La scala della carità
Commento all’Enciclica Deus caritas est
“Nella mia prima enciclica desidero parlare dell’amore,
del quale Dio ci ricolma e che da noi deve essere
comunicato agli altri” – esprimendo questo desiderio,
Benedetto XVI inaugura il suo magistero per la Chiesa
universale. Consapevole che un problema di linguaggio
oggi ostacola la comprensione de “L’unità dell’amore di
Dio nella creazione e nella storia della salvezza”,
nella prima parte affronta subito la questione semantica
della parola ‘amore’ per far luce sui modi con cui
individuate concezioni storico-culturali hanno
significato le varie forme d’amore. “Il termine ‘amore’
– scrive - è oggi diventato una delle parole più usate e
anche abusate, alle quali annettiamo accezioni del tutto
differenti” (n. 2). Ma se utilizziamo una medesima
parola per indicare realtà totalmente diverse non è
forse perché in fondo sappiamo che l’amore, pur nella
diversità delle sue manifestazioni, “in ultima istanza è
uno solo”? (ibid.). E se questo è l’interrogativo
di fondo dell’Enciclica, il suo Autore si assume l’onere
della dimostrazione che l’amore può essere ‘uno solo’,
‘per tutti’ e ‘per sempre’.
Il Pontefice si dirige allora verso quella forma d’amore
che tutte le altre perfeziona e compie nel congiungere
tanto l’originario e molteplice fenomeno umano
dell’amare quanto l’eros di Dio per l’uomo che,
totalmente agápé, è gratuitamente donante e
perdonante, e che, sempre unificante, “promette
infinità, eternità” (n. 5. e cf. n. 10). Come a far
propria la viva coscienza dell’esperienza cristiana
post-pasquale - espressa nella formula “Noi abbiamo
riconosciuto l’amore che Dio ha per noi e vi abbiamo
creduto” di 1 Gv 4, 16 - il Pontefice centra una
medesima credibilità: quella del Vangelo della carità di
Dio e quella della Chiesa quale “comunità d’amore”.
Dalla manifestazione in Gesù Cristo della vita divina,
discende infatti la trasmissione caritativa della fede
cristiana, così che “l’amore cresce attraverso l’amore”.
“L’amore – spiega il Pontefice prima di presentare,
nella seconda parte, “L’esercizio dell’amore da parte
della Chiesa” - è ‘divino’ perché viene da Dio e ci
unisce a Dio e, mediante questo processo unificante, ci
trasforma in un Noi che supera le nostre divisioni e ci
fa diventare una sola cosa, fino a che, alla fine, Dio
sia ‘tutto in tutti’ (1 Cor 15, 28 – n. 18)”.
Se il significato e il messaggio dell’Enciclica vengono
chiaramente contestualizzati dallo stesso Pontefice -
“in un mondo in cui al nome di Dio viene a volte
collegata la vendetta o perfino il dovere dell’odio e
della violenza” (n. 1) -, il suo contenuto condensa
l’essenza stessa della permanente novità del
Cristianesimo: all’uomo è offerto di legare la realtà
del proprio amore a quello divino e, di conseguenza,
l’amore di Dio e l’amore del prossimo diventano per lui
un solo grande amore, proprio quella carità che non
potrà non comprendere la totalità della sua esistenza e
delle sue relazioni, e non potrà non purificarlo ed
elevarlo per condurlo al di là di se stesso, verso il
Divino, nel Noi eterno.
La metafora della
“scala, per mezzo della quale ogni cristiano può
giungere al cielo”, già invocata da Fulgenzio di Ruspe
per indicare la vitalità della carità, è stata scelta
per orientare l’articolato ‘commentario’ alle
riflessioni e puntualizzazioni delle due parti
dell’Enciclica. In questo numero monografico della
rivista Euntes Docete convergono, in una
continuità di discorso, ben 19 approfondimenti tematici,
scritti da Docenti delle varie Facoltà e Istituti della
Pontificia Università Urbaniana, e distribuiti secondo
la successione di tre ambiti di studio, l’antropologico,
il biblico-teologico, il pratico e missiologico (cf.
Editoriale, Ilunga). In avvio il discorso umano
sulla potenza e sui limiti dell’amore di ersos/philia
che prelude al discorso cristiano sulla manifestazione
dell’amore ablativo, l’agápé (cf. Miccoli e
Vendemiati). L’indagine, nei due Testamenti, sulla
rivelazione progressiva di questo amore prosegue in
specchiati studi esegetici (cf. Carbone, Spreafico,
Scaiola, Biguzzi, Amici). Quindi l’illustrazione
teologica della specificità (novitas)
cristiana della carità (cf. Dotolo, Miralles, Genovese).
Il discorso si estende infine alle dimensioni
fondamentali della vita della Chiesa e alla complessità
degli aspetti pastorali e missiologici del suo
ministerium amoris (cf. Gargano, Minambre, Zuccaro,
Mazzolini, Colzani, Barreda, Ferdinandi, Fumagalli).
UUP