversa religione e cultura. E’ io
Spirito il protagonista della missione fin dai suoi
inizi; egli spinge ad andare sempre oltre, non solo in
senso geografico, ma anche al di là delle barriere
etniche e religiose, per una missione veramente
universale. Egli «con la forza del Vangelo fa
ringiovanire la Chiesa, continuamente la rinnova e la
conduce alla perfetta unione col suo Sposo» (Lumen
Gentium, 4).
La Chiesa di Cristo prova sempre un profondo
bisogno di entrare in contatto e in dialogo con i
componenti di tutte le religioni. Rende omaggio ai molti
valori morali in esse contenuti, si sente solidale in
modo particolare con i cristiani di altre confessioni ed
i credenti di altre religioni nel riconoscere la
necessità della preghiera come espressione della fede
dell’uomo verso l’Assoluto, ben sapendo, ed escludendo
qualsiasi equivoca interpretazione, che ogni preghiera
autentica è suscitata dallo Spirito Santo,
misteriosamente vicino al cuore di ogni uomo (cfr.
Insegnamenti, IX - 2, p. 2028).
E’ necessario perciò tornare a scoprire
l’azione dello Spirito e la grazia del Cristo come
strettamente unite. Lo Spirito presente e attivo nel
mondo è lo stesso che ha operato nell’incarnazione,
nella vita, morte e risurrezione di Gesù ed opera oggi
nella Chiesa. La sua azione non va mai vista in
alternativa o in sostituzione a quella di Cristo, né in
contrasto con quella che si compie nella Chiesa, corpo
di Cristo che 1o Spirito anima.
7. Perché la missione ad gentes riprenda slancio
e risponda alle pressanti urgenze che oggi le sono
offerte, occorre ancora insistere sulla centralità di
Cristo nel disegno salvifico. Egli è il rivelatore del
Padre e il salvatore dell’uomo nello Spirito. E,
d’altra parte, a lui è oggettivamente orientato
l’uomo concreto poiché «
in realtà solamente nel mistero del Verbo
incarnato trova vera luce il mistero dell’uomo »(Gaudium
et spes, 22).
La fede cattolica pone al centro della salvezza
Gesù Cristo, il Verbo fatto carne, Gesù di Nazareth
morto e risorto per noi, datore dello Spirito e di
quella vita nuova che ci fa figli di Dio nel Figlio.
Cristo non è solo il modello e la norma della salvezza
voluta da Dio per ogni uomo, ma ne è la causa meritoria
e costitutiva. Noi crediamo che il Cristo è « il Figlio diletto, per opera del quale abbiamo la redenzione »
e conosciamo che «piacque a Dio di far abitare
in lui ogni pienezza e per mezzo di lui riconciliare a sé
tutte le cose, pacificando col sangue della sua croce,
cioè per mezzo di lui, le cose che stanno sulla terra e
quelle nei cieli » (Col 1, 13-14; cfr. RM 6).
E’ questo Cristo che la Chiesa è inviata ad
annunziare. Prima beneficiaria della redenzione, essa è
stata fatta da Cristo «sua collaboratrice
nell’opera della salvezza universale)) ma in un senso
e con un ruolo ben precisi, ricordati dall’Enciclica: «
La Chiesa professa che Dio ha costituito Cristo
come unico mediatore e che essa stessa è posta come
sacramento universale di salvezza » (Redemptoris Missio, n. 9). Non va incrinata o diminuita
questa verità, che fa della Chiesa non solo un segno ed
un insostituibile strumento della salvezza. La Chiesa
è non solo serva del Regno, ma sua attuazione e sua
presenza, chiamata non solo a discernere e valorizzare
l’opera dello Spirito nel mondo, ma a rispondere al
suo impulso missionario, proclamando con fiducia la
Parola che salva. Scoprire che (e in che modo) Cristo è
già in qualche maniera e grado presente al di fuori dei
suoi confini visibili, fa parte della sua missione, ma
questo non è il solo suo compito. Il mandato
missionario di Cristo, perennemente valido, è un
esplicito invito a far discepole tutte le genti e battezzarle,
perché si apra per loro la pienezza del dono di Dio.
8. Accogliendo, quindi, con animo gioioso il
vostro grazie per la recente Enciclica sulla missione ad
gentes, invito a considerarla come un impegno per voi,
ed un appello che rivolgo a tutte le Chiese, a tutte le
istituzioni missionarie, ai singoli fedeli. Ho il
piacere oggi di ripresentare direttamente a voi questo
documento, perché vi sentiate chiamati a farne oggetto
di riflessione. Vi chiedo che non manchi il vostro
prezioso contributo per un adeguato rilancio missionario
alla soglia del duemila. « La Chiesa ... comprende
... che
le resta ancora da svolgere un’opera missionaria
ingente » (Ad
gentes, 10).
Sono sempre attuali per noi tutte le affermazioni
e gli interrogativi di Paolo: «
Se confesserai con la tua bocca che Gesù è il
Signore e crederai con il tuo cuore che Dio lo ha
risuscitato dai morti, sarai salvato... Infatti:
Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato.
Ora, come potranno invocarlo senza aver prima creduto in
lui? E come potranno credere, senza averne sentito
parlare? Come potranno sentirne parlare senza uno che lo
annunzi? E come lo annunzieranno, senza prima essere
inviati? Come sta scritto: Quanto son belli i piedi di
coloro che recano un lieto annunzio di bene! »
(Rm 10, 9. 13-18).
Formulo vivo auspicio che tutti voi, chiamati
nella Chiesa ad attuare in maniera specifica
l’attività missionaria, possiate testimoniare
l’unità della fede, la concordia nella carità, lo
zelo delle comunità apostoliche e che possiate, con
l’aiuto dello Spirito Santo, raggiungere i risultati
che costituiscono la finalità propria del ministero che
vi è stato affidato. Mentre invoco dal Signore il dono
che abbiate sempre «
un cuor solo ed un’anima sola» (At 4, 32) con
tutta la Chiesa e nel vostro comune lavoro, imparto a
tutti voi ed alle rispettive vostre Comunità una
speciale Benedizione Apostolica.
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