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INAUGURAZIONE DELL'ANNO ACCADEMICO 2003  2004

Mercoledì 22 ottobre 2003

25° Anniversario del Pontificato di S.S. Giovanni Paolo II Atto Accademico

La missione nel Magistero di Giovanni Paolo II


Introduzione

Atto Accademico  -  22 ottobre 2003

Dopo la celebrazione eucaristica, esperienza di comunione nel Signore, massima espressione della lode a Dio e viatico al nostro cammino, ci troviamo insieme per il primo atto accademico dell’anno 2003-2004.

 

Sento il dovere, anzitutto, di indirizzare un saluto ed un grazie riconoscente al nostro Gran Cancelliere, card Crescenzio Sepe, che ha presieduto l’inizio ufficiale del nuovo Anno Accademico ed ha voluto, di persona, comunicare ufficialmente le nomine del Decano di Missiologia, il Prof. Alberto Trevisiol, quella del Vice-Rettore, Mons. Cataldo Zuccaro e la mia nomina a Rettore Magnifico della nostra Università. Sono, poi, particolarmente lieto di rivolgere il mio cordiale saluto a tutti i presenti: ai Vescovi, ai Signori Ambasciatori, agli ospiti che hanno voluto onorarci della loro presenza, in particolare al Corpo Docenti, agli Officiali e a tutti gli studenti. Benvenuti a questo incontro della famiglia urbana, per la nostra riunione di festa e di riflessione.

 

Esattamente 25 anni or sono, il 22 ottobre 1978, Giovanni Paolo II, eletto papa pochi giorni prima, il16 ottobre, iniziava ufficialmente il suo ministero di Supremo Pastore della Chiesa. In questi giorni sorgono, sinceri e doverosi, la nostra lode e il nostro ringraziamento al Signore per il dono di questo Pontefice, per il suo illuminato magistero e per la sua indiscussa testimonianza di fede, di infaticabile servizio al Vangelo, di costante richiamo, con la vita e la parola, alla santità e al martirio, di paziente ricerca di dialogo con l’uomo del nostro tempo, con tutti i fratelli cristiani, con i credenti di ogni religione. La nostra preghiera si fa anche richiesta di aiuto dall’Alto, affinché Giovanni Paolo II, anziano ed infermo, possa continuare il suo buon combattimento e portare a compimento, secondo i piani del Signore, il suo prezioso servizio alla Chiesa.

 

L’attività apostolica e il magistero di Giovanni Paolo II presentano un ampio spettro, sul quale si proietta una molteplicità di luci complementari, che compongono un’immagine straordinariamente ricca ed originale del suo pontificato. Con l’aiuto di alcuni nostri Docenti questa mattina ci soffermeremo, attraverso letture tematiche, su un aspetto: “La missione nel magistero di Giovanni Paolo II”.

 

La scelta del tema appare scontata per la nostra Università. Da una parte, la missione rappresenta l’interesse portante dell’insegnamento e del ministero del Pontefice. Dall’altra, la Pontificia Università Urbaniana, per la sua connotazione missionaria e per il privilegiato legame di questo Papa alla nostra Istituzione, sente il dovere di dare spazio a questa tematica per raccogliere orientamenti, sollecitazioni ed incoraggiamenti a continuare studi, ricerche, ma anche un aggiornamento dei propri programmi accademici, allo scopo di servire, in fedeltà alla propria tradizione e finalità, la formazione di quanti sono chiamati a svolgere il loro lavoro, come docenti e come operatori qualificati, nelle giovani Chiese e, più in generale, nel vasto campo della missione che investe, per sua natura, la Chiesa che è in tutti i continenti.

 

In questi 25 anni Giovanni Paolo II ha efficacemente ed esemplarmente vestito l’abito del missionario, facendo propria la stessa passione per il Vangelo che ispirò l’Apostolo delle genti: “Guai a me se non evangelizzo” (1 Cor 9,16). Tre gesti del Pontefice, simbolicamente eloquenti, possono introdurci alla nostra riflessione.

 

Il primo gesto è quello compiuto, all’inizio del Grande Giubileo 2000, quando il Papa attraversa la Porta Santa innalzando il Vangelo. Lo stesso Pontefice, nell’esortazione apostolica post-sinodale, Ecclesia in Europa, ce ne offre un’interpretazione: “Ho levato in alto, davanti alla Chiesa e al mondo, il libro del Vangelo. Questo gesto… indichi l’impegno che attende oggi e sempre la Chiesa”[1]. E in questi giorni, rivolgendosi al Collegio Cardinalizio, ha ribadito: “Il coraggio di proclamare il Vangelo…sino all’ultimo respiro, deve essere il nostro principale impegno”[2].  Il Papa, che è venuto da lontano, non si è sottratto a questo impegno.

 

In modo particolare con il suo ricco e variegato magistero, con i suoi numerosi viaggi apostolici, con i molteplici Sinodi dei Vescovi e quelli continentali, si è adoperato a mettere la Chiesa in stato di missione, sollecitando le comunità ecclesiali a rinnovarsi nell’ascolto della Parola per essere, secondo le attese e le sfide del nostro tempo, testimoni ed annunciatrici del Vangelo. Esplicito e forte diventa il richiamo ad un nuovo “impulso missionario”, convinto che “la spinta missionaria è segno di vitalità della Chiesa”[3]. Nell’attuale contesto sociale, culturale, religioso assumono particolare rilievo alcune urgenze missionarie sottolineate dal Papa: l’evangelizzazione missionaria che “costituisce il primo servizio che la Chiesa può rendere a ciascun uomo e a tutta l’umanità”[4], la nuova evangelizzazione, la catechesi e la formazione cristiana permanente, l’inculturazione e il dialogo interreligioso, la scelta pastorale delle comunità ecclesiali di base e la missione aperta ai nuovi areopaghi, la formazione degli operatori dell’evangelizzazione e il ruolo missionario dei fedeli laici, ricordando che “la missione riguarda tutti i cristiani”[5].

 

Giovanni Paolo II, con il suo insegnamento e la sua predicazione, ha costantemente levato in alto il messaggio evangelico, fedele alla tradizione della Chiesa ma anche coraggiosamente attento alle domande, alle deviazioni , alle alienazioni che affliggono l’uomo del nostro tempo e la convivenza sociale. Contro ogni accomodante compromesso ha denunciato la mentalità secolaristica e materialistica, i drammi delle popolazioni e delle minoranze, ha elevato la sua voce contro la cultura di morte, l’aborto, le multiforme espressioni di ingiustizia e di violenza. Impegnato a promuovere “la costruzione della città degna dell’uomo”[6], ha difeso la dignità della persona, i suoi diritti fondamentali, in particolare il diritto alla vita e alla libertà religiosa, si è schierato per la cultura dell’accoglienza e della solidarietà, ha fatto risuonare la sua voce, talvolta scomoda e inascoltata,  per affermare e promuovere i valori fondamentali della convivenza fraterna e della pace.

 

Il secondo gesto ci rinvia al Papa pellegrino sulle strade del mondo, come testimoniano le sue regolari visite pastorali alle parrocchie romane e i suoi numerosi viaggi apostolici in Italia e nei paesi di tutti i continenti. In nome del Vangelo Giovanni Palo II si è fatto “homo viator”. Nel suo pellegrinare non ha conosciuto nessun confine geografico, sociale, religioso. Ha incontrato le folle e i capi di stato, i fedeli e i Vescovi, i rappresentanti delle Chiese ortodosse ed evangeliche, ma anche gli esponenti delle altre religioni; è andato incontro ai giovani, agli operai, ai carcerati, agli ammalati. Con questo gesto il Papa ricorda ai singoli e alle comunità cristiane che essere missionari significa andare oltre, mettersi in cammino sulle strade degli uomini per incontrare, ascoltare, conoscere, dialogare, pregare, annunciare il Vangelo della salvezza.

 

Il terzo gesto, nel 1086, ci riporta all’incontro di preghiera ad Assisi, con i numerosi esponenti religiosi cristiani e non cristiani. La comune preghiera di uomini delle diverse religioni, promossa dal Successore di Pietro e voluta nella città di san Francesco, profeta di pace e di dialogo, ha una singolare rilevanza missionaria. In modo eloquente viene sottolineato che la ricerca di Dio non deve dividere ma unire gli uomini, abbattendo ogni forma di intolleranza. Ai discepoli del Signore, poi, si ricorda, seppure implicitamente, che il dialogo è un componente esenziale della missione della Chiesa. Anzitutto il dialogo ecumenico, presentato da Giovanni Paolo II come “un andare insieme verso Cristo… il procedere l’uno verso l’altro e il procedere insieme dei cristiani”[7]. Con particolare insistenza, poi, lo stesso Pontefice richiama il valore del dialogo interreligioso, considerato “parte della missione evangelizzatrice della Chiesa. Inteso come modello e mezzo per una conoscenza e un arricchimento reciproco, esso non è in contrapposizione con la missione ad gentes, anzi ha speciali legami con essa e ne è una espressione”[8].

 

Questi tre gesti, con il loro linguaggio evocativo, ci immettono solo nell’atrio del nostro tema. L’apporto dei nostri Docenti ci aiuterà ad approfondirlo.

 

                                                                                         Giuseppe Cavallotto

Roma, 22 ottobre, 2003.

 



[1] GIOVANNI PAOLO II, Esortazione apostolica post-sinodale Ecclesia in Europa, 65.

[2] GIOVANNI PAOLO II, Discorso, “Il coraggio di proclamare il Vangelo…”, in L’Osservatorio Romano, 19 ottobre 2003, 7

[3] GIOVANNI PAOLO II, Lettera enciclica Redemptoris Missio, 1-2.

[4] Ivi, 2

[5] Ivi, 2

[6] GIOVANNI PAOLO II, Ecclesia in Europa, 97.

[7] Ivi, 30 e 54.

[8] GIOVANNI PAOLO II, Redemptoris Missio, 55.

 

 

 
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