Presentazione del settantesimo volume di BIBLIOGRAPHIA MISSIONARIA

 6 dicembre 2007, ore 17.00

Pontificia Università Urbaniana Aula Newman

 

 

Saluto

Mons. Ambrogio Spreafico
Rettore Magnifico della Prontificia Università Urbaniana

 

Interventi:

 

S. Em.za R.ma Card. Jean Louis Tauran
Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso

 

S.E.R. Mons. Robert Sarah
Segretario della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli

 

Prof. Gianni COLZANI
Ordinario di Missiologia alla Pontificia Università Urbaniana

 

Conclusioni

P. Marek A. Rostkowski, OMI
Direttore della Bibliotec
a

 

 


Saluto

 Mons. Ambrogio Spreafico

Rettore Magnifico della Prontificia Università Urbaniana

  

Eminenza,

Eccellenze,

cari Docenti e Studenti dell’Università,

Signore e Signori,

 

grazie di essere qui per questo momento importante per la storia dell’Università e della nostra Biblioteca. Presentiamo un volume, il 70°, di una rivista unica nel suo genere, Bibliographia Missionaria. Iniziata nel 1935 dal Prof. Johannes Baptista Rommerskirchen, OMI, oggi si presenta come un contributo significativo alla riflessione e alla ricerca nell’ambito di tutto ciò che riguarda la missione della Chiesa. Per questo ritengo quanto mai opportuno sottolineare l’uscita del 70° numero della rivista con questa presentazione. Infatti non si può dire che la riflessione sulla missione goda oggi di particolare interesse. Se pensiamo solo che ormai le cattedre di Missiologia in diverse università sono scomparse o sono state trasformate, questa rivista attira di nuovo la nostra attenzione su uno dei compiti essenziali della Chiesa, risposta al mandato di Cristo.

Il problema della missione si pone a diversi livelli ed è chiaro che qui nella nostra università si pone innanzitutto a livello accademico. Sento perciò da una parte la necessità di mettere a disposizione in maniera più ampia il lavoro che facciamo soprattutto nella Facoltà di Missiologia, dall’altra l’urgenza di elaborare una riflessione missiologica più attenta alle istanze del mondo in cui viviamo e soprattutto di ripercorrere la storia della missione attingendo al ricco patrimonio dell’Archivio storico della Congregazione. A questo proposito vorrei annunciare che al prossimo Senato accademico proporrò l’istituzione di un Istituto per la Storia dell’Evangelizzazione, proprio per attingere al dato storico e ai diversi documenti e testimonianze che hanno segnato la missione della Chiesa nei due millenni di vita cristiana.


  

INTERVENTI:

  

S. Em.za R.ma Card. Jean Louis Tauran

Presidente del Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso

 

Il dialogo interreligioso come presenza costante nei documenti citati dalla “Bibliographia Missionaria”

 

All’inizio del terzo millennio è possibile osservare su scala mondiale un crescente interesse per le religioni. Basti pensare alla loro importanza in campo culturale, sociale e politico.

Per molti secoli i rapporti dei cristiani con le grandi religioni del mondo sono stati orientati soprattutto verso l’islam e l’ebraismo.

La Bibliografia Missionaria, iniziata nel 1935 dai bibliotecari della Pontificia Biblioteca Missionaria, fin dal suo inizio ha testimoniato, attraverso le opere citate, l’apertura della Chiesa alle altre religioni.

La Bibliografia Missionaria, infatti, già nel primo volume possiede una categoria, Missioni nell’Oriente e fra i Maomettani, che contiene riferimenti bibliografici delle pubblicazioni sull’argomento del dialogo interreligioso. L’articolo presentato è molto significativo: Stellung der katholischen Missionaere dem Islam gegenüber. (Posizione dei missionari cattolici di fronte all’Islam). L’autore cerca di dare la risposta a tre domande: Si deve convertire il musulmano? Sono i musulmani inconvertibili? Come si possono convertire i musulmani? Ecco una testimonianza del pensiero cattolico dell’inizio del ventesimo secolo.

Il Concilio Vaticano II segna l’inizio di una nuova epoca nell’atteggiamento ufficiale della Chiesa nei confronti delle altre religioni. Si assiste non ad una rottura radicale con il passato ma solo ad un’evoluzione graduale. Anche la Bibliografia Missionaria segue questo cambiamento molto significativo: dal volume XXIX del 1965 la sezione intitolata Missioni nell’Oriente e fra i Maomettani viene sostituita con la nuova sezione: Scienza delle religioni e Missioni che contiene 126 riferimenti bibliografici sul buddismo, Islam ed induismo.

Vari sono i documenti del Concilio Vaticano II che trattano dei diversi aspetti del rapporto della Chiesa con le altre religioni, in particolare la Costituzione dogmatica sulla Chiesa Lumen gentium, il Decreto sull’attività missionaria della Chiesa Ad gentes, la Dichiarazione sulla libertà religiosa Dignitatis humanae, e soprattutto la Dichiarazione sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane Nostra aetate.

Questa dichiarazione, intitolata Dichiarazione sulle relazioni della Chiesa con le religioni non cristiane, è stata promulgata solennemente il 28 ottobre 1965. È il documento più breve del Concilio. La Bibliografia Missionaria nel volume del 1966 presenta 73 riferimenti bibliografici riguardanti la Nostra aetate.

La dichiarazione conciliare vede nelle religioni del mondo l’espressione della ricerca umana di Dio e del senso della vita (cfr. NA 2). Vale la pena ricordare l’affermazione iniziale di questo documento che con il tempo non ha perso nulla della sua attualità: “Nel nostro tempo in cui il genere umano si unifica di giorno in giorno più strettamente e cresce l’interdipendenza tra i vari popoli, la Chiesa esamina con maggiore attenzione la natura delle sue relazioni con le religioni non cristiane” (NA 1).

Nel contesto globale del Vaticano II, la Nostra aetate ha esercitato un profondo influsso per creare un nuovo clima di serenità nell’atteggiamento della Chiesa nei confronti delle altre religioni in vista di compiere la sua missione universale. Tale nuovo clima è caratterizzato da un lato, dal riconoscimento aperto dei valori positivi delle altre religioni e dall’altro, dall’invito sincero al dialogo, al rispetto, alla collaborazione con i loro seguaci.

Il pontificato di Paolo VI fu molto ricco di avvenimenti e di iniziative significative per il dialogo interreligioso. È stato lui il primo Papa a viaggiare in vari paesi del mondo e ad entrare in dialogo con i seguaci di altre religioni, esprimendo pubblicamente la sua stima sincera per i loro valori positivi ed i tesori spirituali. Nella sua prima lettera enciclica Ecclesiam suam del 1964, spesso qualificata come la Magna Charta del dialogo, il Papa presenta il dialogo come uno degli impegni principali della Chiesa. L’altro documento, l’esortazione apostolica Evangelii nuntiandi, conferma invece il rispetto e la stima della Chiesa per le altre religioni perché sono “l’espressione viva dell’anima di vasti gruppi umani. Esse portano in sé l’eco di millenni di ricerca di Dio. (…) Sono tutte cosparse di innumerevoli ‘germi del Verbo’, e possono costituire una autentica ‘preparazione evangelica’” (EN 53).

Tra i più importanti contributi di Paolo VI in materia bisogna menzionare la fondazione nel 1964, del “Segretariato per i Non-Cristiani” che, dalla riforma generale della Curia Romana del 1988, è attualmente chiamato “Pontificio Consiglio per il Dialogo Interreligioso”, l’organismo ufficiale della Chiesa che ha il compito di promuovere, in conformità con il Magistero, il rapporto positivo a tutti i livelli con le altre religioni.

Il 22 ottobre 1974 papa Paolo VI ha istituito la Commissione per i rapporti religiosi con l’Ebraismo, un organismo distinto, ma collegato al Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani. Il suo scopo è quello di promuovere e stimolare i rapporti religiosi tra Ebrei e Cattolici, con l’eventuale collaborazione di altri cristiani.

La Bibliografia Missionaria segue fedelmente questi cambiamenti e nel volume XLII del 1978 la categoria Missione e Dialogo con le religioni si divide in diverse sezioni: Dialogo con l’ebraismo; Dialogo con le religioni non cristiane in genere; Islam; Induismo; Buddismo, Religioni cinesi. Per la prima volta appare anche la sezione Missione e Ateismo. Nel 1979 viene aggiunta la sezione Religioni coreane, ma che rimane solo per il volume XLIII. Nel 1983 la divisione sull’ebraismo viene spostata alla sezione sul dialogo ecumenico. Nel 1984 si introduce la sezione Religioni africane.

Giovanni Paolo II, anche se non ha divulgato alcun documento interamente dedicato alla problematica delle altre religioni, offre però una quantità impressionante di discorsi su questo tema. Inoltre questa tematica è presente in un gran numero delle sue encicliche, esortazioni, lettere e altri documenti. Naturalmente l’attenzione di Giovanni Paolo II per le altre religioni non risultava solo dai suoi scritti, ma il suo insegnamento viveva in un contesto che era plasmato, tra l’altro, dal servizio pastorale e caratterizzato da innumerevoli incontri, frequenti viaggi e diverse iniziative. Basta rievocare, per esempio, l’incontro con i giovani musulmani a Casablanca (1985), la visita nella sinagoga di Roma (1986) e la Giornata di Preghiera per la pace ad Assisi (1986).

Nell’insegnamento pontificio una menzione speciale occupa la prima lettera enciclica Redemptor hominis (1979). Questo documento è il principale punto di riferimento per la dottrina sulle altre religioni fino all’evento di Assisi del 1986. L’enciclica programmatica di Giovanni Paolo II ha indubbiamente un’importanza notevole, non solo perché egli ha parlato direttamente di altre religioni, ma anche per la presentazione delle linee guida del pontificato.

L’evento di Assisi e la promulgazione dell’enciclica missionaria Redemptoris missio sono stati due elementi centrali dell’insegnamento del Papa sulle altre religioni.

L’idea del raduno si pone sulla scia dell’iniziativa dell’ONU di proclamare l’anno 1986 Anno internazionale della Pace. Il Papa evidenzia che il carattere religioso dell’evento doveva avere come fondamento la fede assoluta in Dio, che è il garante della pace, e di conseguenza, sulla necessità di chiederGli questo dono.

Le pubblicazioni sull’evento sono state numerose ed hanno trovato eco nella Bibliographia Missionaria negli anni successivi, in particolar modo i commenti pubblicati da uno degli artefici dell’incontro, padre Marcello Zago, OMI, allora segretario del Segretariato per i non-Cristiani. La sua bibliografia personale, raccolta nei volumi della pubblicazione della Pontificia Biblioteca Missionaria, conta circa 140 titoli riguardanti l’argomento del dialogo interreligioso e del buddismo.

Negli anni successivi, continuando lo spirito d’Assisi, il Papa sottolinea che non esiste alcuna opposizione tra il dialogo interreligioso e la proclamazione del Vangelo, perché tutte e due le attività della Chiesa fanno parte della sua missione “ad gentes”.

La lettera enciclica Redemptoris missio, pubblicata il 7 dicembre 1990, ha il sottotitolo: Circa la permanente validità del mandato missionario.

Nei paragrafi 55, 56 e 57 il Santo Padre si pone sulla scia dei due precedenti documenti del Magistero di maggiore importanza: il decreto conciliare Ad gentes e l’esortazione di Paolo VI Evangelii nuntiandi. Quest’enciclica missionaria presenta una serie di considerazioni dottrinali col tentativo di riaffermare come legittima ed attuale la missione evangelizzatrice della Chiesa. Si tratta di vari trattati in cristologia, soteriologia e pneumatologia che fanno costante riferimento al problema del significato teologico di altre religioni.

Il titolo di questa sezione dell’enciclica mostra lo zelo personale del Papa nell’avvicinare gli altri credenti. Il titolo è Il dialogo con i fratelli di altre religioni, e non “religioni non-cristiane”, come troviamo in Nostra aetate, e nemmeno “i seguaci di altre religioni”, come usava il Segretariato per i non-cristiani.

Nella Redemptoris missio il Papa sottolinea che “Il dialogo interreligioso fa parte della missione evangelizzatrice della Chiesa. Inteso come metodo e mezzo per una conoscenza ed un arricchimento reciproco, esso non è in contrapposizione con la missione ad gentes, anzi ha speciali legami con essa e ne è un’espressione” (RM 55).

È evidente che non c’è contrasto tra proclamare Cristo ed impegnarsi nel dialogo interreligioso. I due concetti sono legati nel contesto della missione della Chiesa. Ma le due attività sono distinte. Non sono intercambiabili.

La Redemptoris missio considera le altre religioni come una sfida positiva per la Chiesa: “Il dialogo tende alla purificazione e conversione interiore che, se perseguita con docilità allo Spirito, sarà spiritualmente fruttuosa” (RM 56).

Dal volume LXIV del 2000 nella Bibliographia Missionaria appare la nuova categoria New Religious Movements, che mostra il ricco mondo delle sette e delle nuove religioni.

Dal volume LXV del 2001 viene introdotta una categoria specifica sul dialogo interreligioso che ogni anno presenta un numero crescente di pubblicazioni sull’argomento.

Il richiamo di altre religioni in occasione della preparazione al Grande Giubileo del 2000 ha avuto luogo in diversi modi e gradi, in modo particolare nella lettera apostolica Terzo millennio adveniente, divulgata il 10 novembre 1994. Anche i sinodi speciali dei vescovi, specialmente quelli del continente africano, asiatico e dell’Oceania, tenuti durante l’ultimo decennio prima del Giubileo, hanno dato occasione al Papa di pronunciarsi ulteriormente sul tema di altre tradizioni religiose. Tutti questi eventi sono stati ampiamente commentati nel mondo e nella Chiesa e possiamo trovare i ricchi riferimenti bibliografici nei volumi della Bibliographia Missionaria. Solamente sulla Redemptoris Missio sono stati presentati più di 150 articoli e libri.

Infine bisogna menzionare un ruolo importante del dialogo interreligioso a favore della pace. Basti ricordare che nei messaggi indirizzati al card. Edward Idris Cassidy, il presidente del Pontificio Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, in occasione dei meeting, promossi solitamente dalla Comunità di Sant’Egidio, il Papa esprime la sua fiducia in un millennio futuro più pacifico, grazie anche al contributo proprio delle religioni.

Uno degli ultimi documenti del pontificato di Giovanni Paolo II sull’argomento del dialogo interreligioso, la dichiarazione della Congregazione della Dottrina della Fede Dominus Iesus, con il sottotitolo Circa l’unicità e l’universalità salvifica di Gesù Cristo e della Chiesa, è stato approvato il 6 agosto 2000. Il documento chiede di distinguere tra la “fede teologale”, quale risposta dell’uomo alla rivelazione, e la “credenza” nelle altre religioni, che è il risultato dell’esperienza e del pensiero dell’uomo nella sua ricerca di Dio. Nel documento si sottolinea che la rivelazione di Gesù Cristo è definitiva e completa, ciò comporta l’impossibilità di riconoscere delle rivelazioni complementari in altre religioni e che la qualifica di “testi ispirati” appartiene ai soli libri canonici della Bibbia. Tuttavia, i libri sacri di altre religioni possono aiutare i lori seguaci a stabilire un rapporto religioso con Dio. La dichiarazione conferma l’unicità, l’universalità e l’assolutezza di Cristo nei confronti delle altre religioni.

Il volume 70 della Bibliographia Missionaria, che oggi presentiamo, mostra un’attenzione sempre più viva agli argomenti delle religioni e del dialogo interreligioso. Sono stati inseriti 3474 riferimenti bibliografici di cui 947 solo per il dialogo interreligioso ed in particolare:

·        dialogo con gli ebrei: 54 citazioni

·        dialogo interreligioso in generale: 163 citazioni

·        religioni generali: 268 citazioni

·        Islam: 234 citazioni

·        Induismo: 39 citazioni

·        Buddismo: 59 citazioni

·        Religioni cinesi: 15 citazioni

·        Religioni tradizionali africane: 35 citazioni

Nuovi movimenti religiosi: 74 citazioni


  

S.E.R. Mons. Robert Sarah

Segretario della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli

  

In occasione della pubblicazione del settantesimo volume di Bibliographia Missionaria, è per me un privilegio ed un onore rivolgermi a voi, qui riuniti per riconoscere lo straordinario contributo allo studio, e specialmente alla Missiologia, che questa pubblicazione offre da più di settant’anni.

Nel 1935, Padre Johannes Rommerskirchen, OMI, assistente al direttore della Pontificia Biblioteca Missionaria, Padre Johannes Dindinger, OMI, compilò il primo volume di questa preziosa fonte di informazioni per la Missiologia. Sin dall’inizio, l’ambito di interesse di questo lavoro non fu rivolto soltanto alla Chiesa cattolica, ma fu reso disponibile anche per tutte le comunità cristiane coinvolte nell’evangelizzazione, in ogni angolo del mondo, nonché per qualsiasi ricercatore interessato a questo tema.

In varie occasioni, negli anni più recenti, noti esperti di Missiologia sono stati invitati a presentare alcune edizioni di Bibliographia Missionaria, e tre in particolare, i Padri Giuseppe Masson, SJ, e Harry E. Winter, OMI, nonché il Professor Gerald H. Anderson, hanno saputo offrire una completa visione d’insieme della storia e dello sviluppo di questa importante pubblicazione. Questi autori hanno posto in rilievo soprattutto la diffusione del materiale incluso nelle nuove edizioni di Bibliographia Missionaria, consentendo così di raggiungere un pubblico internazionale più vasto, avvalendosi anche di una banca dati informatica. Speciali ringraziamenti vanno a diverse persone, dotate di talento e ingegno, che hanno saputo curarne la pubblicazione nelle varie fasi di sviluppo, persone come i Padri Nikolaus Kowalsky OMI, Josef Metzler, OMI, e Willi Henkel, OMI, ed oggi, Padre Marek A. Rostkowski OMI. La Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, la Pontificia Università Urbaniana, gli esperti in missiologia e coloro che sono interessati alle missioni in tutto il mondo, sentono uno straordinario debito di gratitudine verso questi appassionati Padri Oblati di Maria Immacolata, per il loro generoso contributo alla ricerca, che appare chiaramente nelle pagine di Bibliographia Missionaria

Oggi, in occasione della pubblicazione della settantesima edizione (2006), vorrei fare alcune osservazioni sul valore di questo strumento di ricerca, non solo per gli esperti di missiologia, ma anche per i pastori e i missionari, per tutti coloro che operano nel contesto del “locus” di questa attività, così come per quelli che desiderano arrivare ad una più chiara comprensione dei concetti di missione ed evangelizzazione, nell’ambito della storia e della tradizione cristiana.

 

Il missionario e Bibliographia Missionaria

 

Nell’introduzione a Bibliographia Missionaria, si afferma: Bibliographia Missionaria offers a rich documentation (books and articles) regarding the missionary world, both from the point of view of history (religious orders, missionary congregations, missionary, missionary territories) as well as for the praxis (methodology, Great Religions of the world, ecumenism, interreligious dialogue, development, new religious movements). It is a unique publication of its kind on the international level and it brings together the publications of all the principal Christian Churches”. Infatti, se uno va a leggere l’indice del volume, vedrà quanto è esteso questo “mondo missionario” e quanto omnicomprensiva sia l’area coperta da questo strumento di ricerca. 

Per una persona che inizia il suo viaggio come missionario ed è attivamente coinvolta nel mondo della missione “ad gentes”, Bibliographia Missionaria offre informazioni su centinaia di libri ed articoli che forniscono un’ampia gamma di materiale per un’introduzione alla storia dei territori di missione, alla prassi missionaria, ai programmi missionari, alla strategia di missione ed a temi collegati che aiutano a capire meglio cosa significhi diventare missionario ed essere coinvolto nella missione.

Sebbene Bibliographia Missionaria sia considerata principalmente uno strumento di ricerca per gli studiosi, essa è pure una risorsa di valore inestimabile per sacerdoti, religiosi e laici impegnati in missione in vari modi, in grado di offrire accesso a libri ed articoli utili nel ministero, ad informazioni che potrebbero aiutare a comprendere meglio le persone e le culture che sono inviati a servire, mettendo a disposizione, allo stesso tempo, preziosi spunti teologici per la riflessione e l’approfondimento della spiritualità individuale. Per questa ragione, si tratta di una straordinaria e ineguagliabile risorsa bibliografica per le biblioteche dei seminari e delle case di formazione in tutto il mondo, nonché per gli Istituti di formazione dei laici impegnati in missione. 

 

Il volume corrente

 

L’Indice corrente del volume LXX presenta 22 titoli e 15 sotto-titoli. Sotto questi 37 temi, vi sono ben 3.474 entrate, con un’Appendice speciale su Fifty Years of the Encyclical Fidei Donum of Pope Pius XII ed ottime recensioni, con il solito indice di autori e persone, nonché l’indice per argomento. Con ciò si vede non solo l’ampiezza dell’impresa missionaria, ma anche la profondità della ricerca erudita sulla missione che ha avuto luogo nel periodo di tempo coperto dal volume LXX. In ogni caso, la quantità di materiale presentato in Bibliographia Missionaria mostra, ancora una volta, quanto profetiche fossero le parole d’apertura della Redemptoris Missio: “La missione di Cristo redentore, affidata alla Chiesa, è ancora ben lontana dal suo compimento” (RM 1). Il titolo più esteso, in termini di risorse, è Religione in generale (267) e ciò dimostra che, nel terzo millennio, fede e missione sono ancora quanto mai rilevanti. 

Data la situazione attuale degli avvenimenti nel mondo, non sorprende che il tema dell’Islam costituisca la seconda entrata più estesa, in termini di materiale bibliografico (234). Il terzo tema più popolare è quello della Teologia della missione (193), seguito da vicino da quello dei Metodi di evangelizzazione (180). E mentre Dialogo ecumenico e missione registrano ancora un buon numero di entrate (93), la rinnovata spinta verso il dialogo appare sotto la categoria Dialogo inter-religioso (163), che probabilmente riflette anche il summenzionato interesse per l’Islam. Va rilevata anche la notevole quantità di materiale di ricerca presente sotto il tema Missione e cultura (158), che rispecchia il continuo interesse non solo per il dialogo con le altre religioni, ma anche per quello tra le diverse culture. 

Per quanto riguarda invece i sotto-titoli relativi alle aree geografiche, è interessante notare come la più ampia quantità di ricerca sotto questo tema generale sia concentrata sull’Africa (172), seguita dall’America Latina (169) e dall’Asia (80), mentre come nazione individuale, la Cina (129) raccoglie la maggiore quantità di articoli. Un ultimo dato statistico interessante sui temi elencati è quello relativo al tema della “Spiritualità della missione”, sotto il quale si registrano 79 entrate. Questo è significativo specialmente alla luce dell’interesse dimostrato, in molte diverse lingue, sul ruolo della spiritualità della missione oggi, e sulle dinamiche tra missione e Sacramenti, missione e formazione, missione e preghiera. 

Attesa la ricchezza del materiale presentato, Bibliographia Missionaria è anche un’ottima fonte di ricerca per studi ecumenici e missione per le biblioteche in seminari ortodossi e protestanti e nelle scuole teologiche; potrebbe, inoltre, essere di grande valore anche nel promuovere il dialogo-interreligioso nelle facoltà di università che dispongono di dipartimenti di studi religiosi, o studi riguardanti le maggiori religioni del mondo. Qui uno studente o un ricercatore può trovare materiale scritto da autori provenienti da Asia, Africa, Americhe, Europa, Oceania e Caraibi. Bibliographia Missionaria presenta le loro idee ad un pubblico molto più ampio e universale, dando voce alle loro speranze, aspirazioni, prospettive e critiche.

L’Appendice speciale al Volume LXX concerne l’enciclica Fidei Donum di Papa Pio XII, nel cinquantesimo anniversario della sua promulgazione. Dopo avere elencato le fonti del documento originale, l’Appendice presenta, in modo ordinato e facile da seguire, commentari, articoli e dissertazioni che hanno trattato questo tema importante, dal 1957 al 2005. Si tratta di un contributo unico ed apprezzato. Per il presente volume, vorrei rivolgere un grazie particolare all’editore e ai suoi assistenti, per aver completato insieme il lavoro in tempo per la celebrazione del cinquantesimo anniversario della promulgazione dell’enciclica.

Nel ringraziare di nuovo Padre Rostkowski, i suoi collaboratori ed i suoi predecessori, desidererei aggiungere una parola di incoraggiamento in vista di un’ancor più ampia distribuzione di questa importante opera bibliografica. E’ vero che ogni volume è costoso per l’abbonato, ma attesa l’entità del lavoro di ricerca necessario per realizzare ogni volume, come pure il valore di tale risorsa, per tutti quelli coinvolti in ricerche di missiologia, si può comprendere chiaramente la ragione di tale costo.

A conclusione della sua enciclica Redemptoris Missio, il compianto e amato Servo di Dio, Papa Giovanni Paulo II, così scriveva: “Vale, anzitutto, l’informazione mediante la stampa missionaria ed i vari sussidi audiovisivi. Il loro ruolo è di grande importanza, in quanto fanno conoscere la vita della chiesa universale, le voci e le esperienze dei missionari e delle chiese locali, presso cui essi lavorano… L’insegnamento teologico non può né deve prescindere dalla missione universale della chiesa, dall’ecumenismo, dallo studio delle grandi religioni e della missiologia. Raccomando che soprattutto nei seminari e nelle case di formazione per religiosi e religiose si faccia un tale studio, curando anche che alcuni sacerdoti, o alunni e alunne si specializzino nei diversi campi delle scienze missiologiche. Le attività di animazione vanno sempre orientate ai loro specifici fini: informare e formare il popolo di Dio alla missione universale della chiesa, far nascere vocazioni ad gentes, suscitare cooperazione all’evangelizzazione” (RM, 83).

Nel presentare questo settantesimo volume di Bibliographia Missionaria si può dire facilmente che questo volume incarna le alte aspirazioni e lo zelo missionario del compianto Santo Padre, Giovanni Paolo II.


 

Prof. Gianni Colzani

Ordinario di Missiologia alla Pontificia Università Urbaniana

  

Presentare Bibliographia Missionaria vuol dire presentare la ricerca scientifica sulla missione e sulla disciplina che la studia, la missiologia.

Se, per inquadrare l’argomento, partiamo un po’ da lontano, possiamo dire che la ricerca in genere appartiene alla dignità della persona umana; l’uomo ha sempre cercato di sapere e di aumentare il suo sapere perché questo dava sicurezza alla sua vita e concretezza alla sua signoria sul mondo. Sapere cosa credere, cosa fare e cosa sperare sono, secondo Kant, gli interrogativi fondamentali di ogni persona: è con il sapere, è dando un orientamento a queste domande che si allontana l’angoscia e la si sostituisce con la serenità di chi può inquadrare quanto gli succede senza sentirsi sballottato qua e là come una foglia.

Per un altro verso la ricerca è, con la formazione, uno dei compiti fondamentali di ogni Università; anzi è la premessa stessa dell’insegnamento: un insegnamento all’altezza delle sfide dei tempi è sempre il frutto di una ricerca. La ricerca é' il motore della conoscenza critica, della creatività, dell’innovazione, della competitività e della stessa qualità dell’attività didattica. Appare qui un aspetto particolare della ricerca, cioè che essa è sempre più un fatto collettivo e comunitario; l’ampliarsi delle conoscenze e le crescenti necessità dello sviluppo sociale hanno portato ad una nuova organizzazione della ricerca che ha sostituito il cammino individuale con progetti che coordinano specializzazioni diverse in vista di uno scopo comune. Non mi fa piacere riconoscere che, in teologia, siamo molto lontani da simili prospettive: il massimo oggi esistente sono gruppetti di teologi raccolti, più che attorno ad un progetto, attorno a qualche personaggio carismatico o attorno a qualche centro di produzione teologica: facoltà, editori, riviste, movimenti…

In questo contesto di ricerca collettiva attorno ad un progetto si dovrebbe parlare della ricerca in missiologia, della collana Bibliographia Missionaria, della Facoltà di Missiologia e della stessa Università Urbaniana come realtà tra loro interdipendenti. Guardando la storia del secolo trascorso, almeno per sommi capi, si può anche essere contenti; è del 1919 il corso di «Scienza delle missioni» tenuto da G.B. Tragella al Collegio Urbano, l’ampliamento di questa disciplina in più materie porterà alla istituzione dello Institutum Missionale Scientificum nel novembre 1932, infine nel luglio 1986 le due sezioni dell’Istituto, cioè quella giuridica e quella missiologica, vengono elevate a Facoltà di Giurisprudenza e di Missiologia. In poco tempo, 67 anni in tutto, si è passato dalla introduzione di una disciplina sulle missioni ad una Facoltà di Missiologia. A questo bisogna aggiungere la pubblicazione dei 30 volumi della Biblioteca Missionum iniziata da Robert Streit in Germania ma a cui hanno partecipato autori come Johannes Dindinger, Johannes Rommerskirchen e Joseph Metzler che hanno lungamente lavorato in Urbaniana; allo stesso modo vanno richiamati i 70 volumi della Bibliographia Missionaria iniziata nel 1933 sotto la guida di Johannes Rommerskirchen e poi proseguita con la direzione o l’aiuto dei padri Johannes Dindinger, Nicolas Kowalski, Joseph Metzler, Willi Henkel, Olegario Dominguez ed, infine, il nostro Marek Rostkowski.

La grandezza di questo strumento mi porta a riprendere il sogno che, probabilmente, animava gli inizi di questo cammino, cioè quello di dar vita ad una teologia totalmente missionaria. Nel suo lavoro The Mission of Theology and Theology of Mission (Trinity Press International, Valley Forge 1997), Andrew Kirk abbandona una visione intellettualistica per descrivere la missione come la riflessione della Chiesa volta a comprendere il mistero della fede, a descrivere le implicazioni di questo mistero nella vita cristiana ed a rendere visibile per il mondo questa sua concezione. La missione della teologia è una teologia della missione (p. 7). In poche parole missione e teologia sono profondamente intrecciate; bisogna riconoscere che, al riguardo, Bibliographia Missionaria è un passo avanti rispetto alla Facoltà di Missiologia ed alla intera Università Urbaniana.

Basta guardare la sua impostazione, basta cioè esaminare con cura il suo indice. Bibliographia Missionaria si muove in un quadro di circolazione internazionale delle conoscenze, spazia in un ambito multidisciplinare che comprende Bibbia, storia, teologia della missione, teologia pratica, religionistica e via dicendo. In pratica funziona come una sorta di «anagrafe della ricerca» ed offre uno strumento utilissimo per la documentazione ed il monitoraggio dell’attività di ricerca in ambito missiologico. Quello che forse ne impoverisce l’azione è la mancata traduzione di questo lavoro in Istituti di ricerca che ne riprendano e ne prolunghino le indicazioni; una ripresa in termini di iniziativa teologica e di dialogo supporrebbe uno stretto rapporto tra gli Istituti oggi esistenti, altri che possono prendere vita e Bibliographia. Oggi, in Università, esiste l’Istituto superiore dello studio della non credenza, delle religione  e delle culture, l’Istituto superiore di Catechesi e Spiritualità missionaria, lo Scalabrini International Migration Institute, incorporato alla Facoltà di Teologia, il Centro Studi cinesi ed il Centro Studi “Cardinal Newman”. Paradossalmente manca un Istituto di Studi di Missiologia al quale possano fare afferenza anche docenti di storia o di pastorale o di scrittura che nutrano questi specifici interessi. In questa condizione, il ruolo di apripista di Bibliographia rischia di essere un ruolo isolato, rischia di esaurirsi in se stessa senza produrre tutto quel vantaggio che potrebbe. È sognare troppo sognare un partenariato tra Bibliographia Missionaria, Facoltà di Missiologia, Congregazione per l’Evangelizzazione ed Istituti missionari operi sul modello del rapporto tra pubblico e privato per ottimizzare le risorse e migliorare i risultati?

Resta da riflettere sulla qualità di questo strumento di lavoro e la prima cosa che colpisce è l’abbondanza, la ricchezza della bibliografia. Un paragone potrebbe essere fatto con la rivista dell’Istituto Mission di Aachen: Teologie in Kontext che, però, mi pare abbia cessato le sua attività nel 2002 dopo 23 (1980-2002) anni di attività. Come impaginazione, comodità di indici, ampiezza di bibliografia, sezioni di approfondimento Bibliographia Missionaria è di sicuro vincente. Di aggiornamenti bibliografici con regolarità annuale, non  mi pare esista altro in missiologia.

Ovviamente la qualità di uno strumento bibliografico non è offerta solo dalla quantità della bibliografia ma anche dai criteri della sua scelta e della sua organizzazione. A questo riguardo può avere qualche interesse l’analisi della griglia tematica. Per farlo ho messo a confronto la griglia del 1935, anno iniziale di Bibliographia, con quella di alcune annate del secondo doguerra, altre annate attorno al 1965 e alla chiusura del concilio e ad altre di questi ultimi anni. Si può dire che, fino a dopo il concilio, la griglia resta inalterata: dopo le ovvie voci generali vi sono delle voci Stato attuale delle missioni in generale, Vita e cooperazione in patria, Istituti missionari, Medicina nelle missioni, Personale missionario indigeno che o scompariranno o saranno formulati diversamente, in modo più generale, come Missionary Cooperation, che subentra a Vita e cooperazione in patria tralasciando quello in patria che sa troppo di missione ad intra e ad extra.

Quanto alla geografia è di sicuro sorprendente notare come, fino al concilio, l’interesse dominante è per l’Asia. Le voci geografiche della griglia raccolgono per continente l’America del Nord, l’America Latina, l’Africa e l’Australia-Oceania ma dedicano ben sei voci all’Asia: Missioni dell’Oriente e fra i maomettani, India, Indocina, Cina e Manciucuo, Giappone e Corea, Arcipelago indiano e Filippine. Questi sono i termini del 1935; con qualche variazione terminologica come Prossimo e medio Oriente che sostituisce Missioni dell’Oriente e fra i maomettani, ed India Pakistan Ceylon Burma che subentra al semplice India, le sei indicazioni geografiche rimarranno fino al concilio. Queste sei indicazioni asiatiche diventeranno sette nei numeri post-conciliari con la logica separazione tra Giappone e Corea; in compenso, si avrà l’introduzione della Europa ed una migliore presentazione dell’Africa che distingue tra Africa araba e Africa nera. In pratica, soprattutto con l’introduzione della Europa tra le terre di missione, mi sembra di notare una linea di tendenza che si muove verso una concezione mondiale della missione.

         Anche le voci propriamente scientifiche cambiano di molto. Fin verso il concilio le voci scientifiche sono solo tre: Dottrina missionaria fondamentale, Dottrina missionaria pratica, Storia generale delle missioni; a queste si può aggiungere sulla base di una generica concezione di scienza la cooperazione, la medicina e quel tanto di etnografia che entra nella presentazione dei vari territori. A ridosso del concilio viene introdotto nella griglia una voce sul Diritto missionario, una sul Metodo missionario, una su Scienza delle religioni e Missioni, mentre la cooperazione viene sviluppata in Cooperazione e spiritualità missionaria. Non si può non vedere in questo un progressivo ampliarsi della Missiologia in quanto tale. Una ulteriore variazione si nota avvicinandosi ai nostri tempi. Innanzitutto viene introdotta una voce di statistica missionaria, di valore missiografico, riguardante il presente ed il futuro delle missioni; la “dottrina missionaria” si trasforma semplicemente in Theology of Mission, la pastorale in Pastoral Topics: methods of evangelization, il diritto in Canon law and human rights mentre risultano nuove le voci sull’ecumenismo, sul dialogo con l’ebraismo, sul dialogo interreligioso, su Missioni e culture, su Missione e sviluppo e sulla figura del missionario in quanto tale, da non confondere con gli istituti missionari. Un’ampia voce sulle religioni in generale con sottodivisioni diverse che, nel giro di pochi anni, si attesteranno in sei: Islam, Induismo, Buddismo, Religioni cinesi, Religioni africane tradizionali e Nuovi movimenti religiosi, rispecchia l’interesse attuale per questi temi. In pratica vi è qui un progressivo adattamento ai mutamenti che hanno investito la missiologia, questa non è più una disciplina teologica soltanto ma un criterioorganizzatore di altre discipline, cioè la base di una Facoltà. Questo senza perdere attenzione ai problemi concreti della missione, come la voce «missionario» mostra di aver ben presente.

Attorno agli anni dell’inizio del concilio prende corpo una Rassegna dei libri, poi Book Reviews che rappresenta una sicura novità. Il settantesimo numero conteneva 28 recensioni; il fatto che 15 siano ad opera di autori della Gregoriana, 12 di autori dell’Urbaniana ed 1 extra (don A. Passaro, siciliano, che recensisce i lavori di G. Rizzi) può indicare sia che Bibliographia è un punto di incontro delle due Facoltà romane di Missiologia sia che questo impegno non riscuote grande interesse presso i docenti dell’Urbaniana. Se facciamo un paragone di questa Book Reviews con i bollettini della Theologische Revue della Facoltà di Teologia cattolica di Münster, la più affine per genere, non possiamo non renderci conto della diversa qualità: mentre, per lo più, i testi della Bibliographia sono dei resoconti, quelli della Theologische Revue sono veri e propri dibattiti sull’argomento. Questo supporrebbe che ogni testo sia letto e recensito da uno specialista che non si limita a presentare un testo ma si impegna a sviluppare lui stesso quel tema proprio attraverso la recensione. Su questo vi è spazio per un effettivo miglioramento soprattutto se si pensa la recensione come una sorta di confronto critico e dialogico tra indirizzi e prospettive diverse.

Infine Bibliographia Missionaria comprende alcune appendici su diversi temi. Inizialmente di contributi vari nella forma di Documenti e Problemi missionari. Quaderni… si sono poi specializzati bibliograficamente. Mi pare utile ricorda sia Elenco bibliografico dei Sinodi e Concili missionari sia l’ultimo (2006) sui cinquant’anni di bibliografia Fidei Donum. Vorrei concludere invitando ad una attenzione al settore audiovisivo-multimediale che da una parte è uno strumento che permetterebbe una migliore conoscenza di tutto questo lavoro se riportato a CD e dall’area è un’area di ricerca che non può essere ancora a lungo ignorata. La comunicazione è un aspetto ineludibile della evangelizzazione.

Concludendo, vorrei richiamare l’importanza di questa Bibliographia Missionaria per il nostro lavoro di ricercatori e di docenti: introdurre ad un approfondimento della conoscenza comporta oggi una globalità di azioni collegate non solo a chi elabora la Bibliographia o a chi la usa ma a vere e proprie politiche della ricerca. Se dovessi arrischiare una impressione, temo che Bibliographia sia in buona parte frutto della buona volontà di alcune persone e solo in parte sia il risultato di una politica della ricerca. Una politica della ricerca ha bisogno di soldi, di persone, di priorità, di chiarezza di linee e di tempi medi per la loro realizzazione. Di queste politiche Bibliographia è e deve restare un tassello decisivo.

 


 

Conclusioni

 

P. Marek A. Rostkowski, OMI

Direttore della Biblioteca

  

La presentazione odierna è l’occasione per mostrare la ricca, più che settantenne, storia della Bibliographia Missionaria, di riconoscere autori e collaboratori, di illustrare cambiamenti e miglioramenti durante questo lungo periodo.

La pubblicazione nasce come la continuazione ed il completamento della monumentale opera, la Bibliotheca Missionum, fondata nel 1916 a Munster dal padre Robert Streit, OMI, uno dei padri fondatori della missiologia cattolica. Nel primo volume, troviamo una breve introduzione di padre Johannes Rommerskirchen, OMI, che indica le linee guida di quest’opera:

“La bibliografia missionaria, vale a dire l’esatta descrizione scientifica delle pubblicazioni missionarie stampate, ha lo scopo di orientare con sicurezza e facilità quanti si occupano di studi e di indagini nel campo missionario intorno al materiale esistente in proposito, in pubblicazioni stampate. (…) Per lo studio delle missioni, la situazione è tanto singolare, che una bibliografia accurata diventa ancora più indispensabile, che per qualsiasi altro ramo dello scibile”.

Nel secondo volume troviamo la seguente introduzione dell’autore:

“Era nostro proposito elencare le nuove pubblicazioni e gli articoli più importanti riguardanti l’opera missionaria: è evidente l’impossibilità di farvi entrare tutte le lettere e relazioni pubblicate nelle riviste missionarie, perché ci vorrebbe un grosso volume. Una selezione dunque s’imponeva, ed è quella che si è fatta”.

La Bibliographia Missionaria in questi 72 anni ha percorso una lunga evoluzione: dal primo volume con le modeste 80 pagine alle 430 pagine dell’ultimo volume. Proviamo a presentare alcuni dettagli più significativi.

Nel secondo volume si trova elenco delle riviste in lingue europee presenti nella Pontificia Biblioteca Missionaria: un totale di 883 titoli con altri 75 titoli indicati nel supplemento del volume N°3.

Il settimo volume del 1940 nelle due appendici presenta due importanti raccolte bibliografiche. La prima, sull’adattamento dell’arte indigena agli usi liturgici, con 448 riferimenti bibliografici. La seconda, sull’adattamento della musica indigena agli usi liturgici e religiosi, con 122 riferimenti bibliografici.

Altro importante elenco bibliografico si trova nel volume nono del 1942 e riguarda i sinodi e i concili missionari. Di ciascuno sinodo, concilio o conferenza si è cercato di dare indicazioni storiche e bibliografiche, che possono facilitare la consultazione. Di molti ci è stato possibile notare le fonti dell’Archivio di Propaganda Fide. Nella redazione dell’elenco è stato seguito un criterio geografico e cronologico. Tutta la materia è stata divisa per regioni e in ciascuna sezione le varie voci sono state disposte cronologicamente.

Dal volume quindicesimo del 1951 per la prima volta viene inclusa la rassegna dei libri. I redattori, padri Rommerskirchen e Didinger, “allo scopo di mostrare la loro gratitudine verso coloro che generosamente inviano libri alla [Pontificia Biblioteca Missionaria di Propaganda Fide]”, hanno deciso di aprire una sezione fissa della “Bibliografia Missionaria” in forma di Appendice, in cui i libri ricevuti possono essere brevemente recensiti, nella forma di un semplice abstract. Gli autori presentano anche la lettera circolare del cardinale Pietro Fumasoni-Biondi, prefetto della Congregazione “de Propaganda Fide” in occasione dell’Anno Giubilare 1950 a tutti gli istituti religiosi perché, “compresi della grande importanza della Pontificia Biblioteca Missionaria vogliano riprendere, con slancio rinnovato, a mandare le loro pubblicazioni; anche in lingue indigene, comunque attinenti all’apostolato missionario”.

Nel 1959 è cambiato l’ editore della Bibliografia Missionaria: sul frontespizio al posto dell’Unione Missionaria del Clero in Italia troviamo Pontificia Università di Propaganda Fide ed, attualmente, Pontificia Università Urbaniana.

Dal volume 25 al 47 è stato aggiunto un speciale supplemento, Documenti e problemi missionari, che presentava l’elenco degli atti ufficiali della Congregazione “de Propaganda Fide” in ordine cronologico, oltre che i diversi decreti e i documenti di questo dicastero. Spesso si aggiungeva un importante studio di diritto canonico missionario.

La promulgazione degli importanti documenti del Concilio Vaticano II si rispecchia anche nei volumi di Bibliografia Missionaria. Dal volume 30 al 32 troviamo due sezioni speciali delle raccolte bibliografiche sul decreto “Ad gentes” (con 124 riferimenti) e sulla dichiarazione “Nostra aetate” (con 73 riferimenti).

Il volume trentanovesimo del 1975 ci presenta una rassegna molto speciale, quella dei periodici in lingua cinese pubblicati negli anni 1949-1975. Per il periodo antecedente gli autori inviano al volume XIV/3 della Bibliotheca Missionum.

Dal volume 42 al posto degli segnalazioni bibliografiche troviamo le recensioni più lunghe, per arrivare attualmente alle presentazioni critiche di circa 100 righe sul libro presentato. Dal volume cinquantesimo la “Bibliografia Missionaria” cambia la lingua ufficiale del volume: al posto dell’italiano viene introdotto l’inglese con il cambio della scrittura del titolo con “ph”: Bibliographia Missionaria.

L’ultimo volume, presentato oggi, offre nell’appendice la raccolta di 178 schede bibliografiche sulla lettera enciclica Fidei donum di Pio XII in occasione del cinquantesimo anniversario della pubblicazione.

Nell’arco dei settantadue anni di storia della Bibliographia Missionaria si può notare una particolare evoluzione delle categorie relative agli argomenti trattati. In realtà il numero delle categorie si è raddoppiato passando dalle diciannove del primo volume alle trentasette dell’ultimo. Alcune categorie sono sparite, p.e. medicina nelle missioni e missioni dell’Oriente e fra i Maomettani, altre sono state introdotte, p.e. dialogo interreligioso, missione e sviluppo, ecc. Attualmente il primo grosso blocco degli argomenti riguarda la dottrina e la prassi missionaria generale: teologia delle missioni, diritto canonico missionario, diritti umani, storia delle missioni, stato attuale delle missioni, metodi pastorali, dialogo ecumenico e le missioni, inculturazione, antropologia e sociologia, missioni e sviluppo, missionari, ordini missionari, spiritualità missionaria, cooperazione missionaria. Il secondo gruppo contiene materiale relativo al dialogo interreligioso e le religioni in particolare: dialogo con gli Ebrei, Islam, induismo, buddismo, religioni cinesi, religioni tradizionali africane e nuovi movimenti religiosi. Il terzo grande settore è diviso secondo il criterio geografico per i continenti ed i singoli paesi.

Dal resoconto statistico risulta che nei settanta volumi su 18.375 pagine possiamo trovare 140.013 riferimenti bibliografici e 3.673 segnalazioni e recensioni dei libri pervenuti alla Pontificia Biblioteca Missionaria che attualmente è unita con quella della Pontificia Università Urbaniana.

Oggi è anche l’occasione per poter ricordare tutti gli autori ed i collaboratori che nell’arco di 72 anni (la differenza di due anni si è creata durante la seconda guerra mondiale quando il volume decimo ha presentato le pubblicazioni degli anni 1943-1946). Fin dal primo volume quest’opera è stata sempre realizzata dagli attuali direttori della Biblioteca, appartenenti all’ordine del Missionari Oblati di Maria Immacolata, OMI.

Johannes Battista Rommerskirchen, OMI, (1899-1978), fondatore della Bibliografia Missionaria, editore dei primi trenta sei volumi e co-editore dei quattro successivi; 1930-1958 assistente, 1958-1972 direttore della Pontificia Biblioteca Missionaria; dal 1933 al 1968 professore al Pontificio Istituto Missiologico della Pontificia Università Urbaniana.

Johannes Battista Didinger, OMI, (1881-1958), successore del primo bibliotecario della Pontificia Biblioteca Missionaria, padre Robert Streit; 1930-1958 Bibliotecario della suddetta Biblioteca; collaboratore nell’edizione dei primi 21 volumi della Bibliografia Missionaria”; per diversi anni (1933-1948) professore al Pontificio Istituto Missiologico della Pontificia Università Urbaniana.

Nikolaus Kowalsky, OMI, (1911-1966), dal 1958 fino alla morte Archivista Generale della Sacra Congregazione “de Propaganda Fide”; collaboratore di padre Rommerskirchen nella preparazione dei 13 volumi (XVII-XXIX); 1952-1958 professore al Pontificio Istituto Missiologico della Pontificia Università Urbaniana.

Josef Metzler, OMI, (1921-), successore di padre Kowalsky al posto dell’Archivista Generale della Congregazione “de Propaganda Fide” dal 1966 fino al 1984 quando è nominato Prefetto dell’Archivio Segreto Vaticano; si ritira dopo dodici anni nel 1996; collaboratore dei padri Rommerskirchen e Henkel nella preparazione di 35 volumi (XXII-LIII); dal 1958 al 1984 professore di storia alla Pontificia Università Missionaria.

Willi Henkel, OMI, (1930-), dal 1966 al 1972 assistente e dopo successore di padre Rommerskirchen come direttore della Biblioteca, fino al 2000; collaboratore dei sette volumi (XXX-XXXVI; LXIV) e redattore degli altri ventotto (XXXVII-LXIII); per diversi anni professore della storia delle missioni presso la facoltà di missiologia alla Pontificia Università Urbaniana.

Olegario Dominguez, OMI, (1920-), collaboratore di padre Henkel nella preparazione dei cinque volumi della “Bibliografia Missionaria” (XXXIX-XLIII).

Marek Rostkowski, OMI, (1967-), dal 1998 al 2000 assistente di padre Henkel; dal novembre 2000 Direttore della Biblioteca; collaboratore nella preparazione dei due volumi (LXII-LXIII) e editore degli ultimi sette volumi della Bibliographia Missionaria.