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Auschwitz e il Paradiso


Il barbiere

Spesso una piccola storia appartenente alla nostra particolare tradizione, nella sua semplicità, ci apre orizzonti importanti su temi anche “alti”:  come per il testo che segue, possiamo approfittare di questi strumenti di comprensione “laterali” di cui veniamo a conoscenza solo attraverso lo scambio interculturale.

11 marzo 2008

Dire: “C’è Auschwitz, quindi non può esistere Dio” è come dire: “C’è il male, allora non c’è Dio, perché se Dio ci fosse, non avrebbe consentito che fossero successe tante cose”. A questo punto mi viene in mente un racconto: un signore va dal barbiere a tagliarsi i capelli. Il barbiere comincia un discorso sull’esistenza di Dio, concludendo con un’affermazione come quella sopra riportata. Il cliente non risponde nulla.

Uscito dal parrucchiere vede un uomo con i capelli e la barba lunghi, molto disordinati. Torna subito dal barbiere dicendo: “I barbieri non esistono”. “Come? Ed io, chi sono?” “No - dice il cliente - perché se esistessero, non ci sarebbero uomini con i capelli disordinati”. “Ma no, - rispose il barbiere – noi ci siamo, è la gente che non vuole venire a trovarci”. “E lo stesso è con Dio” replicò il cliente.

Il male che c’è nel mondo non può semplicemente significare la mancanza di Dio. Già dalle prime pagine della Bibbia possiamo osservare la perfidia dell’uomo, che preferisce scegliere il male invece del bene.

Per noi cristiani, a differenza degli ebrei, la prova dell’esistenza di Dio è la morte di Gesù sulla croce. Se il Padre ha concesso che il Suo unico amatissimo Figlio morisse sulla croce per rivelarci il Suo amore, allora tutta la sofferenza umana riceve un altro significato. Ma per capire questo e poter accoglierlo è necessaria la fede.

 

Iwona Kopacz - Polonia

 


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