Nel
quadro delle iniziative di studio che si sono tenute nel
corso dell’Anno Santo, nel contesto del Giubileo delle
Università, il Convegno “Il fenomeno religioso oggi:
tradizione, mutamento, negazione”, svoltosi dal 3
all’8 settembre del 2000 presso la Pontificia Università
Urbaniana e organizzato congiuntamente dall’Università
di Roma Tre, dal Pontificio Ateneo Antoniano e
dall’Università Urbaniana, ha rappresentato un momento
importante di riflessione e di confronto sui diversi
aspetti in cui si configura oggi il fenomeno religioso.
I
contributi dei sessantasei specialisti che parteciparono
al Convegno sono stati poi raccolti in un volume
pubblicato dalla Urbaniana University Press (Il
fenomeno religioso oggi: tradizione, mutamento, negazione,
a cura di Roberto Cipriani e Gaspare Mura): l’opera
consente quindi di fare il punto sulla situazione
religiosa attuale, sulla base di ottime analisi
interdisciplinari sui nuovi metodi di studio del fenomeno
religioso, in una prospettiva non soltanto filosofica e
teologica ma anche nel rapporto con altre discipline,
quali l’economia, la politica, la psicopedagogia,
l’antropologia, la sociologia, il mondo della cultura e
della comunicazione.
Nella
stessa sede che aveva ospitato i lavori del convegno, si
è tenuta lo scorso 29 aprile la presentazione del volume
che ne riporta ora integralmente gli Atti. All’incontro,
presieduto da S.E.R. il Card. Crescenzio
Sepe, Prefetto della Congregazione per
l’Evangelizzazione del Popoli e Gran Cancelliere della
Pontificia Università Urbaniana, sono intervenuti: il
prof. Ambrogio
Spreafico, Rettore della Pontificia Università
Urbaniana, il prof. Giuseppe
Lorizio, Ordinario di Teologia fondamentale e
Metodologia teologica alla Pontificia Università
Lateranense, la prof.ssa Angela Ales Bello, Ordinario di Storia della Filosofia moderna e
contemporanea alla Pontificia Università Lateranense,
oltre ai curatori dell’opera, il prof. Roberto
Cipriani, Ordinario di Sociologia all’Università di
Roma Tre, e il prof. Gaspare
Mura, Ordinario di Filosofia della religione alla
Pontificia Università Urbaniana e Direttore della
Urbaniana University Press.
Nel
corso della presentazione, il valore scientifico
dell’opera e le considerazioni che la sua lettura
permette di trarre, sul piano di una comprensione dei
fenomeni attuali che contraddistinguono l’esperienza
religiosa, sono stati evidenziati dal Card. Crescenzio
Sepe e dagli altri relatori alla presenza di numerosi
convenuti. Il volume – oltre a rappresentare una
aggiornata base documentativa e un’accreditata fonte
d’informazione sul fenomeno religioso alla quale
numerose altre pubblicazioni in materia hanno fatto già
più volte richiamo – offre quindi nuova prova della
vitalità straordinaria che appartiene al Giubileo, quale
esperienza di rinnovamento profondo della coscienza degli
uomini di scienza e di fede che non cessa di perpetuarsi
in quanto motivo illuminante del lavoro e della missione
di ciascun cristiano.
INTERVENTO
DI AMBROGIO SPREAFICO
Magnifico
Rettore della Pontificia Università Urbaniana
Il
volume che oggi presentiamo sul Fenomeno religioso
raccoglie integralmente, e in lingua italiana, i
contributi del Convegno “Il
fenomeno religioso oggi:
tradizione, mutamento, negazione”, svoltosi
dal 3 all’8 settembre del 2000 presso la Pontificia
Università Urbaniana, e organizzato congiuntamente
dall’Università di Roma Tre, dal Pontificio Ateneo
Antoniano e dall’Università Urbaniana. Si è trattato
di uno dei 59 Convegni internazionali che sono stati
realizzati, non solo in Italia, ma anche in Terra Santa e
in Libano, nel contesto del Giubileo delle Università,
nelle sedi universitarie delle varie facoltà,
abbracciando un po' tutte le discipline scientifiche ed
umanistiche. Occorre ricordare che, pur nell’orizzonte
del tema centrale del Giubileo: “L’Università per un nuovo umanesimo, i Convegni sono stati
articolati in quattro grandi aree di ricerca: la persona
umana; la società dell’uomo; la visione delle scienze;
la memoria e la creatività; e nel loro insieme hanno
voluto celebrare il Giubileo di tutte le componenti
dell’Università, perché ad essi sono stati collegati
altri eventi che hanno coinvolto un po’ tutto il mondo
universitario. Tutti i partecipanti ai Convegni sono poi
convenuti a Roma dall’8 al 10 settembre 2000, per
celebrare con Giovanni Paolo II un Giubileo che non ha
voluto essere solo un atto devozionale, ma il segno di un
rinnovamento profondo della propria coscienza di docenti,
di ricercatori, di educatori, e un rafforzamento del
sentimento di responsabilità che, come cristiani
impegnati nella cultura, incombe sul lavoro e sulla
missione di quanti operano nelle Università di tutto il
mondo.
La
Pontificia Università Urbaniana ha favorevolmente accolto
l’invito ad ospitare ed organizzare in questo contesto
il Convegno internazionale dedicato allo studio del
“Fenomeno religioso oggi: tradizione, mutamento,
negazione”. Per l’Università Urbaniana – unica
Università missionaria nel mondo – si è trattato
infatti di un’importante occasione per ascoltare, dagli
insigni studiosi convenuti in occasione del Convegno,
quali sono i risultati delle loro libere ricerche, cosa
pensa oggi soprattutto il mondo della cultura e della
ricerca scientifica della religione e in particolare del
cristianesimo e della persona di Cristo, e in particolare
quali sono i nuovi metodi scientifici di approccio allo
studio del fenomeno religioso del nostro tempo. Metodi che
forse sono ancora assenti dalle aule teologiche, ma a cui
in futuro occorrerà dare spazio per arricchire gli
strumenti conoscitivi di una realtà in continuo
cambiamento e che interessa molto da vicino la Chiesa e in
particolare chi opera nel campo dell’evangelizzazione e
della missione. Se infatti ci chiediamo, anche solo a
livello statistico, e facendo riferimento a metà della
popolazione mondiale, quanti sono gli appartenenti alle
religioni globali più diffuse nel mondo, abbiamo i
seguenti dati (in milioni): cristiani, 2.024; mussulmani,
1.237; indù, 794; buddisti, 364; tribalisti, 250; nuovi
movimenti religiosi, 100; sikh, 23; ebrei, 15.
Dati ai quali va aggiunta l’altra metà della
popolazione mondiale, nella quale vanno inglobate non solo
le molteplici forme religiose locali, ad esempio
afro-brasiliane, le nuove religioni che emergono
nell’area del mondo occidentale, ma anche la vasta area
culturale che con termine forse improprio viene definita
“dell’indifferenza religiosa”, nella quale tuttavia
emergono, e questo è un dato sorprendente, 779 milioni di
agnostici (professi), e 146 milioni di atei (professi).
Un Convegno come quello sul “Fenomeno
religioso oggi”, dedicato a sviscerare in modo
libero ma criticamente approfondito, i vari aspetti in cui
si configura nel nostro tempo il fenomeno religioso, tra tradizione,
mutamento e negazione, come emblematicamente recita il
sottotitolo del Convegno, non può che essere accolto con
simpatia, grande interesse e grande attesa. Un tema,
quello del Convegno, che anche alla luce dei recenti
avvenimenti politici, assume quasi un significato
profetico. Come non accorgersi infatti del grande equivoco
in cui sta cadendo oggi gran parte della cultura
contemporanea, almeno nei paesi occidentali, la quale, a
motivo del fondamentalismo religioso – a qualsiasi
confessione appartenga – e dei suoi risvolti tragici sul
piano umano, sociale, politico, tende erroneamente a
credere che il fondamentalismo violento sia
inevitabilmente implicito in ogni idea di Dio e della
religione? Come non accorgersi, cioè, che proprio la
deriva fondamentalistica del fenomeno religioso può avere
una ricaduta inquietante in rinnovate forme di non
credenza e di negazione della religione?
Per
questo mi permetto qui di annunciare che, quasi a ideale
prosecuzione e attualizzazione dei temi del Convegno sul Fenomeno
religioso oggi, l’Urbaniana University Press della
Pontificia Università Urbaniana sta per pubblicare un
importante volume, curato da noti studiosi, sul tema: Il
fondamentalismo religioso. Contributi per il discernimento.
Vorrei
qui ricordare infine il Discorso
che Giovanni Paolo II ha tenuto ai partecipanti
all’Incontro Mondiale dei Docenti universitari, in data
9 settembre e l’Omelia
del 10 settembre 2000.
“Il
tema di fondo sul quale avete riflettuto: L’Università
per un nuovo umanesimo, – ha detto Giovanni Paolo II
– ben si inquadra nella riscoperta giubilare della
centralità di Cristo. L’evento dell’Incarnazione,
infatti, tocca l’uomo in profondità, ne illumina le
radici e il destino, lo apre ad una speranza che non
delude” (Discorso,
n. 2). Il riferimento all’evento storico
dell’Incarnazione allora è insieme normativo e creativo
per la cultura, perché si tratta di declinare la storia,
attraverso la cultura, mediante l’interpretazione
cristiana dell’uomo, in un processo che non può dirsi
mai definitivamente compiuto. Gesù Cristo non è infatti
un’idea, un ricordo sbiadito nella memoria, un mito, ma
una persona viva che chiede oggi un’adesione personale,
una decisione che impegna l’esistenza e che, solo così,
sa e può trasformare il mondo in quell’umanità nuova
inaugurata dall’Incarnazione.
Ne
consegue che la fede cristiana rifiuta una concezione
della cultura che sia solamente strumentale, e in cui
prevale il pragmatico e l’economico, e pone invece al
centro l’uomo, la sua dignità di persona, e riafferma
con forza la dimensione personalistica e umanistica della
cultura. “Il carattere umanistico della cultura – ha
detto Giovanni Paolo II – appare talora marginale,
mentre si accentua la tendenza a ridurre l’orizzonte
della conoscenza a ciò che è misurabile e a trascurare
ogni questione che tocchi il significato ultimo della
realtà. Ci si può chiedere quale uomo prepari oggi
l’Università” (Omelia,
n.4). Questa domanda: quale uomo prepara oggi
l’Università, non può essere relegata al solo periodo
giubilare, ma dovrebbe costituire l’interrogativo
costante di quanti operano nell’Università, nella
maturata consapevolezza che la dimensione personalistica
dell’uomo è strettamente congiunta – come ha detto
Giovanni Paolo II – a quella cristologica: “Colui nel
quale ogni uomo può riconoscere la sua
radice, e dal quale ogni uomo può sperare la
sua salvezza. Redemptor
hominis: è questa l’immagine di Cristo che, fin
dalla mia prima Enciclica, ho voluto “gridare” al
mondo, e che quest’anno giubilare vuole rilanciare nelle
menti e nei cuori” (Discorso,
n. 2).
Ma
una seconda domanda è implicita nella precedente: quali
caratteristiche e finalità deve possedere la cultura per
essere autenticamente e pienamente umanistica?
Dall’insieme dei Convegni sono emerse unanimemente
alcune linee di fondo, le quali sottolineano la necessità
di un sapere capace di dare senso alla vita, e di
interpretare gli eventi storici alla luce
dell’Incarnazione; un sapere che sia orientato alla
verità e sia quindi autenticamente libero; un sapere
aperto alla Trascendenza, e capace di declinare in modo
armonico la ragione e la fede; un sapere capace di
scoprire e riscoprire il senso originario ed escatologico
della creazione, superando ed anche inverando ogni
riduttiva visione scientista. (“Oggi la più attenta
riflessione epistemologica riconosce la necessità che le
scienze dell’uomo e quelle della natura tornino ad
incontrarsi, perché il sapere ritrovi una ispirazione
profondamente unitaria. Il progresso delle scienze e delle
tecnologie pone oggi nelle mani dell’uomo possibilità
magnifiche, ma anche terribili. La consapevolezza dei
limiti della scienza, nella considerazione delle esigenze
morali, non è oscurantismo, ma salvaguardia di una
ricerca degna dell’uomo e posta al servizio della
vita” (Discorso,
n. 5). )
Un
grande compito ed una grande sfida attende oggi quanti
hanno partecipato al Giubileo delle Università: quello di
saper coniugare insieme la scienza e la teologia, la
ricerca scientifica e l’etica, armonizzando insieme,
come scrive la Fides
et ratio, il sapere scientifico e quello umanistico, e
recuperando un “sapere forte”, che sappia offrire
autentici contributi alla dominante cultura “debole”,
incapace di contribuire a risolvere le grandi sfide –
anche politiche, sociali, economiche – del Terzo
Millennio. Ma da questo volume, che raccoglie una
ricchezza di interventi straordinaria, sorge anche una
domanda ai credenti: quale ruolo possono avere le
religioni in un mondo complesso e non certo pacifico come
il nostro? Non hanno le religioni una forza di pace, che i
credenti dovrebbero far emergere, perché non si giunga
allo scontro delle civiltà e delle culture? La diversità
delle voci raccolte in questo libro portano a dire che il
dialogo è possibile tra persone che sono alla ricerca
sincera della verità e che lo scontro è evitabile. Certo
gli eventi delle ultime settimane non sono un
incoraggiamento, come non lo sono i più di trenta
conflitti ancora aperti nel mondo, che talvolta vengono
strumentalizzati in senso religioso. Toccherebbe
innanzitutto ai credenti mostrare con chiarezza che la
pace è possibile e che le religioni credono in un Dio
pacifico e non bellicoso. Come ha scritto recentemente un
grande cronista polacco, R. Kapuschinski: “La guerra è
la degradazione dell’uomo a livello della bestia. Ogni
guerra è una sconfitta per tutti. Nessuno è
vincitore.”
SINTESI
DELL’INTERVENTO DI ANGELA ALES BELLO
Ordinario
di Storia della Filosofia moderna e contemporanea alla
Pontificia Università Lateranense
Il
libro Il fenomeno religioso oggi a cura di Gaspare Mura e Roberto Cipriani
(Urbaniana University Press 2002, pp. 800) si presenta
come una Summa delle analisi sull’esperienza religiosa
che sono condotte nel nostro tempo secondo la partizione
del sapere che si è ormai consolidata nella cultura
occidentale.
Nella
sua Introduzione, Mura sottolinea come preoccupazione
costante del cristianesimo sia stata quella di riflettere
sulla religione ”vera”, secondo l’indicazione di
Agostino contenuta nel
De vera religione, ma che si sia trascurata
l’analisi del soggetto religioso e dei diversi livelli
nei quali la regione si presenta e si configura.
Il
volume vuole colmare questa lacuna; certamente non è
tralasciata la riflessione sull’oggetto della religione,
Dio, il divino, ma la questione è esaminata soprattutto a
parte subjecti. Pertanto fondamentale diventa
l’indagine antropologica sia nel versante filosofico:
chi è l’essere umano religioso, sia nel versante delle
scienze umane: cosa fa il soggetto religioso e come si
comporta singolarmente e nella dimensione intersoggettiva.
Il
fenomeno religioso in quanto tale è, pertanto, analizzato
da molte angolature. La “fenomenologia della
religione” copre un ampio arco di tempo dall’arcaicità
ai nostri giorni, numerosi contributi sono dedicati,
infatti, a questa peculiare ricerca. D’altra parte si
rivela molto diffusa e attuale, in una certa misura anche
criticabile, l’interpretazione offerta dalla
“psicoanalisi” con la quale, però, è stato
necessario fare i conti.
Grazie
alla presenza del sociologo Cipriani, parecchi studi
estremamente interessanti rientrano nell’ambito della
“sociologia” e sono rivolti ad indagare ciò che
accade di fatto nelle società contemporanee a proposito
del modo di vivere la religione. Altri nuclei di grande
importanza per comprendere il nostro tempo, ma anche più
ampiamente le modalità in cui si concretizza
l’esperienza religiosa, sono quelli dedicati al rapporto
femminile - religione, alla mistica come fenomeno
trasversale presente in tutte le religioni e all’esame
di alcune religioni storiche, come l’ebraismo e le
religioni orientali; perché se l’attenzione è
appuntata prevalentemente sulla religione cristiana, –
il libro, infatti, è il risultato di un convegno
organizzato da alcuni membri della Pastorale universitaria
durante il Giubileo del 2000 – le religioni del passato
e del presente nella pluralità delle loro espressioni non
sono dimenticate, anzi appaiono trattate nei saggi, come
si è accennato, secondo prospettive diverse.
Per
il suo carattere pressoché esaustivo, il volume si
raccomanda a chi vuole essere introdotto nel gran mare
dell’esperienza religiosa così come di fatto si è
configurata e si configura.
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