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« Vorrei richiamare la vostra attenzione su ciò che costituisce il nucleo
dell’Enciclica, quel rapporto cioè tra fede e ragione
che è importante focalizzare, soprattutto in un periodo come il nostro, caratterizzato da cambiamenti
epocali della società e della
cultura. Con queste parole Giovanni Paolo II si rivolge ai partecipanti al solenne
Atto Accademico per la presentazione dell’Enciclica «
Fides et Ratio » e per la benedizione della rinnovata Aula Magna, che si svolge, nella serata, alla Pontificia
Università Urbaniana.
Discorso
del Santo Padre.
Signori
Cardinali, venerati Fratelli nell’Episcopato e nel
Sacerdozio, illustri Rettori delle PontificieUniversità
e degli Atenei di Roma, carissimi alunni!
1.
È
per me motivo di grande gioia presiedere questo
solenne Atto Accademico, al termine del quale benedirò
la rinnovata Aula Magna di quest’Università
Pontificia. Qui, infatti, vengono preparati spiritualmente
e formati teologicamente coloro che si recheranno nelle
varie parti del mondo per annunciarvi, come nuovi
apostoli, il Vangelo di Gesù Cristo.
Saluto
cordialmente innanzitutto il Signor Cardinale Jozef
Tomko, Prefetto della Congregazione per
l’Evangelizzazione dei Popoli e Gran Cancelliere della
Pontificia Università Urbaniana, e lo ringrazio per le
amabili parole, che all’inizio di questo nostro
incontro, ha voluto rivolgermi a nome di tutti i
presenti. Esprimo poi il mio vivo ringraziamento al
Cardinale Joseph Ratzinger, Prefetto della Congregazione
per la Dottrina della Fede, per la dotta relazione da
lui poc’anzi tenuta.
Saluto
i Rettori e i Professori delle Pontificie Università e
degli Atenei di Roma. Saluto poi con affetto tutti
voi, carissimi Docenti, Studenti e Collaboratori
dell’Università Urbaniana, come pure tutti coloro che
hanno voluto prendere parte a questo significativo
momento di riflessione teologica e di comunione
ecclesiale.
2.
Il Cardinale Ratzinger ci ha introdotti con magistrale
perizia nella lettura di uno specifico aspetto
dell’Enciclica Fides et Ratio. Quasi riprendendo le
sue considerazioni, vorrei ora richiamare la vostra
attenzione su ciò che costituisce, per così dire, il
nucleo dell’Enciclica, quel rapporto cioè tra fede e
ragione che è importante focalizzare, soprattutto in
un periodo come il nostro, caratterizzato da cambiamenti
epocali della società e della cultura.
Il
passaggio progressivo verso forme di pensiero che si
raccolgono intorno alla denominazione di
“post-modernità” richiede che a questo processo
anche la Chiesa presti la dovuta attenzione, facendo
sentire la sua voce, perché nessuno sia privato di
quell’apporto peculiare che scaturisce dal Vangelo (cfr
Fides et Ratio, 91). Una simile preoccupazione si
giustifica, d’altronde, se si pensa al delicato ruolo
che la filosofia svolge nella formazione della
coscienza, nell’animazione delle culture e, di
conseguenza, nell’ispirazione dileggi che regolano la
vita sociale e civile. In questo compito, pur
nell’autonomia del suo statuto epistemologico, essa
non può che trarre vantaggio dalla compagnia della
fede, che le indica sentieri da percorrere per
raggiungere vette ancora più alte.
3.
A nessuno sfugge l’importanza che la filosofia ha
progressivamente acquistato nel corso dei secoli.
Alcuni sistemi permangono fino ai nostri giorni, in
forza dello spessore speculativo che ha loro consentito
di promuovere un sicuro progresso nella storia
dell’umanità. D’altra parte, il ruolo che la
filosofia svolge non può essere relegato a una cerchia
ristretta di persone. Come ho scritto: “Ogni uomo è
in certo qual modo un filosofo e possiede proprie
concezioni filosofiche con le quali orienta la sua vita.
In un modo o in un altro, egli si forma una visione
globale e una risposta sul senso della propria
esistenza: in tale luce egli interpreta la propria
vicenda personale e regola il suo comportamento”
(Fides et Ratio, 30).
L’atto
del pensare qualifica l’uomo all’interno del creato.
È pensando che egli può
corrispondere nel migliore dei modi al compito affidatogli
dal Creatore nel coltivare e custodire il giardino
dell’Eden, dove si trova “l’albero della
conoscenza del bene e del male” (cfr Gn 2, 15.17; cfr
Fides et Ratio, 22). Con il pensiero, dunque, ognuno
compie un’esperienza, per così dire, di
“auto-trascendenza”: supera, infatti, se stesso e i
limiti che lo costringono per avvicinarsi
all’infinito.
4.
Più si apre all’infinito, tuttavia, più l’uomo
scopre il limite che porta in sé. Esperienza
drammatica, perché mentre si immerge in nuovi spazi,
egli scopre nello stesso tempo di non riuscire a
procedere oltre. A questo s’aggiunge l’esperienza
del peccato: l’esistenza umana ne è segnata, così
che anche la ragione ne avverte il peso. Quasi a commento
del testo della Genesi, un’espressione della Lettera a
Diogneto, scritta agli albori della letteratura
cristiana, permette di comprendere più a fondo questa
condizione. Scrive l’autore ignoto: “In questo luogo
fu piantato l’albero della scienza e l’albero della
vita; non l’albero della scienza, ma la disobbedienza
uccide” (XII, 1). Ecco, dunque, il motivo reale della
debolezza del pensiero e della sua incapacità ad
innalzarsi oltre se stesso. E la disobbedienza, segno
della volontà d’indipendenza, che mina l’agire
dell’uomo, rischiando di bloccare la sua ascesa verso
Dio, anche nell’ambito della riflessione filosofica.
Quando
la scienza si arrocca orgogliosamente in se stessa,
corre il rischio di non esprimere sempre prospettive di
vita; se, al contrario, si accompagna alla fede, allora
è aiutata a guardare al bene dell’uomo. L’apostolo
Paolo ammonisce: “La scienza gonfia, mentre la carità
edifica” (1 Cor 8, 1). La fede, che si fa forte della
carità e che in essa si esprime, suggerisce alla
scienza un criterio di verità che guarda all’essenza
dell’uomo e ai suoi veri bisogni.
5.
In un contesto accademico come quello odierno, ritengo
importante sottolineare un ulteriore aspetto di cui ho
fatto menzione in Fides et Ratio. Ho ribadito,
nell’Enciclica, non solo la necessità ma l’urgenza
di una ripresa di quel dialogo tra la filosofia e la
teologia che, quando è stato ben realizzato, ha
manifestato indubbi vantaggi sia per l’una che per
l’altra. L’invito che ho rivolto perché si curi
“con particolare attenzione la preparazione
filosofica di chi dovrà annunciare il Vangelo
all’uomo di oggi” (Fides et Ratio, 105) è l’eco
dello stesso invito fatto a suo tempo con forte
convinzione dai Padri conciliari (cfr Optatam totius,
15). Mentre lo studio della filosofia, infatti, apre ai
giovani studenti la mente per comprendere le esigenze
dell’uomo contemporaneo e il suo modo di pensare e
affrontare i problemi (cfr Gaudium et Spes,
57),l’approfondimento della teologia permetterà di
dare a queste richieste la risposta di Cristo, “Via,
Verità e Vita” (Gv 14, 6), orientando lo sguardo
verso il senso pieno dell’esistenza.
In un momento in cui sembra emergere il dato
della frammentarietà del sapere, è importante che la
teologia per prima trovi forme che permettano
l’identificazione dell’unità fondamentale che
collega fra loro i vari cammini di ricerca, mostrandone
la meta ultima nella verità rivelata da Dio in Gesù
Cristo.
In
quest’ottica, da una filosofia aperta al mistero e
alla sua rivelazione la stessa teologia potrà essere
sostenuta nel far comprendere che l’intelligenza dei
contenuti di fede favorisce la dignità dell’uomo e la
sua ragione.
6. Recuperando quanto è stato patrimonio del
pensiero cristiano, ho scritto che il rapporto tra la
teologia e la filosofia dovrebbe realizzarsi
“all’insegna della circolarità” (Fides et Ratio,
73), come è stato anche ricordato poc’anzi dal
Cardinale Ratzinger. In questo modo sia la teologia
che la filosofia, si aiuteranno reciprocamente per non
cadere nella tentazione di imbrigliare nelle secche di
un sistema la novità perenne che è racchiusa nel
mistero della rivelazione portata da Gesù Cristo. Essa
resterà sempre con la sua carica di radicale novità,
che mai nessun pensiero potrà spiegare pienamente né
esaurire.
La verità può essere accolta sempre e solo come
un dono pienamente gratuito che viene offerto da Dio e
che nella libertà deve essere ricevuto.
La ricchezza di questa verità si inserisce nel
tessuto umano e chiede di essere espressa nella
molteplicità delle forme che costituiscono il
linguaggio dell’umanità. I frammenti di verità che
ognuno porta con sé devono tendere a ricomporsi con
quella verità unica e definitiva che trova in Cristo la
sua forma perfetta. In lui la verità sull’uomo viene
donata nello Spirito Santo senza misura (cfr Gv 3, 34)
in modo da suscitare un pensiero che è debitore non
più alla sola ragione ma anche al cuore. Di questo
pensiero profondo e fecondo è testimonianza quella
“scienza dei santi” che un anno fa mi indusse a
proclamare “dottore della Chiesa” Santa Teresa di
Lisieux, sulla scia di tanti santi, uomini e donne, che
hanno segnato in maniera significativa la storia del
pensiero cristiano sia teologico che filosofico, è ora
che l’esperienza e il pensiero dei santi siano più
attentamente e sistematicamente valorizzati per l’approfondimento
delle verità cristiane.
7.
Teologi e filosofi, secondo le esigenze delle rispettive
discipline, sono chiamati a guardare all’unico Dio
che si rivela nella creazione e nella storia della
salvezza come alla fonte perenne del loro lavoro. La
verità che viene “dall’alto”, come la storia
dimostra, non pregiudica l’autonomia della conoscenza
razionale, ma la spinge verso ulteriori scoperte che
creano un autentico progresso per l’umanità,
favorendo l’elaborazione di un pensiero capace di
giungere all’intimo dell’uomo, facendovi maturare
frutti di vita.
Voglio
affidare queste prospettive e questi auspici
all’intercessione di Colei che è invocata quale
“Sede della Sapienza” e, mentre ne invoco la
costante protezione su di voi e sulla “fucina di
pensiero” che è chiamata ad essere questa vostra
Università, a tutti imparto la mia affettuosa
Benedizione Apostolica. Grazie!
A
conclusione dell’incontro, il Rettore Magnifico della
Pontificia Università Urbaniana, Mons. Ambrogio
Spreafico, ha ringraziato Giovanni Paolo II con queste
parole:
Padre Santo,
come
rettore magnifico della Pontificia Università Urbaniana,
La ringrazio a nome dei rettori, dei professori e
degli studenti delle Università e degli Atenei romani
per la partecipazione a questo solenne Atto Accademico,
durante il quale è stata presentata la Sua Enciclica Fides
et ratio. Grazie soprattutto dall’Urbaniana, perché
oggi, alla Sua presenza, si inaugura questa Aula Magna,
completamente rinnovata. La benevolenza del nostro Gran
Cancelliere, il Card. Jozef Tomko, e soprattutto di alcuni
benefattori, tra cui mi corre l’obbligo di citare la
fondazione Cariplo, il cui presidente Dr. Giuseppe
Guzzetti è qui con noi, Missio Aachen e la diocesi di
Rottenburg-Stuttgart hanno reso possibile questo rinnovamento.
L’Aula
Magna per un’università rappresenta il cuore: è il
luogo dei grandi momenti di ricerca interdisciplinare e
internazionale. Aula Maxima: così venne
chiamata quando Pio XI si degnò di venire ad inaugurarla
nel 1931. Qui, affacciata sulla basilica di S. Pietro,
l’Università vive per la Chiesa missionaria e
universale. Fanno festa questa sera, attorno a noi, le
Chiese dell’Africa e dell’Asia, quelle più giovani:
sono a inviare qui i giovani perché divengano
sacerdoti. Lei stesso. Padre Santo, disse nella Sua
visita del 1991: “La vostra Università è... quasi un
segno concreto e visibile della universalità della
Chiesa che accoglie in sé, nella propria unità, la
diversità dei popoli tutti.., in modo del tutto
particolare emerge in questa sede, sempre vivo e
attuale, il problema del rapporto tra messaggio
cristiano e culture diverse”. Gli studenti provenienti
da oltre 100 paesi sono l’espressione insieme di una
fede talvolta giovane e di culture diverse. Quale
sfida di rinnovamento! Padre Santo, non vogliamo
rinnovare solo le mura dell’Aula Magna, ma vogliamo
rinnovare i nostri cuori e le culture dei nostri paesi
con la fede. Studiare vicino a Pietro è avere un
sentire universale, fondato sulla roccia della fede. È
quella fede che Lei ha nuovamente confermato
con l’Enciclica Fides et ratio. Tutti noi
sentiamo l’urgenza e il compito di un rinnovamento,
che si prepara nella ricerca e nello studio, perché il
Vangelo incontri e rinnovi la sapienza e le culture dei
popoli qui rappresentati.
Nel 1991
Lei, Padre Santo, salì il colle del Gianicolo per la
presentazione dell’enciclica Redemptoris missio. Nell
‘impegno missionario dell’Urbaniana, non possiamo
dimenticare il legame profondo tra fede e ragione
presente nella rivelazione stessa. Con l’aiuto di Dio
confidiamo di non venir meno a quanto Lei, Padre Santo,
ci ha affidato e che questa sera ci ha confermato. E
ora, Padre Santo, Le chiedo di benedire questa Aula
Magna, perché sia veramente maxima, luogo di
sapienza e carità, perché lo Spirito di Dio, che fu
all’origine di ogni cosa creata, ci guidi oggi e nella
missione futura nei nostri paesi.
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