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IL FONDAMENTALISMO RELIGIOSO

Contributi per il discernimento

 

Giovedì 4 dicembre 2003, alle ore 18,30

“Più libri più liberi”

2° Fiera nazionale della piccola e media editoria

Palazzo dei Congressi – Roma Eur

Sala Leopardi

 

Relatori:

card. ERSILIO TONINI, arcivescovo emerito di Ravenna-Cervia; dott. MARIO SCIALOJA, responsabile della Lega musulmana mondiale in Italia; prof.ssa CECILIA GATTO TROCCHI, docente di Antropologia culturale; prof. SABINO PALUMBIERI, docente di Antropologia filosofica. Coordina il prof. GASPARE MURA, curatore della monografia dedicata al Fondamentalismo religioso edita dall'UUP.

 

Il fondamentalismo non può essere considerato carattere proprio di nessuna religione. Intesa nella sua natura più autentica, ogni fede religiosa esprime l'amore per la verità ed è contraria a qualsiasi forma di totalitarismo. Intorno a queste posizioni si attestano le convinzioni e le speranze di quanti riflettono oggi con coscienza sulle radici dei conflitti che affliggono la nostra epoca. Ma qual è allora il rapporto tra fondamentalismo e religione? Perché proprio nel fondamentalismo religioso si individua la matrice principale di tanti recenti drammatici atti di terrore?

L'odierna produzione editoriale presenta numerosi tentativi di rispondere a tali interrogativi e questi temi tanto attuali sono riecheggiati proprio in apertura della 2° Fiera della piccola e media editoria che si tiene in questi giorni a Roma. L'occasione l'ha offerta la presentazione de Il fondamentalismo religioso: contributi per il discernimento (Urbaniana University Press 2003), volume che contiene approfondimenti di studio di vari e qualificati autori. Coordinati dal prof. Gaspare Mura, docente di Filosofia e curatore della monografia, sono stati invitati a commentare gli spunti interpretativi che essa offre numerosi: il prof. Sabino Palumbieri, docente di Antropologia filosofica, il dott. Mario Scialoja, responsabile della Lega musulmana mondiale in Italia, la prof.ssa Cecilia Gatto Trocchi, docente di Antropologia, e il card. Esilio Tonini, arcivescovo emerito di Ravenna e personalità di grande carisma e popolarità.

La religione diventa causa di conflitto e divisione quando si trasforma in ideologia. È il disconoscimento dell'autentica zona del sacro che risiede nell'interiorità di ogni uomo, ed è per questo aspetto comune a tutte le religioni storiche, a provocare il diffondersi di idee religiose contrarie a un principio di umanità. Sul piano antropologico, osserva S. Palumbieri, unico è l'Assoluto, nel senso che la tensione verso il divino esprime in ogni tempo e in ogni luogo una medesima dimensione propria dell'umano (religio interior). Ma colpa delle religioni, sul piano storico, è di essersi allontanate troppo da questa origine d'interiorità, di avere smarrito la corrispondenza, nella loro manifestazione esteriore, con le radici che risiedono nel cuore di ogni uomo. È necessario allora che si proceda a una purificazione delle grandi religioni da quelle contaminazioni ideologiche che provocano inimicizia e mortificazione negando il rispetto che ad ogni essere umano è dovuto.

Molti i punti di convergenza che sono emersi dalle diverse le prospettive messe qui a confronto. Anche per M. Scialoja le religioni universali non esprimono necessariamente una propensione al totalitarismo, come parte dell'odierna critica filosofica tende invece a sostenere. Il fondamentalismo islamico ha origini storiche recenti e ben riconoscibili, ricollegabili a istanze di natura politica che nulla hanno a che vedere con la sostanza dell'esperienza religiosa. Per gli islamici moderati, nelle posizioni espresse qui dal loro portavoce nel nostro paese, l'individuazione nella cultura occidentale della principale causa di decadenza è tesi pretestuosa di natura ideologica alla quale si è fatto ricorso per giustificare inammissibili fini politici. Da qui l'emergere del terrorismo, che va perciò tenuto distinto dall'islamismo perché non è né potrà essere mai espressione autentica del fenomeno religioso ma solo arma di conflitti militari e politici. Islam e cristianesimo possono essere vicini quindi per favorire il dialogo quale strumento di risoluzione dei conflitti.

Per M. Scialoja, l'interpretazione del testo sacro è legittima e inevitabilmente fallibile in quanto opera dell'uomo e ogni pretesa fondamentalistica resta in tal senso ingiustificabile. La radicalizzazione di una lettura data del testo sacro - sottolinea anche C. Gatto Trocchi - muove dalla negazione del carattere metaforico che contraddistingue il suo linguaggio e rimanda sempre a un atteggiamento demonizzante nei confronti di quanti vi si accostano invece tentandone l'interpretazione. È questo un tratto che accomuna fondamentalismo e sette religiose. In entrambi i casi prevale un dogmatismo che si propone anzitutto di far tacere ogni voce avversa, vero presupposto di ogni totalitarismo. Lo studio delle relazioni costitutive di questi movimenti che spacciano un'ideologia per religione mostra come sia sempre attraverso la condanna della ragione critica che si cerca qui di pervenire all'affermazione di una pretesa verità assoluta. Essa cela piuttosto una volontà di dominio che proprio attraverso la riduzione degli spazi di libero confronto trova il terreno più fertile per affermarsi. 

La minaccia del fondamentalismo è presente in questo senso anche in altri ambiti delle relazioni e delle attività dell'uomo. E la riflessione sui drammatici problemi che affliggono la nostra epoca si estende oltre i confini imposti dagli atti di terrore nelle parole accorate del card. Tonini che riprendono i motivi richiamati dagli altri relatori. Il tempo che viviamo è reso disperato dai conflitti alimentati dal terrorismo che pongono alle religioni, speranza di salvezza, esigenze e problemi che mai sono stati tanto gravi e radicali. Come far stare insieme realtà diverse e in aperto conflitto? Come passare dalla monoappartenenza alla pluriappartenenza? Questi gli interrogativi a cui le religioni devono poter dare risposta, le sfide che occorre disporsi a superare.

La storia d'Europa offre motivi di speranza. Il vecchio continente è stato capace di dar corso a relazioni pacifiche tra gli stati dopo che per secoli le guerre si sono succedute sempre più violente e distruttive. E di fronte alla devastazione delle città e delle anime, la religione ha soccorso l'uomo nel riconoscimento della propria origine, lo ha condotto a ritrovare nell'altro il principio di una comune identità. Ma non solo la guerra spinge l'uomo allo smarrimento. Altrettanto grave è il prevalere di modelli culturali basati esclusivamente sulla competitività e sul consumo. E fondamentalismo - ammonisce con forza il card. Tonini - può dirsi anche il moderno scientismo, ogni pretesa dell'uomo di autodeterminarsi, di annullare la distinzione tra sensibile e soprasensibile, di confondere i confini tra i saperi.

Molti i richiami alla cultura contemporanea e ai temi oggi maggiormente dibattuti per comporre il quadro dei conflitti che minacciano oggi l'umanità. Di fronte a tutto ciò, le parole di speranza del card. Tonini non nascondono la gravità del compito che ci aspetta. Il futuro del mondo dipende dalla capacità che avrà l'uomo di trasmettere ancora stupore per l'esistente, di recuperare il senso della dignità che appartiene a ciascuno e che il fondamentalismo riduce a nulla. Tornare ad appassionarsi alla causa dell'uomo: a questo devono contribuire le religioni. Solo così le parole della fede possono dare ragione della dignità dell'essere umano, possono renderlo partecipe del proprio destino, possono parlare alla sua intelligenza e guidarlo a riconoscere in essa il volto di Dio.

 

 

 
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