Saluto
Mons. Ambrogio Spreafico
Rettore Magnifico della Prontificia Università Urbaniana
Interventi:
S. Em.za R.ma Card. Jean
Louis Tauran
Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo
Interreligioso
S.E.R. Mons. Robert Sarah
Segretario della Congregazione per l’Evangelizzazione
dei Popoli
Prof. Gianni COLZANI
Ordinario di Missiologia alla Pontificia Università
Urbaniana
Conclusioni
P. Marek A. Rostkowski,
OMI
Direttore della Biblioteca
Saluto
Mons.
Ambrogio
Spreafico
Rettore Magnifico
della Prontificia Università Urbaniana
Eminenza,
Eccellenze,
cari Docenti e Studenti
dell’Università,
Signore e Signori,
grazie di essere qui per
questo momento importante per la storia dell’Università
e della nostra Biblioteca. Presentiamo un volume, il
70°, di una rivista unica nel suo genere,
Bibliographia Missionaria. Iniziata nel 1935 dal
Prof. Johannes Baptista Rommerskirchen, OMI, oggi si
presenta come un contributo significativo alla
riflessione e alla ricerca nell’ambito di tutto ciò che
riguarda la missione della Chiesa. Per questo ritengo
quanto mai opportuno sottolineare l’uscita del 70°
numero della rivista con questa presentazione. Infatti
non si può dire che la riflessione sulla missione goda
oggi di particolare interesse. Se pensiamo solo che
ormai le cattedre di Missiologia in diverse università
sono scomparse o sono state trasformate, questa rivista
attira di nuovo la nostra attenzione su uno dei compiti
essenziali della Chiesa, risposta al mandato di Cristo.
Il problema della missione si pone a diversi livelli ed
è chiaro che qui nella nostra università si pone
innanzitutto a livello accademico. Sento perciò da una
parte la necessità di mettere a disposizione in maniera
più ampia il lavoro che facciamo soprattutto nella
Facoltà di Missiologia, dall’altra l’urgenza di
elaborare una riflessione missiologica più attenta alle
istanze del mondo in cui viviamo e soprattutto di
ripercorrere la storia della missione attingendo al
ricco patrimonio dell’Archivio storico della
Congregazione. A questo proposito vorrei annunciare che
al prossimo Senato accademico proporrò l’istituzione di
un Istituto per la Storia dell’Evangelizzazione, proprio
per attingere al dato storico e ai diversi documenti e
testimonianze che hanno segnato la missione della Chiesa
nei due millenni di vita cristiana.
INTERVENTI:
S. Em.za R.ma Card. Jean Louis
Tauran
Presidente del Pontificio Consiglio per
il Dialogo Interreligioso
Il dialogo interreligioso
come presenza costante nei documenti citati dalla
“Bibliographia Missionaria”
All’inizio del terzo
millennio è possibile osservare su scala mondiale un
crescente interesse per le religioni. Basti pensare alla
loro importanza in campo culturale, sociale e politico.
Per molti secoli i rapporti
dei cristiani con le grandi religioni del mondo sono
stati orientati soprattutto verso l’islam e l’ebraismo.
La Bibliografia
Missionaria, iniziata nel 1935 dai bibliotecari
della Pontificia Biblioteca Missionaria, fin dal suo
inizio ha testimoniato, attraverso le opere citate,
l’apertura della Chiesa alle altre religioni.
La Bibliografia
Missionaria, infatti, già nel primo volume possiede
una categoria, Missioni nell’Oriente e fra i
Maomettani, che contiene riferimenti bibliografici
delle pubblicazioni sull’argomento del dialogo
interreligioso. L’articolo presentato è molto
significativo: Stellung der katholischen Missionaere
dem Islam gegenüber. (Posizione dei missionari cattolici
di fronte all’Islam). L’autore cerca di dare la
risposta a tre domande: Si deve convertire il musulmano?
Sono i musulmani inconvertibili? Come si possono
convertire i musulmani? Ecco una testimonianza del
pensiero cattolico dell’inizio del ventesimo secolo.
Il Concilio Vaticano II
segna l’inizio di una nuova epoca nell’atteggiamento
ufficiale della Chiesa nei confronti delle altre
religioni. Si assiste non ad una rottura radicale con il
passato ma solo ad un’evoluzione graduale. Anche la
Bibliografia Missionaria segue questo cambiamento
molto significativo: dal volume XXIX del 1965 la sezione
intitolata Missioni nell’Oriente e fra i Maomettani
viene sostituita con la nuova sezione: Scienza delle
religioni e Missioni che contiene 126 riferimenti
bibliografici sul buddismo, Islam ed induismo.
Vari sono i documenti
del Concilio Vaticano II che trattano dei diversi
aspetti del rapporto della Chiesa con le altre
religioni, in particolare la Costituzione dogmatica
sulla Chiesa Lumen gentium, il Decreto
sull’attività missionaria della Chiesa Ad gentes,
la Dichiarazione sulla libertà religiosa Dignitatis
humanae, e soprattutto la Dichiarazione sulle
relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane
Nostra aetate.
Questa dichiarazione,
intitolata Dichiarazione sulle relazioni della Chiesa
con le religioni non cristiane, è stata promulgata
solennemente il 28 ottobre 1965. È il documento più
breve del Concilio. La Bibliografia Missionaria
nel volume del 1966 presenta 73 riferimenti
bibliografici riguardanti la Nostra aetate.
La dichiarazione conciliare
vede nelle religioni del mondo l’espressione della
ricerca umana di Dio e del senso della vita (cfr. NA 2).
Vale la pena ricordare l’affermazione iniziale di questo
documento che con il tempo non ha perso nulla della sua
attualità: “Nel nostro tempo in cui il genere umano si
unifica di giorno in giorno più strettamente e cresce
l’interdipendenza tra i vari popoli, la Chiesa esamina
con maggiore attenzione la natura delle sue relazioni
con le religioni non cristiane” (NA 1).
Nel contesto globale del
Vaticano II, la Nostra aetate ha esercitato un
profondo influsso per creare un nuovo clima di serenità
nell’atteggiamento della Chiesa nei confronti delle
altre religioni in vista di compiere la sua missione
universale. Tale nuovo clima è caratterizzato da un
lato, dal riconoscimento aperto dei valori positivi
delle altre religioni e dall’altro, dall’invito sincero
al dialogo, al rispetto, alla collaborazione con i loro
seguaci.
Il pontificato di Paolo VI
fu molto ricco di avvenimenti e di iniziative
significative per il dialogo interreligioso. È stato lui
il primo Papa a viaggiare in vari paesi del mondo e ad
entrare in dialogo con i seguaci di altre religioni,
esprimendo pubblicamente la sua stima sincera per i loro
valori positivi ed i tesori spirituali. Nella sua prima
lettera enciclica Ecclesiam suam del 1964, spesso
qualificata come la Magna Charta del dialogo, il Papa
presenta il dialogo come uno degli impegni principali
della Chiesa. L’altro documento, l’esortazione
apostolica Evangelii nuntiandi, conferma invece
il rispetto e la stima della Chiesa per le altre
religioni perché sono “l’espressione viva dell’anima di
vasti gruppi umani. Esse portano in sé l’eco di millenni
di ricerca di Dio. (…) Sono tutte cosparse di
innumerevoli ‘germi del Verbo’, e possono costituire una
autentica ‘preparazione evangelica’” (EN 53).
Tra i più importanti
contributi di Paolo VI in materia bisogna menzionare la
fondazione nel 1964, del “Segretariato per i
Non-Cristiani” che, dalla riforma generale della Curia
Romana del 1988, è attualmente chiamato “Pontificio
Consiglio per il Dialogo Interreligioso”, l’organismo
ufficiale della Chiesa che ha il compito di promuovere,
in conformità con il Magistero, il rapporto positivo a
tutti i livelli con le altre religioni.
Il 22 ottobre 1974 papa
Paolo VI ha istituito la Commissione per i rapporti
religiosi con l’Ebraismo, un organismo distinto, ma
collegato al Pontificio Consiglio per la Promozione
dell’Unità dei Cristiani. Il suo scopo è quello di
promuovere e stimolare i rapporti religiosi tra Ebrei e
Cattolici, con l’eventuale collaborazione di altri
cristiani.
La Bibliografia
Missionaria segue fedelmente questi cambiamenti e
nel volume XLII del 1978 la categoria Missione e
Dialogo con le religioni si divide in diverse
sezioni: Dialogo con l’ebraismo; Dialogo con
le religioni non cristiane in genere; Islam; Induismo;
Buddismo, Religioni cinesi. Per la prima volta
appare anche la sezione Missione e Ateismo. Nel
1979 viene aggiunta la sezione Religioni coreane,
ma che rimane solo per il volume XLIII. Nel 1983 la
divisione sull’ebraismo viene spostata alla sezione sul
dialogo ecumenico. Nel 1984 si introduce la sezione
Religioni africane.
Giovanni Paolo II, anche se
non ha divulgato alcun documento interamente dedicato
alla problematica delle altre religioni, offre però una
quantità impressionante di discorsi su questo tema.
Inoltre questa tematica è presente in un gran numero
delle sue encicliche, esortazioni, lettere e altri
documenti. Naturalmente l’attenzione di Giovanni Paolo
II per le altre religioni non risultava solo dai suoi
scritti, ma il suo insegnamento viveva in un contesto
che era plasmato, tra l’altro, dal servizio pastorale e
caratterizzato da innumerevoli incontri, frequenti
viaggi e diverse iniziative. Basta rievocare, per
esempio, l’incontro con i giovani musulmani a Casablanca
(1985), la visita nella sinagoga di Roma (1986) e la
Giornata di Preghiera per la pace ad Assisi (1986).
Nell’insegnamento pontificio
una menzione speciale occupa la prima lettera enciclica
Redemptor hominis (1979). Questo documento è il
principale punto di riferimento per la dottrina sulle
altre religioni fino all’evento di Assisi del 1986.
L’enciclica programmatica di Giovanni Paolo II ha
indubbiamente un’importanza notevole, non solo perché
egli ha parlato direttamente di altre religioni, ma
anche per la presentazione delle linee guida del
pontificato.
L’evento di Assisi e la
promulgazione dell’enciclica missionaria Redemptoris
missio sono stati due elementi centrali
dell’insegnamento del Papa sulle altre religioni.
L’idea del raduno si pone
sulla scia dell’iniziativa dell’ONU di proclamare l’anno
1986 Anno internazionale della Pace. Il Papa evidenzia
che il carattere religioso dell’evento doveva avere come
fondamento la fede assoluta in Dio, che è il garante
della pace, e di conseguenza, sulla necessità di
chiederGli questo dono.
Le pubblicazioni sull’evento
sono state numerose ed hanno trovato eco nella
Bibliographia Missionaria negli anni successivi, in
particolar modo i commenti pubblicati da uno degli
artefici dell’incontro, padre Marcello Zago, OMI, allora
segretario del Segretariato per i non-Cristiani. La sua
bibliografia personale, raccolta nei volumi della
pubblicazione della Pontificia Biblioteca Missionaria,
conta circa 140 titoli riguardanti l’argomento del
dialogo interreligioso e del buddismo.
Negli anni successivi,
continuando lo spirito d’Assisi, il Papa sottolinea che
non esiste alcuna opposizione tra il dialogo
interreligioso e la proclamazione del Vangelo, perché
tutte e due le attività della Chiesa fanno parte della
sua missione “ad gentes”.
La lettera enciclica
Redemptoris missio, pubblicata il 7 dicembre 1990,
ha il sottotitolo: Circa la permanente validità del
mandato missionario.
Nei paragrafi 55, 56 e 57 il
Santo Padre si pone sulla scia dei due precedenti
documenti del Magistero di maggiore importanza: il
decreto conciliare Ad gentes e l’esortazione di
Paolo VI Evangelii nuntiandi. Quest’enciclica
missionaria presenta una serie di considerazioni
dottrinali col tentativo di riaffermare come legittima
ed attuale la missione evangelizzatrice della Chiesa. Si
tratta di vari trattati in cristologia, soteriologia e
pneumatologia che fanno costante riferimento al problema
del significato teologico di altre religioni.
Il titolo di questa sezione
dell’enciclica mostra lo zelo personale del Papa
nell’avvicinare gli altri credenti. Il titolo è Il
dialogo con i fratelli di altre religioni, e non
“religioni non-cristiane”, come troviamo in Nostra
aetate, e nemmeno “i seguaci di altre religioni”,
come usava il Segretariato per i non-cristiani.
Nella Redemptoris missio
il Papa sottolinea che “Il dialogo interreligioso fa
parte della missione evangelizzatrice della Chiesa.
Inteso come metodo e mezzo per una conoscenza ed un
arricchimento reciproco, esso non è in contrapposizione
con la missione ad gentes, anzi ha speciali
legami con essa e ne è un’espressione” (RM 55).
È evidente che non c’è
contrasto tra proclamare Cristo ed impegnarsi nel
dialogo interreligioso. I due concetti sono legati nel
contesto della missione della Chiesa. Ma le due attività
sono distinte. Non sono intercambiabili.
La Redemptoris missio
considera le altre religioni come una sfida positiva per
la Chiesa: “Il dialogo tende alla purificazione e
conversione interiore che, se perseguita con docilità
allo Spirito, sarà spiritualmente fruttuosa” (RM 56).
Dal volume LXIV del 2000
nella Bibliographia Missionaria appare la nuova
categoria New Religious Movements, che mostra il
ricco mondo delle sette e delle nuove religioni.
Dal volume LXV del 2001
viene introdotta una categoria specifica sul dialogo
interreligioso che ogni anno presenta un numero
crescente di pubblicazioni sull’argomento.
Il richiamo di altre
religioni in occasione della preparazione al Grande
Giubileo del 2000 ha avuto luogo in diversi modi e
gradi, in modo particolare nella lettera apostolica
Terzo millennio adveniente, divulgata il 10 novembre
1994. Anche i sinodi speciali dei vescovi, specialmente
quelli del continente africano, asiatico e dell’Oceania,
tenuti durante l’ultimo decennio prima del Giubileo,
hanno dato occasione al Papa di pronunciarsi
ulteriormente sul tema di altre tradizioni religiose.
Tutti questi eventi sono stati ampiamente commentati nel
mondo e nella Chiesa e possiamo trovare i ricchi
riferimenti bibliografici nei volumi della
Bibliographia Missionaria. Solamente sulla
Redemptoris Missio sono stati presentati più di 150
articoli e libri.
Infine bisogna menzionare un
ruolo importante del dialogo interreligioso a favore
della pace. Basti ricordare che nei messaggi indirizzati
al card. Edward Idris Cassidy, il presidente del
Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei
Cristiani, in occasione dei meeting, promossi
solitamente dalla Comunità di Sant’Egidio, il Papa
esprime la sua fiducia in un millennio futuro più
pacifico, grazie anche al contributo proprio delle
religioni.
Uno degli ultimi documenti
del pontificato di Giovanni Paolo II sull’argomento del
dialogo interreligioso, la dichiarazione della
Congregazione della Dottrina della Fede Dominus Iesus,
con il sottotitolo Circa l’unicità e l’universalità
salvifica di Gesù Cristo e della Chiesa, è stato
approvato il 6 agosto 2000. Il documento chiede di
distinguere tra la “fede teologale”, quale risposta
dell’uomo alla rivelazione, e la “credenza” nelle altre
religioni, che è il risultato dell’esperienza e del
pensiero dell’uomo nella sua ricerca di Dio. Nel
documento si sottolinea che la rivelazione di Gesù
Cristo è definitiva e completa, ciò comporta
l’impossibilità di riconoscere delle rivelazioni
complementari in altre religioni e che la qualifica di
“testi ispirati” appartiene ai soli libri canonici della
Bibbia. Tuttavia, i libri sacri di altre religioni
possono aiutare i lori seguaci a stabilire un rapporto
religioso con Dio. La dichiarazione conferma l’unicità,
l’universalità e l’assolutezza di Cristo nei confronti
delle altre religioni.
Il volume 70 della
Bibliographia Missionaria, che oggi presentiamo,
mostra un’attenzione sempre più viva agli argomenti
delle religioni e del dialogo interreligioso. Sono stati
inseriti 3474 riferimenti bibliografici di cui 947 solo
per il dialogo interreligioso ed in particolare:
·
dialogo con
gli ebrei: 54 citazioni
·
dialogo
interreligioso in generale: 163 citazioni
·
religioni
generali: 268 citazioni
·
Islam: 234
citazioni
·
Induismo: 39
citazioni
·
Buddismo: 59
citazioni
·
Religioni
cinesi: 15 citazioni
·
Religioni
tradizionali africane: 35 citazioni
Nuovi movimenti religiosi: 74 citazioni
S.E.R. Mons. Robert
Sarah
Segretario della Congregazione per l’Evangelizzazione
dei Popoli
In occasione della
pubblicazione del settantesimo volume di
Bibliographia Missionaria, è per me un privilegio ed
un onore rivolgermi a voi, qui riuniti per riconoscere
lo straordinario contributo allo studio, e specialmente
alla Missiologia, che questa pubblicazione offre da più
di settant’anni.
Nel
1935, Padre Johannes Rommerskirchen, OMI, assistente al
direttore della Pontificia Biblioteca Missionaria, Padre
Johannes Dindinger, OMI, compilò il primo volume di
questa preziosa fonte di informazioni per la Missiologia.
Sin dall’inizio, l’ambito di interesse di questo lavoro
non fu rivolto soltanto alla Chiesa cattolica, ma fu
reso disponibile anche per tutte le comunità cristiane
coinvolte nell’evangelizzazione, in ogni angolo del
mondo, nonché per qualsiasi ricercatore interessato a
questo tema.
In varie occasioni, negli
anni più recenti, noti esperti di Missiologia sono stati
invitati a presentare alcune edizioni di
Bibliographia Missionaria, e tre in particolare, i
Padri Giuseppe Masson, SJ, e Harry E. Winter, OMI,
nonché il Professor Gerald H. Anderson, hanno saputo
offrire una completa visione d’insieme della storia e
dello sviluppo di questa importante pubblicazione.
Questi autori hanno posto in rilievo soprattutto la
diffusione del materiale incluso nelle nuove edizioni di
Bibliographia Missionaria, consentendo così di
raggiungere un pubblico internazionale più vasto,
avvalendosi anche di una banca dati informatica.
Speciali ringraziamenti vanno a diverse persone, dotate
di talento e ingegno, che hanno saputo curarne la
pubblicazione nelle varie fasi di sviluppo, persone come
i Padri Nikolaus Kowalsky OMI, Josef Metzler, OMI, e
Willi Henkel, OMI, ed oggi, Padre Marek A. Rostkowski
OMI. La Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli,
la Pontificia Università Urbaniana, gli esperti in
missiologia e coloro che sono interessati alle missioni
in tutto il mondo, sentono uno straordinario debito di
gratitudine verso questi appassionati Padri Oblati di
Maria Immacolata, per il loro generoso contributo alla
ricerca, che appare chiaramente nelle pagine di
Bibliographia Missionaria.
Oggi,
in occasione della pubblicazione della settantesima
edizione (2006), vorrei fare alcune osservazioni sul
valore di questo strumento di ricerca, non solo per gli
esperti di missiologia, ma anche per i pastori e i
missionari, per tutti coloro che operano nel contesto
del “locus” di questa attività, così come per quelli che
desiderano arrivare ad una più chiara comprensione dei
concetti di missione ed evangelizzazione, nell’ambito
della storia e della tradizione cristiana.
Il missionario e
Bibliographia Missionaria
Nell’introduzione a Bibliographia Missionaria, si
afferma: “Bibliographia Missionaria offers a
rich documentation (books and articles) regarding the
missionary world, both from the point of view of history
(religious orders, missionary congregations, missionary,
missionary territories) as well as for the praxis
(methodology, Great Religions of the world, ecumenism,
interreligious dialogue, development, new religious
movements). It is a unique publication of its kind on
the international level and it brings together the
publications of all the principal Christian Churches”.
Infatti, se uno va a
leggere l’indice del volume, vedrà quanto è esteso
questo “mondo missionario” e quanto omnicomprensiva sia
l’area coperta da questo strumento di ricerca.
Per una persona che inizia
il suo viaggio come missionario ed è attivamente
coinvolta nel mondo della missione “ad gentes”,
Bibliographia Missionaria offre informazioni su
centinaia di libri ed articoli che forniscono un’ampia
gamma di materiale per un’introduzione alla storia dei
territori di missione, alla prassi missionaria, ai
programmi missionari, alla strategia di missione ed a
temi collegati che aiutano a capire meglio cosa
significhi diventare missionario ed essere coinvolto
nella missione.
Sebbene Bibliographia
Missionaria sia considerata principalmente uno
strumento di ricerca per gli studiosi, essa è pure una
risorsa di valore inestimabile per sacerdoti, religiosi
e laici impegnati in missione in vari modi, in grado di
offrire accesso a libri ed articoli utili nel ministero,
ad informazioni che potrebbero aiutare a comprendere
meglio le persone e le culture che sono inviati a
servire, mettendo a disposizione, allo stesso tempo,
preziosi spunti teologici per la riflessione e
l’approfondimento della spiritualità individuale. Per
questa ragione, si tratta di una straordinaria e
ineguagliabile risorsa bibliografica per le biblioteche
dei seminari e delle case di formazione in tutto il
mondo, nonché per gli Istituti di formazione dei laici
impegnati in missione.
Il
volume corrente
L’Indice corrente del
volume LXX presenta 22 titoli e 15 sotto-titoli.
Sotto questi 37 temi, vi sono ben 3.474 entrate, con
un’Appendice speciale su Fifty Years of the
Encyclical Fidei Donum of Pope Pius XII ed ottime
recensioni, con il solito indice di autori e persone,
nonché l’indice per argomento. Con ciò si vede non solo
l’ampiezza dell’impresa missionaria, ma anche la
profondità della ricerca erudita sulla missione che ha
avuto luogo nel periodo di tempo coperto dal volume LXX.
In ogni caso, la quantità di materiale presentato in
Bibliographia Missionaria mostra, ancora una volta,
quanto profetiche fossero le parole d’apertura della
Redemptoris Missio: “La missione di Cristo
redentore, affidata alla Chiesa, è ancora ben lontana
dal suo compimento” (RM 1). Il titolo più esteso, in
termini di risorse, è Religione in generale (267)
e ciò dimostra che, nel terzo millennio, fede e missione
sono ancora quanto mai rilevanti.
Data
la situazione attuale degli avvenimenti nel mondo, non
sorprende che il tema dell’Islam costituisca la seconda
entrata più estesa, in termini di materiale
bibliografico (234). Il terzo tema più popolare è quello
della Teologia della missione (193), seguito da
vicino da quello dei Metodi di evangelizzazione
(180). E mentre Dialogo ecumenico e missione
registrano ancora un buon numero di entrate (93), la
rinnovata spinta verso il dialogo appare sotto la
categoria Dialogo inter-religioso (163), che
probabilmente riflette anche il summenzionato interesse
per l’Islam. Va rilevata anche la notevole quantità di
materiale di ricerca presente sotto il tema Missione
e cultura (158), che rispecchia il continuo
interesse non solo per il dialogo con le altre
religioni, ma anche per quello tra le diverse culture.
Per quanto riguarda invece i
sotto-titoli relativi alle aree geografiche, è
interessante notare come la più ampia quantità di
ricerca sotto questo tema generale sia concentrata
sull’Africa (172), seguita dall’America Latina (169) e
dall’Asia (80), mentre come nazione individuale, la Cina
(129) raccoglie la maggiore quantità di articoli. Un
ultimo dato statistico interessante sui temi elencati è
quello relativo al tema della “Spiritualità della
missione”, sotto il quale si registrano 79 entrate.
Questo è significativo specialmente alla luce
dell’interesse dimostrato, in molte diverse lingue, sul
ruolo della spiritualità della missione oggi, e sulle
dinamiche tra missione e Sacramenti, missione e
formazione, missione e preghiera.
Attesa la ricchezza del
materiale presentato, Bibliographia Missionaria è
anche un’ottima fonte di ricerca per studi ecumenici e
missione per le biblioteche in seminari ortodossi e
protestanti e nelle scuole teologiche; potrebbe,
inoltre, essere di grande valore anche nel promuovere il
dialogo-interreligioso nelle facoltà di università che
dispongono di dipartimenti di studi religiosi, o studi
riguardanti le maggiori religioni del mondo. Qui uno
studente o un ricercatore può trovare materiale scritto
da autori provenienti da Asia, Africa, Americhe, Europa,
Oceania e Caraibi. Bibliographia Missionaria
presenta le loro idee ad un pubblico molto più ampio e
universale, dando voce alle loro speranze, aspirazioni,
prospettive e critiche.
L’Appendice speciale
al Volume LXX concerne l’enciclica Fidei Donum di
Papa Pio XII, nel cinquantesimo anniversario della sua
promulgazione. Dopo avere elencato le fonti del
documento originale, l’Appendice presenta, in
modo ordinato e facile da seguire, commentari, articoli
e dissertazioni che hanno trattato questo tema
importante, dal 1957 al 2005. Si tratta di un contributo
unico ed apprezzato. Per il presente volume, vorrei
rivolgere un grazie particolare all’editore e ai suoi
assistenti, per aver completato insieme il lavoro in
tempo per la celebrazione del cinquantesimo anniversario
della promulgazione dell’enciclica.
Nel
ringraziare di nuovo Padre Rostkowski, i suoi
collaboratori ed i suoi predecessori, desidererei
aggiungere una parola di incoraggiamento in vista di
un’ancor più ampia distribuzione di questa importante
opera bibliografica. E’ vero che ogni volume è costoso
per l’abbonato, ma attesa l’entità del lavoro di ricerca
necessario per realizzare ogni volume, come pure il
valore di tale risorsa, per tutti quelli coinvolti in
ricerche di missiologia, si può comprendere chiaramente
la ragione di tale costo.
A conclusione della sua
enciclica Redemptoris Missio, il compianto e
amato Servo di Dio, Papa Giovanni Paulo II, così
scriveva: “Vale, anzitutto, l’informazione mediante
la stampa missionaria ed i vari sussidi audiovisivi. Il
loro ruolo è di grande importanza, in quanto fanno
conoscere la vita della chiesa universale, le voci e le
esperienze dei missionari e delle chiese locali, presso
cui essi lavorano… L’insegnamento teologico non può né
deve prescindere dalla missione universale della chiesa,
dall’ecumenismo, dallo studio delle grandi religioni e
della missiologia. Raccomando che soprattutto nei
seminari e nelle case di formazione per religiosi e
religiose si faccia un tale studio, curando anche che
alcuni sacerdoti, o alunni e alunne si specializzino nei
diversi campi delle scienze missiologiche. Le attività
di animazione vanno sempre orientate ai loro specifici
fini: informare e formare il popolo di Dio alla missione
universale della chiesa, far nascere vocazioni ad gentes,
suscitare cooperazione all’evangelizzazione” (RM,
83).
Nel presentare questo settantesimo volume
di Bibliographia Missionaria si può dire
facilmente che questo volume incarna le alte aspirazioni
e lo zelo missionario del compianto Santo Padre,
Giovanni Paolo II.
Prof.
Gianni
Colzani
Ordinario di Missiologia alla Pontificia Università
Urbaniana
Presentare Bibliographia
Missionaria vuol dire presentare la ricerca
scientifica sulla missione e sulla disciplina che la
studia, la missiologia.
Se, per inquadrare
l’argomento, partiamo un po’ da lontano, possiamo dire
che la ricerca in genere appartiene alla dignità della
persona umana; l’uomo ha sempre cercato di sapere e di
aumentare il suo sapere perché questo dava sicurezza
alla sua vita e concretezza alla sua signoria sul mondo.
Sapere cosa credere, cosa fare e cosa sperare sono,
secondo Kant, gli interrogativi fondamentali di ogni
persona: è con il sapere, è dando un orientamento a
queste domande che si allontana l’angoscia e la si
sostituisce con la serenità di chi può inquadrare quanto
gli succede senza sentirsi sballottato qua e là come una
foglia.
Per un altro verso la
ricerca è, con la formazione, uno dei compiti
fondamentali di ogni Università; anzi è la premessa
stessa dell’insegnamento: un insegnamento all’altezza
delle sfide dei tempi è sempre il frutto di una ricerca.
La ricerca é' il motore della conoscenza critica, della
creatività, dell’innovazione, della competitività e
della stessa qualità dell’attività didattica. Appare qui
un aspetto particolare della ricerca, cioè che essa è
sempre più un fatto collettivo e comunitario;
l’ampliarsi delle conoscenze e le crescenti necessità
dello sviluppo sociale hanno portato ad una nuova
organizzazione della ricerca che ha sostituito il
cammino individuale con progetti che coordinano
specializzazioni diverse in vista di uno scopo comune.
Non mi fa piacere riconoscere che, in teologia, siamo
molto lontani da simili prospettive: il massimo oggi
esistente sono gruppetti di teologi raccolti, più che
attorno ad un progetto, attorno a qualche personaggio
carismatico o attorno a qualche centro di produzione
teologica: facoltà, editori, riviste, movimenti…
In questo contesto di
ricerca collettiva attorno ad un progetto si dovrebbe
parlare della ricerca in missiologia, della collana
Bibliographia Missionaria, della Facoltà di
Missiologia e della stessa Università Urbaniana come
realtà tra loro interdipendenti. Guardando la storia del
secolo trascorso, almeno per sommi capi, si può anche
essere contenti; è del 1919 il corso di «Scienza delle
missioni» tenuto da G.B. Tragella al Collegio Urbano,
l’ampliamento di questa disciplina in più materie
porterà alla istituzione dello Institutum Missionale
Scientificum nel novembre 1932, infine nel luglio
1986 le due sezioni dell’Istituto, cioè quella giuridica
e quella missiologica, vengono elevate a Facoltà di
Giurisprudenza e di Missiologia. In poco tempo, 67 anni
in tutto, si è passato dalla introduzione di una
disciplina sulle missioni ad una Facoltà di Missiologia.
A questo bisogna aggiungere la pubblicazione dei 30
volumi della Biblioteca Missionum iniziata da
Robert Streit in Germania ma a cui hanno partecipato
autori come Johannes Dindinger, Johannes Rommerskirchen
e Joseph Metzler che hanno lungamente lavorato in
Urbaniana; allo stesso modo vanno richiamati i 70 volumi
della Bibliographia Missionaria iniziata nel 1933
sotto la guida di Johannes Rommerskirchen e poi
proseguita con la direzione o l’aiuto dei padri Johannes
Dindinger, Nicolas Kowalski, Joseph Metzler, Willi
Henkel, Olegario Dominguez ed, infine, il nostro Marek
Rostkowski.
La grandezza di questo
strumento mi porta a riprendere il sogno che,
probabilmente, animava gli inizi di questo cammino, cioè
quello di dar vita ad una teologia totalmente
missionaria. Nel suo lavoro The Mission of Theology
and Theology of Mission (Trinity Press
International, Valley Forge 1997), Andrew Kirk abbandona
una visione intellettualistica per descrivere la
missione come la riflessione della Chiesa volta a
comprendere il mistero della fede, a descrivere le
implicazioni di questo mistero nella vita cristiana ed a
rendere visibile per il mondo questa sua concezione. La
missione della teologia è una teologia della missione
(p. 7). In poche parole missione e teologia sono
profondamente intrecciate; bisogna riconoscere che, al
riguardo, Bibliographia Missionaria è un passo
avanti rispetto alla Facoltà di Missiologia ed alla
intera Università Urbaniana.
Basta guardare la sua
impostazione, basta cioè esaminare con cura il suo
indice. Bibliographia Missionaria si muove in un
quadro di circolazione internazionale delle conoscenze,
spazia in un ambito multidisciplinare che comprende
Bibbia, storia, teologia della missione, teologia
pratica, religionistica e via dicendo. In pratica
funziona come una sorta di «anagrafe della ricerca» ed
offre uno strumento utilissimo per la documentazione ed
il monitoraggio dell’attività di ricerca in ambito
missiologico. Quello che forse ne impoverisce l’azione è
la mancata traduzione di questo lavoro in Istituti di
ricerca che ne riprendano e ne prolunghino le
indicazioni; una ripresa in termini di iniziativa
teologica e di dialogo supporrebbe uno stretto rapporto
tra gli Istituti oggi esistenti, altri che possono
prendere vita e Bibliographia. Oggi, in
Università, esiste l’Istituto superiore dello studio
della non credenza, delle religione e delle culture,
l’Istituto superiore di Catechesi e Spiritualità
missionaria, lo Scalabrini International Migration
Institute, incorporato alla Facoltà di Teologia, il
Centro Studi cinesi ed il Centro Studi “Cardinal
Newman”. Paradossalmente manca un Istituto di Studi di
Missiologia al quale possano fare afferenza anche
docenti di storia o di pastorale o di scrittura che
nutrano questi specifici interessi. In questa
condizione, il ruolo di apripista di Bibliographia
rischia di essere un ruolo isolato, rischia di esaurirsi
in se stessa senza produrre tutto quel vantaggio che
potrebbe. È sognare troppo sognare un partenariato tra
Bibliographia Missionaria, Facoltà di
Missiologia, Congregazione per l’Evangelizzazione ed
Istituti missionari operi sul modello del rapporto tra
pubblico e privato per ottimizzare le risorse e
migliorare i risultati?
Resta da riflettere sulla
qualità di questo strumento di lavoro e la prima cosa
che colpisce è l’abbondanza, la ricchezza della
bibliografia. Un paragone potrebbe essere fatto con la
rivista dell’Istituto Mission di Aachen:
Teologie in Kontext che, però, mi pare abbia cessato
le sua attività nel 2002 dopo 23 (1980-2002) anni di
attività. Come impaginazione, comodità di indici,
ampiezza di bibliografia, sezioni di approfondimento
Bibliographia Missionaria è di sicuro vincente. Di
aggiornamenti bibliografici con regolarità annuale, non
mi pare esista altro in missiologia.
Ovviamente la qualità di uno
strumento bibliografico non è offerta solo dalla
quantità della bibliografia ma anche dai criteri della
sua scelta e della sua organizzazione. A questo riguardo
può avere qualche interesse l’analisi della griglia
tematica. Per farlo ho messo a confronto la griglia del
1935, anno iniziale di Bibliographia, con quella
di alcune annate del secondo doguerra, altre annate
attorno al 1965 e alla chiusura del concilio e ad altre
di questi ultimi anni. Si può dire che, fino a dopo il
concilio, la griglia resta inalterata: dopo le ovvie
voci generali vi sono delle voci Stato attuale delle
missioni in generale, Vita e cooperazione in
patria, Istituti missionari, Medicina
nelle missioni, Personale missionario indigeno
che o scompariranno o saranno formulati diversamente, in
modo più generale, come Missionary Cooperation,
che subentra a Vita e cooperazione in patria
tralasciando quello in patria che sa troppo di
missione ad intra e ad extra.
Quanto alla geografia è di
sicuro sorprendente notare come, fino al concilio,
l’interesse dominante è per l’Asia. Le voci geografiche
della griglia raccolgono per continente l’America del
Nord, l’America Latina, l’Africa e l’Australia-Oceania
ma dedicano ben sei voci all’Asia: Missioni
dell’Oriente e fra i maomettani, India,
Indocina, Cina e Manciucuo, Giappone e
Corea, Arcipelago indiano e Filippine. Questi
sono i termini del 1935; con qualche variazione
terminologica come Prossimo e medio Oriente che
sostituisce Missioni dell’Oriente e fra i maomettani,
ed India Pakistan Ceylon Burma che subentra al
semplice India, le sei indicazioni geografiche
rimarranno fino al concilio. Queste sei indicazioni
asiatiche diventeranno sette nei numeri post-conciliari
con la logica separazione tra Giappone e Corea; in
compenso, si avrà l’introduzione della Europa ed una
migliore presentazione dell’Africa che distingue tra
Africa araba e Africa nera. In pratica, soprattutto con
l’introduzione della Europa tra le terre di missione, mi
sembra di notare una linea di tendenza che si muove
verso una concezione mondiale della missione.
Anche le voci
propriamente scientifiche cambiano di molto. Fin verso
il concilio le voci scientifiche sono solo tre:
Dottrina missionaria fondamentale, Dottrina missionaria
pratica, Storia generale delle missioni; a queste si
può aggiungere sulla base di una generica concezione di
scienza la cooperazione, la medicina e quel tanto di
etnografia che entra nella presentazione dei vari
territori. A ridosso del concilio viene introdotto nella
griglia una voce sul Diritto missionario, una sul
Metodo missionario, una su Scienza delle
religioni e Missioni, mentre la cooperazione viene
sviluppata in Cooperazione e spiritualità missionaria.
Non si può non vedere in questo un progressivo ampliarsi
della Missiologia in quanto tale. Una ulteriore
variazione si nota avvicinandosi ai nostri tempi.
Innanzitutto viene introdotta una voce di statistica
missionaria, di valore missiografico, riguardante il
presente ed il futuro delle missioni; la “dottrina
missionaria” si trasforma semplicemente in Theology
of Mission, la pastorale in Pastoral Topics:
methods of evangelization, il diritto in Canon
law and human rights mentre risultano nuove le voci
sull’ecumenismo, sul dialogo con l’ebraismo, sul dialogo
interreligioso, su Missioni e culture, su Missione e
sviluppo e sulla figura del missionario in quanto tale,
da non confondere con gli istituti missionari. Un’ampia
voce sulle religioni in generale con sottodivisioni
diverse che, nel giro di pochi anni, si attesteranno in
sei: Islam, Induismo, Buddismo, Religioni cinesi,
Religioni africane tradizionali e Nuovi movimenti
religiosi, rispecchia l’interesse attuale per questi
temi. In pratica vi è qui un progressivo adattamento ai
mutamenti che hanno investito la missiologia, questa non
è più una disciplina teologica soltanto ma un
criterioorganizzatore di altre discipline, cioè la base
di una Facoltà. Questo senza perdere attenzione ai
problemi concreti della missione, come la voce
«missionario» mostra di aver ben presente.
Attorno agli anni
dell’inizio del concilio prende corpo una Rassegna
dei libri, poi Book Reviews che rappresenta
una sicura novità. Il settantesimo numero conteneva 28
recensioni; il fatto che 15 siano ad opera di autori
della Gregoriana, 12 di autori dell’Urbaniana ed 1 extra
(don A. Passaro, siciliano, che recensisce i lavori di
G. Rizzi) può indicare sia che Bibliographia è un
punto di incontro delle due Facoltà romane di
Missiologia sia che questo impegno non riscuote grande
interesse presso i docenti dell’Urbaniana. Se facciamo
un paragone di questa Book Reviews con i
bollettini della Theologische Revue della Facoltà
di Teologia cattolica di Münster, la più affine per
genere, non possiamo non renderci conto della diversa
qualità: mentre, per lo più, i testi della
Bibliographia sono dei resoconti, quelli della
Theologische Revue sono veri e propri dibattiti
sull’argomento. Questo supporrebbe che ogni testo sia
letto e recensito da uno specialista che non si limita a
presentare un testo ma si impegna a sviluppare lui
stesso quel tema proprio attraverso la recensione. Su
questo vi è spazio per un effettivo miglioramento
soprattutto se si pensa la recensione come una sorta di
confronto critico e dialogico tra indirizzi e
prospettive diverse.
Infine Bibliographia
Missionaria comprende alcune appendici su diversi
temi. Inizialmente di contributi vari nella forma di
Documenti e Problemi missionari. Quaderni… si sono
poi specializzati bibliograficamente. Mi pare utile
ricorda sia Elenco bibliografico dei Sinodi e Concili
missionari sia l’ultimo (2006) sui cinquant’anni di
bibliografia Fidei Donum. Vorrei concludere
invitando ad una attenzione al settore
audiovisivo-multimediale che da una parte è uno
strumento che permetterebbe una migliore conoscenza di
tutto questo lavoro se riportato a CD e dall’area è
un’area di ricerca che non può essere ancora a lungo
ignorata. La comunicazione è un aspetto ineludibile
della evangelizzazione.
Concludendo, vorrei
richiamare l’importanza di questa Bibliographia
Missionaria per il nostro lavoro di ricercatori e di
docenti: introdurre ad un approfondimento della
conoscenza comporta oggi una globalità di azioni
collegate non solo a chi elabora la Bibliographia
o a chi la usa ma a vere e proprie politiche della
ricerca. Se dovessi arrischiare una impressione, temo
che Bibliographia sia in buona parte frutto della
buona volontà di alcune persone e solo in parte sia il
risultato di una politica della ricerca. Una politica
della ricerca ha bisogno di soldi, di persone, di
priorità, di chiarezza di linee e di tempi medi per la
loro realizzazione. Di queste politiche Bibliographia
è e deve restare un tassello decisivo.
Conclusioni
P.
Marek A.
Rostkowski,
OMI
Direttore della Biblioteca
La presentazione odierna è
l’occasione per mostrare la ricca, più che settantenne,
storia della Bibliographia Missionaria, di
riconoscere autori e collaboratori, di illustrare
cambiamenti e miglioramenti durante questo lungo
periodo.
La pubblicazione nasce come
la continuazione ed il completamento della monumentale
opera, la Bibliotheca Missionum, fondata
nel 1916 a Munster dal padre Robert Streit, OMI, uno dei
padri fondatori della missiologia cattolica. Nel primo
volume, troviamo una breve introduzione di padre
Johannes Rommerskirchen, OMI, che indica le linee guida
di quest’opera:
“La bibliografia
missionaria, vale a dire l’esatta descrizione
scientifica delle pubblicazioni missionarie stampate, ha
lo scopo di orientare con sicurezza e facilità quanti si
occupano di studi e di indagini nel campo missionario
intorno al materiale esistente in proposito, in
pubblicazioni stampate. (…) Per lo studio delle
missioni, la situazione è tanto singolare, che una
bibliografia accurata diventa ancora più indispensabile,
che per qualsiasi altro ramo dello scibile”.
Nel secondo volume troviamo
la seguente introduzione dell’autore:
“Era nostro proposito
elencare le nuove pubblicazioni e gli articoli più
importanti riguardanti l’opera missionaria: è evidente
l’impossibilità di farvi entrare tutte le lettere e
relazioni pubblicate nelle riviste missionarie, perché
ci vorrebbe un grosso volume. Una selezione dunque
s’imponeva, ed è quella che si è fatta”.
La Bibliographia
Missionaria in questi 72 anni ha percorso una lunga
evoluzione: dal primo volume con le modeste 80 pagine
alle 430 pagine dell’ultimo volume. Proviamo a
presentare alcuni dettagli più significativi.
Nel secondo volume si trova
elenco delle riviste in lingue europee presenti nella
Pontificia Biblioteca Missionaria: un totale di 883
titoli con altri 75 titoli indicati nel supplemento del
volume N°3.
Il settimo volume del 1940
nelle due appendici presenta due importanti raccolte
bibliografiche. La prima, sull’adattamento dell’arte
indigena agli usi liturgici, con 448 riferimenti
bibliografici. La seconda, sull’adattamento della musica
indigena agli usi liturgici e religiosi, con 122
riferimenti bibliografici.
Altro importante elenco
bibliografico si trova nel volume nono del 1942 e
riguarda i sinodi e i concili missionari. Di ciascuno
sinodo, concilio o conferenza si è cercato di dare
indicazioni storiche e bibliografiche, che possono
facilitare la consultazione. Di molti ci è stato
possibile notare le fonti dell’Archivio di Propaganda
Fide. Nella redazione dell’elenco è stato seguito un
criterio geografico e cronologico. Tutta la materia è
stata divisa per regioni e in ciascuna sezione le varie
voci sono state disposte cronologicamente.
Dal volume quindicesimo del
1951 per la prima volta viene inclusa la rassegna dei
libri. I redattori, padri Rommerskirchen e Didinger,
“allo scopo di mostrare la loro gratitudine verso coloro
che generosamente inviano libri alla [Pontificia
Biblioteca Missionaria di Propaganda Fide]”, hanno
deciso di aprire una sezione fissa della “Bibliografia
Missionaria” in forma di Appendice, in cui i libri
ricevuti possono essere brevemente recensiti, nella
forma di un semplice abstract. Gli autori presentano
anche la lettera circolare del cardinale Pietro
Fumasoni-Biondi, prefetto della Congregazione “de
Propaganda Fide” in occasione dell’Anno Giubilare 1950 a
tutti gli istituti religiosi perché, “compresi della
grande importanza della Pontificia Biblioteca
Missionaria vogliano riprendere, con slancio rinnovato,
a mandare le loro pubblicazioni; anche in lingue
indigene, comunque attinenti all’apostolato
missionario”.
Nel 1959 è cambiato l’
editore della Bibliografia Missionaria:
sul frontespizio al posto dell’Unione Missionaria del
Clero in Italia troviamo Pontificia Università di
Propaganda Fide ed, attualmente, Pontificia Università
Urbaniana.
Dal volume 25 al 47 è stato
aggiunto un speciale supplemento, Documenti e
problemi missionari, che presentava l’elenco degli
atti ufficiali della Congregazione “de Propaganda Fide”
in ordine cronologico, oltre che i diversi decreti e i
documenti di questo dicastero. Spesso si aggiungeva un
importante studio di diritto canonico missionario.
La promulgazione degli
importanti documenti del Concilio Vaticano II si
rispecchia anche nei volumi di Bibliografia
Missionaria. Dal volume 30 al 32 troviamo due
sezioni speciali delle raccolte bibliografiche sul
decreto “Ad gentes” (con 124 riferimenti) e sulla
dichiarazione “Nostra aetate” (con 73 riferimenti).
Il volume trentanovesimo del
1975 ci presenta una rassegna molto speciale, quella dei
periodici in lingua cinese pubblicati negli anni
1949-1975. Per il periodo antecedente gli autori inviano
al volume XIV/3 della Bibliotheca Missionum.
Dal volume 42 al posto degli
segnalazioni bibliografiche troviamo le recensioni più
lunghe, per arrivare attualmente alle presentazioni
critiche di circa 100 righe sul libro presentato. Dal
volume cinquantesimo la “Bibliografia Missionaria”
cambia la lingua ufficiale del volume: al posto
dell’italiano viene introdotto l’inglese con il cambio
della scrittura del titolo con “ph”: Bibliographia
Missionaria.
L’ultimo volume, presentato
oggi, offre nell’appendice la raccolta di 178 schede
bibliografiche sulla lettera enciclica Fidei
donum di Pio XII in occasione del cinquantesimo
anniversario della pubblicazione.
Nell’arco dei
settantadue anni di storia della Bibliographia
Missionaria si può notare una particolare evoluzione
delle categorie
relative agli argomenti trattati. In
realtà il numero delle categorie si è raddoppiato
passando dalle diciannove del primo volume alle
trentasette dell’ultimo. Alcune categorie sono sparite,
p.e. medicina nelle missioni e missioni dell’Oriente e
fra i Maomettani, altre sono state introdotte, p.e.
dialogo interreligioso, missione e sviluppo, ecc.
Attualmente il primo grosso blocco degli argomenti
riguarda la dottrina e la prassi missionaria generale:
teologia delle missioni, diritto canonico missionario,
diritti umani, storia delle missioni, stato attuale
delle missioni, metodi pastorali, dialogo ecumenico e le
missioni, inculturazione, antropologia e sociologia,
missioni e sviluppo, missionari, ordini missionari,
spiritualità missionaria, cooperazione missionaria. Il
secondo gruppo contiene materiale relativo al dialogo
interreligioso e le religioni in particolare: dialogo
con gli Ebrei, Islam, induismo, buddismo, religioni
cinesi, religioni tradizionali africane e nuovi
movimenti religiosi. Il terzo grande settore è diviso
secondo il criterio geografico per i continenti ed i
singoli paesi.
Dal resoconto statistico
risulta che nei settanta volumi su 18.375 pagine
possiamo trovare 140.013 riferimenti bibliografici e
3.673 segnalazioni e recensioni dei libri pervenuti alla
Pontificia Biblioteca Missionaria che attualmente è
unita con quella della Pontificia Università Urbaniana.
Oggi è anche l’occasione per
poter ricordare tutti gli autori ed i collaboratori che
nell’arco di 72 anni (la differenza di due anni si è
creata durante la seconda guerra mondiale quando il
volume decimo ha presentato le pubblicazioni degli anni
1943-1946). Fin dal primo volume quest’opera è stata
sempre realizzata dagli attuali direttori della
Biblioteca, appartenenti all’ordine del Missionari
Oblati di Maria Immacolata, OMI.
Johannes Battista Rommerskirchen, OMI, (1899-1978),
fondatore della Bibliografia Missionaria,
editore dei primi trenta sei volumi e co-editore dei
quattro successivi; 1930-1958 assistente, 1958-1972
direttore della Pontificia Biblioteca Missionaria; dal
1933 al 1968 professore al Pontificio Istituto
Missiologico della Pontificia Università Urbaniana.
Johannes Battista Didinger, OMI, (1881-1958),
successore del primo bibliotecario della Pontificia
Biblioteca Missionaria, padre Robert Streit; 1930-1958
Bibliotecario della suddetta Biblioteca; collaboratore
nell’edizione dei primi 21 volumi della Bibliografia
Missionaria”; per diversi anni (1933-1948)
professore al Pontificio Istituto Missiologico della
Pontificia Università Urbaniana.
Nikolaus Kowalsky, OMI, (1911-1966),
dal 1958 fino alla morte Archivista Generale della Sacra
Congregazione “de Propaganda Fide”; collaboratore di
padre Rommerskirchen nella preparazione dei 13 volumi (XVII-XXIX);
1952-1958 professore al Pontificio Istituto Missiologico
della Pontificia Università Urbaniana.
Josef Metzler, OMI, (1921-),
successore di padre Kowalsky al posto dell’Archivista
Generale della Congregazione “de Propaganda Fide” dal
1966 fino al 1984 quando è nominato Prefetto
dell’Archivio Segreto Vaticano; si ritira dopo dodici
anni nel 1996; collaboratore dei padri Rommerskirchen e
Henkel nella preparazione di 35 volumi (XXII-LIII); dal
1958 al 1984 professore di storia alla Pontificia
Università Missionaria.
Willi Henkel, OMI, (1930-),
dal 1966 al 1972 assistente e dopo successore di padre
Rommerskirchen come direttore della Biblioteca, fino al
2000; collaboratore dei sette volumi (XXX-XXXVI; LXIV) e
redattore degli altri ventotto (XXXVII-LXIII); per
diversi anni professore della storia delle missioni
presso la facoltà di missiologia alla Pontificia
Università Urbaniana.
Olegario Dominguez, OMI, (1920-),
collaboratore di padre Henkel nella preparazione dei
cinque volumi della “Bibliografia Missionaria” (XXXIX-XLIII).
Marek Rostkowski, OMI, (1967-),
dal 1998 al 2000 assistente di padre Henkel; dal
novembre 2000 Direttore della Biblioteca; collaboratore
nella preparazione dei due volumi (LXII-LXIII) e editore
degli ultimi sette volumi della Bibliographia
Missionaria.