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Presentazione del libro

Il fenomeno religioso oggi

Tradizione, mutamento, negazione

A cura di Roberto Cipriani e Gaspare Mura

Urbaniana University Press

29 aprile 2003 

Auditorium Giovanni Paolo II della Pontificia Università Urbaniana

Via Urbano VIII, 16 Roma


Nel quadro delle iniziative di studio che si sono tenute nel corso dell’Anno Santo, nel contesto del Giubileo delle Università, il Convegno “Il fenomeno religioso oggi: tradizione, mutamento, negazione”, svoltosi dal 3 all’8 settembre del 2000 presso la Pontificia Università Urbaniana e organizzato congiuntamente dall’Università di Roma Tre, dal Pontificio Ateneo Antoniano e dall’Università Urbaniana, ha rappresentato un momento importante di riflessione e di confronto sui diversi aspetti in cui si configura oggi il fenomeno religioso.

I contributi dei sessantasei specialisti che parteciparono al Convegno sono stati poi raccolti in un volume pubblicato dalla Urbaniana University Press (Il fenomeno religioso oggi: tradizione, mutamento, negazione, a cura di Roberto Cipriani e Gaspare Mura): l’opera consente quindi di fare il punto sulla situazione religiosa attuale, sulla base di ottime analisi interdisciplinari sui nuovi metodi di studio del fenomeno religioso, in una prospettiva non soltanto filosofica e teologica ma anche nel rapporto con altre discipline, quali l’economia, la politica, la psicopedagogia, l’antropologia, la sociologia, il mondo della cultura e della comunicazione.

Nella stessa sede che aveva ospitato i lavori del convegno, si è tenuta lo scorso 29 aprile la presentazione del volume che ne riporta ora integralmente gli Atti. All’incontro, presieduto da S.E.R. il Card. Crescenzio Sepe, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione del Popoli e Gran Cancelliere della Pontificia Università Urbaniana, sono intervenuti: il prof. Ambrogio Spreafico, Rettore della Pontificia Università Urbaniana, il prof. Giuseppe Lorizio, Ordinario di Teologia fondamentale e Metodologia teologica alla Pontificia Università Lateranense, la prof.ssa Angela Ales Bello, Ordinario di Storia della Filosofia moderna e contemporanea alla Pontificia Università Lateranense, oltre ai curatori dell’opera, il prof. Roberto Cipriani, Ordinario di Sociologia all’Università di Roma Tre, e il prof. Gaspare Mura, Ordinario di Filosofia della religione alla Pontificia Università Urbaniana e Direttore della Urbaniana University Press.

Nel corso della presentazione, il valore scientifico dell’opera e le considerazioni che la sua lettura permette di trarre, sul piano di una comprensione dei fenomeni attuali che contraddistinguono l’esperienza religiosa, sono stati evidenziati dal Card. Crescenzio Sepe e dagli altri relatori alla presenza di numerosi convenuti. Il volume – oltre a rappresentare una aggiornata base documentativa e un’accreditata fonte d’informazione sul fenomeno religioso alla quale numerose altre pubblicazioni in materia hanno fatto già più volte richiamo – offre quindi nuova prova della vitalità straordinaria che appartiene al Giubileo, quale esperienza di rinnovamento profondo della coscienza degli uomini di scienza e di fede che non cessa di perpetuarsi in quanto motivo illuminante del lavoro e della missione di ciascun cristiano.


INTERVENTO DI AMBROGIO SPREAFICO

Magnifico Rettore della Pontificia Università Urbaniana

Il volume che oggi presentiamo sul Fenomeno religioso raccoglie integralmente, e in lingua italiana, i contributi del Convegno “Il fenomeno religioso oggi:  tradizione, mutamento, negazione”, svoltosi dal 3 all’8 settembre del 2000 presso la Pontificia Università Urbaniana, e organizzato congiuntamente dall’Università di Roma Tre, dal Pontificio Ateneo Antoniano e dall’Università Urbaniana. Si è trattato di uno dei 59 Convegni internazionali che sono stati realizzati, non solo in Italia, ma anche in Terra Santa e in Libano, nel contesto del Giubileo delle Università, nelle sedi universitarie delle varie facoltà, abbracciando un po' tutte le discipline scientifiche ed umanistiche. Occorre ricordare che, pur nell’orizzonte del tema centrale del Giubileo: “L’Università per un nuovo umanesimo, i Convegni sono stati articolati in quattro grandi aree di ricerca: la persona umana; la società dell’uomo; la visione delle scienze; la memoria e la creatività; e nel loro insieme hanno voluto celebrare il Giubileo di tutte le componenti dell’Università, perché ad essi sono stati collegati altri eventi che hanno coinvolto un po’ tutto il mondo universitario. Tutti i partecipanti ai Convegni sono poi convenuti a Roma dall’8 al 10 settembre 2000, per celebrare con Giovanni Paolo II un Giubileo che non ha voluto essere solo un atto devozionale, ma il segno di un rinnovamento profondo della propria coscienza di docenti, di ricercatori, di educatori, e un rafforzamento del sentimento di responsabilità che, come cristiani impegnati nella cultura, incombe sul lavoro e sulla missione di quanti operano nelle Università di tutto il mondo.

La Pontificia Università Urbaniana ha favorevolmente accolto l’invito ad ospitare ed organizzare in questo contesto il Convegno internazionale dedicato allo studio del “Fenomeno religioso oggi: tradizione, mutamento, negazione”. Per l’Università Urbaniana – unica Università missionaria nel mondo – si è trattato infatti di un’importante occasione per ascoltare, dagli insigni studiosi convenuti in occasione del Convegno, quali sono i risultati delle loro libere ricerche, cosa pensa oggi soprattutto il mondo della cultura e della ricerca scientifica della religione e in particolare del cristianesimo e della persona di Cristo, e in particolare quali sono i nuovi metodi scientifici di approccio allo studio del fenomeno religioso del nostro tempo. Metodi che forse sono ancora assenti dalle aule teologiche, ma a cui in futuro occorrerà dare spazio per arricchire gli strumenti conoscitivi di una realtà in continuo cambiamento e che interessa molto da vicino la Chiesa e in particolare chi opera nel campo dell’evangelizzazione e della missione. Se infatti ci chiediamo, anche solo a livello statistico, e facendo riferimento a metà della popolazione mondiale, quanti sono gli appartenenti alle religioni globali più diffuse nel mondo, abbiamo i seguenti dati (in milioni): cristiani, 2.024; mussulmani, 1.237; indù, 794; buddisti, 364; tribalisti, 250; nuovi movimenti religiosi, 100; sikh, 23; ebrei, 15.  Dati ai quali va aggiunta l’altra metà della popolazione mondiale, nella quale vanno inglobate non solo le molteplici forme religiose locali, ad esempio afro-brasiliane, le nuove religioni che emergono nell’area del mondo occidentale, ma anche la vasta area culturale che con termine forse improprio viene definita “dell’indifferenza religiosa”, nella quale tuttavia emergono, e questo è un dato sorprendente, 779 milioni di agnostici (professi), e 146 milioni di atei (professi).  Un Convegno come quello sul “Fenomeno religioso oggi”, dedicato a sviscerare in modo libero ma criticamente approfondito, i vari aspetti in cui si configura nel nostro tempo il fenomeno religioso, tra tradizione, mutamento e negazione, come emblematicamente recita il sottotitolo del Convegno, non può che essere accolto con simpatia, grande interesse e grande attesa. Un tema, quello del Convegno, che anche alla luce dei recenti avvenimenti politici, assume quasi un significato profetico. Come non accorgersi infatti del grande equivoco in cui sta cadendo oggi gran parte della cultura contemporanea, almeno nei paesi occidentali, la quale, a motivo del fondamentalismo religioso – a qualsiasi confessione appartenga – e dei suoi risvolti tragici sul piano umano, sociale, politico, tende erroneamente a credere che il fondamentalismo violento sia inevitabilmente implicito in ogni idea di Dio e della religione? Come non accorgersi, cioè, che proprio la deriva fondamentalistica del fenomeno religioso può avere una ricaduta inquietante in rinnovate forme di non credenza e di negazione della religione?

Per questo mi permetto qui di annunciare che, quasi a ideale prosecuzione e attualizzazione dei temi del Convegno sul Fenomeno religioso oggi, l’Urbaniana University Press della Pontificia Università Urbaniana sta per pubblicare un importante volume, curato da noti studiosi, sul tema: Il fondamentalismo religioso. Contributi per il discernimento.

Vorrei qui ricordare infine il Discorso che Giovanni Paolo II ha tenuto ai partecipanti all’Incontro Mondiale dei Docenti universitari, in data 9 settembre e l’Omelia del 10 settembre 2000.

“Il tema di fondo sul quale avete riflettuto: L’Università per un nuovo umanesimo, – ha detto Giovanni Paolo II – ben si inquadra nella riscoperta giubilare della centralità di Cristo. L’evento dell’Incarnazione, infatti, tocca l’uomo in profondità, ne illumina le radici e il destino, lo apre ad una speranza che non delude” (Discorso, n. 2). Il riferimento all’evento storico dell’Incarnazione allora è insieme normativo e creativo per la cultura, perché si tratta di declinare la storia, attraverso la cultura, mediante l’interpretazione cristiana dell’uomo, in un processo che non può dirsi mai definitivamente compiuto. Gesù Cristo non è infatti un’idea, un ricordo sbiadito nella memoria, un mito, ma una persona viva che chiede oggi un’adesione personale, una decisione che impegna l’esistenza e che, solo così, sa e può trasformare il mondo in quell’umanità nuova inaugurata dall’Incarnazione.

Ne consegue che la fede cristiana rifiuta una concezione della cultura che sia solamente strumentale, e in cui prevale il pragmatico e l’economico, e pone invece al centro l’uomo, la sua dignità di persona, e riafferma con forza la dimensione personalistica e umanistica della cultura. “Il carattere umanistico della cultura – ha detto Giovanni Paolo II – appare talora marginale, mentre si accentua la tendenza a ridurre l’orizzonte della conoscenza a ciò che è misurabile e a trascurare ogni questione che tocchi il significato ultimo della realtà. Ci si può chiedere quale uomo prepari oggi l’Università” (Omelia, n.4). Questa domanda: quale uomo prepara oggi l’Università, non può essere relegata al solo periodo giubilare, ma dovrebbe costituire l’interrogativo costante di quanti operano nell’Università, nella maturata consapevolezza che la dimensione personalistica dell’uomo è strettamente congiunta – come ha detto Giovanni Paolo II – a quella cristologica: “Colui nel quale ogni uomo può riconoscere la sua radice, e dal quale ogni uomo può sperare la sua salvezza. Redemptor hominis: è questa l’immagine di Cristo che, fin dalla mia prima Enciclica, ho voluto “gridare” al mondo, e che quest’anno giubilare vuole rilanciare nelle menti e nei cuori” (Discorso, n. 2).

Ma una seconda domanda è implicita nella precedente: quali caratteristiche e finalità deve possedere la cultura per essere autenticamente e pienamente umanistica? Dall’insieme dei Convegni sono emerse unanimemente alcune linee di fondo, le quali sottolineano la necessità di un sapere capace di dare senso alla vita, e di interpretare gli eventi storici alla luce dell’Incarnazione; un sapere che sia orientato alla verità e sia quindi autenticamente libero; un sapere aperto alla Trascendenza, e capace di declinare in modo armonico la ragione e la fede; un sapere capace di scoprire e riscoprire il senso originario ed escatologico della creazione, superando ed anche inverando ogni riduttiva visione scientista. (“Oggi la più attenta riflessione epistemologica riconosce la necessità che le scienze dell’uomo e quelle della natura tornino ad incontrarsi, perché il sapere ritrovi una ispirazione profondamente unitaria. Il progresso delle scienze e delle tecnologie pone oggi nelle mani dell’uomo possibilità magnifiche, ma anche terribili. La consapevolezza dei limiti della scienza, nella considerazione delle esigenze morali, non è oscurantismo, ma salvaguardia di una ricerca degna dell’uomo e posta al servizio della vita” (Discorso, n. 5). )

Un grande compito ed una grande sfida attende oggi quanti hanno partecipato al Giubileo delle Università: quello di saper coniugare insieme la scienza e la teologia, la ricerca scientifica e l’etica, armonizzando insieme, come scrive la Fides et ratio, il sapere scientifico e quello umanistico, e recuperando un “sapere forte”, che sappia offrire autentici contributi alla dominante cultura “debole”, incapace di contribuire a risolvere le grandi sfide – anche politiche, sociali, economiche – del Terzo Millennio. Ma da questo volume, che raccoglie una ricchezza di interventi straordinaria, sorge anche una domanda ai credenti: quale ruolo possono avere le religioni in un mondo complesso e non certo pacifico come il nostro? Non hanno le religioni una forza di pace, che i credenti dovrebbero far emergere, perché non si giunga allo scontro delle civiltà e delle culture? La diversità delle voci raccolte in questo libro portano a dire che il dialogo è possibile tra persone che sono alla ricerca sincera della verità e che lo scontro è evitabile. Certo gli eventi delle ultime settimane non sono un incoraggiamento, come non lo sono i più di trenta conflitti ancora aperti nel mondo, che talvolta vengono strumentalizzati in senso religioso. Toccherebbe innanzitutto ai credenti mostrare con chiarezza che la pace è possibile e che le religioni credono in un Dio pacifico e non bellicoso. Come ha scritto recentemente un grande cronista polacco, R. Kapuschinski: “La guerra è la degradazione dell’uomo a livello della bestia. Ogni guerra è una sconfitta per tutti. Nessuno è vincitore.”


SINTESI DELL’INTERVENTO DI ANGELA ALES BELLO

Ordinario di Storia della Filosofia moderna e contemporanea alla Pontificia Università Lateranense

Il libro Il fenomeno religioso oggi a cura di Gaspare Mura e Roberto Cipriani (Urbaniana University Press 2002, pp. 800) si presenta come una Summa delle analisi sull’esperienza religiosa che sono condotte nel nostro tempo secondo la partizione del sapere che si è ormai consolidata nella cultura occidentale.

Nella sua Introduzione, Mura sottolinea come preoccupazione costante del cristianesimo sia stata quella di riflettere sulla religione ”vera”, secondo l’indicazione di Agostino contenuta nel De vera religione, ma che si sia trascurata l’analisi del soggetto religioso e dei diversi livelli nei quali la regione si presenta e si configura.

Il volume vuole colmare questa lacuna; certamente non è tralasciata la riflessione sull’oggetto della religione, Dio, il divino, ma la questione è esaminata soprattutto a parte subjecti. Pertanto fondamentale diventa l’indagine antropologica sia nel versante filosofico: chi è l’essere umano religioso, sia nel versante delle scienze umane: cosa fa il soggetto religioso e come si comporta singolarmente e nella dimensione intersoggettiva.

Il fenomeno religioso in quanto tale è, pertanto, analizzato da molte angolature. La “fenomenologia della religione” copre un ampio arco di tempo dall’arcaicità ai nostri giorni, numerosi contributi sono dedicati, infatti, a questa peculiare ricerca. D’altra parte si rivela molto diffusa e attuale, in una certa misura anche criticabile, l’interpretazione offerta dalla “psicoanalisi” con la quale, però, è stato necessario fare i conti.

Grazie alla presenza del sociologo Cipriani, parecchi studi estremamente interessanti rientrano nell’ambito della “sociologia” e sono rivolti ad indagare ciò che accade di fatto nelle società contemporanee a proposito del modo di vivere la religione. Altri nuclei di grande importanza per comprendere il nostro tempo, ma anche più ampiamente le modalità in cui si concretizza l’esperienza religiosa, sono quelli dedicati al rapporto femminile - religione, alla mistica come fenomeno trasversale presente in tutte le religioni e all’esame di alcune religioni storiche, come l’ebraismo e le religioni orientali; perché se l’attenzione è appuntata prevalentemente sulla religione cristiana, – il libro, infatti, è il risultato di un convegno organizzato da alcuni membri della Pastorale universitaria durante il Giubileo del 2000 – le religioni del passato e del presente nella pluralità delle loro espressioni non sono dimenticate, anzi appaiono trattate nei saggi, come si è accennato, secondo prospettive diverse.

Per il suo carattere pressoché esaustivo, il volume si raccomanda a chi vuole essere introdotto nel gran mare dell’esperienza religiosa così come di fatto si è configurata e si configura.

 

 

 
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