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Auschwitz e il Paradiso La presenza di Dio nella storia La frase di Primo Levi, che ha vissuto un anno nel campo di concentramento di Auschwitz in Polonia, ci porta ad una riflessione sull’esistenza di Dio. Forse l’orrore delle due più grandi guerre del secolo precedente ha sviluppato nella società un grande disagio, anzi un vuoto perché con queste guerre ce ne sono state altre che ci hanno messo dinnanzi il viso quanto l’essere umano è capace di cose inumane. Prendendo l’episodio storico di questa frase, la Seconda Guerra Mondiale, le leggi razziali toglievano tutti diritti degli Ebrei. L’apice dell’umiliazione e della cattiveria dei nazisti verso gli Ebrei erano i campi di concentramento. Gli uomini più forti erano lasciati vivi per fare dei servizi pesanti e ammassavano nelle camere a gas i bambini e gli anziani. Auschwitz è stato senza dubbio lo scenario di un vero genocidio ed è rimasto nelle menti di tutta una generazione e come eredità per i nostri giorni. Come dimenticare se è presente in tanti film, documentari, conferenze, libri… Può esistere Dio quando sono crudelmente assassinati degli innocenti? Quando alcuni uomini credono di essere superiori agli altri e per questo torturano, uccidono, costringono all’umiliazione? Veramente non ci può essere Dio se guardiamo questa ed altre pagine della storia segnate dalle guerre. È difficile capire il silenzio di Dio o perché non intervenga quando i suoi figli patiscono. Però, per la fede, credo che Dio ci sia, che c’è sempre, anche e soprattutto nella sofferenza dei suoi figli, per i buoni e i cattivi. Le cose brutte succedono non perché non c’è Dio, ma perché l’umanità vuole vivere lontana da Dio e ha dimenticato il suo amore.
Michelle Cruz - Brasile
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