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06/04/2008 Lo sappiamo. E’ evidente che la società occidentale sia largamente basata sull’apparenza piuttosto che sulla sostanza: i media ci bombardano di messaggi in questa direzione e soprattutto le nuove generazioni sembrano soffrirne di più l’influenza. Siamo d’accordo. Eppure, a volte, se qualcuno ci tocca in prima persona su questo argomento, fa un’osservazione poco “carina” sul nostro aspetto, su come siamo vestiti, può capitare anche a noi di innervosirci o, magari, di perdere del tutto la pazienza come accade al protagonista del romanzo di Luigi Pirandello “Uno, nessuno e centomila”: - Che fai? - mia moglie mi domandò, vedendomi insolitamente indugiare davanti allo specchio. - Niente, - le risposi, - mi guardo qua, dentro il naso, in questa narice. Premendo, avverto un certo dolorino. Mia moglie sorrise e disse. - Credevo ti guardassi da che parte ti pende. Mi voltai come un cane a cui qualcuno avesse pestato la coda: - Mi pende? A me? Il naso? E mia moglie, placidamente: - Ma sì, caro. Guàrdatelo bene: ti pende verso destra. Avevo ventotto anni e sempre fin allora ritenuto il mio naso, se non proprio bello, almeno molto decente, come insieme tutte le altre parti della mia persona. Per cui m’era stato facile ammettere e sostenere quel che di solito ammettono e sostengono tutti coloro che non hanno avuto la sciagura di avere un corpo deforme: che cioè sia da sciocchi insuperbirsi per le proprie fattezze. La scoperta improvvisa e inattesa di quel difetto perciò mi stizzì come un immeritato castigo. Vide forse mia moglie molto più addentro di me in quella mia stizza e aggiunse subito che, se riposavo nella certezza d’essere in tutto senza difetti, me ne levassi pure, perché, come il naso mi pendeva verso destra, così… Allora, che ne pensate? Quanta importanza date davvero alla vostra e all’altrui esteriorità? Siete proprio sicuri di non essere toccati dai giudizi che altri potrebbero esprimere sul vostro aspetto esteriore?
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